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	<title>Emetofobia &#187; paura di vomitare</title>
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	<description>Conoscerla, capirla, superarla</description>
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		<title>I bambini dell&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 12:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[paura di vomitare]]></category>

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		<description><![CDATA[A tutti quelli che hanno palesato la propria emetofobia sarà capitato di sentirsi dire: &#8220;pensa ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non hanno niente da mangiare, e tu rifiuti il cibo per una stupida paura&#8221;. Ecco, parliamo di questi ipercitati bambini dell&#8217;Africa che diventano il termine di paragone per misurare la nostra estrema stupidità nell&#8217;avere paura di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Bambini Africa" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/b_africa.jpg" alt="" width="150" height="265" />A tutti quelli che hanno palesato la propria emetofobia sarà capitato di sentirsi dire: &#8220;pensa ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non hanno niente da mangiare, e tu rifiuti il cibo per una stupida paura&#8221;.</p>
<p>Ecco, parliamo di questi ipercitati bambini dell&#8217;Africa che diventano il termine di paragone per misurare la nostra estrema stupidità nell&#8217;avere paura di vomitare.</p>
<p>La prima volta che qualcuno mi ha presentato i bambini dell&#8217;Africa è stato quando ho detto a scuola di non avere luce e acqua calda in bagno.<br />
&#8220;Luciani, pensa ai bambini dell&#8217;Africa&#8221; mi disse la professoressa.<br />
La seconda, me lo ricordo bene, mi vennero messi sul piatto da un medico:<br />
&#8220;Da quanto non mangia? 3 Mesi? Ah, ma pensi ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non mangiano mai&#8230;&#8221;</p>
<p>Fino a qualche tempo fa, quando raccontavo della mia emetofobia, non mancavo mai di eplicitare la mia posizione di privilegio rispetto ai bambini dell&#8217;Africa, come se fosse mio dovere <strong>non</strong> angosciarmi se per due giorni di fila non mangiavo nulla, come se non avessi il diritto di stare male, o peggio, di sentirmi debole e affamata.<br />
Poi mi sono resa conto che la storia dei &#8220;bambini dell&#8217;Africa&#8221; non solo è una doverizzazione terribilmente lesiva, ma anche un falsissimo senso di colpa che spesso non viene seguito da nessun fatto concreto. Serve solo a sentirsi meno sfigati.</p>
<p>Perché:</p>
<p>A) Non è pensando che si riempe loro lo stomaco<br />
B) Crea dei sensi di colpa e delle doverizzazioni che vanno dal &#8220;devo stare bene perché in fondo non sto messa come i bambini dell&#8217;Africa&#8221;, &#8220;mi sento in colpa: io ho il cibo e lo rifiuto, i bambini dell&#8217;Africa non hanno niente&#8221;, ecc.</p>
<p><span id="more-1000"></span>All&#8217;inizio potrebbe sembrare sollevante, ma a lungo andare diventa un senso di colpa estremamente nocivo.<br />
E&#8217; peloso dirlo, ma ognuno ha la sua rogna, non è facendo paragoni o pensieri intransitivi sulla fame dei bambini dell&#8217;Africa che si riesce a venirne fuori senza danni collaterali.</p>
<p>Pensare a chi sta peggio va bene se poi ci si mette le manine in tasca e si tirano fuori zinzi per aiutare, non per sollevarsi in un momento di sconforto, perché, anche se non ce ne accorgiamo, stiamo creando una regola che ci vieta di stare male poiché, rispetto a noi, c&#8217;è chi è nella melma più totale.</p>
<p>Non capisco perché sempre chi sta male, in qualsiasi senso, è obbligato moralmente a pensare ai bambini dell&#8217;Africa, mentre il mondo dei sani se ne sbatte e continua a farsi venire le psicopatologie se gli rigano la macchina, se ha pagato due centesimi in più il peperone scontato, se deve fare due metri di fila alla posta e se a pranzo ha mangiato <em>solo</em> un panino e adesso ha bisogno di una salvifica Fiesta.</p>
