Una risposta completa che anticipa un confronto vocale

Con molta sorpresa oggi ho scoperto che gli autori del comunicato stampa citato nel precedente post, hanno risposto portando la loro voce in questo blog. La cosa non può farmi che piacere perchè significa che ci vuole essere un confronto, a quanto pare, non solo virtuale e a suon di articoli e commenti.

Nel rispondere vorrei precisare che anche io sono disponibilissima ad avere un confronto sia con la Signora Lacalamita che con il Dott. Mian. Aggiungo a questa premessa che la disponibilità dimostrata dal dottore è stata più volte esaltata da me sia nel forum che in questo spazio.

Precisata quest’ ultima cosa, vorrei rivolgere le mie parole alla Signora Lacalamita (la chiamo signora e non dottoressa perchè lei non si definisce tale, quindi non so se effettivamente è dottoressa) che mi ricorda proprio la celerità con cui il Dottore mi rispose quella domenica di inizio primavera.
Non ce n’era bisogno, so benissimo che il Dottore con me è stato subito disponibile e l’ho sempre detto e sottolineato, e anche nel post precedente lo dico chiaramente:

Cito:

“a pubblicizzare nel migliore dei modi un dottore che una domenica sera mi aveva gentilemnte e protamente risposto ad una delirante mail sulla mia storia, aveva preso la mia fiducia in quel modo, rendendosi disponibile immediatamente ad ascoltare”

Non solo, nel vecchio forum ero stata io a portare il suo nome tra gli utenti che non lo conoscevano, parecchie persone mi han mandato mail in cui mi chiedevano il nome del dottore che citavo sempre, quindi può immaginare la stima che ho nei confronti di questa persona.

Inoltre, come sia il forum che questo blog possono testimoniare, NON ho mai parlato di buoni propositi non supportati dalla scienza, in ogni parte del forum e del blog c’è scritto di non sperare di curarsi attraverso un forum/blog,

Alcuni giorni fa una ragazza è venuta a dirci che non si fidava del suo psicologo, ecco la mia risposta:

Cita:

“Riguardo al tuo dottore, be, solo tu sai quando perdi fiducia in lui, noi non possiamo permetterci di dire di non andarci più, ma non lo vogliamo nemmeno fare, l’unica a decidere se è il caso di continuare sei tu, allo stesso tempo devi però parlare con lui perchè è bene che lui sappia cosa pensi del suo lavoro su di te.

Non smettere di andarci, parlane con lui e risolvete insieme.”

Risposta coadiuvata da quella di altri utenti che non hanno consigliato alla ragazza di non andare, anzi, ma di parlare con il proprio analista.

Sulla questione “aggiungere paure”, sono completamente d’accordo con voi. E’ vero, il nostro forum potrebbe ledere in questo senso, io stessa ho temuto di cominciare ad aver paura dei virus intestinali, paura alla quale non ho permesso di prendere piede.

A proposito delle armi che “un malato non ha”, questa, perdonatemi, mi fa veramente pensare. Un malato, parola che io non uso nemmeno per chi sta per morire, ha molte più risorse di quanto si riesca ad immaginare, un malato pensa più di quanto portrebbe fare da sano, e se è vero che a volte, molte volte, non può consigliare gli altri, è anche vero che nel nostro forum, i ragazzi che stanno più male non consigliano niente a nessuno e se lo fanno sono consapevoli che ciò che dicono va a ledere o a sostenere un’altra persona che ha più o meno il loro stesso problema, e quì entra in gioco la moderazione. La moderazione dei forum serve a questo, ci sono cose che sotto l’occhio degli admin non passano, quando ci accorgiamo che si stanno prendendo strade sbagliate interveniamo. Proprio su questo mi chiedo: visto che noi admin siamo “malati” e non possiamo essere lucidi nel moderare il nostro forum perchè non aiutarci portando la scienza? Ho visto mille altri forum di persone che in collaborazione con gli scienziati hanno messo in piedi comunità non solo utili ma che sono diventate punti di riferimento, punto d’incontro tra scienza ed esperienza.

Non mi parlate di esperienza, sono emetofobica aperta da sette anni, cinque mesi passati a capire quanti ceppi di emetofobia ci sono e a scoprire che ce ne sono una marea, leggendo le esperienze altrui ho potuto affrontare la mia in maniera meno chiusa, prima, ai tempi della mail delirante, mi ritenevo completamente pazza, oggi mi ritengo una persona che ha un problema serio, che non lo nasconde, che non lo evita, che non lo fa vincere, che non lo esalta, ma che non lo teme, che non pensa che parlarne sia l’unica via. Questi, scusatemi, non sono solo buoni propositi, sono traguardi che con molta fatica ho raggiunto lavorando su quello che avevo a disposizione, un passato da capire, un presente da affrontare, un futuro da rendere meno terribile e una fobia che gli specialisti che ho incontrato non conoscevano. Che potevo fare? Io i soldi per venire da lei, Dottore, non li avevo, l’unica risorsa era scoprire di che si trattava e spiegarla io stessa ai miei psicologi, e così ho fatto.

