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	<title>Emetofobia - Blog sull&#039;emetofobia - Paura di vomitare &#187; psichiatri</title>
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	<description>Blog sull&#039;emetofobia</description>
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		<title>Io devo, tu devi, egli deve</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 11:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni giorno ricevo e-mail e messaggi privati da persone che affermano più o meno la stessa cosa: &#8220;se raccontassi di questa mia paura, mi prenderebbero tutti per pazzo&#8221;.
Per me non è difficile capire i natali di questa paura, poiché, da quando ho aperto il blog su cui sto scrivendo, e da quando ho dichiarato apertamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Tu si pazz" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/pazz.jpg" alt="" width="150" height="212" />Ogni giorno ricevo e-mail e messaggi privati da persone che affermano più o meno la stessa cosa: &#8220;se raccontassi di questa mia paura, mi prenderebbero tutti per pazzo&#8221;.</p>
<p>Per me non è difficile capire i natali di questa paura, poiché, da quando ho aperto il blog su cui sto scrivendo, e da quando ho dichiarato apertamente di avere una relazione psicologica con uno psichiatra (al secolo Dr House), mi sono ritrovata a lottare contro silenzi e discorsi finto-premurosi partoriti da ex-amici che si sono allontanati dalla mia persona proprio perché avevano paura di farsi una brutta nomina, sia online che offline.</p>
<p><strong>Gli stessi che tempestavano i loro profili, blog e social di frasi di stima per la morte della poetessa Alda Merini.</strong></p>
<p><strong>Quindi posso capire perfettamente cosa si prova quando ci si trova a dover combattere non solo per poter uscire dalle nostre paure, ma anche per difenderci da giudizi che spesso compromettono pesantemente la vita lavorativa e sociale di una persona.<br />
</strong></p>
<p>Più vado avanti e più sono convinta che i giudizi, le critiche, le credenze che si rivolgono agli altri siano la dimostrazione di una mancanza di controllo sul proprio essere e sulla situazione stessa, allora si cerca di dominare la cosa ponendosi sopra le parti. Perché? Perché nel momento in cui ci si pone sopra le parti, ci si ritiene erroneamente immuni dall&#8217;influenza o dal potere che queste parti potrebbero avere su di noi, ma in verità abbiamo proprio paura che ci colpiscano senza avere la capacità di fermarle.<br />
<span id="more-767"></span></p>
<p>Le critiche, i giudizi, le prese per il culo rispettano tutte una sorta di regolamento che ci autoimponiamo da quando siamo marmocchi. Chi esce fuori da questo assolutistico regolamento, viene preso per pazzo o strano.</p>
<p>Basta pochissimo per essere considerati pazzi.<br />
Proviamo ad andare al supermercato alle dieci di mattina, prendiamo una confezione di preservativi e un pacco di pannolini per neonati. Osserviamo le reazioni delle persone.<br />
Ci sentiremo a disagio perchè moltissimi ci punteranno, anche solo con la coda dell&#8217;occhio, alla ricerca di un&#8217;altra prova che palesasse in loro l&#8217;idea di una nostra presunta pazzia o stranezza. Il linguaggio del corpo parlerebbe per loro.</p>
<p>Il disagio, però, non proviene dall&#8217;altro, ma da noi. Proviamo disagio perché incosapevolmente anche noi riteniamo ciò che stiamo facendo &#8220;fuori dalla regola&#8221;, altrimenti non ne sentiremmo nemmeno gli occhi degli altri addosso.<br />
La storia ce lo insegna ogni giorno. Se prima una donna con i pantaloni era tabù, oggi è considerato normale.</p>
<p>Se ci abituassero fin da piccoli a pensare che avere paura è naturale invece che da &#8220;deboli&#8221;, non sentiremmo la necessità di preservarci sani e forti agli occhi degli altri. Invece no, veniamo addestrati a non aver paura, ci indottrinano sul fatto che avere paura è inutile, ci dicono &#8220;non devi aver paura&#8221;. Ci raccontano storie in cui chi ha paura è lo sfigato e l&#8217;eroe, invece, è quello che combatte fino alla fine e non si arrende solo perché ha paura, anzi, l&#8217;eroe non ha paura. Ci dicono che si DEVE aver coraggio perché se no la società ci schiaccia, così cresciamo con l&#8217;idea che avere paura è sbagliato, che non si deve aver paura, che chi ha paura è perso, fallito, sfigato. Ed eccolo, il problema principe:</p>
