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	<title>Emetofobia &#187; nausea</title>
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	<description>Conoscerla, capirla, superarla</description>
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		<title>La nausée</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 15:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[nausea]]></category>

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		<description><![CDATA[Parliamone. Sì, di lei, della sensazione fisica più provata dagli emetofobici di tutto il mondo: la nausea. L&#8217;argomento non è bellissimo, lo so, tuttavia credo che molti concorderanno con me nel ritenerla come l&#8217;inquilina onniciabattante-e-urlante del piano di sopra. Una rottura di blini 24h su 24, in pratica. Ovviamente posso parlare solo della mia esperienza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Nausea" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/nausee.jpg" alt="" width="173" height="57" />Parliamone.<br />
Sì, di lei, della sensazione fisica più provata dagli emetofobici di tutto il mondo: la nausea.</p>
<p>L&#8217;argomento non è bellissimo, lo so, tuttavia credo che molti concorderanno con me nel ritenerla come l&#8217;inquilina onniciabattante-e-urlante del piano di sopra. Una rottura di blini 24h su 24, in pratica.</p>
<p>Ovviamente posso parlare solo della mia esperienza, ma sono sicura che quella dei miei &#8220;colleghi&#8221; non sia tanto diversa.</p>
<p><strong>Ecco la colazione tipo.</strong></p>
<p>La mattina mi sveglio ascoltando il cinguettio degli uccellini? NO, manco per niente. Mi sveglio a suon di contorcimenti esofagei. Cosa mai saranno? Ma è ovvio, sono le parole della nausea!</p>
<p>Mi alzo constatando subito la situazione: dove mi trovo, quanti anni ho, quanti anni mi devo togliere se mi dovessero chiedere quanti anni ho, se ho ancora i capelli in testa e dove è il bagno.<br />
Sì, il bagno, perché potrebbe essere la stanza più visitata della casa, quindi conoscere perfettamente la sua ubicazione mi aiuterà nella possibile corsa ad ostacoli che farò dopo il primo temutissimo conato.</p>
<p>Cioè, uno dei primi pensieri che ho la mattina non riguarda il come fare i soldi o l&#8217;altezza dei tacchi da indossare per andare al colloquio del lavoro fighetto, no, riguarda il cesso!<br />
E vabbe&#8217;.</p>
<p>Stabilito il piano d&#8217;azione della giornata, che consiste in &#8220;se mangio non esco&#8230;che faccio? Mangio o esco? Ok, mangio..&#8221;, mi trascino verso l&#8217;armadietto del cess.</p>
<p>Fatta la dovuta sveltina con il pettine, arriva il momento dello spazzolino e del dentifricio. Scatta la domanda dell&#8217;Io emetofobico: &#8220;il sapore del dentifricio non farà incazzare la nausea?&#8221;<br />
Scatta la risposta dell&#8217;Io ancora sano di mente: &#8220;ricordi quando il dentista ti ha detto sadicamente che il vostro non era un addio, bensì un arrivederci?&#8221;<br />
Ok. Scatta la lavata di denti.<br />
<span id="more-1170"></span></p>
<p>Dopo aver areato il cavo orale, mi dirigo in cucina analizzando le percentuali di nausea che provo.<br />
&#8220;Magari se mangio, la nausea mi passa&#8230;&#8221;<br />
1.<br />
2.<br />
3.<br />
&#8220;&#8230;E se poi vomito?&#8221;</p>
<p>Ok, aspetto qualche minuto. Guardo il frigo. Guardo la credenza. Guardo la vicina di casa che spazza sul balcone. E mentre faccio dirimpettaiawatching, sento lo stomaco frignare. La nausea ha lasciato il posto ad una ben più tranquillizzante fame.</p>
<p>Rendetevi conto di cosa ho scritto: tranquillizzante fame.<br />
Ripetiamolo per chi non ha capito il concetto: tranquillizzante fame.</p>
<p>Mi avvicino a quella che dovrebbe essere la mia sana colazione.<br />
Parte il gioco del milionario:</p>
<p><strong><em>Se mangio questa cosa, poi vomito?</em></strong><br />
<em>Sì<br />
No<br />
Forse<br />
Non ci pensare</em></p>
<p>Se scelgo di interpellare il pubblico (ometto e vicina di casa), riceverei un &#8220;ah, proprio lei. La smette di guardare Spongebob tutta la notte? Mio figlio non dorme perché sente la sigla!&#8221; o un &#8220;fatti meno seghe e mangia, ché se dimagrisci non c&#8217;ho più niente da toccare&#8221;.</p>
<p>Se scelgo l&#8217;aiuto da casa, riceverei un &#8220;ma con House giochi a omo nero?&#8221;<br />
Se scelgo il cinquanta e cinquanta, ho paura che mi ranzi via il <em>No</em> e il <em>Forse</em>, lasciando in gioco solo il <em>Sì</em> e il <em>Non ci pensare</em>, che poi sarebbe un Sì mascherato.</p>
<p>Potrei cambiare domanda e chiedermi &#8220;se mangio questa cosa, poi mi verranno i brufoli sottopelle?&#8221;, ma questo gioco non prevede cambi di domanda, così lascio perdere il gioco <em>Chi vuol morire per l&#8217;emetofobia</em> e mangio con tibetana calma.</p>
