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	<title>Emetofobia - Blog sull&#039;emetofobia - Paura di vomitare &#187; normalità</title>
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	<description>Blog sull&#039;emetofobia</description>
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		<title>Psicologie da supermercato</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 13:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[normalità]]></category>
		<category><![CDATA[pazzia]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[psicopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho deliberatamente aspettato qualche giorno prima di parlare di questo argomento: mi sono presa un po&#8217; di tempo per riflettere sull&#8217;utilità di scrivere, proprio in questo blog, le mie considerazioni sulla vicenda che ha coinvolto Berlusconi e il conclamato psicopatico Massimo Tartaglia.
Non voglio parlare del fatto in sé, bensì di ciò che è avvenuto dopo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho deliberatamente aspettato qualche giorno prima di parlare di questo argomento: mi sono presa un po&#8217; di tempo per riflettere sull&#8217;utilità di scrivere, proprio in questo blog, le mie considerazioni sulla vicenda che ha coinvolto Berlusconi e il conclamato psicopatico Massimo Tartaglia.</p>
<p>Non voglio parlare del fatto in sé, bensì di ciò che è avvenuto dopo, anzi no, dell&#8217;approccio giornalistico e sociale ad argomenti quali la psicopatia e la frequentazione di studi psichiatrici.</p>
<p>Vi dico subito la frase più vomitata da molte persone (divise tra giornalisti, comuni cittadini e politici) in questi giorni:</p>
<p><strong>&#8220;Frequenta uno studio psichiatrico, quindi tanto normale non è&#8221;</strong></p>
<p>Questa frase, se pronunciata da un comune cittadino che vuole illudersi di essere normale, è perdonabile, ma se detta da un giornalista o da un politico, allora la storia cambia. E di molto, aggiungerei.</p>
<p>Lungi da me stare qui a spiegare di cosa soffre Tartaglia: A) Non sono una dottoressa con la smania di creare profili psicologici senza aver mai visto il soggetto in questione (questo lavoro lo lascio ai giornalisti, pare che siano diventati tutti psicologi); B) Non mi interessa sapere di cosa soffre Tartaglia.</p>
<p><strong>Quello che mi interessa è fare chiarezza sull&#8217;argomento &#8220;essere normali&#8221; e &#8220;andare dallo psichiatra, quindi&#8230;&#8221;.<br />
Concetti che, devo dire, in Italia vengono abusati, anzi, stuprati alla grande.<br />
<span id="more-804"></span></strong></p>
<p>Io capisco che le persone hanno bisogno di basare la loro autoimmagine su concetti di forza e stabilità mentale.<br />
No, davvero, li capisco. Capisco che ci si senta smarriti e bisognosi di conferme quando ci si trova davanti a persone che vanno al di là dei propri dettami sul &#8220;come si deve essere&#8221;, <strong>ma questo non giustifica il ritenersi qualcosa di più di quelle persone che non rientrano nel regolamentario della vita da &#8220;normali&#8221;.</strong><br />
<strong> </strong>E qui chiamo a testimoniare la merda che ho dovuto vedere e ascoltare qualche giorno fa a Striscia La Notizia:</p>
<p><a href="http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoflv.shtml?2009_12_laudaII15.flv">Link al video</a></p>
<p><strong>Io mi domando e dico: tu, come ti permetti di andare in televisione a raccontare un episodio così intimo di una persona? Su quale scalino ti sei posizionato per prenderti il diritto di rendere pubblico una situazione così delicata, come è un tentato suicidio?<br />
Qualcosa mi puzza di autocelebrazione.<br />
</strong></p>
<p>Autocelebrazione, sì. Non figura nel mio concetto di sanità mentale andare in tv a raccontare una storia così delicata, storia che riguarda soprattutto un&#8217;altra persona.</p>
