Attenzione: Tutto ciò che è riportato di seguito è fonte di un mio personale studio sull’emetofobia, non ha nessun riscontro medico, è solo il sunto di testimonianze e di letture sull’argomento.

Che cos’è l’emetofobia?

L’emetofobia (emein= vomito, fobos=paura, gr) è letteralmente la paura di vomitare. Chi viene colpito da questa patologia vive con il terrore di vomitare o di vedere qualcun altro farlo, ogni sintomo di malessere, anche da parte di altri, viene interpretato come un incipit che porterà la persona a rigettare. Questo, spesse volte, trascina il sogetto emetofobico a vivere controllando quasi maniacalmente ogni minimo sintomo del proprio corpo e soprattutto dello stomaco, analizza tutto ciò che mangia per paura di ingerire cibi scaduti o avariati che potrebbero provocare il vomito.

La nausea per alcuni è cronica, anche se non c’è effettivamente nessuna patologia fisica che la provoca, spesso questo impedisce il normale svolgimento delle attività quotidiane quali lavoro e scuola, e, nei casi più gravi, la vita viene completamente programmata dal soggetto stesso che calcola eventuali malesseri indotti da determinate azioni  quali, ad esempio, mangiare al ristorante, o in compagnia, viaggiare o spostarsi con i mezzi pubblici, tutte situazioni che molti emetofobici evitano.

L’emetofobia porta al rifiuto del cibo per la convizione che questo possa essere violentemente buttato fuori dal corpo, il non magiare, dunque, è causa di eccessiva magrezza che può far pensare ad un’anoressia nervosa, l’emetofobia, però, non è causata da insoddisfazione o dal desiderio di essere magri, ma da una repulsione spinta agli estremi dell’atto di vomitare. Oltre all’anoressia viene spesso citata anche l’ipocondria poiché molti emetofobici vivono con il terrore di ammalars: la differenza è nell’oggetto del terrore, che nel caso dell’ipocondria è la malattia, nell’emetofobia, invece, è il vomito provocato dalla malattia.

Bisogna stare molto attenti a non confondere l’emetofobia con anoressia e ipocondria.

Una semplice influenza intestinale si trasforma in un incubo e spesso si arriva ad odiare quelle stagioni in cui queste malattie sono più frequenti, si pensi all’inverno.

I medicinali sono un altra fonte di preoccupazione per l’emetofobico, poiché molti prodotti farmaceutici riportano sul buguardino l’informazione che vede il vomito come possibile effetto collaterale. Diventa un prblema per l’emetofobico somministrarsi determinati farmaci, alle volte l’assunzione del medicinale preoccupa molto di più della malattia stessa. Sono poche le medicine che vengono accettate dall’emetofobico, e tra queste ci sono gli antiemetici che sono usati per contrastare la nausea in gravidanza e/o in quei pazienti che seguono terapie che possono provocare reazioni emetiche, ad esempio la chemioterapia per i tumori. Alcuni fanno un abbondante uso di questi antimetici, nonostante il fisico non ne abbia alcun bisogno, è la mente che ne trova giovamento e l’emetofobico riesce in tal modo a condurre una vita quasi normale, e sicuramente senza nausea.

Un altro comportamento indotto dall’emetofobia è l’ allontanamento da persone inclini a prendersi malattie stagionali e da coloro che sono spesso colti da attacchi di vomito, queste persone vengono  viste come un pericolo, si evita, quindi, qualsiasi tipo di contatto con esse. Anche la gravidanza diventa un incubo e spesso le donne emetofobiche rinunciano ad avere figli per paura delle nausee mattutine.

L’emetofobia è causata spesso da traumi legati al vomito stesso, ma non è sempre così, come tante altre fobie può essere scaturita da molteplici fattori ed è difficile alle volte fare un quadro completo, poiché alcuni ne soffrono da quando ne hanno memoria o addirittura da sempre.

Il paradosso risiede nella capacità straordinaria di resistere allo stimolo del vomito, raramente un emetofobico vomita, proprio perché ha maggiore controllo del proprio corpo: ha una resistenza al vomito superiore a quella delle persone considerate normali. Ciò non vuol dire che non vomita o che è immune dal vomitare, anzi, spesse volte questa certezza può generare paure legate al superamento dell’emetofobia stessa e ostacolare il processo di superamento (“Se supero l’emetofobia, sarò potrei vomitare con molta più facilità”).

Vivere con l’emetofobia è difficile sia per i soggetti colpiti che per famigliari, amici e conoscenti; per la maggior parte delle persone vomitare quando si sta male è “normalità”, per l’emetofobico è il peggiore degli incubi, qualcosa che non deve avvenire e fa di tutto per evitare la sciagura più grande.