Così è se vi pare

Sono 18 anni che ho l’Emetofobia.
Diciotto.
E’ un numero che pesa considerando che ho 35 anni.

Oggi ero sul letto a fare i bilanci: cosa ho fatto e non ho fatto nonostante l’Emetofobia.
E mentre mi stupivo del fatto che tutti i momenti felici li ho vissuti a stomaco vuoto (o quasi tutti), mi è arrivato un messaggio di un’ “amica” che mi ha vista giorni fa nella mia città natale.

“Sei venuta e non sei passata a trovarmi”

Un messaggio semplice, magari scritto con ironia, magari lanciato lì senza pensarci, magari carico di un amore che la fa offendere se non vado da lei quando sono in città. Però mi ha fatto riflettere.

Riflettere sul fatto che da 18 anni non faccio pesare a nessuno la mia Emetofobia. Che non ho mai chiesto di spostare gli impegni altrui per me. Mai.
Mi sono sempre affamata ad oltranza per non creare disagi a nessuno.
Ad esempio chiedendo sempre l’ora preferita per vederci, anche se sapevo che a pomeriggio inoltrato per me voleva dire essere sbranata dalla fame.

Sono sempre stata convinta che così facendo non avrei permesso all’Emetofobia di prendere il sopravvento sulla vita dei miei amici, ma di fatto a cosa è servito?
A nulla o quasi.

Perché oggi mi ritrovo qui a dire che c’è questo mostro che per 18 anni mi ha sbranato la vita e che, avendo sempre finto di essere una persona normale, non mi ha permesso di far capire alla gente quanto sia grave quello che mi è capitato.

E ora quella gente pretende che io sia come prima, ma io non riesco ad essere come prima.
Diciotto anni sono tanti, il mio corpo, sinceramente, non regge più le maratone digiune. Non riesco a farlo capire e quindi non lo spiego più lasciando tutti pensare che sia semplicemente stronza.

Così è se vi pare.

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