<p>Passi che ognuno possa credere di rientrare nei confini di ciò che è definito normale, ma nessuno, e sottolineo nessuno, deve arrogarsi il diritto di sentirsi qualcosa in più di un&#8217;altra persona solo perché quest&#8217;ultima soffre di disturbi mentali. Soffrire di disturbi mentali non vuol dire sempre abbandonare completamente la ragione e la capacità di intendere e di volere o anche la possibilità di decidere della propria vita. Ma anche se si fosse in presenza di un uomo che non riesce nemmeno a riconoscere il proprio naso, <strong>questo non dà il diritto a nessuno di raccontare la vita di questo individuo, così, come se fosse automaticamente di dominio pubblico. Impazzendo non si firma auomaticamente la liberatoria per far raccontare a cani e porci la propria vita.</strong> Mi stupisco di Striscia che per fare notizia ha dato spazio ad una persona che evidentemente soffre di manie di protagonismo.</p>
<p>Tentare il suicidio non è cosa così strana, è considerata strana perché non se ne parla (e da un certo punto di vista è bene che non se ne parli poiché il pericolo d&#8217;emulazione è fortissimo), ma posso affermare con assoluta certezza che nella vita tutti abbiamo pensato almeno una volta di farlo. <strong>La sofferenza non si cura con una pacca sulla spalla e un &#8220;vedrai che le cose cambiano&#8221;. Queste sono frasi che vanno bene quando giochi al lotto, non quando si parla di sofferenza psicologica di qualsiasi tipo.</strong> Quindi è necessario lasciare libertà a tutti di stare male senza essere considerati pazzi o psicopatici, bisogna anche lasciare liberi gli psicopatici di essere psicopatici, certo, almeno finché non fanno male a qualcuno, allora la storia cambia. Ma vale pure per i considerati normali che ad un certo punto prendono e ammazzano qualcuno.<strong><br />
</strong></p>
<p>Il concetto di normalità dovrebbe essere estirpato dal vocabolario perché crea più danni che benefici.<strong> Chi è il normale? Quello che non tira statuette ma frega il fisco? O quello che parcheggia nel posto degli invalidi? O anche quello che non ti paga un lavoro che hai fatto? O quell&#8217;altro che finge un dolore per passarti avanti all&#8217;ospedale? O un altro che prende i soldi per un&#8217;invalidità che non ha? O anche la bella americana che ammazza e non viene mai proclamata pazza da giornalisti e società?<br />
</strong></p>
<p>Perché persone di merda si mettono in bocca la frase &#8220;non è normale&#8221; quando si parla di altre persone che soffrono di malattie mentali e non vedono la loro di anormalità nei comportamenti quotidiani?<br />
Ma si crede veramente che il pazzo sia solo quello che parla da solo e non quello che fa di tutto per fregare il suo prossimo?<strong><br />
</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La normalità non è qualcosa di definibile, soprattutto quando si parla di comportamenti. </span></strong></p>
<p>Passiamo alla questione &#8220;andare dallo psichiatra, quindi&#8230;&#8221;</p>
<p>Questo è l&#8217;argomento che mi interessa di più.</p>
<p>Non ho mai fatto mistero che il mio Dr House fosse uno psichiatra, uno psichiatra che con me fa semplice psicoterapia. Per quanto mi riguarda, non ho alcuna intenzione di tirare statuette in bocca a qualcuno. Però, se è vero che chi va dallo psichiatra è pazzo, allora è ragionevole ritenermi tale: sono pazza, una psicopatica travestita da persona normale.</p>
<p>Ed eccola di nuovo, la parola normalità. Perché chi è normale, dallo psichiatra non ci va.<br />
Cos&#8217;è questa? Una legge? Un regolamento? Scritto dove? Dettato da chi?</p>
<p>Bisogna fare chiarezza.</p>
<p>Dallo psichiatra non ci si va solo quando si parla da soli e si tirano statue in bocca agli altri. Ci si può andare benissimo anche quando si è in presenza di sofferenze minori o per fobie (come nel mio caso) o panico o ansia o quellochevipare, io ci andrei anche per parlare di psicologia in generale. Bisogna scindere la parola pazzia dall&#8217;atto di andare dallo psichiatra, perché non sempre chi frequenta lo studio di uno psichiatra è psicolabile o fortemente disturbato di mente.</p>
