Nome? Francesca
Età? pervenuta per metà
Capelli? Castano andante
Occhi? verdi. Non fate quella faccia, è vero!
Ansie, paure…fobie? Emetofobia.
Cosa? Emetofobia.

Ok, parliamone.

Mi chiamo Francesca, ho tot anni e soffro di Emetofobia (da qui in poi con tot indico i miei anni attuali :D).
Soffro di Emetofobia da quando avevo più o meno 17 anni, di primavere da allora ne sono passate tante.

Ho scoperto il nome “Emetofobia” nel maggio del 2008, pur vivendola da quasi un decennio, come molti ingari vomitofobici, credevo di essere l’unica pazza che aveva paura di ciò che tutti chiamavano “la cosa naturale”. Durante il periodo del “ce l’ho, ma non so che è”, ho cercato di capire i perché ad un certo punto della mia vita ho cominciato a strizzare di fronte la parola “vomito”.

Ho sempre cercato di “vederla meno peggio possibile”, questo non vuol dire adagiarsi o arrendersi a stare male, no, anzi, vuol dire trovare una tranquillità interiore che permette a chi soffre di smettere di soffrire senza soffrire di più… avete capito quello che ho scritto? Me lo spiegate? 😀

A parte gli scherzi (difficilmente li metto da parte, ma facciamo i seri per una volta), cerco anche oggi, dopo lunghi anni, in cui uscire dopo mangiato non è mai stato contemplato come cosa “da farsi se si ha una coscienza”, di non affogare in quello che è stato, ma lottare per quello che è, che deve essere e che sono certa sarà.

Io ho accettato l’Emetofobia, ma non a conviverci a vita.

Lei c’è, lo so, è qui con me da quasi una decade e come lo so io lo sanno i miei amici, la mia famiglia e ora anche mezzo miliardo di persone in rete, che diranno: “Sapevo che era pazza e mo c’ho le prove”, ed è proprio questo ciò che sto facendo: rendere famosa l’Emetofobia. Deve diventare la blogstar delle fobie, quella che molti vivono e che pochi conoscono.

L’Emetofobia mi ha tolto, l’Emetofobia mi ha dato. Dal male ho sempre imparato a vivere meglio, se non ci fosse stata l’Emetofobia ora sarei in viaggio per le Hawaii o sotto qualche ponte del Tevere, mangerei sì, ma conoscerei me stessa come ho potuto fare in anni di analisi interiore? Avrei dato un valore così elevato alla vita e alle piccolissime cose, come mangiare un panino con un amica mentre si sparla di ragazzi? Avrei comprato quella bellissima borsa della Benetton con il secondo assegno del lavoro sul web che mai avrei intrapreso se non fossi stata costretta a casa dall’Emetofobia? Forse sì, l’avrei comprata perché quella borsa è troppo bella. Ma preferisco dare all’Emetofobia quel valore che per anni è stato visto solo come dolore. L‘Emetofobia mi ha leso, e tanto, ma mi ha anche rafforzato: questo supera qualsiasi cena fuori con gli amici. Io amo mangiare e mangio, ciò è importantissimo. Ora devo farlo fuori:  questo è quello che pretendo.

Nella mia vita ne ho affrontate tante, l‘Emetofobia è stata quel sofà su cui mi sono distesa per riposare e ascoltarmi, ora che ho imparato a non voler essere forte per forza posso anche lasciarla andare, ma come ogni cosa sul generis, non è facile. Lo sapevo, ma vado avanti, indietro non ci torno.

Se io non mi curo con il blog, non fatelo voi.

Sarò una rompi su questo argomento, ma è necessario che sia chiaro e terso, per non cadere nell’illusione di guarire leggendo due righe su un sito.
Quando ho deciso di aprire questo blog sapevo che ci sarebbero state persone che avrebbero pensato di poter leggere e sentirsi migliorati. Non è così. Anche io lo pensavo quando ho incontrato la famiglia di emetofobici proventienti dal Forum sull’Emetofobia, ma sbagliavo. Quello che può fare un blog è solo informare e raccontare esperienze, uscire dall’Emetofobia è una ricetta che io non posso dare. Questo sia chiaro e indelebile se decidi di continuare a leggere questo blog.

Io parlo delle mie esperienze, non do soluzioni, né trattamenti, tantomeno offro consulenze, non posso, non voglio, non è il mio mestiere.

Quindi invito tutti coloro che credono di poter anestetizzare a vita l’Emetofobia attraverso questo blog, ad andare altrove a rigettare le loro illusorie speranze: qualsiasi persona entrata con questo vago sentore risolutivo  si è poi trovata a dover affrontare un problema più grande dell’Emetofobia: l’illusione di “guarire” ora, adesso, subito.

Finita la filippica, ritorniamo a noi. 😉

Adesso mi rivolgo a te che hai avuto cotanta pazienza di leggere fino a questo punto.

Non sei pazzo…o forse lo sei, ma non perché hai paura di vomitare.

Con simpatia, Francesca aka Pikadilly. 😉

Potete trovarmi anche su:

Blog personale

Altrimenti mi trovate a letto a dormire. 😉