<p><strong>il dovere. Il dovere di essere in un modo che non si è. Il dovere di&#8230;perché se no&#8230;<br />
</strong></p>
<p>Devo, devi, deve, dobbiamo, dovete, devono. Dovrei, dovresti, dovremmo, dovreste, dovrebbero.</p>
<p><strong>Le doverizzazioni. </strong></p>
<p>Pensiamoci bene. Quante volte al giorno ci viene detto o diciamo &#8220;dovresti, dovrei, devo, devi&#8221;? Una marea di volte.</p>
<p>Ma questo regolamento su come si DEVE vivere chi lo ha inventato?</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p>Nessuno.</p>
<p>Chi ha scritto che NON SI DEVE aver paura del vomito?</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p>Nessuno.</p>
<p><strong>Sono solo regole</strong>. La regola dice: &#8220;il vomito è naturale e inevitabile, quindi NON DEVI averne paura, altrimenti sei pazzo&#8221;.</p>
<p>E la stessa regola ci induce ad avere paura più di ciò che pensano gli altri e non di come ci sentiamo noi quando stiamo male o a quante cose rinunciamo a causa della paura. Ci concentriamo su ciò che facciamo mancare agli altri (uscite, cene fuori, viaggi) e non su ciò che a noi manca, senza considerare minimamente che quella doverizzazione ci causa paura sulla paura.</p>
<p>Sarebbe preferibile, invece, dirsi: &#8220;mi piacerebbe non avere paura di vomitare, ma visto che ce l&#8217;ho, cercherò di superarla senza sentirmi pazza o fuori di testa&#8221; oppure &#8220;sarebbe preferibile che gli altri non mi considerassero pazza, ma se così fosse, posso vivere benissimo lo stesso&#8221;.</p>
<p><strong>Cominciando a vedere la paura come una possibilità, e non come una catastrofe, riusciremmo a liberarci dal dovere di essere perfetti e senza macchie, smosciando la paura stessa.<br />
</strong></p>
<p>La regola che ho deciso di seguire io è una sola: permettermi di avere paura e prendermi la briga di raccontarlo al mondo, <strong>perché se il mondo si vuole illudere che la pazza sono io che ammetto e accetto la mia paura, e non lui che la nega e non l&#8217;accetta, be&#8217;, credetemi, chi continuerà a girare facendosi molto male non sarò io, ma lui.</strong></p>
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		<title>Una risposta completa che anticipa un confronto vocale</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 16:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[analisiti]]></category>
		<category><![CDATA[confronto]]></category>
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		<description><![CDATA[Con molta sorpresa oggi ho scoperto che gli autori del comunicato stampa citato nel precedente post, hanno risposto portando la loro voce in questo blog. La cosa non può farmi che piacere perchè significa che ci vuole essere un confronto, a quanto pare, non solo virtuale e a suon di articoli e commenti.
Nel rispondere vorrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con molta sorpresa oggi ho scoperto che gli autori del comunicato stampa citato nel precedente post, hanno risposto portando la loro voce in questo blog. La cosa non può farmi che piacere perchè significa che ci vuole essere un confronto, a quanto pare, non solo virtuale e a suon di articoli e commenti.</p>
<p>Nel rispondere vorrei precisare che anche io sono disponibilissima ad avere un confronto sia con la Signora Lacalamita che con il Dott. Mian. Aggiungo a questa premessa che la disponibilità dimostrata dal dottore è stata più volte esaltata da me sia nel forum che in questo spazio.<br />
<!--adsense--><br />
Precisata quest&#8217; ultima cosa, vorrei rivolgere le mie parole alla Signora Lacalamita (la chiamo signora e non dottoressa perchè lei non si definisce tale, quindi non so se effettivamente è dottoressa) che mi ricorda proprio la celerità con cui il Dottore mi rispose quella domenica di inizio primavera.<br />
