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	<title>Emetofobia - Blog sull&#039;emetofobia - Paura di vomitare &#187; terapia interrotta</title>
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		<title>Con un House in meno</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 10:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Dr House]]></category>
		<category><![CDATA[terapia interrotta]]></category>

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Come sono riuscita a non trasformare lo studio in una vasca di lacrime non lo so. Ma tant&#8217;è, alla fine sono riuscita ad uscire sulle mie gambe.
Certo, lui non mi ha aiutata. Poteva fare qualcosa per dimostrarmi che non gliene fregava niente della mia dipartita terapistica, che, anzi, per lui era un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì ho salutato House.<br />
Come sono riuscita a non trasformare lo studio in una vasca di lacrime non lo so. Ma tant&#8217;è, alla fine sono riuscita ad uscire sulle mie gambe.<br />
Certo, lui non mi ha aiutata. Poteva fare qualcosa per dimostrarmi che non gliene fregava niente della mia dipartita terapistica, che, anzi, per lui era un sollievo non avermi più tra gli appuntamenti del venerdì. Invece no, mi ha esplicitamente mostrato di esserne dispiaciuto e amareggiato.</p>
<p>Quando vieni tranquillamente e felicemente abbandonato da chi ti ha messo al mondo, ti aspetti che nessuno si dispiaccia se ad un certo punto sei tu a toglierti di torno. E&#8217; più facile preventivare un&#8217;espressione sbiadita, magari anche uno sbadiglio, che due occhi pieni di di interrogativi riguardo una decisione così inaspettata e fuori da ogni logica.</p>
<p>Mi ha strappato dalle mani la mia vincente arma del &#8220;tanto lo sapevo che non gliene fregava niente di me&#8221;, quella che mi proteggeva la mucosa emotiva da delusioni e scoramenti. Nessuna aspettativa, nessun dolore.</p>
<p>Quella di lasciarlo è stata una &#8220;scelta&#8221; che non mi sta facendo per niente bene, non ho ancora metabolizzato la cosa: ho come la sensazione che sia stato tutto uno scherzo. Sono in attesa di vedere uscire un omino intransitivo che mi dice &#8220;sei su scherzi a parte&#8221; e tutti che battono le mani, io che rido e piango di commozione mentre do dei simpatici schiaffetti ai complici dello scherzo.<br />
Ma più mi guardo intorno e più mi rendo conto che non c&#8217;è nessun omino intransitivo con il cartello, nessuno batte le mani e io non rido, ma piango di rabbia mentre mi è più chiara la verità:</p>
<p><strong>ho proprio lasciato il Dr House, venerdì.</strong></p>
<p><strong><span id="more-970"></span></strong>Ieri stavo pensando alla mia vecchia psicologa. Vecchia in tutti i sensi possibili.<br />
L&#8217;ultima volta che l&#8217;ho vista, i dinosauri non erano ancora estinti. Sulla carta, però, sono passati solo dieci mesi. Mi ricordo di averla incontrata sotto il suo studio, per me House era solamente il medico zoppo del telefilm.</p>
<p>Sapevo che lei non era la persona adatta per accompagnarmi verso la porta d&#8217;uscita dall&#8217;emetofobia, ma ci andavo lo stesso. Giusto per avere la sensazione di non essere statica e passiva verso la fobia. Adesso mi rendo conto di quanto tempo ho perso.<br />
Lei è stata sempre gentile e disponibile con me, tuttavia, ad un certo punto, si è dovuta rendere conto che non poteva fare molto, infatti mi virò verso un comportamentista che io in realtà non ho mai visto.</p>
<p>Poi arrivò House.<br />
Un colpo di fulmine, medicalmente parlando.<br />
Un uomo. Avevo scelto sempre terapiste donne perché pensavo che riuscissero a capire totalmente la mia situazione. Avevo ragione: mi hanno compresa, ma non sono state capaci di darmi gli strumenti per superare l&#8217;emetofobia.<br />
Mi hanno dato il loro tempo, del Tu, il loro numero privato, &#8220;chiamami a tutte le ore&#8221;, i visi contriti mentre raccontavo il dolore dell&#8217;infanzia, tante belle spiegazioni sul perché siamo fatti così, pacche sulle spalle, riduzioni pesanti di tariffa, un passaggio in macchina, un libro per natale, una maglietta per il compleanno, ma non quello che io cercavo: <strong>qualcuno che mi prendesse e mi sbattesse al muro costringendomi ad osservare senza darmi troppe spiegazioni, che mi impedisse in tutti i modi di perdere tempo a chiedermi il perché, che mi inducesse a stare zitta, a privarmi del giudizio e di quella stramaledetta doverizzazione che mi costringeva ad essere al top anche quando ero sei metri sotto terra.</strong></p>
<p>Il Dr House era quello che cercavo:<strong> un medico pratico che non cartellonava metafore ad effetto in pieno stile Morelli. Lui non si limitava a capirmi, andava oltre.<br />
</strong></p>
<p>E poi rideva delle mie battute, cosa che, devo ammetterlo, all&#8217;inizio mi ha fatto dubitare della sua integrità professionale, ma che alla fine si è rivelato un forte punto d&#8217;incontro tra me, femmina 25enne vomitofobica, e lui, uomo/pischiatra di  età non pervenuta, con un forte rifiuto nel farsi beccare con indosso gli occhiali da vista.</p>
<p>In poco tempo ho abbandonato i &#8220;perché&#8221;, i &#8220;devo essere così&#8221; e tutti quegli assurdi dettami sul &#8220;giusto&#8221; e &#8220;sbagliato&#8221; applicati alla mia personalità. Mi ha liberata, ma non completamente. La terapia non era finita.</p>
<p>E già, non era finita, ma adesso ho dovuto farla finire. Una terapia a metà. A metà, una costante della mia vita.</p>
<p>Ieri sera mi ha chiamato mia madre dicendo che c&#8217;era qualcosa per me da parte di Google (io non vivo con lei), quando Google mi manda &#8220;cose&#8221;, di solito sono assegni per le pubblicità che ospito sui miei siti. Ed è stato strano, perché le altre volte, il primo pensiero che baluginava quando sapevo dell&#8217;arrivo di un assegno, erano tante immagini sfocate di libri che avrei potuto comprare con quei soldi. Ieri, mentre mia madre apriva la busta (essendo mono-mano funzionante), avevo solo un&#8217;unica nitidissima immagine fissa, grande come se fosse proiettata sullo schermo di un cinema: io che telefono al Dr House e gli dico &#8220;non è finita, non è finita proprio per niente&#8221;.</p>
<p>In seguito, quello che io pensavo fosse un assegno si è rivelato solo una pubblicità. L&#8217;immagine di me al telefono con House è sparita.<br />
Chiusa la chiamata con mia madre, mi sono lasciata andare sul divano. Ho preso in mano il blocco (il  &#8220;libro nero&#8221;)  su cui House mi faceva scrivere le mie sensazioni e ho notato qualcosa che mi ha profondamente turbata.</p>
<p><strong>Non ci sono più fogli, il blocco è finito.<br />
</strong></p>
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