Cosa c’entra Pamela Prati con le fobie sociali?

Come molti italiani che la sera hanno la testa così ingolfata da non riuscire a seguire programmi sui massimi sistemi, anche io mi sono data al trash televisivo.

In questi giorni, la telenovela che ha incollato milioni di genti allo schermo è il Pratiful.

Per chi non segue, ecco un riassunto.
A dicembre dello scorso anno, Pamela Prati, ex showgirl della tv mediocre degli anni ’90, si accula nel salotto di Barbara D’Urso per parlare del suo imminente matrimonio con un noto imprenditore edile di nome Marco Caltagirone.
In un susseguirsi di lacrime a secco e frasi botuliniche sull’amore a prima vista, piazza lì anche la notizia dell’affidamento di due bambini che la renderebbero mamma.

Tutto sarebbe finito qui se Pamela Prati non si fosse fatta mezzo palinsesto televisivo per annunciare le nozze  postillando una, due, cento volte che il suo Marco è molto riservato e non vuole apparire in tv.

Perché se lo sottolinei fino a rompere i coglioni, poi la gente comincia a vedere all’orizzonte una cazzata che galleggia.

E infatti telespettatori e giornali di gossip più inferociti iniziano ad indagare su questo Marco, pratidefinito “l’imprenditore più importante d’ Italia”, tanto da svolazzare con jet privati e saltare da un continente all’altro nel giro di mezzora. Questo super-top-player dell’imprenditoria italica è così importante che nessuno lo ha mai visto.
Quando qualcuno invoca la sua presenza, lui è sempre in qualche paese disastrato del mondo a costruire cose.
Tipo in Siria o in Libia.

Il dubbio sull’esistenza di Marco si allarga, entrano in campo le agenti di Pamela Prati che cercano di mettere le pezze ai vari buchi nella trama: piangono in tv, fingono di subire attentati, fino a quando il brufolone, ormai diventato ingestibile, esplode e il pus arriva ai giorni nostri. Confessione di tutte e tre: Marco non esiste, il matrimonio non esiste, i bambini non esistono (uno esiste, ma è un ragazzino che pensava di fare un telefilm e invece si è ritrovato suo malgrado nella sceneggiata delle tre).

Tutta una cazzata che porta Barbara D’Urso ad imbracciare il lanciafiamme, Pamela Prati arrampicarsi per passare come vittima di truffe amorose, una delle due agenti nello studio di Meluzzi perché è stata dieci anni con una chat di messenger, l’altra in partenza per Zanzibar e altre robe che vi consiglio di leggere, solo per il fatto che sono più avvincenti del finale di Games Of Thrones.

Ok, ma io perché scrivo queste robe qui?

Perché laddove la maggior parte delle persone c’ha visto solo un caso di gossip tragicamente diventato cronaca, io ho annusato ANCHE aria di doverizzazione sociale.

Ora, tutti dicono che Prati lo abbia fatto solo per soldi, ma siamo sicuri che sia SOLO questo?

Siamo sicuri di non essere davanti ad un caso di donna terrorizzata dall’idea di essere giudicata zitella e senza figli, quindi, nella mente dei più, una donna inutile?
Ecco, secondo me c’è anche questo.

E lo evinciamo da come parla, dal modus operandi.
Poteva inventarsi il matrimonio e non sarebbe successo nulla, lo annullava prima della data e tutto sarebbe stato dimenticato pur incassando i denari, invece NO, si è spinta oltre, ha inventato i figli ribadendo più volte “sono mamma, sono mamma, ci credi? Sono mamma”.

Sia messo a verbale CHE NON LA STO DIFENDENDO, anzi, per me chi inventa fidanzati e mariti per non farsi parlare male dietro dalle amiche dovrebbe rivedere la sua autostima, però non riesco ad ignorare le motivazioni che portano lei e altre mille pameleprati de noi artri a dichiarare relazioni inesistenti o a credere a truffatori online che promettono loro amore.

O mamma o muori

Chi “non è mamma” fondamentalmente viene ancora trattata come una donna senza responsabilità che può svegliarsi all’ora che vuole, non ha doveri, che non deve pensare a niente, può permettersi parrucchiere, estetista, aperitivi, viaggi, ecc. Be’, detta così… ci piace!, una vita senza doveri è da paura. EH NO! Perché se non hai doveri legati ad un figlio sei una donna senza utilità, senza valore, il tuo scopo non c’è. Sì, non vali nulla, tu acquisisci valore se fai un figlio, ma soprattutto se rinunci a te stessa per lui. Infatti, molte pensano che questa discriminazione sia solo contro le donne senza figli, purtroppo non è così. La discriminazione in esame si abbatte anche sulle madri che hanno la possibilità, economica soprattutto, di poter crescere il figlio aiutato da tate e governanti (vedi Meghan Markle) o anche su quelle che, pur non avendo conti in banca da infarto, mantengono inalterate se stesse. Guai se vai in palestra, in giro con le amiche, compri anche vestiti per te. Non sei una mamma!

