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	<title>Emetofobia &#187; fame</title>
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	<description>Conoscerla, capirla, superarla</description>
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		<title>Vi racconto la fame</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 16:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La fame è brutta.&#8221; Lo abbiamo detto tutti almeno una volta nella vita, ma quanti di noi l&#8217;hanno effettivamente provata? Parlo della fame di settimane che finiscono per sembrare secoli, non del languorino tra il panino e la Fiesta. Non lo so, be&#8217;, io ho assaggiato quella che arriva a cibarsi del cervello e voglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La fame è brutta.&#8221;<br />
Lo abbiamo detto tutti almeno una volta nella vita, ma quanti di noi l&#8217;hanno effettivamente provata? Parlo della fame di settimane che finiscono per sembrare secoli, non del languorino tra il panino e la Fiesta.</p>
<p>Non lo so, be&#8217;, io ho assaggiato quella che arriva a cibarsi del cervello e voglio provare a spiegare cosa si vive quando lo stomaco diventa un verme che ti mangia da dentro.</p>
<p>Ho dimenticato quasi tutto di quel periodo, ma non la fame, perché una sensazione così non la scrosti via né dalla memoria né dal corpo, anche se di mezzo ci sono dieci lunghi anni.</p>
<p>La fame è come un leone che comincia a leccarti quando ancora sei vivo. La prima fase è sopportabile, lei se ne sta nello stomaco e lancia gridolini cui fai indubbiamente caso, ma non li lasci giocare con la tua lucidità. E&#8217; quando dallo stomaco comincia a soffiare un vento di debolezza passando prima per le gambe e poi tornando su verso le braccia per arrivare poi al cervello, è lì che hai la sensazione di essere divorato e ignorare è impossibile.</p>
<p>E&#8217; come se il cervello fosse la parte superiore di una clessidra e lo stomaco la parte inferiore, piano piano avverti una sorta di leggerezza pesante e hai la sensazione di vedere tutto il contenuto del cranio scivolare via dal collo della clessidra per arrivare allo stomaco senza mai saziarlo. Ripeto, senza mai saziarlo. (In questi anni l&#8217;ho sempre descritta come la sensazione dello stomaco che sbrana il cervello.)</p>
<p><span id="more-2301"></span>I pensieri iniziano a sbiadire, cerchi di metterli a fuoco e certe volte ci riesci, ma mantieni i colori vivi per pochi secondi, poi ogni cosa torna nella nebbia. Tutto questo mentre cerchi di togliere il peso all&#8217;aria che entra nei tuoi polmoni: anche respirare è una faticosa arrampicata.</p>
<p>Avverti la costante sensazione di avere un bisonte sulle spalle e una voragine nell&#8217;esofago. Braccia e gambe ci sono ma è difficile comandarle, una penna è un mattone e camminare per pochi metri è drammatico anche da pensare; sbattere le palpebre smette di essere naturale e diventa un obiettivo, come anche tenerle completamente aperte. In verità tutte le funzioni istintive come respirare, muovere bocca e occhi mutano in azioni ponderate, devi ricordartele, come se tutto l&#8217;istinto si concentrasse in un unico bisogno: mangiare.</p>
<p>Ad un certo punto ti viene quasi la voglia di eliminare qualche pezzo di corpo, a partire dalla testa che sembra accumulare peso ogni giorno di più; e quando pure le scorte di equilibrio finiscono, l&#8217;intero fisico è irresistibilmente attratto dalla forza di gravità e la morte non sembra più così amara, si presenta sottoforma di sonno, un sonno del quale è difficile vederne la fine soprattutto perché richiede troppo sforzo pensare al domani, al futuro, alla vita che continua.</p>
<p>E qui mi sono fermata io, al prima di dormire.</p>
<p>Questa è la mia esperienza con la fame provata dieci anni fa e mai dimenticata.<br />
Da un certo punto di vista è stata la paura a salvarmi dall&#8217;accogliere quel sonno come l&#8217;ultimo della mia vita, perché se avevo ancora paura di stare male piuttosto che di morire, allora voleva dire che un contatto con la vita era aperto e poi avevo sempre amato il cibo e questo pensiero creò un piccolo buco salvifico: cominciai a distinguere la paura di vomitare da quella di mangiare.</p>
<p>Ho allargato quel buchino proprio passando sul filo della paura e sono tornata a mangiare, prima solo un pacchetto di pavesini alla mattina, poi, piano piano, pranzi e cene completi per arrivare a stabilizzarmi nonostante la fobia sia ancora presente in queste lande. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Non ho mai sopportato chi la fame l&#8217;ha sempre avuta in bocca e mai nello stomaco, proprio perché nemmeno io posso dire di aver provato quella che ti fa arrivare a due secondi dalla morte, ma di certo posso confermare che prima di poterci chiamare &#8220;morti di fame&#8221; o &#8220;affamati&#8221; (anche solo in senso figurato) bisogna frenare un attimo e pensare se stiamo parlando di fame da &#8220;a pranzo un panino/pomeriggio una Fiesta&#8221; o di quella fame sbranante che sembra fare del nostro corpo carne da macello mai sufficiente per saziare la bestia. C&#8217;è differenza.</p>