<p>La fame, quella vera, quella che ti fa sentire come se lo stomaco stesse banchettando con il tuo cervello, è uguale per tutti. Un pensiero o uno sciapo senso di colpa non la faranno passare, tantomeno ai bambini dell&#8217;Africa.</p>
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		<title>Guerra tra poveri&#8230;</title>
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		<comments>http://www.emetofobiaonline.com/emetofobia/guerra-tra-poveri.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 14:56:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[paura di vomitare]]></category>

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		<description><![CDATA[Si dice così quando ci si scanna per una scodella di riso o quando si è dal paninaro e si belligera per reclamare il diritto di precedenza sull&#8217;ultima ciriola: &#8220;Io l&#8217;ho chiesta per prima&#8221; &#8220;Ma io l&#8217;ho vista per prima&#8221; Si dice così per tante altre cose che coinvolgono coloro i quali dovrebbero fare gruppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Ciriola" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/ciriola.jpg" alt="" width="100" height="128" />Si dice così quando ci si scanna per una scodella di riso o quando si è dal paninaro e si belligera per reclamare il diritto di precedenza sull&#8217;ultima ciriola:<br />
&#8220;Io l&#8217;ho chiesta per prima&#8221;<br />
&#8220;Ma io l&#8217;ho vista per prima&#8221;</p>
<p>Si dice così per tante altre cose che coinvolgono coloro i quali dovrebbero fare gruppo contro ingiustizie e prevaricazioni. Di guerre tra poveri ce ne sono parecchie ogni giorno.</p>
<p><strong>Il post che sto per scrivere può sembrare cattivo, impertinente, discriminatorio, ma mi si permetta, dopo dieci anni, di non essere politicamente corretta, vabbenista e tollerante perché, per come la si guardi, nella vita si fanno delle scelte che non possono essere pagate dagli altri. Mi rendo conto che quello che è avvenuto qualche mese fa è stata l&#8217;ennesima guerra tra poveri nata e morta lì, davanti un banchetto per le offerte.<br />
</strong></p>
<p>Quel giorno ero alla ricerca di un ufficio, mi girava la testa perché per due giorni di fila ero dovuta uscire stando fuori casa fino alle sette di sera, questo per me significava, e purtroppo significa ancora, non mangiare e bere per ore e ore. Non ero al mio top, così, un po&#8217; per la fame, un po&#8217; per le decisioni prese quel giorno, ero incazzata come un black mamba. Avevo praticamente la schiuma alla bocca quando una signorina tutta piercing e tatuaggi si avvicinò con una penna in mano e mi domandò, con un accento da centro sociale:</p>
<p><strong>&#8220;Ti va di donare qualcosa per la nostra comunità?&#8221;</strong><br />
<span id="more-603"></span></p>
<p>Essendo una persona educata e anche interessata (mi piacciono le storie degli altri, soprattutto quelle dalle qualsi si impara qualcosa), rimasi ad ascoltare ciò che aveva da dire. Mi parlò di questa comunità di ex-tossicodipendenti, di lei e di come riuscì ad uscire da anni di droga. Alla fine del racconto, decisamente interessante, mi chiese quanto potessi donare. Avevo solo due euro, le ulime rimaste dopo aver dato alla commercialista tutti i miei averi e dopo aver chiuso, per cause di forza economica, la partita iva.</p>
<p>&#8220;Due euro non bastano&#8221;<br />
&#8220;Ho solo queste&#8221;<br />
Non ha risposto, ma la sua espressione diceva più di quanto le parole avrebbero potuto dichiarare.<br />
&#8220;Davvero, ho solo queste&#8221;<br />
E non le dissi che avevo fatto una donazione di venti euro tre mesi prima perché mi pareva di prenderla in giro, anche se, non solo era vero, ma la comunità era la stessa.<br />
&#8220;Tu non sai che vuol dire vivere nel mondo della droga: è una prigione&#8221;</p>
<p>Al ché presi fiato, convinta che mi sarei trattenuta. Poi, lei:<br />
&#8220;Uscire dalla droga è difficilissimo, ci vogliono anni, ma molti non se ne rendono conto perché non l&#8217;hanno passato&#8221;</p>
<p>Ok, mi dissi, adesso basta.<br />
&#8220;Tu sai cos&#8217;è l&#8217;emetofobia?&#8221;<br />
&#8220;Cosa?&#8221;<br />
&#8220;L&#8217;emetofobia&#8221;<br />