O sei martire o non sei madre. Il concetto è questo.

E’ ancora fortemente pressante il dovere di figliare e di sacrificarsi totalmente per i figli, non già per mettere al mondo una vita, farla crescere, vedere come conquista il creato, no, bensì serve per affermare la propria identità, per affermare il proprio diritto ad esistere in società, per affermare di essere cresciute, mature, giuste, adulte, risolte a tal punto da mettere da parte tutto per il figlio.

Questo discorso è tanto vero quando vedi barcate di litigate su Facebook tra chi allatta e chi no, tra chi partorisce in modo naturale e chi partorisce con il cesareo (sì, perché le talebane del parto naturale pensano che chi subisce il cesareo NON è mamma). Lì capisci che per essere completa agli occhi delle fascimamme non basta essere madre, ma devi soffrire per esserlo, in ogni modo, in ogni tua parte, altrimenti NON conti. E sono tante quelle che la pensano così, più di quanto siamo disposti ad ammettere.

Soffro ergo sum.

Vale anche per il matrimonio.
Molte si tengono mariti che le cornificano, le umiliano e le disconfermano SOLO per non perdere uno status sociale, la vidimazione della loro validità a livello di donna. La fede al dito diventa l’anello con il quale l’uomo dichiara il loro diritto di avere un posto in società.

La donna diventa totale e completa e valida solo se accanto a lei c’è qualcun altro, che sia un figlio o un compagno, ma soprattutto se soffre per loro (Cialdini, Le armi della Persuasione, “principio di sofferenza).

E se pensiamo che questo concetto viaggi solo tra le classi meno scolarizzate, toppiamo. E’ un virus che colpisce tutti, che si basa sulla genetica della società umana. Sei in quanto sei con. Vale anche per gli uomini, ma molto molto meno. Per le donne è legge.

Ecco perché io credo che il Pratiful sia, sì, stato messo in piedi per una questione economica, ma soprattutto per creare un’immagine sociale di moglie e madre che attestasse il valore di questa donna sessantenne nella società targata 2019.

Perché nel 2019, in tv, su internet, al bar, ovunque ti vengono dette frasi come “la gioia più grande”, “la cosa più importante”, “il giorno più importane della vita di una donna” e altre cazzate che portano tutte alla stessa conclusione: sposati e figlia, altrimenti non sarai mai risolta e adulta e, peggio del peggio, non potrai mai provare la felicità vera.

E il paradosso è che sono tutte più felici delle altre, ma allo stesso tempo vogliono essere martiri…

Conclusione

Uno dei motivi per cui le fobie sociali sono in aumento invece di diminuire è proprio perché oggi, rispetto a prima, abbiamo la possibilità di capire come la pensano veramente le persone. Se  dal vivo nessuna amica ti direbbe mai “non hai figli, sei una senza responsabilità/non sai cosa sia la gioia più grande/ecc.”, attraverso un social lo leggi, leggi quello che pensano non di te, ma di quelle come te. Lo leggi nelle paginette per mammine disperate che si raggruppano e litigano tra di loro per decretare la madre migliore e che, allo stesso tempo, si uniscono carnalmente contro il nemico comune: la donna senza figli. Tentano di annientarla dicendole che non potrà mai capire, che non potrà mai rendersi conto, che non sarà adulta abbastanza finché non figlia.

I social, da sempre considerati i mezzi per nascondersi, spesso mostrano il reale pensiero delle persone che ci circondano e spesso è un pensiero sprezzante nei confronti delle nostre scelte, di noi, di chi come noi ha preso altre strade. Giudizi ferali, cattivi, perfidi, stupidi, volti a far sentire chi li esprime migliore, più evoluto, giusto, degno di vivere su questa terra.

Chi è più sensibile si inventa il marito e i figli per non passare per irrealizzata, chi se ne sbatte il cazzo prende le gocciole e si gode i programmi trash rallegrandosi di avere una fobia de merda sì, ma non legata alle minchiate che pensa la gente.