Addio o arrivederci, Dr House?
Lo stato d’animo con cui scrivo questo post oscilla tra l’imbestialito e l’incarognito. Non so nemmeno io definire che sensazioni provo in questo momento, ma una cosa è certa: qualcuno si pentirà di avermi messo i bastoni tra le ruote per 26 anni consecutivi.
Potrò sembrare iperpolemica, infantile, ignorante, come volete, non importa. Non più, ormai.
La diplomazia con la quale ho cercato di scrivere fino a questo momento ha sempre indorato la realtà che vivo giorno per giorno a causa dell’emetofobia, ma sopratutto a causa dell’emetofobia applicata alla società di perbenisti del cazzo che danno la possibilità ad un’assassina come Erika De Nardo di studiare e a me un calcio in culo solo perché sto male e perché, quando mia madre era su una sedia a rotelle, non l’ho accoltellata o soffocata nella vasca.
Sono talmente indignata che l’emetofobia non mi fa più schifo di questa società di ipocriti perbenisti e santocchi che vanno ad Haiti a fare gli eroi, fottendosene del vicino di casa che sta moralmente e fisicamente crollando!! (E non leggetela come se stessi dicendo che gli haitiani devono schiattare sotto i massi.)
Il prossimo venerdì dirò un addio/arrivederci al Dr House perché non posso più permettermi di pagarlo. Va bene. No, davvero, va bene. Mi rendo perfettamente conto di non far parte di quella cricca di criminali da salvare, semplicemente perché io non sono una criminale. Basta saperlo, no? Io lo so: non ho alcun diritto di guarire dall’emetofobia. Non è difficile da capire.
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