Terapia Gratta e vinci

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (10)
27
May
2010

Dopo aver pubblicato questo post, probabilmente sparirò almeno fino alla prossima glaciazione, così, tanto per esser certi che la mia reputazione si rivergini per bene. :D

Stanotte, mentre cercavo di acchiappare il sonno, ho elaborato una sorta di piano strategico per potersi curare con un terapista (di Paperopoli, probabilmente) nonostante la sempreverde siccità finanziaria.

Il sistema è semplice, non richiede l’utilizzo di lombi e parti anatomiche poco battute dal sole, né pagamenti in natura (prodotti caseari o frutta e verdura scappata dalle casse dei banchi al mercato).

Si chiama “Terapia Gratta&Vinci”.
Si va dal proprio psicologo/psichiatra/santone di fiducia e si stipula una sorta di contratto tra le parti. A titolo d’esempio chiamerò le parti A e B: A sta per paziente, B sta per psicocologo/psichiatra/santone.

Funziona così: B elargisce sedute gratuite ad A, A si impegna a comprare un gratta e vinci da cinque euro ogni settimana, se ci sarà una vincita, di qualsiasi somma ed entità, si farà a mezzi, tranne quando la somma vinta corrisponde al totale delle sedute effettuate da B.

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Impegno unidirezionale

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (1)
26
Oct
2009

Lo leggo spesso: “sono andato da X psicologi, ma non sono riusciti a guarirmi”.

Lo penso spesso:”non hai ritenuto nemmeno per un istante che forse sei tu a non prendere la terapia nel modo giusto?”

Non lo dico, non per paura, ci mancherebbe, ma perché sono abbastanza navigata da capire che un commento del genere verrebbe recepito come un cazzotto in un occhio già livido.

Prima di andare dal Dr House, ho avuto anche io le mie delusioni, poiché ritenevo che l’unico impegno era quello di sedersi, raccontare quanta paura mi faceva il vomito, aspettare l’oracolo, pagare e tornare a casa. Sapevo che in tutto questo c’erano delle discrepanze, tuttavia continuavo, perché per me era il massimo che potessi fare.

Toppavo. Di grosso, anche.

Il terapista non è una sibilla, è una lampada che ha il compito di illuminare cose che noi da soli non siamo riusciti a vedere all’interno della stanza in cui ci siamo rinchiusi. Gli occhi ce li dobbiamo mettere noi, ma se li teniamo chiusi, il terapista non può fare nulla.
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Il metodo urto

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (15)
4
Sep
2008

Molte volte ho sentito dire dalle persone: “Eh, dai, vomiti una volta e non ci pensi più”, e finchè la proposta viene dalle persone che non comprendono appieno il problema dell’emetofobia, si può anche avere una reazione più o meno serena, ma quando lo si sente da persone emetofobiche da tanti anni, la cosa ti lascia perplessa. Io sono sempre più convinta che una volta raccontata la nostra esperienza in internet o da qualsiasi altra parte, una volta essersi messi in primo piano o in “vista” riguardo l’emetofobia, automaticamente ci assumiamo una responsabilità non scritta che ci deve far riflettere il più possibile prima di scrivere e quindi dire alcune cose, non ci limita nei momenti di sfogo, ma ci aiuta a ragionare su quello che di più giusto si può esportare a terzi.

Io sinceramente mi rendo responsabile di quello che sto per dire, ovvero che il metodo “urto! Vomiti una volta e non ci pensi più” non funziona assolutamente, non quando l’emetofobia è al suo stato galoppante.

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