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	<title>Emetofobia &#187; terapia</title>
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	<description>Conoscerla, capirla, superarla</description>
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		<title>Terapia Gratta e vinci</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 14:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Dr House]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver pubblicato questo post, probabilmente sparirò almeno fino alla prossima glaciazione, così, tanto per esser certi che la mia reputazione si rivergini per bene. Stanotte, mentre cercavo di acchiappare il sonno, ho elaborato una sorta di piano strategico per potersi curare con un terapista (di Paperopoli, probabilmente) nonostante la sempreverde siccità finanziaria. Il sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Gratta e vinci" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/gv.jpg" alt="" width="150" height="129" /><span style="color: #888888;">Dopo aver pubblicato questo post, probabilmente sparirò almeno fino alla prossima glaciazione, così, tanto per esser certi che la mia reputazione si rivergini per bene. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </span></p>
<p>Stanotte, mentre cercavo di acchiappare il sonno, ho elaborato una sorta di piano strategico per potersi curare con un terapista (di Paperopoli, probabilmente) nonostante la sempreverde siccità finanziaria.</p>
<p>Il sistema è semplice, non richiede l&#8217;utilizzo di lombi e parti anatomiche poco battute dal sole, né pagamenti in natura (prodotti caseari o frutta e verdura scappata dalle casse dei banchi al mercato).</p>
<p><strong>Si chiama &#8220;Terapia Gratta&amp;Vinci&#8221;.</strong><br />
Si va dal proprio psicologo/psichiatra/santone di fiducia e si stipula una sorta di contratto tra le parti. A titolo d&#8217;esempio chiamerò le parti A e B: <strong>A sta per paziente, B sta per psicocologo/psichiatra/santone.</strong></p>
<p>Funziona così: B elargisce sedute gratuite ad A, A si impegna a comprare un gratta e vinci da cinque euro ogni settimana, se ci sarà una vincita, di qualsiasi somma ed entità, si farà a mezzi, tranne quando la somma vinta corrisponde al totale delle sedute effettuate da B.</p>
<p><span id="more-1603"></span>Esempio.<br />
Se una seduta di B costa 80 euro, e A ne fa due gratis, il prezzo che dovrebbe pagare A sarebbe di 160 euro.<br />
Se alla terza seduta, dal gratta e vinci si ricaveranno 160 euro tonde tonde, allora A le darà interamente a B.<br />
Se, invece, si ricaveranno 200 euro, 160 andranno comunque a B.<br />
Se si ricaveranno 500 euro, allora sia A che B prenderanno 250 euro ciascuno.<br />
Ovviamente la grattata* avverrà in seduta, in presenza delle due parti.</p>
<p>E&#8217; ovvio che B rischia di non vedere soldi per molto tempo, quindi è naturale che al momento della vincita, se questa supera di netto i soldi che A deve a B, si fa a mezzi.</p>
<p>Chiaro, no?<br />
Sì, be&#8217;, ci sono delle cose da sistemare, però potrebbe essere un&#8217;idea per curarsi senza dover chiedere l&#8217;elemosina (e la key phrase qui è: &#8220;curarsi senza dover chiedere l&#8217;elemosina&#8221;).<br />
L&#8217;unica incognita sarebbe la legalità dell&#8217;affare, voglio dire: <strong>si può barattare la terapia con la fortuna?</strong></p>
<p>Ci vogliono almeno quattro facce da culo per andare da un professionista e proporgli di giocarsi la propria professionalità  al gratta e vinci, però, considerando la possibilità di vincere una cifra che supera il costo delle sedute stesse, penso che la professionalità se ne farebbe una ragione, soprattutto se sdraiata sulle bianche spiagge delle Isole Vergini a bere Mojito.</p>