Nessuno si bea di nulla, nessuno dice “forse”, proprio in questo blog dico che dall’emetofobia si guarisce, lo dico io che non esco se non ho lo stomaco vuoto. Perchè lo dico? Perchè io ci credo! Perchè ho visto persone guarire da patologie sia fisiche che psicologiche molto più gravi e radicate, perchè crederci è l’unico modo per mettersi sulla via giusta. I “forse” per me non esistono quando si parla di emetofobia.

Nessuno ha mai detto di NON ANDARE O RIMANDARE IL COLLOQUIO CON UNO SPECIALISTA, è proprio quello che facciamo invece, INVITARE LE PERSONE A NON CHIUDERSI E A NON VEDERE LO PSICOLOGO (O SPECIALISTA) COME UN ALIENO CHE NON CAPISCE PERCHè NON HA L’EMETOFOBIA, ma a chiedere aiuto. Quante volte lo dobbiamo ripetere?

Cito: (www.emetofobia.it)

“Coloro che lo gestiscono e lo moderano sono persone emetofobiche che non intendono sostituirsi a specialisti del settore, ma solo darvi la possibilità di parlare di questa patologia e di confrontare le nostre esperienze. Vi consigliamo anzi, di rivolgervi ad un professionista nel caso in cui vi riconosciate in questa patologia.”

Cito: (www.emetofobiaonline.com)

“Questa fobia deve essere curata da uno psicologo specializzato e non tra le pagine di un blog. Il blog non si pone come “guaritore”, ma come punto di incontro per tutti coloro che soffrono di emetofobia, il blog ha lo scopo di portare testimonianze e non fatti scientifici.

Tutti coloro che pensano di soffrire di questa fobia devono rivolgersi agli specialisti.”

E questi sono solo due citazioni delle mille che potrei fare per sottolineare, forse per l’ennesima volta, che nessuno porta nessuno lontano da specialisti, analisti, psicologi, psichiatri ecc ecc.

Quindi mi viene da pensare che non si non legge quello su cui ci si sta facendo la “guerra”, oppure dobbiamo cominciare a pensare che la lingua della scienza è differente dalla lingua dei “malati”.

Non so in che modo far capire che noi non stiamo lavorando per guarire, stiamo lavorando per parlare, per fare conoscere l’emetofobia a quei datori di lavoro che mi hanno licenziato perchè io non mangiavo fuori casa e non riuscivo a sostenere 9 ore di lavoro consecutove senza mangiare. Per farlo conoscere agli amici che pensavano che io fossi pazza, per farlo conoscere a tutti coloro che credono di essere pazzi. Questo è quello che noi facciamo, non guariamo nessuno, non consigliamo niente, ma ascoltiamo e raccontiamo quello che abbiamo fatto noi. Punto.

I miei consigli, e vi invito nel forum, nel blog e via dicendo, non sono mai stati deliranti, sono una persona che nonostante l’emetofobia riesce a capire quello che deve o non deve dire, io stessa ho sempre affermato che abbiamo delle responsabilità nei confronti di chi leggeva e che non possiamo permettere di passare messaggi non produttivi.

Per quanto riguarda la mail. Quella mail l’ho mandata lo stesso giorno in cui ho scoperto la parola emetofobia, quindi, mi perdonatemi, ma di acqua sotto i ponti ne è passata, ho maturato una consapevolezza che mesi e mesi fa non avevo, attenzione, ho detto consapevolezza, da non confondersi con parole che non ho pronunciato. Ringrazio la Signora Lacalamita di aver messo in dubbio anche le risposte che potrei dare ai miei utenti.

Con questo anche io sono disponibilissima a tutti i confronti vocali e non.

Nel ringraziarvi di aver portato la vostra opinione in questo blog, mi auguro di poter raggiungere un punto d’incontro dove la scienza non vieta moralmente, ma aiuta a capire.

Grazie.