&#8220;N&#8230;no&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Ecco, l&#8217;emetofobia è una fobia che ti fa cagare in mano anche di fronte ad un innocente panino. Nei casi più gravi, ne hai un esempio davanti, non mangi se sai di dover vivere anche la più piccola emozione. Io sono stata più di un anno mangiando solo un pacchetto di pavesini alla mattina e poi stop. Il terrore che ti vomiterai anche le frattaglie ti prende la notte e non ti fa dormire, e nessuno, ripeto, nessuno è pronto a dire &#8216;poverina, ha sofferto&#8217;. Le parole che gli altri hanno per te sono inquisitorie perché &#8216;vomitare è natuale,ti devi sforzare, pensa ai bambini dell&#8217;africa&#8217;. Io non lavoro perché non riesco a sostenere di mangiare una sola volta al giorno (quando torno a casa), ho perso i capelli, e i denti sono diventati trasparenti a causa degli acidi che salgono da uno stomaco perennemente mezzo vuoto, ho dovuto abbandonare la scuola perché i miei professori non accettavano di vedermi solo per le interrogazioni. Se voglio uno straccio di diploma devo pagarlo! Se voglio uscire dall&#8217;emetofobia devo pagarla! Se voglio lavorare o accetto di schiattare di fame o non lavoro! E sai perché?</p>
<p>&#8220;&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Perché l&#8217;emetofobia viene presa come una pippa mentale. Perché lo stato non ti passa niente se sei emetofobica, se sei anoressica sì, ma all&#8217;emetofobia non dà niente, perché l&#8217;emetofobia non è così plateale, non va di moda, non fa discutere come lei nei salotti alla tv. L&#8217;emetoobia non se la fila nessuno perché vomitare è naturale!!<br />
Tu la droga, per come te la vuoi giocare, te la sei scelta, io l&#8217;emetofobia NO, quindi non sturarmi con questi discorsi del cazzo su quanto è difficile uscire dalla droga. Tu hai scelto, io no. Credi che uscire da una fobia che ti porta via vita sociale, soldi, e quel che è peggio, il FUTURO non sia abbastanza dura come uscire da una dipendenza?<br />
Credi di essere una vittima della società più di chi alla società è dovuto sempre sopravvivere? Credi che rifiutare il cibo pur sapendo che è l&#8217;unico modo che hai per sopravvivere sia facile? Credi che sia facile sentire nel cervello i morsi della fame e ritrovarti con i capelli sul cuscino, la forza a zero, giramenti di testa continui e reni, intestino e fegato che lavorano il nulla? Credi che tutto questo si risolva con due parole della vicina di casa? EH? &#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Quindi o ti prendi queste due euro e le consideri come il massimo che posso fare per te oggi, perché io ho veramente solo queste due euro che spenderei volentieri per un tramezzino se solo potessi mangiarlo per strada, oppure andate a fanculo tu e tutti quelli come te che vogliono far pagare agli altri le proprie scelte!&#8221;</p>
<p>Lei non rispose, accettò le due euro e finì lì.</p>
<p>Mi piacerebbe sapere quando arriverà il giorno in cui non dovranno esserci queste diatribe tra sofferenti. Mia madre è stata per anni a contatto con tossicodipendenti,  mi ha insegnato che non ci sono sofferenze di serie A e di serie B, tuttavia non ce la faccio più, cosa devo fare di più?<br />
<strong>Posso continuare ad accettare di vedere un Erica De Nardo che tranquilla si laurea in carcere mentre a me è precluso il diploma solo perché non posso frequentare?<br />
Posso continuare a quasi 26 anni a campare sulle spalle degli altri perché non riesco ad essere indipendente nonostante tutti gli sforzi &#8211; mentali ed economici &#8211; che faccio ogni giorno per uscire dall&#8217;emetofobia?</strong></p>
<p>Devo, devo continuare anche se non è giusto, perché ci sono realtà peggiori della mia, perché ci sono persone che soffrono fisicamente, che non hanno cercato la loro condizione e non hanno alcuna speranza di uscirne; persone che lottano ogni giorno per uno scalino troppo alto, per un posteggio occupato dal furbetto di turno, per tutte quelle cose che per me sono ancora facili da raggiungere, emetofobia o no.<strong><br />
</strong></p>
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