<p>Ve lo dico subito: io non ho tutte &#8216;ste facce da culo per proporre una cosa simile ad House, spero che approdi nel blog e se la legga da solo, magari poi mi chiama per fissare un incontro&#8230;o anche per dirmi di dimenticarlo per sempre. Chi lo sa. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Sarebbe una svolta incredibile, no, sarebbe fantastico: mi permetterebbe di continuare la terapia, <strong>ma soprattutto di non passare altre notti a escogitare sistemi scemi per potermi curare.</strong></p>
<h5><strong>*</strong>Mi premieranno per l&#8217;abuso di termini ambigui, prima o poi.</h5>
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		<title>Impegno unidirezionale</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 08:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo leggo spesso: &#8220;sono andato da X psicologi, ma non sono riusciti a guarirmi&#8221;. Lo penso spesso:&#8221;non hai ritenuto nemmeno per un istante che forse sei tu a non prendere la terapia nel modo giusto?&#8221; Non lo dico, non per paura, ci mancherebbe, ma perché sono abbastanza navigata da capire che un commento del genere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Sibilla Cumana" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/sibilla.jpg" alt="" width="150" height="181" />Lo leggo spesso: &#8220;sono andato da X psicologi, ma non sono riusciti a guarirmi&#8221;.</p>
<p>Lo penso spesso:&#8221;non hai ritenuto nemmeno per un istante che forse sei tu a non prendere la terapia nel modo giusto?&#8221;</p>
<p>Non lo dico, non per paura, ci mancherebbe, ma perché sono abbastanza navigata da capire che un commento del genere verrebbe recepito come un cazzotto in un occhio già livido.</p>
<p>Prima di andare dal Dr House, ho avuto anche io le mie delusioni, poiché ritenevo che l&#8217;unico impegno era quello di sedersi, raccontare quanta paura mi faceva il vomito, aspettare l&#8217;oracolo, pagare e tornare a casa. Sapevo che in tutto questo c&#8217;erano delle discrepanze, tuttavia continuavo, perché per me era il massimo che potessi fare.</p>
<p>Toppavo. Di grosso, anche.</p>
<p><strong>Il terapista non è una sibilla, è una lampada che ha il compito di illuminare cose che noi da soli non siamo riusciti a vedere all&#8217;interno della stanza in cui ci siamo rinchiusi. Gli occhi ce li dobbiamo mettere noi, ma se li teniamo chiusi, il terapista non può fare nulla.</strong><br />
<span id="more-673"></span></p>
<p>Da quando ho conosciuto il Dr House, mi sono procurata tanti di quei lividi da sembrare un dalmata. Sto sbattendo ovunque, ed è normale  che sia così. Lui ha puntato la lampada, ma io ho paura di filare dritto, così vado addosso quasi volontariamente a tutta la mobilia presente nella stanza. Anche questo è normale: passare da una mentalità all&#8217;altra non è facile, ma è molto facile trovare rassicurazioni nel passato, anche se doloroso, poiché è l&#8217;unico che si conosce bene.</p>
<p>&#8220;Guarda che ti sfonda&#8221;, mi ha detto l&#8217;amica che mi ha consigliato di andare da lui.<br />
E lo sta facendo, mi sta sfondando, ma è per questo che lui mi piace. Sarò forse una masochista psicologica? Può darsi, ma da lui non voglio frasi magiche o pacchette sulle spalle, quelle le lascio agli amici.</p>
<p>Quando entro nello studio, so che ne uscirò con spunti di riflessione importanti, ed è proprio per questo che prima di entrare ho una paura folle. Ho paura che lui punti la sua lampada su qualcosa che io ancora non voglio guardare, ma poi mi viene a prendere nella sala d&#8217;aspetto e mi rendo conto che lui il suo compito lo sta facendo al meglio, sono io che devo impegnarmi ad osservare gli oggetti nella stanza senza giudicare, senza considerarli giusti o sbagliati, buoni o cattivi.</p>
<p>Oggi mi rendo conto di quanto poco sa il Dr House della mia vita, semplicemente perché non me l&#8217;ha fatta raccontare:  si è concentrato su quello che io vivo ora, adesso, in questo momento, così, senza tornare indietro, perchè, per come la si vuole mettere, io non posso guarire il passato, ma salvare il presente.</p>