<p>Sì, è vero, ero io a rifiutare completamente il cibo, ma la fame è come un coltello che ti ferisce: fa male lo stesso se a impugnarlo sei tu o qualcun altro.</p>
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		<title>I bambini dell&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 12:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[paura di vomitare]]></category>

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		<description><![CDATA[A tutti quelli che hanno palesato la propria emetofobia sarà capitato di sentirsi dire: &#8220;pensa ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non hanno niente da mangiare, e tu rifiuti il cibo per una stupida paura&#8221;. Ecco, parliamo di questi ipercitati bambini dell&#8217;Africa che diventano il termine di paragone per misurare la nostra estrema stupidità nell&#8217;avere paura di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Bambini Africa" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/b_africa.jpg" alt="" width="150" height="265" />A tutti quelli che hanno palesato la propria emetofobia sarà capitato di sentirsi dire: &#8220;pensa ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non hanno niente da mangiare, e tu rifiuti il cibo per una stupida paura&#8221;.</p>
<p>Ecco, parliamo di questi ipercitati bambini dell&#8217;Africa che diventano il termine di paragone per misurare la nostra estrema stupidità nell&#8217;avere paura di vomitare.</p>
<p>La prima volta che qualcuno mi ha presentato i bambini dell&#8217;Africa è stato quando ho detto a scuola di non avere luce e acqua calda in bagno.<br />
&#8220;Luciani, pensa ai bambini dell&#8217;Africa&#8221; mi disse la professoressa.<br />
La seconda, me lo ricordo bene, mi vennero messi sul piatto da un medico:<br />
&#8220;Da quanto non mangia? 3 Mesi? Ah, ma pensi ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non mangiano mai&#8230;&#8221;</p>
<p>Fino a qualche tempo fa, quando raccontavo della mia emetofobia, non mancavo mai di eplicitare la mia posizione di privilegio rispetto ai bambini dell&#8217;Africa, come se fosse mio dovere <strong>non</strong> angosciarmi se per due giorni di fila non mangiavo nulla, come se non avessi il diritto di stare male, o peggio, di sentirmi debole e affamata.<br />
Poi mi sono resa conto che la storia dei &#8220;bambini dell&#8217;Africa&#8221; non solo è una doverizzazione terribilmente lesiva, ma anche un falsissimo senso di colpa che spesso non viene seguito da nessun fatto concreto. Serve solo a sentirsi meno sfigati.</p>
<p>Perché:</p>
<p>A) Non è pensando che si riempe loro lo stomaco<br />
B) Crea dei sensi di colpa e delle doverizzazioni che vanno dal &#8220;devo stare bene perché in fondo non sto messa come i bambini dell&#8217;Africa&#8221;, &#8220;mi sento in colpa: io ho il cibo e lo rifiuto, i bambini dell&#8217;Africa non hanno niente&#8221;, ecc.</p>
<p><span id="more-1000"></span>All&#8217;inizio potrebbe sembrare sollevante, ma a lungo andare diventa un senso di colpa estremamente nocivo.<br />
E&#8217; peloso dirlo, ma ognuno ha la sua rogna, non è facendo paragoni o pensieri intransitivi sulla fame dei bambini dell&#8217;Africa che si riesce a venirne fuori senza danni collaterali.</p>
<p>Pensare a chi sta peggio va bene se poi ci si mette le manine in tasca e si tirano fuori zinzi per aiutare, non per sollevarsi in un momento di sconforto, perché, anche se non ce ne accorgiamo, stiamo creando una regola che ci vieta di stare male poiché, rispetto a noi, c&#8217;è chi è nella melma più totale.</p>
<p>Non capisco perché sempre chi sta male, in qualsiasi senso, è obbligato moralmente a pensare ai bambini dell&#8217;Africa, mentre il mondo dei sani se ne sbatte e continua a farsi venire le psicopatologie se gli rigano la macchina, se ha pagato due centesimi in più il peperone scontato, se deve fare due metri di fila alla posta e se a pranzo ha mangiato <em>solo</em> un panino e adesso ha bisogno di una salvifica Fiesta.</p>
<p>La fame, quella vera, quella che ti fa sentire come se lo stomaco stesse banchettando con il tuo cervello, è uguale per tutti. Un pensiero o uno sciapo senso di colpa non la faranno passare, tantomeno ai bambini dell&#8217;Africa.</p>
