Lì dove le paure ribollono

Avevo scritto un post lungo, troppo per qualcosa che può essere lasciato a poche frasi selvagge, che nascono e mi scorrazzano davanti alla rinfusa, eppure con una loro precisa logica.

Quanta paura si nasconde tra le dita delle persone, tenta di intrecciarsi con la loro vita pensando magari di passare inosservata riempiendosi la faccia di un fondotinta colorato come la normalità.

Una stretta di mano troppo vigorosa, unire la pelle al sole per non essere trasparenti, parlare troppo per rispondere poco, non lasciare che il tempo s’infiltri nell’agenda, voltarsi dall’altra parte camminando davanti al mare, non riuscire a sciogliere le braccia nemmeno quando si è da soli, aggiungere più facce possibili su Facebook, scrivere e fotografare una vita da presentare agli altri, regalare Sì e tenersi per sé i No, correggersi sempre senza errori, arrivare a sera sviando il silenzio. Ma la notte raggiunge sempre tutti e quando le luci cominciano ad essere stanche, le ombre vengono fuori insieme, pesanti, inconfondibili perché anche più scure del buio, con gli occhi gialli.

Non lo so perché adesso riesco a vederle mentre prima ero in grado a malapena di sentirne l’odore: vorrei solo dire che non sono lì per fare male, ma nessuno capirebbe. Le ombre cancellano lo spazio, dietro di loro c’è altro nulla. Eppure io vi ho trovato un mondo, dietro. Non so spiegarlo, so unicamente indossarlo.

Forse è solo in questo ultimo mese e un quarto che ho imparato a conoscere la paura, non la mia – quella la conosco più di se stessa -, bensì la paura delle persone: si è presentata in cento silenzi che per la prima volta ho saputo ascoltare, leggere, annusare, prendere per mano, osservare. Un’enorme palla dove dentro ribollono terrori affilati come lame.

E posso dire con una certa sicurezza che probabilmente non sto peggio di chi là fuori mangia cinghiale e polenta in pieno agosto e poi va a frullarsi le budella sulle montagne russe, rincorso com’è da tutte le sue ombre.

5 commenti
  1. vale
    vale dice:

    “Una stretta di mano troppo vigorosa, unire la pelle al sole per non essere trasparenti, parlare troppo per rispondere poco, non lasciare che il tempo s’infiltri nell’agenda, voltarsi dall’altra parte camminando davanti al mare, non riuscire a sciogliere le braccia nemmeno quando si è da soli, aggiungere più facce possibili su Facebook, scrivere e fotografare una vita da presentare agli altri, regalare Sì e tenersi per sé i No, correggersi sempre senza errori, arrivare a sera sviando il silenzio”

    sante parole, Pika!

  2. Federico Santarelli
    Federico Santarelli dice:

    Mumble mumble…
    Magari ritorno quando sarò più sobrio per provare ad intelligere meglio quanto hai scritto.
    Comunque sarà una lettura condizionata dal momento.
    Come la scrittura è stata condizionata dal momento.
    Però permane e sarà sottoposta ad infinite interpretazioni, in base al momento.
    Ok, vado a dormire che è meglio 😉

I commenti sono chiusi.