Sicuro di stare meglio di me?

Tutti gli emetofobici lo sanno: la gente si lancia de panza nelle psicoanalisi non appena fai coming out.

Gli step sono sempre quelli:

  1. “Cosacazzo?”
  2. “Ma è una cosa naturale”
  3. Psicoanalisi da supermercato.

Dopo 18 anni di Emetofobia ormai ho imparato a non fare annunci, non dichiararmi come se fossi appestata, ma di buttarla lì come se fosse la mia normalità e se ti stranisci, il problema è tuo, non mio.
Chiaramente in me non sarà mai la normalità. Mai proprio, fino a quando non mi sigilleranno dentro una bara combatterò l’emetofobia, ma devo pur sopravvivere alla gente.

Così non faccio proclami e mi evito la sequela dei Freud dell’ultima ora che cercano di curarmi con “mangia un’insalatina” o “hai mai pensato di andare da uno psicologo?”. No, mai proprio guarda.

Da 18 anni ho sto a che fare con persone che tentano di psicoanalizzare me pur essendo impaccate di problemi molto più gravi del mio. Lo intuisco ogni volta: si sentono più sani di me o mi usano per sentirsi migliori. 

Ad esempio la tipa ipergelosa che è riuscita a far vivere il marito in un regime di semilibertà, dove il suo telefono viene controllato regolarmente per vedere con chi parla, a che ora e perché.  Ho visto fare a quella donna tranelli di ogni genere per beccarlo. Lui è caduto in depressione e momenti perdeva il lavoro, lei naturalmente non se n’è mai accorta. Dinnanzi a me utilizza quel tono di commiserazione che spesso usano le fighe quando cercano di convincere una cessa di essere carina.
Dopo averle detto più volte di non sentirsi invidiata da me, ho mollato la presa e ora, quando mi scrive, le dico cose tipo “quanto è bella la tua vita”, “tu e tuo marito siete fantastici”. La considero una buona azione.

Oppure il cinquantenne ancora a casa di mammà che non è mai uscito dall’adolescenza. Totalmente incapace di affrontare i problemi, anche minimi, dell’età adulta, è tuttavia superconvinto di capirmi e di potermi aiutare dall’alto dei suoi anni. Anche no.

Poi c’è la mamma impestata di problemi alimentari che sta sempre a dieta ferrea e va in depressione ogni volta che una sua amica perde un chilo e lei no. Colpevolizza la figlia 15enne perché naturalmente magra e ovviamente si carica la bocca di pallettoni del tipo “non sei madre non puoi capire” accompagnati da “…quando sei mamma certi problemi li superi”. Ho visto.

Per non parlare dell’insicura cronica che si smerda senza fine. E’ onnipresente su Facebook a lamentarsi della sua triste condizione per farsi dire “ma no, sei bella, sei brava” e poi plana da me per tirare fuori perle come “Tu devi avere più fiducia in te”.
Per dire.

Di esempi ne ho piena la memoria, perché in questi anni ho lasciato che gente totalmente incapace di vedere se stessa analizzasse me pensando di avere le capacità, l’equilibrio e la preparazione per farmi uscire dall’Emetofobia a suon di frasi fatte o riducendo tutto a “devi sforzarti”.

Però ho smesso, ma da tempo.
Da quando mi sono resa conto che ho un problema, ma per fortuna non sono io il mio problema.

E’ vero, tutte quelle persone mangiano ed escono, fanno viaggi, cene con gli amici, possono lavorare fuori casa, ma stanno davvero meglio di me?

Ah
Ah
Ah.
NO.

Chi ti circonda sta davvero davvero meglio di te?

Pensaci. 🙂