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		<title>Il tapis roulant</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 12:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[stomaco vuoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Dieci anni fa pesavo 83 kg. Giuro. La prima costola l&#8217;ho vista in una radiografia. Io non sapevo nemmeno di averle, le costole. Nonostante sembrassi un rovagnati con braccia e gambe, ero felice. L&#8217;estate indossavo un costume da bagno duepezzigiallocanarinofluorescente che metteva in evidenza tutto, e per tutto intendo tutto! Una cosa inguardabile. Inguardabile veramente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="tapis roulant" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/tapis.jpg" alt="" width="150" height="136" />Dieci anni fa pesavo 83 kg. Giuro.</p>
<p>La prima costola l&#8217;ho vista in una radiografia. Io non sapevo nemmeno di averle, le costole.<br />
Nonostante sembrassi un rovagnati con braccia e gambe, ero felice.<br />
L&#8217;estate indossavo un costume da bagno duepezzigiallocanarinofluorescente che metteva in evidenza tutto, e per tutto intendo tutto!  Una cosa inguardabile. Inguardabile veramente, quel costume ti faceva venire la cataratta precoce, ma mi piaceva così tanto da non essere ancora riuscita a pensionarlo, sebbene io lo abbia sostituito con un due pezzi con i cuori rossi. Niente di meno inguadabile, comunque.</p>
<p>Pur essendo un prodotto degli anni in cui Olivia Newton John terrorizzava tutti con Physical, non ho mai fatto una dieta in vita mia. Tra un&#8217;obesa lasagna e la depressa insalata, non c&#8217;era nemmeno da pensarci: le mangiavo entrambe.<br />
Non avendo né auto né amore per i mezzi pubblici, camminavo molto: non facevo di certo parte di quella categoria di adolescenti sedentari che stavano tutto il giorno davanti alla tv a fagocitare girelle e big mac. Giocavo anche a pallavolo, quindi ero a posto con la coscienza, un po&#8217; meno con Olivia Newton Jhohn, ma pazienza. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Tutto andava bene così. Per ragazzi ero un maschio con le tette, ma quello del dimagrire era un compromesso al quale non volevo arrivare solo per farmi accettare come femmina del branco. Alcune volte, lo ammetto, mi sentivo morire sapendo che una ciabatta ortopedica arrivava ad essere più sensuale di me, ma i momenti così passavano subito, e ogni cosa tornava alla normalità. La mia, naturalmente.<br />
<span id="more-939"></span></p>
<p>Poi è arrivata l&#8217;emetofobia che tutti i chili portò via. Nel giro di sei mesi persi 20 kg.<br />
Ora peso 63 kg per 1,66 di &#8211; quasi &#8211; altezza.</p>
<p>&#8220;Oh, ma stai benissimo così&#8221;<br />
&#8220;Sei proprio dimagrita, complimenti&#8221;<br />
&#8220;Ti trovo veramente in forma così dimagrita&#8221;<br />
&#8220;Ahhh, beata te, che dieta hai fatto?&#8221;</p>
<p>Riesco a vedere non una, ma tutte le costole contabili ad occhio nudo. E non mi piace.<br />
Sì, è vero, oggi riesco a trovare i vestiti della mia taglia senza andare al grande magazzino (tanto ci vado comunque perché il mio portafogli è più magro di me), riesco a passare tra una macchina e l&#8217;altra come nella pubblicità delle alpelibe, ho qualche occhio in più addosso, tutti si complimentano e fanno confronti con la me di ieri, tuttavia non posso fare a meno di chiedermi: <strong>possibile che un corpo in forma è l&#8217;unico metro per giudicare il benessere di una persona?</strong></p>
<p>Pare di sì.</p>
<p>Mi sembra di essere su un tapis roulant pieno di persone che corrono seguendo la marcia del tappeto, loro sanno che moriranno schiacciati dal macchinario, ma continuano a correre da quella parte, mentre io annaspo in direzione opposta. Non voglio farmi schiacciare, non voglio morire sotto un tapis roulant, non voglio seguire quello che fanno gli altri solo perché la riprova sociale dice che è giusto così. Voglio correre per sopravvivere. Però, per come la si guardi, mi sembra sempre di correre dalla parte sbagliata.</p>
<p>E anche se adesso riesco ad indossare un bel pantalone taglia &#8220;normale&#8221;,nel quale dieci anni fa non avrei potuto infilare nemmeno in un dito, mi viene da pensare che, per certi versi, stavo meglio prima. Quando mangiavo con le mie amiche sulle panchine al parco, quando io e mio fratello compravamo dei coni gelato e ce li scambiavamo per assaggiare i diversi gusti, quando una pizza fredda mangiata su un muretto aveva un intenso sapore di libertà, quando ero pronta a correre in qualsiasi momento, senza scalette programmate, se un&#8217;amica stava male o anche solo per un defibrillante pomeriggio di &#8220;valutazione articoli&#8221; ai grandi magazzini, quando mangiare era una gioia da condividere con il mondo e non qualcosa che si ha paura di fare anche da soli.</p>
<p><strong>Quando, nonostante tutto, su quel tapis roulant riuscivo a correrre, non ad arrancare con lo stomaco che urla per la fame e la paura che lo mette a tacere.<br />
Allora stavo bene. Adesso sono solo più magra.</strong></p>
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