Le 5 “soluzioni geniali” per combattere l’Emetofobia

Chi ha qualche fobia o patologia legata alla sfera psicologica lo sa: siamo circondati da psicologi laureati all’università della vita che ci insegnano come uscire dal problema.

Ci danno consigli sempre rigorosamente non richiesti mentre la loro esistenza a puttane peggio della nostra, tirano fuori dal sacco soluzioni talmente stupide ed elementari che ci fanno domandare se davvero ci vedono così polli da non averci pensato prima.

Non lo fanno apposta né con cattiveria, anzi, purtroppo però insistono e se non ci mettiamo un punto finiscono nella convinzione che siamo noi a non volerne uscire, perché loro la soluzione l’hanno data.

La scorsa volta abbiamo visto le 9 cose da non dire mai ad un emetofobico, oggi vediamo le 5 “soluzioni geniali” per combattere l’Emetofobia secondo gli altri.

Partiamo.

1. “Hai mai pensato di andare da uno psicologo?”

No, guarda, ho pensato di andare dal macellaio e vedere se ha un trancio di soluzione per me.
Dietro questo consiglio c’è la totale ignoranza di come funziona assoldare uno psicologo e soprattutto di quanto costa. Non tutti possono permettersi 300 euro di psicologo al mese e i centri gratuiti spesso hanno dottori che non sono compatibili con il paziente. Lo psicoterapeuta ti deve vestire bene, altrimenti fa danni. Per questo è importante lottare affinché chi soffre di questi disturbi abbia la libertà di sceglierlo dopo almeno un colloquio conoscitivo.

Comunque sì, c’ho pensato, grazie dell’illuminazione, bro.

2. “Mangi un’insalatina e parti”

Sfatiamo il mito dell’insalatina leggera. L’insalata è leggera dal punto di vista calorico, ma è pesantissima dal punto di vista della digestione. Ti gonfia e ti dà la sensazione di avere una contraerei pronta alla guerra nello stomaco. Certo, non a tutti fa questo effetto, ma a molti sì per cui NO, niente insalatina. In ogni caso la soluzione non è mettersi alla fame.

3. “Devi parlarne per fartela passare”

Questa fantastica soluzione la sfato subito. Ho un blog da 10 anni, ne parlo a tutti come se fosse non avere una patente di guida, ma no, non passa se ne parli. Passa se ne parli ad uno psicoterapeuta. Parlarne è un buon inizio per buttare fuori e lasciarsi aiutare, ma non risolve, non basta, è utile, ma serve anche altro.

4. “Aiuta gli altri, vedrai come ti passa”

Oh, questa viene detta anche a chi no ha l’Emetofobia. La risoluzione di tutti i problemi è aiutare chi sta peggio, ma è la cazzata colossale del nostro tempo. Se hai un graffio non lo curi guarendo uno che ha una ferita che va da parte a parte del corpo, è solo rimandare il problema a dopo, a quando non ci sarà nessuno più da aiutare. I problemi vanno affrontati intraprendendo un percorso psicoterapeutico adeguato, non scansati perché “c’è chi sta peggio”.

5. “Non ci pensare”

Questa l’ho lasciata per ultima perché è la più utilizzata da chi non vive una situazione e si ritiene sufficientemente preparato per darti la soluzione. Faccio improvvisazione teatrale da cinque anni, “non pensare” è una delle prime regole che servono per fare una buona improvvisazione, ho applicato il metodo a molti aspetti della vita, anche all’Emetofobia, ma non è servito. Il motivo è semplice: non pensarci è solo spostare il problema, che però è lì e appena smetti di non-pensare ritorna più forte di prima. Invece ci devi pensare, devi conoscerlo per abbatterlo, sempre con l’aiuto di qualcuno specializzato.

Conclusione

Si può uscire dall’Emetofobia? Sì, lo credo anche se sono vent’anni che mi accompagna, ma bisogna farlo senza sperare in vie alternative all’unica che veramente funziona: terapia psicologica. Non si fugge, non ci sono formule o metodi fai da te, c’è solo prendere il telefono e chiamare qualcuno specializzato in comportamenti ossessivi compulsivi. Il resto sono vie traverse che ti fanno perdere tempo. 😉