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		<title>Il metodo urto</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 13:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[percorso]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Molte volte ho sentito dire dalle persone: &#8220;Eh, dai, vomiti una volta e non ci pensi più&#8221;, e finchè la proposta viene dalle persone che non comprendono appieno il problema dell&#8217;emetofobia, si può anche avere una reazione più o meno serena, ma quando lo si sente da persone emetofobiche da tanti anni, la cosa ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molte volte ho sentito dire dalle persone: &#8220;Eh, dai, vomiti una volta e non ci pensi più&#8221;, e finchè la proposta viene dalle persone che non comprendono appieno il problema dell&#8217;<strong>emetofobia</strong>, si può anche avere una reazione più o meno serena, ma quando lo si sente da persone emetofobiche da tanti anni, la cosa ti lascia perplessa. Io sono sempre più convinta che una volta raccontata la nostra esperienza in internet o da qualsiasi altra parte, una volta essersi messi in primo piano o in &#8220;vista&#8221; riguardo l&#8217;<strong>emetofobia</strong>, automaticamente ci assumiamo una responsabilità non scritta che ci deve far riflettere il più possibile prima di scrivere e quindi dire alcune cose, non ci limita nei momenti di sfogo, ma ci aiuta a ragionare su quello che di più giusto si può esportare a terzi.</p>
<p>Io sinceramente mi rendo responsabile di quello che sto per dire, ovvero che il metodo &#8220;urto! Vomiti una volta e non ci pensi più&#8221; non funziona assolutamente, non quando l&#8217;<strong>emetofobia</strong> è al suo stato galoppante.</p>
<p><span id="more-112"></span></p>
<p>E&#8217; convinzione di molti quella di ritenere che una fobia la si superi affrontandola violentemente, come se una ferita si potesse rimarginare scavandoci dentro; come le ferite, l&#8217;<strong>emetofobia</strong> ha bisogno di fare un suo percorso preciso che non passa dal vomitare una sola volta per superarla. Come è scritto ovunque, io non sono una psicologa, non posso sapere perfettamente i percorsi idonei per affrontare e vincere, ma sono certa che non è questo il metodo, tantomento quando si ritiene che mettersi due dita in gola possa aiutare a capire che vomitare non è nulla. Quest ultimo è il messaggio più sbagliato che si possa mandare, passi il fatto che nessun emetofobico lo farebbe mai, ma non è mai salutare mettersi le dita in bocca per vomitare se il corpo non ne sente la necessità. Il vomito deve venire da solo, solo in rarissimi casi si può indurre, ma mai e poi mai per superare una fobia come l<strong>&#8216;emetofobia.</strong></p>
<p>Ancora peggio è quando qualcuno che ci è vicino ci istiga a farlo, anche se a fin di bene non è mai un bene se la persona non è moralmente pronta a fare una cosa, purtroppo il vomito quando viene non lo si può controllare anche se siamo emetofobici dalla nascita e non abbiamo mai vomitato, è male respingerlo, è male provocarlo. Le terapie d&#8217;urto servono per le paure e non per le fobie vere e proprie che devono essere affrontate percorrendo una via dura, ma non traumatica. Credere che fatto una volta passi per sempre è solo un utopia, se si ha veramente l&#8217;<strong>emetofobia </strong>si è anche consapevoli che non è il vomito il nemico da combattere ma qualcosa che abbiamo dentro e che non vogliamo in qualche modo che esca fuori a mostrare le nostre debolezze o i nostri limiti. Affrontarla in questi termini fa più male di un trattamento urto, ma a differenza di quest ultimo spesso e volentieri se ne esce sempre vincitori. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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