Non posso proprio capire

Scritto da: Pikadilly | In: Scemita | commenti Commenti (10)
24
Oct
2011

“Sai Pika, non puoi capire. Londra-è-straordinaria!”
“Eh…”
“No, guarda, è fredda come piace a te, ha quelle luci come piacciono a te, poi è piena di vetrine. Non puoi capire!”
“Eh…”
“Ho mangiato in certi ristoranti che lascia perde’!”
“Eh…”
“Ma poi si respira un’aria frizzante che ti invoglia ad uscire, fare, vedere, persino lavorare! Ecco, ti stimola! Mica come qui in Italia che qualsiasi cosa fai ti buttano giù! Non puoi capire, guarda!”
“Eh…”
“E poi…”
“No, fermati. Non posso capire, ho capito.”
“No, ma che ti sei offesa?”
“Chi? Io?”
“Eh…”
“No, per niente. Devo solo andare dal mendicante davanti il supermercato a raccontare quanto è fico mangiare tre volte al giorno, dormire farcendo un caldo letto e avere l’acqua corrente, anch’essa calda e risanante, che ti scorre addosso quando ti fai la doccia. Sono sicura che non può proprio capire!”

E se c’è una cosa che non posso veramente capire è perché certe persone (over 30, mica 15enni) devono strabordare oltre il limite nel raccontare un’esperienza vandandosi di averla vissuta, soprattutto con chi sogna di vivere una situazione simile ma al momento non può. E loro lo sanno, lo sanno benissimo.

 

 

PS: ovviamente il soggetto è stato abbondantemente fanculizzato. A 28 anni non mi permetto di mantenere questi contatti da asilo nido. Viaggiano, vedono il mondo, pensano di conoscerlo perché hanno pranzato a Soho o bevuto sake in un chiosco al centro di Tokyo, poi tornano qui e dimostrano in tutta la loro superficialità quanto del mondo non c’hanno capito un paiolo, principalmente perché non riescono a comprendere nemmeno il loro vicino di casa, figuriamoci 5 continenti interi. 

Ghe pensi mi

Scritto da: Pikadilly | In: Scemita | commenti Commenti (20)
9
Sep
2010

TortaSecondo me, quando ancora il mondo era un impasto di terre tutte unite, esisteva un’isola distaccata dal malloppo principale, un’isola chiamata sicuramente Isola di Scemenza.

C’erano alberi per gli scemi, animali per gli scemi, cibo per gli scemi. Tutto moddato per gli scemi.
La Pangea se la teneva lontana, ogni volta che l’isola si spostava verso di lei, Pangea alzava la gonnella e scappava dall’altra parte del mondo. Poi, però, il mondo è finito e l’isola di Scemenza ha finalmente toccato la terra ferma, e da allora gli scemi hanno abitato insieme alle persone normali, moltiplicandosi, anzi no, miliardoplicandosi.

E io ne conosco almeno una dozzina di questi discendenti di Scemenza. Tipo E.

Conosco E. da quando andavo a liceo, lei sa dell’Emetofobia.

E.: “Ti ho preparato un dolcino!”
Io: “Uh, ma grazie, non dovevi disturbarti, davvero…ti dispiace se lo mangio a casa?”
E.: “Ah, ancora non sei guarita dalla tua malattia?” (In una domanda di così poche parole, già ha srotolato due sfondoni.)
Io: “Ehm, no, il percorso è lungo…ci vuole un po’ di tempo…e poi ora non posso vedere House perché sono in carestia di soldi…”
E.: “Ah, ma ce la farai benissimo da sola…vedrai…”
Quel vedrai aveva un accento donvitocorleonesco…

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Eh, arriva l’Estate…

Scritto da: Pikadilly | In: Scemita | commenti Commenti (0)
12
Jun
2010

Cercare di capire i ragionamenti di chi sembra esistere solo perché avanzavano pelle e frattaglie è dura, molto dura, impossibile, direi. Tuttavia bisogna farlo, perché altrimenti ci si aliena almeno il 40% del genere umano, il che non sarebbe proprio un danno, e si rischia di considerarci vittime assolute della società, il che è proprio un danno.
Comunque, questa storia nasce dal racconto di una mia collega emetofobica, anche lei votata al digiuno pre e intro uscite.

Protagoniste: Lei e l’ingenua amica di sua madre.

Amica della madre: “Come va con quella paura…?”
Lei: “Va…sto andando da una terapista”.
Amica della madre: “Hai cominciato a mangiare qualcosina fuori?”
Lei: “No, ancora no…con  il caldo è ancora peggio…”
Amica della madre: “Lo immagino…ma tanto adesso arriva l’Estate, sole mare, uscite con gli amici, ti diverti e non ci pensi più.”