Non ce n&#8217;era bisogno, so benissimo che il Dottore con me è stato subito disponibile e l&#8217;ho sempre detto e sottolineato, e anche nel post precedente lo dico chiaramente:</p>
<p><strong>Cito:</strong></p>
<p><em>&#8220;a pubblicizzare nel migliore dei modi un dottore che una domenica sera mi aveva gentilemnte e protamente risposto ad una delirante mail sulla mia storia, aveva preso la mia fiducia in quel modo, rendendosi disponibile immediatamente ad ascoltare&#8221;</em></p>
<p>Non solo, nel vecchio forum ero stata io a portare il suo nome tra gli utenti che non lo conoscevano, parecchie persone mi han mandato mail in cui mi chiedevano il nome del dottore che citavo sempre, quindi può immaginare la stima che ho nei confronti di questa persona.</p>
<p>Inoltre, come sia il forum che questo blog possono testimoniare, <strong>NON ho mai parlato di buoni propositi non supportati dalla scienza, in ogni parte del forum e del blog c&#8217;è scritto di non sperare di curarsi attraverso un forum/blog,</strong></p>
<p>Alcuni giorni fa una ragazza  è venuta a dirci che non si fidava del suo psicologo, ecco la mia risposta:</p>
<p><span id="more-137"></span><strong>Cita:</strong></p>
<p><em>&#8220;Riguardo al tuo dottore, be, solo tu sai quando perdi fiducia in lui, noi non possiamo permetterci di dire di non andarci più, <strong>ma non lo vogliamo nemmeno fare</strong>, l&#8217;unica a decidere se è il caso di continuare sei tu, allo stesso tempo devi però parlare con lui perchè è bene che lui sappia cosa pensi del suo lavoro su di te.</em></p>
<p><em>Non smettere di andarci, parlane con lui e risolvete insieme.&#8221;</em></p>
<p>Risposta coadiuvata da quella di altri utenti che non hanno consigliato alla ragazza di non andare, anzi, ma di parlare con il proprio analista.</p>
<p>Sulla questione &#8220;aggiungere paure&#8221;, sono completamente d&#8217;accordo con voi. E&#8217; vero, il nostro forum potrebbe ledere in questo senso, io stessa ho temuto di cominciare ad aver paura dei virus intestinali, paura alla quale non ho permesso di prendere piede.</p>
<p>A proposito delle armi che &#8220;un malato non ha&#8221;, questa, perdonatemi, mi fa veramente pensare. Un malato, parola che io non uso nemmeno per chi sta per morire, ha molte più risorse di quanto si riesca ad immaginare, un malato pensa più di quanto portrebbe fare da sano, e se è vero che a volte, molte volte, non può consigliare gli altri, è anche vero che nel nostro forum, i ragazzi che stanno più male non consigliano niente a nessuno e se lo fanno sono consapevoli che ciò che dicono va a ledere o a sostenere un&#8217;altra persona che ha più o meno il loro stesso problema, e quì entra in gioco la moderazione. La moderazione dei forum serve a questo, ci sono cose che sotto l&#8217;occhio degli admin non passano, quando ci accorgiamo che si stanno prendendo strade sbagliate interveniamo. Proprio su questo mi chiedo: visto che noi admin siamo &#8220;malati&#8221; e non possiamo essere lucidi nel moderare il nostro forum perchè non aiutarci portando la scienza? Ho visto mille altri forum di persone che in collaborazione con gli scienziati hanno messo in piedi comunità non solo utili ma che sono diventate punti di riferimento, punto d&#8217;incontro tra scienza ed esperienza.</p>
<p>Non mi parlate di esperienza, sono emetofobica aperta da sette anni, cinque mesi passati a capire quanti ceppi di emetofobia ci sono e a scoprire che ce ne sono una marea, leggendo le esperienze altrui ho potuto affrontare la mia in maniera meno chiusa, prima, ai tempi della mail delirante, mi ritenevo completamente pazza, oggi mi ritengo una persona che ha un problema serio, che non lo nasconde, che non lo evita, che non lo fa vincere, che non lo esalta, ma che non lo teme, che non pensa che parlarne sia l&#8217;unica via. Questi, scusatemi,  non sono solo buoni propositi, sono traguardi che con molta fatica ho raggiunto lavorando su quello che avevo a disposizione, un passato da capire, un presente da affrontare, un futuro da rendere meno terribile e una fobia che gli specialisti che ho incontrato non conoscevano. Che potevo fare? Io i soldi per venire da lei, Dottore, non li avevo, l&#8217;unica risorsa era scoprire di che si trattava e spiegarla io stessa ai miei psicologi, e così ho fatto.<br />
