Impegno unidirezionale

Lo leggo spesso: “sono andato da X psicologi, ma non sono riusciti a guarirmi”.

Lo penso spesso:”non hai ritenuto nemmeno per un istante che forse sei tu a non prendere la terapia nel modo giusto?”

Non lo dico, non per paura, ci mancherebbe, ma perché sono abbastanza navigata da capire che un commento del genere verrebbe recepito come un cazzotto in un occhio già livido.

Prima di andare dal Dr House, ho avuto anche io le mie delusioni, poiché ritenevo che l’unico impegno era quello di sedersi, raccontare quanta paura mi faceva il vomito, aspettare l’oracolo, pagare e tornare a casa. Sapevo che in tutto questo c’erano delle discrepanze, tuttavia continuavo, perché per me era il massimo che potessi fare.

Toppavo. Di grosso, anche.

Il terapista non è una sibilla, è una lampada che ha il compito di illuminare cose che noi da soli non siamo riusciti a vedere all’interno della stanza in cui ci siamo rinchiusi. Gli occhi ce li dobbiamo mettere noi, ma se li teniamo chiusi, il terapista non può fare nulla.

Da quando ho conosciuto il Dr House, mi sono procurata tanti di quei lividi da sembrare un dalmata. Sto sbattendo ovunque, ed è normale  che sia così. Lui ha puntato la lampada, ma io ho paura di filare dritto, così vado addosso quasi volontariamente a tutta la mobilia presente nella stanza. Anche questo è normale: passare da una mentalità all’altra non è facile, ma è molto facile trovare rassicurazioni nel passato, anche se doloroso, poiché è l’unico che si conosce bene.

“Guarda che ti sfonda”, mi ha detto l’amica che mi ha consigliato di andare da lui.
E lo sta facendo, mi sta sfondando, ma è per questo che lui mi piace. Sarò forse una masochista psicologica? Può darsi, ma da lui non voglio frasi magiche o pacchette sulle spalle, quelle le lascio agli amici.

Quando entro nello studio, so che ne uscirò con spunti di riflessione importanti, ed è proprio per questo che prima di entrare ho una paura folle. Ho paura che lui punti la sua lampada su qualcosa che io ancora non voglio guardare, ma poi mi viene a prendere nella sala d’aspetto e mi rendo conto che lui il suo compito lo sta facendo al meglio, sono io che devo impegnarmi ad osservare gli oggetti nella stanza senza giudicare, senza considerarli giusti o sbagliati, buoni o cattivi.

Oggi mi rendo conto di quanto poco sa il Dr House della mia vita, semplicemente perché non me l’ha fatta raccontare: si è concentrato su quello che io vivo ora, adesso, in questo momento, così, senza tornare indietro, perchè, per come la si vuole mettere, io non posso guarire il passato, ma salvare il presente.

1 commento
  1. Lucrezia
    Lucrezia dice:

    Hai veramente ragione..tante persone credono che il terapista sia colui che ha le risposte!quello che è capace di darti una verità certa..una cura a tutto..ma non c’è niente di più sbagliato.il terapista come dici tu illumina la stanza,sta a noi poi vedere cosa c’è o non c’è dentro.Il terapista da spunti di riflessione,ti pone molto spesso delle domande,ti guida attraverso una strada che solo tu fai!è un peccato vedere come molte persone non prendano nel modo giusto la terapia(di qualsiasi genere)pensando che il terapista risolverà tutto..in realtà il compito del terapista è solo ed esclusivamente quello di aprirti gli occhi e di farti capire che in realtà le soluzioni ai nostri problemi le avevamo già..solo che non le vedevamo!:) del resto sono del parere che una terapia è utile e “funziona” solo se è il paziente a crederci per primo! :)Anche io ho come te questa paura che sto superando con il tempo 🙂

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