Don’t wait
In Italy, la psicoterapia è ancora una maldicenza.
“Uh, ma hai sentito della trippona del terzo piano? Va dallo strizzacervelli!!”
“Ma che daVero?”
“Essì, io l’ho sempre detto che era ‘na pazza!”
“Pure io!”
Su un settimanale abbastanza famoso – e abbastanza idiota – ho letto un editoriale in cui il direttore afferma, con brada stupidità, che la nostra generazione andrebbe dallo psicologo alla prima lacrima.
Immancabile il return to the past, quello tipico di chi, incapace di spiegarsi un fenomeno, srotola il papiro dei tempi suoi, quando non c’era internet, non c’era Facebook, non c’erano i Pokemon e bla bla bla, ma stranamente non include mai nella lista i giornaletti sui quali scrive, dove la prima regola per essere vincenti esige una taglia 40 e un viso under 20 forever and ever.
Demonizzazione psicoterapia: completata.
Lavaggio di mani per togliere ogni traccia di responsabilità: pure.
In effetti ha ragione: siamo proprio dei rammolliti, non sappiamo più sopportare il dolore dell’anima e corriamo subito a farcelo togliere. Mi faccio talmente schifo per aver ingaggiato il Dr House che non ho più il coraggio di guardare in faccia il Winnie The Pooh acchiappettato sul mio comodino, lui non avrebbe mai fatto una cosa così terribile.
Mi domando se questi si siano mai interrogati sull’utilità di far star bene i singoli per migliorare la vita della comunità. Ovviamente no. Non c’arrivano, sono troppo concentrati a lasciare il dito puntato 24h su 24. E’ ‘na fatica mica da ridere.
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