La cosa che fa più male

Alcune volte mi ancoro alla finestra a guardare il mondo girare. Colmo quel tempo di domande. Non riesco proprio a rinunciare ai punti interrogativi, quelli che mi alimentano la giornata, quelli che mi fanno andare sempre un pezzetto più avanti.

Mi sento curiosa, sono curiosa, non di sapere il colore dell’altrui mutanda, ma di conoscere come funzionano la vita, le persone, le cose, il cosmo, il corpo, la psicologia, ecc.  Da piccola non ero così curiosa, forse è per questo che non studiavo, adesso invece non mi sazio mai. Dal piatto di pasta alla cippetto del telecomando, io voglio sapere come sono fatti.

L’Emetofobia non ha fatto eccezione. Io voglio conoscerla, ma non per guarirmi da sola (lo scrivo colorato così i bambini possono capirlo), perché nonostante tutto mi affascina il meccanismo con il quale opera nella mia e nelle altre menti.
Un amico mi ha consigliato di non pensarci, di guardare solo alla soluzione, di allontanarmi materialmente dall’emisfero Emetofobia. L’ho fatto, ma non è servito a nulla.

Io voglio sapere chi è, come funziona, da che parte comincia, da che parte finisce. Voglio soprattutto uscirne, ovviamente, vivo e lavoro per questo, ma non ce la faccio proprio ad ignorare la sua natura, come non riesco ad ignorare altre mille paure che io non ho, ma che mi ingravidano il cervello di domande. Ho gli occhi puntati sulla soluzione, ma anche sul problema.

Ed è così che gira il mio mondo. Adesso che lo so, non voglio fermarlo.
La cosa che fa più male, però, è vedere che più mi appassiono agli ingranaggi degli uomini e più mi sento ripetere che sbaglio, per tutta una serie di motivi.

Apro il blog sull’Emetofobia per informare della sua esistenza. Sbaglio.
Me la studio sia con House sia con i libri, senza l’idea di guarirmi da sola (lo scrivo con un altro colore così anche i bambini più tosti lo capiscono). Sbaglio.
Mi chiedo perché la mia città ama la sua mentalità caprina. Sono polemica.
Mi interrogo sul comportamento delle persone in fila alla posta. Sbaglio.
Ecc. ecc. ecc.

Cosa c’è di sbagliato nella curiosità ai fini della conoscenza? Cosa c’è di sbagliato nel voler comprendere i comportamenti delle persone? Cosa c’è di sbagliato nell’avere una patologia e volerla capire per la sola ragione di conoscerla, non di trovarle una soluzione fai da te (altro colore, così tolgo la scusa anche ai sassi)? Non capisco.

Continuo a non comprendere come si possa vivere una condizione e fare di tutto per ignorarla.

E poi c’è quella fastidiosa credenza popolare che giudica chi ha patologie simili non capace di sapere qual è il meglio per sé. E non basta essere obiettivi e portare a testimone perizie e controperizie di psichiatri e luminari, no, se stai male in questo senso, tu non sei in grado di capire qual è il tuo meglio, quindi non distingui tra il bene e il male, qualsiasi cosa fai è sbagliata.

Eppure vedo tanti “normoviventi” fare scelte del tutto illogiche: perché nessuno dice loro che non sono in grado di decidere della propria vita? Perché nessuno dà loro consigli non richiesti su come affrontare determinate cose? Perché io invece ogni giorno devo rispondere a qualcuno che mette in dubbio la mia capacità di intendere e di volere?

Troppo spesso sento questa frase “Guarda e passa”, io non voglio guardare e passare, io voglio capire perché uno un giorno si sveglia e dice ad un’altra persona che sta sbagliando, che non può decidere qual è il meglio per sé; voglio capire perché nonostante sia scritto anche in aramaico che questo blog non vuole aiutare nessuno, ancora c’è chi pensa che io l’ho aperto per aiutare/guarire le masse dalla cattivona Emetofobia, voglio capirlo perché solo così posso scoprire se sono veramente io la malata che non si rende conto o se c’è della semplice ignoranza nel perseverare in giudizi e credenze che non stanno in piedi nemmeno se cementificate nel pavimento.

Ho imparato negli ultimi due anni a farmi domande, domande di ogni genere, domande che vanno a toccare qualsiasi argomento, che non si fermano quando incontrano l’Emetofobia, ma che la inglobano, la fanno diventare un’altra grande domanda per la quale cercare delle risposte, ovviamente priva di ogni speranza che una volta trovate le risposte si possa arrivare alla soluzione del problema (altro colore, tanto per essere sicuri). Non mi sento illogica, non più di quanto lo è una persona che non ascolta e pretende di dirti che stai sbagliando.