<!--adsense--><br />
Nessuno si bea di nulla, nessuno dice &#8220;forse&#8221;, proprio in questo blog dico che dall&#8217;emetofobia si guarisce, lo dico io che non esco se non ho lo stomaco vuoto. Perchè lo dico? Perchè io ci credo! Perchè ho visto persone guarire da patologie sia fisiche che psicologiche molto più gravi e radicate, perchè crederci è l&#8217;unico modo per mettersi sulla via giusta. I &#8220;forse&#8221; per me non esistono quando si parla di <strong>emetofobia.</strong></p>
<p><strong>Nessuno ha mai detto di NON ANDARE O RIMANDARE IL COLLOQUIO CON UNO SPECIALISTA, è proprio quello che facciamo invece, INVITARE LE PERSONE A NON CHIUDERSI E A NON VEDERE LO PSICOLOGO (O SPECIALISTA) COME UN ALIENO CHE NON CAPISCE PERCHè NON HA L&#8217;EMETOFOBIA, ma a chiedere aiuto. Quante volte lo dobbiamo ripetere?</strong></p>
<p><strong>Cito: (www.emetofobia.it)<br />
</strong></p>
<p><em>&#8220;Coloro che lo gestiscono e lo moderano sono persone emetofobiche che  			non intendono sostituirsi a specialisti del settore, ma solo darvi  			la possibilità di parlare di questa patologia e di confrontare le  			nostre esperienze. Vi consigliamo anzi, di rivolgervi ad un  			professionista nel caso in cui vi riconosciate in questa patologia.&#8221;</em></p>
<p><strong>Cito: (www.emetofobiaonline.com)</strong></p>
<p><em>&#8220;Questa fobia deve essere curata da uno psicologo specializzato e non tra le pagine di un blog. Il blog non si pone come “guaritore”, ma come punto di incontro per tutti coloro che soffrono di <strong>emetofobia</strong>, il blog ha lo scopo di portare testimonianze e non fatti scientifici.</em></p>
<p><em>Tutti coloro che pensano di soffrire di questa fobia devono rivolgersi agli specialisti.&#8221;</em></p>
<p>E questi sono solo due citazioni delle mille che potrei fare per sottolineare, forse per l&#8217;ennesima volta, che nessuno porta nessuno lontano da specialisti, analisti, psicologi, psichiatri ecc ecc.</p>
<p>Quindi mi viene da pensare che non si non legge quello su cui ci si sta facendo la &#8220;guerra&#8221;, oppure dobbiamo cominciare a pensare che la lingua della scienza è differente dalla lingua dei &#8220;malati&#8221;.</p>
<p>Non so in che modo far capire che noi non stiamo lavorando per guarire, stiamo lavorando per parlare, per fare conoscere l&#8217;emetofobia a quei datori di lavoro che mi hanno licenziato perchè io non mangiavo fuori casa e non riuscivo a sostenere 9 ore di lavoro consecutove senza mangiare. Per farlo conoscere agli amici che pensavano che io fossi pazza, per farlo conoscere a tutti coloro che credono di essere pazzi. Questo è quello che noi facciamo, non guariamo nessuno, non consigliamo niente, ma ascoltiamo e raccontiamo quello che abbiamo fatto noi. Punto.<br />
<!--adsense--><br />
I miei consigli, e vi invito nel forum, nel blog e via dicendo, non sono mai stati deliranti, sono una persona che nonostante l&#8217;emetofobia riesce a capire quello che deve o non deve dire, io stessa ho sempre affermato che  abbiamo delle responsabilità nei confronti di chi leggeva e che non possiamo permettere di passare messaggi non produttivi.</p>
<p>Per quanto riguarda la mail. Quella mail l&#8217;ho mandata lo stesso giorno in cui ho scoperto la parola <strong>emetofobia</strong>, quindi, mi perdonatemi, ma di acqua sotto i ponti ne è passata, ho maturato una consapevolezza che mesi e mesi fa non avevo, attenzione, ho detto consapevolezza, da non confondersi con parole che non ho pronunciato. Ringrazio la Signora Lacalamita di aver messo in dubbio anche le risposte che potrei dare ai miei utenti.</p>
<p>Con questo anche io sono disponibilissima a tutti i confronti vocali e non.</p>
<p>Nel ringraziarvi di aver portato la vostra opinione in questo blog, mi auguro di poter raggiungere un punto d&#8217;incontro dove la scienza non vieta moralmente, ma aiuta a capire.</p>
<p>Grazie.</p>
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