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	<title>Emetofobia &#187; perché ho l&#8217;emetofobia?</title>
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	<description>Conoscerla, capirla, superarla</description>
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		<title>Whyland: la città dei perché</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 18:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[perché ho l'emetofobia?]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché mi è venuta l&#8217;Emetofobia? Perché a me e non ad un altro? Perché proprio l&#8217;Emetofobia e non una paura meno pidocchiosa? Perché si ha paura di vomitare? Queste domande, nel corso degli anni, sono entrate &#8211; senza bussare &#8211; nella parte del cervello abusata dai ragionamenti, quella parte in cui tutto deve categoricamente trovare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché mi è venuta l&#8217;<strong>Emetofobia</strong>? Perché a me e non ad un altro? Perché proprio l&#8217;<strong>Emetofobia</strong> e non una paura meno pidocchiosa? Perché si ha <strong>paura di vomitare</strong>?</p>
<p>Queste domande, nel corso degli anni, sono entrate &#8211; senza bussare &#8211; nella parte del cervello abusata dai ragionamenti, quella parte in cui tutto deve categoricamente trovare una spiegazione logica e commestibile.<br />
Io l&#8217;ho chiamata Whyland.</p>
<p>A Whyland vanno a finire tutti i pensieri rampicanti le cui spine sono una sfilza di &#8220;perché&#8221;.</p>
<p>In questo caso, però, i &#8220;perché&#8221; sono le case in cui i pensieri dimorano, e si dividono in tre gruppi:<br />
a) le casette finite<br />
b) le casette ancora da completare<br />
c) le casette distrutte da terremoti inaspettati (crescita, altri ragionamenti ecc ecc.)</p>
<p>Le casette del tipo A vengono assegnate alle questioni che hanno trovato un loro &#8220;perché  assodato&#8221;, indiscutibile: è così e basta.<br />
Es. Le borse della Benetton sono fantastiche perché sono fantastiche. Spiegazione più che logica.</p>
<p>Le casette del tipo B sono quelle occupate momentaneamente dalle questioni in attesa di un &#8220;perché&#8221;: il perché non lo so, ma prima o poi lo trovo.<br />
Es. Devo comprare QUELLA borsa della Benetton perché&#8230;</p>
<p>Le casette del tipo C , invece, sono crollate sopra le teste delle questioni ritenute finite, ovvero quelle dell &#8216; &#8220;ex perché assodato&#8221;.<br />
Es. Ho comprato queste quattro borse della Benetton perché potrebbero servirmi per quando vincerò l&#8217;Oscar, il Pulitzer, Il David e  il Nobel per la migliore cliente della Benetton.EH.</p>
<p>I miei &#8220;perchè&#8221; sono sempre stati dei nomadi: più andavo avanti e più mi rendevo conto che alcuni evolvevano a &#8220;perchè&#8221; assodati, altri crollavano inesorabilmente.</p>
<p><span id="more-285"></span>In queste due settimane, però,  ho pensato molto al ruolo dei &#8220;perché&#8221; nella mia vita. Fino a ieri mi sentivo intelligente perché &#8211; &#8220;eccolo&#8221; direbbe il mio Dott. House &#8211; sapevo dove si abbeverava la mie <strong>emetofobia</strong>, eppure vedevo che non succedeva nulla: lei era sempre lì, china, con la linguetta vibrante sull&#8217;acqua stagna mio passato. Sapevo i &#8220;perché&#8221;, ma non sapevo come usarli a mio vantaggio (citazione rubata da Skipper di Madagascar, rimasticata per questo trattato sui &#8220;perché&#8221;, nnr*).</p>
<p>Capire i &#8220;perché&#8221; è un pò come mettersi a studiare vocabili più desueti: lo faremmo  con la consapevolezza d&#8217;imparare qualcosa di &#8220;nuovo&#8221; e di utile, ma che non potremmo utilizzare parlando con le persone.<br />
Ecco, la mia <strong>Emetofobia</strong> nasce da un vocabolo andato a male, venuta fuori da uno, due, cento &#8220;perché&#8221; che non troveranno mai un lavoro nel percorso che sto facendo verso la &#8220;normalità&#8221;.</p>
<p>In verità, i miei &#8220;perché&#8221; sono sempre stati disoccupati: non ho fatto altro che mantenerli nelle casette gran lusso di Whyland. Facevano la bella vita grazie ai pensieri che io dedicavo loro, credendoli non solo assodati, ma anche insidpensabili per uscire dall&#8217;<strong>Emetofobia.</strong><br />
Ma lo so: non ho sbagliato in questo, non del tutto almeno.</p>
<p>Non li demonizzo, perché &#8211; &#8220;ce rifamo?&#8221;, direbbe sempre il mio Dott. House &#8211; infondo sono serviti a non lasciarmi sopraffare da atteggiamenti ritenuti da me il must del giusto nei confronti degli altri: capito il perché di alcune cose, ho potuto migliorare. E&#8217; come le malattine fisiche, individuato il perché, si passa alla cura.</p>
<p>Con la mia <strong>Emetofobia</strong>, però, non ha funzionato: capire i perché mi è servito a chiudere un capitolo dopo averlo accettato; ora ho bisogno dei &#8220;Come&#8221;, del Come raggiungere quello che gli emetofobici amano definire &#8220;normalità&#8221;.</p>
<p>Lo capirò.</p>
<p>Dopotutto, se sono riuscita a costruire un impero immobiliare sui &#8220;perché&#8221;, riuscirò anche a capire i come poter amministrare i cittadini onesti (i &#8220;perché&#8221; consolidati), quelli abusivi (i &#8220;perché&#8221; è del &#8220;cambio casa quando mi gira il&#8230;&#8221;) e quelli rimasti senza un tetto, che evidentemente si ritenevano tanto forti da rinunciare ad investire in un&#8217;assicurazione sulla casa.</p>
<p>Alla faccia di chi mi diceva che al massimo potevo aspirare a diventare il sindaco di Paperopoli. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>*nnr= Nota non richiesta</p>
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