1 commento
  1. Margherita
    Margherita dice:

    Ho letto con attenzione sia le risposte del dott. Mian che della Signora Lacalamita, e ci terrei a precisare ulteriormente la posizione di Pikadilly aggiungendo il punto di vista di una persona emetofobica con un tipo di esperienza diverso..
    Io sono emetofobica da sempre, non so fissare un episodio scatenante o un momento in cui la mia emetofobia è nata.. ce l’ho fin da quando ho memoria, infatti una chiaccherata con il dott. Mian la farei volentieri per capire le ragioni di questa fobia continua che si è scatenata nella prima infanzia.. ma proprio per questo motivo penso di essere in grado di dare consigli “non deliranti”, in quando sono consapevole del mio problema da molto tempo ormai e il mio approccio alla fobia non è certamente ansiogeno o delirante in alcun modo.. io posso affermare e ho sempre affermato che parlarne non ci fa guarire, ci aiuta in un altro senso.. provo a spiearmi meglio.. un conto è guarire dall’emetofobia, un altro è imparare a trovare la forza di iniziare a lottarci contro e non farsi sopraffare da essa.. e parlarne è uno dei modi.. io ne parlo con assoluta normalità con le persone che ho intorno e questo mi aiuta a non sentirmi una specie di “fuori di testa”.. in questo modo ho iniziato a mangiar fuori con la più assoluta serenità e a circoscrivere le mie ansie solo ai momenti di reale pericolo, quando mi sento male o sta male qualcuno che è con me, e non solo “all’idea di..” e questo è un primo passo fondamentale, perchè molti emetofobici nemmeno riescono ad uscire di casa, come si può sperare che trovino le forze e il coraggio di andare in terapia?
    Qui entriamo in gioco noi, noi che, quando ci troviamo il solito messaggio di presentazione che recita “pensavo di essere la sola persona al mondo a soffrire di questa fobia” o, ancor più frequentemente “scopro oggi che la mia paura ha un nome”, diamo immediatamente due consigli 1) raccontaci la tua storia e sfogati 2) ma sei in cura? sennò è il caso di andarci.
    Io e un’altra ragazza siamo state scelte per moderare quel forum e quindi collaborare in parte attiva con gli admin proprio perchè entrambe siamo nella stessa condizione di emetofobia da tutta la vita, entrambe abbiamo vissuto l’esperienza della terapia in diversi modi, entrambe sappiamo cosa consigliare e cosa sconsigliare, non ci sogneremmo mai di dare consigli deliranti, o di incermentare le paure, o aggiungerne altre (per inciso, io ad esempio non mi sono mai fatta condizionare dalle paure espresse da altri che non mi appartengono, al contario ho spiegato i come e i perchè del fatto che io non ho paura sotto quel determinato aspetto) ma semplicemente portiamo la nostra esperienza per aiutare a fare il primo passo verso la guarigione.. è impossibile guarire con un forum e penso che nessuno sia cosi sciocco da credere una cosa simile.. chiunque lì dentro sa che il forum è un utile punto di partenza, dove chi non conosce ancora questa fobia può iniziare a farsi un’idea di come è il caso di affrontarla (ovvero in terapia) e di come è meglio rapportarsi con il mondo.. forse peccherò di presunzione dottore, ma indubbiamente lei è in grado di aiutarci a guarire dalla fobia, e io lo spero con tutto il cuore, per quanto, vivendo in Sardegna, avrei qualche difficoltà a venire in terapia da lei, ma non si sa mai cosa può accadere, però sono certa che ci sono dei piccoli accorgimenti che lei, non avendo mai sofferto di emetofobia, non saprebbe dare, perchè si tratta di metodi di affrontare il problema per fare in modo che non condizioni la vita.. poi per quanto riguarda l’aspetto guarigione è indubbio che nessuno di noi è in grado di farlo con consigli e pareri, il solo consiglio riguardo alla guarigione che noi possiamo dare e che diamo è Andate In Analisi! Per il resto noi siamo li solo per darci la spinta iniziale.. tante volte chi si iscrive ha vergogna della sua fobia e di parlarne.. e con una persona con un problema simile lei come farebbe? non andrà mai in analisi da solo, occorre che qualcuno lo sproni a farlo, ad uscire dal guscio e non vergognarsi della sua fobia, ad andare da uno psicologo e farsi aiutare a risolvere il problema.. lei capirà bene che per una persona che non riesce ad ammettere la cosa nemmeno con i genitori, l’idea di andare da un medico estraneo ed esporgli il problema è decisamente impensabile.. ed è qui che entriamo in gioco noi, noi siamo una fonte attendibile, siamo credibili, abbiamo il suo stesso problema e gli facciamo capire che non c’è nulla di cui vergognarsi e che deve andare a parlare con uno specialista..
    Non so cosa ne pensa lei, ma a me questo modo di agire sembra sensato.. nessuno cerca di sostituirsi a nessuno, semplicemente credo che per guarire ci sia un percorso difficile da affrontare, e che spesso comprende anche l’interazione con persone affette dallo stesso problema. Le due cose insieme penso possano portare dei risultati utili, una cosa non penso escluda l’altra.. ci terrei molto a spiegare questo mio punto di vista, infatti avrei piacere di parlare anche io, se fosse possibile, con uno di voi due per telefono, in modo da essere un po’ più chiara sulla mia posizione.

    Un saluto

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