<p><strong>Non è difficile da capire, è come andare dal meccanico: ci vai sia se ti si fotte il motore (danno grave), sia per cambiare una candela (danno non grave). Punto.</strong></p>
<p>La malainformazione, o le equazioni troppo facili, contribuiscono a creare un clima pesante in quelle persone che non si sentono e non sono pazze ma si vedono appellate in un modo che non è il loro, <strong>finendo per vergognarsi di un atto che invece denota maturità e consapevolezza: accettare l&#8217;aiuto di un dottore significa aver compreso che si ha un problema e che a volte dobbiamo &#8220;piegarci&#8221; e farci aiutare.<br />
</strong></p>
<p>Per questo io non ne faccio mistero, ma sono consapevole, consapevolissima, che se un giorno dovessi essere vittima di qualche sopruso, questo mio blog e questa mia libertà d&#8217;espressione sarà presa come prova da usare contro di me:<br />
&#8220;Va dallo psichiatra, quindi&#8230;&#8221;.<br />
Io non ho paura dell&#8217;ignoranza, quindi continuerò fino alla morte a dichiarare che andare dallo psichiatra non significa altro che aver constatato di non essere in grado di farcela da soli.</p>
<p>La mia esperienza mi ha insegnato che coloro che si dichiarano &#8220;normali&#8221; avrebbero almeno venti motivi più validi dei miei di fare comunella con uno strizzacervelli. Ma che volete farci, tra me e loro sono io quella che ha paura di mangiare fuori casa, quindi&#8230;</p>
<p>Quindi bisogna essere obiettivi e autocritici prima di gridare la propria normalità, e soprattutto prima di additare gli altri come pazzi, perché se è socialmente assodato che chi si fa curare è un pazzo, allora lasciatemi dire che chi non lo fa, pur avendone fortemente bisogno, be&#8217;, allora si sta proprio prendendo per il culo. Se questa non è pazzia.</p>
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		<title>Lettera aperta all&#8217;Emetofobia</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 11:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
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		<description><![CDATA[Cara Emetofobia,
non ti stupire se introduco con &#8220;cara&#8221;, ci conosciamo da così tanto tempo che ho avuto la premura di non offendere i tuoi sottili sentimenti, anche perché, lo sappiamo, se t&#8217;incazzi tu poi mi tocca passare a me dalla cassa.
Se ti scrivo è per raccontarti la vita che avrei voluto e che grazie alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Mina" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/mina.jpg" alt="" width="127" height="123" />Cara <strong>Emetofobia</strong>,<br />
non ti stupire se introduco con &#8220;cara&#8221;, ci conosciamo da così tanto tempo che ho avuto la premura di non offendere i tuoi sottili sentimenti, anche perché, lo sappiamo, se t&#8217;incazzi tu poi mi tocca passare a me dalla cassa.</p>
<p>Se ti scrivo è per raccontarti la vita che avrei voluto e che grazie alla tua preziosa vicinanza non ho mai avuto, ma non credere che io per questo stia puntando il mio dito indice contro di te, no, io ti punto più che altro il medio, con simpatia, eh! <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Non c&#8217;è molto da dire sulla vita che poteva essere e che non è stata, potrei riassumere il tutto con un semplice aggettivetto che tu tanto aborri (sci?), &#8220;normale&#8221;.</p>
<p>Che vuol dire avere una vita normale?</p>