Qui siamo di fronte a tre scelte:

a) La signora scorpora completamente il concetto di caldo da quello di Estate.
b) Secondo lei, l’Emetofobia si prende le ferie come le impiegate delle poste.
c) Anche lei, in passato, è stata emetofobica, sì, una di quelle emetofobiche stagionali che stanno male solo nei giorni lavorativi invernali.

A voi la scelta.

E vabbe’, alla fine bisogna anche un po’ uscire dal nostro status di vittime incomprese e considerare che dall’altra parte c’è la voglia di sminuire il problema non per cattiveria, ma per una sorta di autodifesa o anche semplicemente per poca sensibilità. In fondo anche io non potrei mai capire veramente chi è cresciuto con un’intera norcineria sugli occhi e due montagne di cotton fioc inchiodate nelle orecchie.

Fermo restando che se fosse successo a me, le avrei come minimo chiesto quando ha cominciato a saltare da sola da un ramo all’altro.

Beata te

Scritto da: Pikadilly | In: Scemita | commenti Commenti (2)
31
Mar
2010

Alcune volte mi domando se siamo tutti prodotti finali dell’evoluzione della specie o se alcuni siano stati congelati da australopitechi e scongelati da italiani degli anni 2000.

Mi rifiuto categoricamente di ammettere l’esistenza di soggetti mentalmente sottosviluppati che, nonostante diplomi, lauree e supermegamaster riescono a dare risposte da scimmie antropomorfe.

Purtroppo, a causa dell’emetofobia ho perso tanti kg in poco tempo.”
“Beata te, ma come hai fatto? Io non riesco a perderne nemmeo uno, e sì che vado in palestra.”

Sì, be’, è come andare da un senza tetto a dire: “Oh, beato te che stai sempre all’aria aperta”.

Credo di non potermi abituare a risposte del genere. No, decisamente non voglio,  perché sono assurde, e la loro assurdità non va ignorata, va combattuta, spazzolata via, debellata come l’ebola.

Non dico che dietro quella voglia di dimagrire non ci sia un disagio pari, se non di maggiore entità, a quello provato a causa dell’emetofobia, però, signori, a pochi starnuti dai trenta, credo sia necessario imparare ad ascoltare senza discriminare o ignorare volutamente gli avverbi come purtroppo, prendendo in esame solo il quarto di frase che fa più comodo per lamentarsi o delinearsi come vittime uniche della sciagurata lotta contro la cellulite.

O se porprio risulta impossibile l’ascolto consapevole, basta semplicemente non rendermi destinataria dei traumatici scenari immaginativi in cui la soggetta di turno cammina sulla spiaggia lasciando godzillifere impronte dove gli uomini, anch’essi cretinoandanti, cadono pensando a quanto sarebbe bello se tutte le donne fossero come Adriana Lima.

Queste tematiche da sitarello per donnette annoiate possono starmi lontana milardi di anni, insieme agli australopitechi moderni, ovviamente.

Scemita

Scritto da: Pikadilly | In: Scemita | commenti Commenti (7)
6
Mar
2010

Certe volte, quando mi capita di parlare con determinati individui, mi domando seriamente: ma questo ce fa o ce è?

La risposta è quasi sempre “ce è”. Purtroppo.

Io proporrei a chi di dovere di creare alcune persone con una sorta di etichetta dietro il collo, qualcosa che ci indichi se il prodotto con cui stiamo parlando è un agglomerato di scemenza o un cervello assolutamente adatto ad assorbire ciò che diciamo, elaborare l’informazione e formulare una risposta appropriata, o magari stare semplicemente in silenzio. Cheèmeglio.

Credo che si possa fare, no? Mettere un tagliando informativo, una bollino blu come la Chiquita. Così, tanto per esser certi di non parlare con delle cistifellee deambulanti.
Spero proprio di sì, perché non vorrei trovarmi di nuovo nella condizione di dover sentire racconti simili a quello che sto per  presentare.

E a questo punto è doveroso puntualizzare che sconsiglio la lettura all’emetofobico troppo assorbente.

Incontro amica XYZ.
Si parla del più e del meno.
Ovviamente lei parla del più e del meno. Io ascolto subendo la moltiplicazione dei miei cosidetti e cercando la divisione dalla sua infernale incontinenza verbale.

Tra le varie cose, mi informa che lei non sapeva assolutamente del mio “problemino”.
Lo ha letto su Facebook e non vedeva l’ora di incontrami per chiedermi ragguagli.

Mentre cerco di spostare il focus della discussione su argomenti alla sua portata, ecco che arriva il raccontino “lo devi sentì, fa troppo ride…” Leggi tutto

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