L’emetofobia non fa notizia

Pochi giorni fa, passando davanti una vaschetta con pesci, mi è caduto il pezzettino di giornale che stavo masticando con le mani. Era un frammentino, qualcosa che degli occhi ittici avrebbero potuto scambiare per mangime.

Nessuno dei cinque pesci presenti nella vaschetta ha dato importanza al pezzo di giornale. E lì ho capito. Anche ai pesci l’informazione italiana non piace, va loro di traverso, la evitano. E fanno bene.

In Italia, la parola “informazione” ha un senso vario ed eventuale. Quando si fa riferimento all’informazione bisognerebbe tenere sempre a mente le parole “dipende” e “a seconda”.

Dipende da quanto fa vendere una notizia. Dipende a chi dà fastidio la notizia.

A seconda del partito che guida la penna che scrive. A seconda degli interessi personali di chi scrive.

Dipende da tante cose. A seconda di tante cose.

Voglio sapere quali “dipende” e quali “a seconda” riescono ad oscurare ancora l’informazione riguardante l’emetofobia, nei principali giornali e trasmissioni tv che si occupano di psicologia e salute.

Mi domando perché su you tube girano tantissimi video di servizi giornalistici che parlano di emetofobia, ma nemmeno uno è italiano.

Quanto dobbiamo esporci -parlo per me come per tutti gli altri che stanno facendo informazione – prima che ci sia data la possibilità di sentir parlare di un problema che ha rovinato parecchie vite?

Quale culo dobbiamo baciare per sentir parlare di emetofobia in qualche buco di telegiornale o giornale?

In rete si cerca costantemente di tapparci la bocca perché non siamo “scienziati”, fuori non ne possiamo parlare perché il rischio è quello di essere presi per pazzi, dentro casa no,  perché se no la famiglia si agita, su giornali e telegiornali no perché l’emetofobia non è modaiola.

Che dobbiamo fare?
A quale starletta dobbiamo appellarci affinché se ne parli?
Quale giornale dobbiamo corrompere?
Quanti metri di lingua dobbiamo impiegare per conquistare due frasi su un mezzo di informazione “accreditato”?

Che significato ha l’informazione se informare vuol dire solo parlare di ciò che va più di moda?

Informare. Sinonimo: vendere.

2 commenti
  1. Pretty Heron
    Pretty Heron dice:

    Quello che dici vale per molti altri settori ed argomenti Pika, non solo per l’emetofobia. Le notizie scomode, che possano creare allarme senza uno scopo ben preciso vengono automaticamente tagliate fuori dai media nazionali. E’ molto più interessante la storia della signora che ha recuperato il gattino sull’albero, o il colore dei calzini di un giudice piuttosto che argomenti come l’emetofobia, sconosciuti per chi non li vive da vicino e che sarebbe bene approfondire, anche in prima serata. Spero che prima o poi Livia Azzariti, Michele Mirabella e Luciano Onder trovino il modo di inserire anche questa fobia fra i mali degli italiani nelle loro trasmissioni.

  2. Pikadilly
    Pikadilly dice:

    Ciao Pretty,
    indubbiamente ci sono “materie” più importanti dell’emetofobia. Penso a tutte quelle malattie fisiche che non possono essere curate solo perché sono talmente rare che le case farmacetuitiche non spendono per produrre il medicinale.

    Anche a loro penso quando parlo di mala informazione: penso a tutti quegli argomenti non modaioli che sistematicamente vengono ignorati dai principali mezzi di informazione a favore di altri argomenti discussi e stradiscussi.

    Bisognerebbe fare una giornata del “raro ma esistente”. Lo slogan? CI SIAMO ANCHE NOI. 😉

    Per il resto, come non quotarti? Hai ragione su tutta la linea. 😉

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