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	<title>Emetofobia - Blog sull&#039;emetofobia - Paura di vomitare &#187; trovare lavoro</title>
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		<title>I sillogismi dell&#8217;emetofobica disoccupata</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 23:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[trovare lavoro]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Topo Gigio" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/topo_gigio.jpg" alt="" width="150" height="154" />Il lavoro è importante. Non l&#8217;ho scoperto ora, lo so da sempre, o meglio, da quando &#8211; piccolissima- andavo a fare la spesa: al supermercato barattavo soldi per cibo mentre i miei coetanei barattavano He-Man per sbirciare sotto la gonna della Barbie o della padrona della Barbie. Quindi credo di quantificare l&#8217;importanza del lavoro soprattutto ora che circola una moneta che chiamano euro, ma che io continuo ad identificare come il locatario che non si vuole schiodare dall&#8217;idea generale di economia che funziona.</p>
<p>Il lavoro è fondamentale per poter anche solo pensare di vivere da soli, anzi, di vivere e basta. Quindi mi chiedo:se si soffre di una fobia invalidante, che succede quando ci troviamo davanti un probabile datore di lavoro e lo informiamo del nostro problema?</p>
<p><span id="more-318"></span>Semplice, lui riguarda il curriculum vitae per trovare quell&#8217;unica virgoletta scritta male, quella particolarità di noi che non si adatta al lavoro, la malagrazietta che lo toglierebbe dall&#8217;impaccio, e se non la trova nel Cv arriva addirittura a sconsigliare quel tipo di lavoro per cui lui ci sta(va) assumendo! Questo è capitato a G., S. e Carla: lettrici del blog che mi hanno raccontato la loro esperienza.</p>
<p>Ma allora che fare quando si soffre di una fobia invalidante  socialmente considerata una pippa mentale? Quando si hanno difronte due strade &#8211; una delle quali prevede lo stare otto-nove ore senza mangiare, e l&#8217;altra 24 ore al giorno senza una lira &#8211; come ci si deve comportare?</p>
<p>Un&#8217;amica, dall&#8217;acume pari solo a quella di Topo Gigio, mi ha risposto: &#8220;Fai qualcosa per uscire dal tuo problema. Ti curi&#8221;.</p>
<p>Nell&#8217;incertezza di sputarle in un occhio o di scrivere il suo nome, cognome e numero di telefono nel bagno di qualche Autogrill, ho finito per non dire nulla e non fare nulla.</p>
<p>Mi curo. Già.</p>
<p>Ma se è possibile chiamare la porta d&#8217;uscita &#8220;cura&#8221;, allora dovremmo considerare l&#8217;emetofobia una malattia? E se la definiamo malattia, allora dovrebbe anche essere considerata come un vero problema, e non solo come una pippa mentale, no?</p>
<p>No, ovviamente.</p>
<p>Ripensando alla risposta di Topo Gigio, mi è venuta in mente una catena di ragionamenti che è chiamata Sillogismo*:</p>
<p>Il lavoro ti dà i soldi.<br />
Se non lavori non hai i soldi.<br />
Il Dott. House lavora come escavatore psicologico.<br />
Io ho un emetofobia invalidante e mi risulta difficile trovare lavoro.<br />
Io vado dal Dott. House per uscire dall&#8217;emetofobia.</p>
<p>Conclusione:<br />
Chi dà i soldi al Dott. House se io non lavoro a causa dell&#8217;emetofobia?</p>
<p>Bisognerebbe chiederlo a Topo Gigio, ma ho paura della risposta.</p>
<p>*Ho liberamente riadattato il concatenamento delle frasi, con buona pace di Aristotele.</p>
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