Per essere liberi

Gli aggiornamenti col contagocce non sono dovuti ad una presunta guarigione, ma al mio riempirmi di vita, di lavoro e di libertà.
Quella che negli ultimi dodici anni ho rinchiuso nella paura, per intenderci.

Come ho detto in altre occasioni, qui l’Emetorogna c’è ancora e manovra alcune scelte importanti, ma la sto pian piano facendo retrocedere. Ci vorrà molto più tempo di quanto previsto dalla mia età, ma devo assolutamente riuscire, se non altro per dirmi di averci provato.

La libertà. Ecco, è questo il tema del post. La libertà di andare, fare, passare un pomeriggio sdraiata al mare. Sono queste le cose che mi mancavano.

Una volta dissi a mio fratello: “Almeno tu mangi fuori, sei libero, cazzo, sei libero!”
Lui mi rispose: “Quando lo farai anche tu vedrai che non basta…”

E adesso che lo faccio mi basta. Mi basta poter decidere di non dover tornare a casa trascinandomi per la fame. Mi basta anche solo ipotizzare di prendere un cornetto e un ginseng al bar e poi, lasciandomi sbranare dall’istinto, farlo.

Perché se devo dare una ricetta a tutto questo, la chiamerei istinto. E’ l’istinto che mi sta muovendo, semplice e banale istinto. Mi dice “ho fame” e io mangio. Mi dice “fallo” e io lo faccio. Il filtro della paura si assottiglia e mi lascio essere animale.

Istinto e libertà.
Ecco, la libertà, è per lei che bisogna muoversi. E’ così tremendamente bella, fresca, irresistibile. Ancora ricevo richieste di suggerimenti per uscire dall’Emetofobia e, nel non darli (tranne quello di rivolgersi ad un medico), cerco sempre di puntare a lei, alla libertà, all’essere liberi di decidere cosa fare oggi, senza vincoli, senza assecondare niente e nessuno se non la propria voglia di fare!

La libertà è un medicinale potente.
Farsi invadere e soffocare da lei. La notte, dopo una pizza con gli amici, saltare in macchina e sfrecciare con le luci che diventano linee, verso qualcosa di sconosciuto, verso quello che prima non riuscivamo a vedere e che ora chiamiamo futuro.

E’ qualcosa cui ora non so se riesco a rinunciare per paura di stare male.
Forse domani sì, dopodomani anche, ma poi?

Si può vivere davvero un’esistenza dove la paura entra in bocca e chiude il mondo fuori? No, non voglio, né per me né per chi legge.

1 commento
  1. moemi ushka
    moemi ushka dice:

    Semplicemente essere libera desiderando di esserlo…. mi piace leggere i tuoi post perché insegnano sempre qualcosa al di là del problema a cui fanno riferimento, mi piacciono perché mi emozionano come vedere un pulcino che rompe il suo guscio e se ne libera un pezzetto alla volta, mi incanti perché sei così piena di vita che anche solo a leggerti sembra che una un po di vita punga anche questa bella addormentata che ti scrive… Forza Pika!!!! 😀 Spacca tutto!

I commenti sono chiusi.