Whyland: la città dei perché
Perché mi è venuta l’Emetofobia? Perché a me e non ad un altro? Perché proprio l’Emetofobia e non una paura meno pidocchiosa? Perché si ha paura di vomitare?
Queste domande, nel corso degli anni, sono entrate – senza bussare – nella parte del cervello abusata dai ragionamenti, quella parte in cui tutto deve categoricamente trovare una spiegazione logica e commestibile.
Io l’ho chiamata Whyland.
A Whyland vanno a finire tutti i pensieri rampicanti le cui spine sono una sfilza di “perché”.
In questo caso, però, i “perché” sono le case in cui i pensieri dimorano, e si dividono in tre gruppi:
a) le casette finite
b) le casette ancora da completare
c) le casette distrutte da terremoti inaspettati (crescita, altri ragionamenti ecc ecc.)
Le casette del tipo A vengono assegnate alle questioni che hanno trovato un loro “perché assodato”, indiscutibile: è così e basta.
Es. Le borse della Benetton sono fantastiche perché sono fantastiche. Spiegazione più che logica.
Le casette del tipo B sono quelle occupate momentaneamente dalle questioni in attesa di un “perché”: il perché non lo so, ma prima o poi lo trovo.
Es. Devo comprare QUELLA borsa della Benetton perché…
Le casette del tipo C , invece, sono crollate sopra le teste delle questioni ritenute finite, ovvero quelle dell ‘ “ex perché assodato”.
Es. Ho comprato queste quattro borse della Benetton perché potrebbero servirmi per quando vincerò l’Oscar, il Pulitzer, Il David e il Nobel per la migliore cliente della Benetton.EH.
I miei “perchè” sono sempre stati dei nomadi: più andavo avanti e più mi rendevo conto che alcuni evolvevano a “perchè” assodati, altri crollavano inesorabilmente.