<p>Avere una vita normale vuol dire uscire con gli amici ; stare chini su un banco di scuola come penitenti sui ceci; avere un ragazzo, lasciarlo per un altro, laciare l&#8217;altro per il primo; andare in campeggio con le giovani marmotte per trovarsi poi fra i rovi a fare i ricci&#8230;; fare un viaggio e litigare con l&#8217;Alitalia perché ti ha perso la valigia con dentro tutti i più bei vestiti che ti eri portata dietro per la primissima fuga a Londra; mangiare al Mac rischiando l&#8217;ulcera perforante; lasciare gli altri <strong>vomitare</strong> in grazia di Dio; lavorare all&#8217;aria aperta, in mezzo alle persone, senza avere quella strana smania di infilarle in un forno crematorio perché loro riescono a mangiare fuori e tu no; vomitare dopo una sbronza preoccupandoti solo dei tappetini intonsi dell&#8217;auto o della camicetta di Benetton appena comprata e tragicamente marchiata di sostanze non identificabili più come cibo. <strong>Vomitare</strong>, già, <strong>vomitare,</strong> come è normale che sia quando si beve, quando si mangiano cozze riesumate dal frigo seguendo la legge del &#8220;è cibo, non si può buttare&#8221;, quando hai l&#8217;influenza intestinale e la tua camera muta di forma in una boccetta troppo cresciuta di Malagrotta Purfum.<br />
<span id="more-238"></span>Questo vuol dire per me normalità, vuol dire <strong>vomitare</strong> senza attribuire a quello che mi esce da dentro significati intrinsechi mischiati, non si sa come, alla cena,  provenienti da un&#8217;infanzia che ho finalmente decriptato, tradotto nella mia lingua di oggi, ma che forse non ho ancora ben capito..o forse semplicemente accettato.</p>
<p>Quante volte penso alla normalità paragonandola a Mina.  La normalità mi diventa tanto desiderata come un&#8217;apparizione di Mina, la vedo, raramente, poi mi accorgo che sono solo fotografie studiate, una raccolta delle pose più belle. Il resto rimane nascosto. Riflettendoci poi, mi chiedo se è la normalità a nascondersi ai miei occhi come fa Mina, o sono io che mi nascondo dalla normalità, diventando quindi io stessa Mina?</p>
<p>Ed ecco una domanda a cui non so rispondere. Mi giustifico dicendo che a me Mina non piace poi tanto.</p>
<p>Adesso sai cos&#8217;è per me la normalità&#8230;però&#8230;</p>
<p>Scrivendo questa lettera, mi sono resa conto che parlo di un argomento che credo di non conoscere. Ho elencato quello che secondo me è la normalità, quello che dovrebbe essere, quello che vorrei che fosse, però mi viene alla mente un pensiero simile ad una raffica di vento, che mi fa voltare per vedere non quello che c&#8217;è dietro di me, ma quello che è sempre stato davanti a me, mentre io ero troppo presa a girarmi per non guardarlo. E se la normalità fossi anche tu?</p>
<p><strong>Se tu, Emetofobia, fossi una cosa normale? Se il tuo essere rara ti negasse il posto tra le poltrone del circolo della normalità? Se tu fossi venuta da me solo per dirmi che quello che vivevo era normale? Che la vita dura è normale anche se terribilmente inaccettabile?</strong></p>
<p>Pensandola in questi termini, potrei vedere quel passato con gli occhi di chi ha sempre vissuto una vita normale, ma che l&#8217;esclusività delle esperienze passate fossero state delle pesanti ancore su cui io ho voluto vedere solo il fattore &#8220;immobilità&#8221; e non la possibilità di riavvolgere l&#8217;ancora e partire.</p>
<p>Per come la si guardi, tuttavia, noto che le domande che mi faccio, e a cui non so rispondere,vengono illuminate a giorno da un&#8217;instabilità, forse caratteriale, quella stessa che mi porta a stare sempre nel mezzo, a penzoloni tra quello che io considero normalità e la normalità stessa.</p>
<p>Forse questa è una lettera che io ho scritto troppi mesi prima di partire, come se volessi mettere un punto oggi per qualcosa che so, avverrà, ma non adesso.<br />
<strong>In un libro ho letto che il lieto fine è solo il momento in cui decidiamo di interrompere il racconto della storia, e credo che questa lettera non sia quel punto che volevo mettere tra me e te, ma solo un appunto.</strong></p>
<p>E quindi, continua&#8230;.</p>
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