Alle volte parlare fa più male che tacere

E’ capitato a tutti di sentirsi dire “se non ne parli non supererai mai il tuo problema”, poi ne parli e ti ritrovi a doverlo spiegare alle stesse persone venti, trenta, cento volte sapendo che tanto non si sforzano nemmeno di capire che tu NON odi il cibo. Qualche post più in là io stessa ho detto che siamo noi, eh sì, a dover comprendere che non tutti possono capire fino in fondo la questione emetofobia, semplicemente perchè inconsciamente allontanano uno spauracchio al quale è difficile credere, però mi rendo anche conto che da parte di chi soffre di questa fobia la comprensione ad un certo punto si esaurisce e nascono reticenze che allontanano le persone.

Mi chiedo fino a che punto parlarne con gli amici o anche con i parenti può essere fruttuoso? Tacere sarebbe da stupidi, ma sperare in una totale comprensione è da sciocchi. Non mi si fraintenda, per quanto possibile le persone che ci amano capiscono il nostro problema, il punto sono le persone che non ce la fanno, ed è più forte di loro stesse. Allora, come comportarsi con queste persone? Semplice. Dire mezze verità, dosare la verità fino a quando è possibile, essere anche un pò discreti, non è detto che se una persona ha una fobia o una malattia il mondo ne deve essere informato, è un utopia, secondo me, quella che vede le persone guarire se parlano del proprio problema, molti non ci arrivano a capire, e tentare di ammorbidire la pillola è solo un ulteriore disagio per chi sta male. O sbaglio?

L’emetofobia per fortuna è solo una fobia, dico “per fortuna” e “solo” perchè mi rendo conto delle sciagure che ho intorno e posso davvero ritenermi fortunata ad avere questa fobia e non malattie più gravi (cosa che purtroppo la fobia non può escludere), ma per ora è andata così e mi sento meglio.

Quindi l’unica sacrosanta regola che alle volte vale anche per chi soffre di emetofobia è il silenzio. Non tutti sono capaci di capire, non tutti vogliono capire, e mettersi lì a convincere i sassi di essere panna è inutile e stressante. Bisogna essere un pò empatici, oltre che emetofobici, comprendere chi può e chi no, solo così troveremo custodi del nostro “problema” degni di accogliere i nostri sentimenti e le nostre paure e di trasformarle in sicurezze. Le bandiere lasciamole per quando gioca l’Italia. 😉