Perché ho l’Emetofobia da 17 anni?

L’Emetofobia è una fobia e in quanto tale non richiede secoli per essere curata, eppure molti, tipo me, se la trascinano per anni interi spaventando chi, purtroppo, si è da poco scoperto emetofobico.

Non ho mai ben specificato il motivo per cui per 17 anni ho lasciato andare le cose così come venivano, perché in Italia, se racconti la tua esperienza e tu sei antipatico, ti attaccano, ti fanno nero, ti mettono sulla graticola fino a farti sentire uno che si vittimizza. Salvo poi vedere le stesse persone pubblicare storie strappalacrime di estranei la cui situazione è molto meno tragica della tua, ma che sono più brave di te a farsi compatire (a parole, però, eh, non te pensa’ che alla gente freghi  veramente di chi soffre).

In ogni caso: perché ho l’Emetofobia da 17 anni se è relativamente facile curarla?

La risposta è un concatenamento di situazioni che non possono essere prese singolarmente per condannare una sola responsabile, ovvero io. La semplificazione è il male del nostro tempo: riduciamo ad argomento comune i vaccini come le esperienze delle persone, tutto perché ci pesa riflettere. 

Ho l’Emetofobia da 17 anni perché, visto come affrontavo situazioni più grandi di me, pensavo di poterla curare da sola.

Da sola contro tutto

Non vi racconto l’intera storia, ma solo le parti fondamentali: quando avevo 17 anni mia madre fu colpita da un ictus e perse l’uso della parte sinistra del corpo. Errore medico, accertato, ma mai ripagato.
Io e mio fratello ci ritrovammo totalmente soli (padre inesistente) a fronteggiare il problema (a parte la vicinanza di amici e vicini di casa), la nostra famiglia non solo se ne fotteva, ma pensava a creare altri problemi per screzi pregressi nei confronti di mia madre.
Ho lasciato la scuola e mi sono messa a lavorare per pagarmi l’acquisto di un pc con cui formarmi e creare qualcosa di mio che mi permettesse di essere libera di lavorare da casa.  Per 16 anni, tra lavoro e clienti, ho curato personalmente mia madre e, per gran parte del tempo, anche mantenuta grazie allo Stato che le negò sia pensione che accompagno per errori burocratici fatti da indolenti pezzi di merda (scusate eh). La mia vita era divisa tra lei e il lavoro, per me non c’era altro.
Nel 2016 lei muore e io mi ritrovo con una me sconosciuta che ancora oggi fatico a capire chi è.

E tu chi sei?

Quindi alla domanda “perché dopo 17 anni ho ancora l’emetofobia?” rispondo perché non ho mai potuto realmente investire su di me, in nessun senso: dovevo pensare a mia madre. In più ho sempre pensato che se riuscivo a stare 15 ore al pc a lavorare mentre mi occupavo di lei, dei casini sanitari, dei parenti pezzenti, dei clienti, allora potevo farcela da sola anche con l’Emetofobia. Così non è stato.

Oggi, con mia madre morta e lontana dalla mia città, sto cercando di riprendermi da questi 16 anni in cui non sono mai esistita, non ho mai potuto avere sogni o un obiettivo perché l’unica cosa per cui servivo era curare lei. Avrei dovuto piangere di più, battere i piedi, fare casino, urlare che tutti mi dovevano qualcosa. Invece no. L’ho abbonata anche allo Stato che con me vanta un debito di almeno 60.000 euro.

Se non fai la vittima, ti cannibalizzano

Dopo questa esperienza ho capito una cosa: se vuoi vedere i tuoi diritti riconosciuti, anche quelli di essere lasciata in pace da chi ti trova insopportabile senza motivo, devi fare la vittima, devi piangere e pregare.  E io non l’ho mai fatto, per questo ho attirato a me anche l’odio di chi avrebbe dovuto comprendere che in quella situazione non potevo sostenere altre guerre e non si è fermato. Ho fondamentalmente compreso che chi ha problemi di questo tipo deve rispecchiare un solo ruolo: quello del perdente, altrimenti viene ostacolato in ogni modo. Ma io non ho mai perso nemmeno quando per lavarmi dovevo usare le salviette per i vecchi dopo aver consegnato 1800 per garantire a mia madre un posto sano in cui vivere.

I motivi per cui una persona si trascina l’Emetofobia per anni vanno cercati nel contesto in cui vive e non solo. C’è chi non vuole uscirne perché si sente protetto dall’Emetofobia, chi lo usa come ricatto contro i genitori, chi per schermarsi dal mondo che fa paura e chi invece non può permettersi le cure.

Per quanto riguarda me è perché ho sempre pensato di essere potente nonostante lei, e invece non lo sono. Ma non sono una vittima, questo è sicuro.