<p>Al secondo morso già sento la nausea tornare. Smetto di mangiare, guardo la colazione come se  da un momento all&#8217;altro dovessero comparire gli Umpa Lumpa ballando e cantando qualcosa tipo &#8221; la la la la la&#8230;hai voluto mangiare, adesso comincerai a vomitare&#8230;. la la la la&#8221;.</p>
<p>Sono inorridita dai miei stessi pensieri. Decido di mettere a fuoco la realtà dei fatti. Ci sono due opzioni:</p>
<p>Fermarsi e lasciare che il mio corpo mi si rivolti contro, un giorno.<br />
Continuare e utilizzare la ragione, non solo il pollice opponibile.</p>
<p>Ci penso, ascolto il mio corpo. Ok, continuo.</p>
<p>Con House stavo imparando ad ascoltare per bene i segnali del corpo: differenziare la sensazione della fame da quella della nausea. Ma avendo interrotto la terapia per cause da attribuirsi al dio denaro, il processo di differenziazione è più lento, quindi scambio ancora la fame per nausea.<br />
Un po&#8217; come scambiare Orietta Berti per Marisa Laurito, insomma.</p>
<p>Così continuo a mangiare, ma ogni boccone potrebbe essere l&#8217;ultimo prima di rivedere tutta la colazione trasformata in minestra per wc. Qualcosa di puramente traumatizzante, lo posso assicurare.<br />
Dopo aver mangiato, il resto è tutto un pensiero che veleggia intorno alla paura. Ve lo risparmio. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>E pensare che a me mangiare piace un casino.</p>
<p>C&#8217;è chi mi chiede: &#8220;ma non ti sei abituata?&#8221;</p>
<p>No, dopo dieci anni non mi sono abituata alla nausea. Ritengo che l&#8217;abitudine sia pura utopia quando si parla di nausea persistente.<br />
Ogni volta è sempre più dura, più cattiva, più stressante.<br />
Ecco, è questo il punto.<br />
<strong> La nausea è stressante.</strong></p>
<p>In vita mia ho provato dolori fisici forti, ma niente partorisce stress come fa la nausea unlimited.<br />
Lei si sveglia con me, si alza con me, mangia con me, lavora con me, fa tutto con me, o peggio, io sono costretta a fare tutto con lei. La sera sono talmente stanca che riuscirei a trovare troppo intellettuale anche una puntata del Grande Fratello.</p>
<p>Alla nausea dedico -potrei anche dire <em>dedichiamo</em> &#8211; la maggior parte dei pensieri durante il giorno. Non è sano, non è bello, non è giusto.<br />
Eppure è così.</p>
<p>Una volta, nel forum dell&#8217;emetofobia, ho letto la frase di una ragazza che parlava di una futura esperienza di viaggio.<br />
Be&#8217;, ha detto più o meno così:<br />
<strong>&#8220;Come al solito, i pensieri belli si trasformano in pensieri traumatizzanti&#8221;.</strong></p>
<p>In due anni, mai altra frase è riuscita a descrivere meglio cosa si prova quando si vive con una fobia invalidante come l&#8217;emetofobia.<br />
Ogni pensiero bello si trasforma in qualcosa da evitare perché mette ansia, paura e quindi nausea torrenziale.</p>
<p>Tutti i giorni leggo di ragazzi e ragazze che si massacrano di domande prima di fare qualche bella esperienza per la loro formazione professionale/universitaria, ma anche per andare ad un semplice appuntamento con il medico o con un/a ragazzo/a. E io mi ritrovo in ogni loro parola, ogni virgola sembra essere una mia virgola.</p>
<p>Quello che dovrebbe (lo so, sto usando una doverizzazione) essere vissuto con felicità ed entusiasmo, si vive invece come l&#8217;ennessima prova da superare senza sentirsi male, senza viverla come una violenza morale contro la nostra <em>apparente</em> tranquillità. (Dico <em>apparente</em> perché alla fine non è vera tranquillità, è solo un <em>meno peggio.)</em></p>
<p>A lungo andare provoca una sorta di avversità per ciò che rende felici, perché tutto, il buono e il bello, potrebbe essere un attivante della paura, e quindi della nausea.</p>
<p>Insomma, lei c&#8217;è sempre. La nausea, la nausée.</p>
<p>Grazie a lei ho perso tante (non tutte, eh) occasioni positive, e quando ho deciso che il momento era proprizio per dire stop, ho cercato di sovrastarla con tutti i mezzi. Però, alla fine sembra vincere sempre lei, anche quando faccio cose entusiasmanti, anzi, è proprio in quei momenti che lei è più forte. Infetta tutto.</p>
<p>La cosa che mi fa più male è sapere che non so cosa farò domani mattina, ma di sicuro c&#8217;è una cosa: appena mi sveglierò, lei sarà lì dove l&#8217;ho trovata anche stamattina, seduta a gambe incrociate sul mio stomaco. Mi sorriderà e mi dirà: &#8220;Ben svegliata! Pronta per una nuova giornata in mia compagnia?&#8221;</p>
<p>No, credo che non sarò mai pronta.</p>
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