6 commenti
  1. Angelica
    Angelica dice:

    non credo ci sia nulla di sbagliato ma trovandomi nella tua stessa condizione mi faccio la tua stessa domanda. E’ sbagliato cercare una soluzione partendo dalle origini?Io non credo ma è solo supposizione…

  2. Pikadilly
    Pikadilly dice:

    @Angelica

    Anche io non lo credo. Pensa se Darwin non fosse mai arrivato a scoprire le origini dell’uomo solo perché non serviva alla soluzione di X problema.
    Non si può, secondo me, fare dell’ignorare la soluzione. Io non posso farlo.

  3. Sergio De Prisco
    Sergio De Prisco dice:

    Non sbagli affatto, tutte le persone ragionevoli si interrogano, da sole e con altri.
    Questo è un bisogno fondamentale che ognuno ha il diritto di soddisfare, anche aprendo dibattiti se crede.
    Se sono patetiche le persone che ritengono di conoscere cosa sia bene per gli altri e che evidentemente si credono onniscenti, sono odiose quelle che tentano di menomare il giudizio altrui per tornaconto personale.
    Già, perché esistono anche queste, l’avresti detto?

  4. Primo
    Primo dice:

    Ciao Francesca, è un po’ che leggo questo blog. Non me ne volere se non metto il mio vero nome, ti posso dire che sono psichiatra ormai da 15 anni e nella mia intera carriera ho trovato pochissime persone così lucide come lo sei tu. Io ti incoraggio e ti esorto a continuare a farti domande, ad interrogarti sul mondo che ti circonda perché questo è ciò che ti salva dall’essere vittima della fobia.
    Io ti auguro di trovare le tue risposte, da sola, con il tuo Dr House, con chi vuoi,non permettere a nessuno di dirti che sbagli.

    In bocca al lupo per tutto.

  5. gatto nero
    gatto nero dice:

    secondo me c’è la diffusa credenza che vuole che chi si è rovinato con le proprie mani* a tal punto da dover ricorrere ad uno psichiatra, allora deve chinare il capo a chi di un aiuto psicologico non ne ha bisogno, non avendo più diritto di conservare il proprio carattere
    e il tuo è il carattere di una persona curiosa
    infatti, invece di applicare il “guarda e passa” su quanti ti dicono cosa/come/perchè fare per uscire dalla fobia, ti chiedi il perchè lo facciano 😉

    *ho usato questa espressione non da prendersi alla lettera, ma perchè mi sembra che agli occhi di un “normale”, un motivo ad andare da una psichiatra quale una fobia invece che una malattia quale ad esempio la schizofrenia , sembra quasi una debolezza che non si vuole risolvere da soli

    PS ma dopo il colore verde cosa c’è?, il link che riproduce la frase con un file audio? 😛

  6. Pikadilly
    Pikadilly dice:

    @ Sergio De Prisco
    Certo che la psicologia umana è terrificante, ha delle sfumature che non è davvero possibile categorizzarle, tante variabili che l’uomo difficilmente riuscirà a sommare per trarne una conclusione, come un’operazione matematica, che uno più uno fa due. Con la psicologia fa sempre un numero diverso. 😉

    @ Primo
    Ti perdono per l’anonimato. 😀
    A parte gli scherzi, credo che a questo punto io non riesca nemmeno a percepire la mia vita senza curiosità. Da non scambiarsi come voglia di impicciarsi degli altrui fatti (esempio, di Belen e Corona a me non può fregar di meno). Certo mi fa impressione vedere persone che non hanno voglia di sapere come funzionano. 😉
    Quindi andrò avanti. 😉
    Grazie per il tuo commento. 😉

    gatto nero ha scritto:

    secondo me c’è la diffusa credenza che vuole che chi si è rovinato con le proprie mani* a tal punto da dover ricorrere ad uno psichiatra, allora deve chinare il capo a chi di un aiuto psicologico non ne ha bisogno, non avendo più diritto di conservare il proprio carattere

    Tombola!!!
    Questo mi ricorda quel tipo che tirò il duomo di milano in faccia a Berlusconi. I giorni a seguire, ci fu il boom di interviste a persone che conoscevano l’uomo e del quale spiattellarono in tv vita morte e miracoli, come se il suo star male fosse una sorta di pass per loro di dire a tutti i caxxi suoi.
    Trovo questa cosa terribile, estremamente terribile, invece di acquistare diritti, se stai male, li perdi. 🙁

    Dopo ci sarà un video tutorial. 😀

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