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	<title>Emetofobia &#187; Emetofobia</title>
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	<description>Conoscerla, capirla, superarla</description>
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		<title>Vip che soffrono di Emetofobia</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 10:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[celebrità]]></category>

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		<description><![CDATA[Oddio, dei vipsE non è che mi importi molto, anzi, meno penso a quanto prendono solo per dare aria ai denti davanti ad una telecamera e meglio sto, però in questo caso &#8220;fanno comodo&#8221; (W l&#8217;opportunismo nazionalpopolare). Dal vangelo secondo Gatto Nero, scopro che ci sono personaggi abbastanza famosi che hanno fatto outing, sdoganando la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1979" title="charlie_brooker_140x140" src="http://www.emetofobiaonline.com/wp-content/uploads/2010/09/charlie_brooker_140x140.jpg" alt="" width="140" height="140" />Oddio, dei vipsE non è che mi importi molto, anzi, meno penso a quanto prendono solo per dare aria ai denti davanti ad una telecamera e meglio sto, però in questo caso &#8220;fanno comodo&#8221; (W l&#8217;opportunismo nazionalpopolare).</p>
<p>Dal vangelo secondo <a href="http://www.emetofobia.it/forum/emetofobia-famosa-t1283.html">Gatto Nero</a>, scopro che ci sono personaggi abbastanza famosi che hanno fatto outing, sdoganando la parola Emetofobia nel mondo delle celebrities.</p>
<p>Mentre leggevo gli articoli di un maisentitnominare Charlie Brooker (spacciati sempre da Gatto Nero, <a href="http://www.guardian.co.uk/culture/2005/jan/22/screenburn.features16">articolo 1</a>, <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/jan/14/comment.charliebrooker">articolo 2</a>, <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/may/04/charlie-brooker-fear-swine-flu">articolo 3</a> ), mi chiedevo <span style="text-decoration: line-through;">due</span> tre cose:</p>
<p><strong>a) Quale zampa di tavolo sta pareggiando, il mio libro di inglese?</strong></p>
<p><strong>b) In Italia ci sono attori/attrici/presentatori/vipsE che soffrono di Emetofobia?</strong></p>
<p><strong>c) E se ci sono, lo hanno mai detto pubblicamente, magari in uno di quei giornali di tipo casalingo che per incartare le uova sono il massimo?</strong></p>
<p>Non c&#8217;è dato saperlo, online si trova il nulla più totale sull&#8217;argomento.<br />
Comunque sarebbe utile avere una persona famosa disposta ad espatriare l&#8217;Emetofobia dal girone delle paure dannate nel quale adesso si trova, costretta con il naso in su a guardare il limbo delle fobie più commerciabili.</p>
<p>Intanto si cerca di informare (che<span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong> è diverso da voler guarire</strong></em></span></span>&#8230;dovrò scriverlo in copto, magari è più comprensibile) e di <em>portare il verbo</em> dove ancora vige il ritenersi pazzoide. Poi se qualche vipsE ha voglia di usare i potentissimi mezzi che possiede per nutrire il bambino dell&#8217;informazione, sarebbe fantastico, visto che giornali e riviste cui ho scritto si sono presi l&#8217;impegno concreto di ignorare qualsivoglia comunicazione riguardante l&#8217;Emetofobia.</p>
<p>Com&#8217;è che recitava la risposta di quella rivista cui ho pregato per un trafiletto?</p>
<p>Ah sì, &#8220;Non è un argomento che possa appassionare i nostri lettori&#8221;. Sicuro, i vostri lettori sono le mie uova! <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Il B.e.p. dell&#8217;emetofobico</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 12:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi mi sento molto Montezemolo. Senza soldi, però. E&#8217; da stamattina che parlo di grafici, di percentuali, di analisi swot e tutto quello che fa very marketing woman. Ho ripreso in mano i miei libri sul tema e, mentre mi autoconvincevo di poter sistemare l&#8217;imprenditoria italiana con uno straccio da spolvero, ho incontrato un grafico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Montezemolo" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/montezemolo.jpg" alt="" width="150" height="104" />Oggi mi sento molto Montezemolo. Senza soldi, però.<br />
E&#8217; da stamattina che parlo di grafici, di percentuali, di analisi swot e tutto quello che fa very marketing woman.</p>
<p>Ho ripreso in mano i miei libri sul tema e, mentre mi autoconvincevo di poter sistemare l&#8217;imprenditoria italiana con uno straccio da spolvero, ho incontrato un grafico che mi ha fatto pensare subito all&#8217;<strong>Emetofobia.</strong></p>
<p>Si parla di <strong>B.e.p.<br />
</strong></p>
<p><strong>B.e.p</strong> non sta per Black Eyed Peas, bensì per <em><strong>Break Even Point</strong> </em>(punto di pareggio). Attraverso l&#8217;analisi di spese e profitti, l&#8217;azdiena XY è in grado di stabilire le entrate e le perdite relative ad un determinato periodo.  Il B.e.p. si ha quando profitti e spese vanno in pari, mostrando così che in quel determinato punto (periodo) l&#8217;azienda non ha né guadagnato né perso soldi.</p>
<p>Per dirla breve, prendo un gratta e vinci da due euro e vinco due euro: non ho né guadagnato né speso, ma ho avuto la possibilità sia di incrementare i miei guadagni (vincendo) sia di perdere i due euro puntati (spese).</p>
<p>E&#8217; un metodo che può praticamente essere rapportato a tutto. E secondo voi, potevo perdere l&#8217;occasione di applicarlo anche all&#8217;emetofobia? Certo che no. Come quando utilizzai <a href="http://www.emetofobiaonline.com/emetofobia/marketing-in-analisi.html">l&#8217;analisi Swot</a> per chiarire ad House concetti che non sapevo spiegare altrimenti, ricevendo da lui un&#8217;occhiata stremata che voleva dire qualcosa tipo &#8220;mi denunceranno se l&#8217;appendo al muro?&#8221;</p>
<p>Ho adattato questo B.e.p. all&#8217;emetofobia in una maniera un po&#8217; insolita, ovvero processando il livello marginale di sopportazione che l&#8217;emetofobico deve superare prima di decidersi a fare qualcosa.<br />
<span id="more-1097"></span></p>
<p>Nel libro di Cesare Sansavini<em>, L&#8217;arte di vendere</em> (libro dal quale ho tratto il grafico che sto per pubblicare senza vergogna), si parla dei bisogni del cliente.</p>
<p>Cito: &#8220;La molla che stimola un cliente all&#8217;acquisto è una certa insoddisfazione (bisogno) che ha superato il proprio livello marginale (b.e.p.).&#8221;</p>
<p>E&#8217; così anche per chi soffre di patologie fisiche o psicologiche.<br />
Sopporto il dolore finché questo non scavalca la linea marginale di sopportazione (qui bisognerebbe anche parlare di principio di realtà:  l&#8217;uomo sopporta il dolore nell&#8217;aspettativa di un grande piacere futuro. Ma per ora lasciamolo perdere).</p>
<p>Molto spesso, ci si decide a fare qualcosa solo dopo aver superato il margine di sopportazione: il cliente acquista, il malato si cura.<br />
La linea di sopportazione cambia da persona a persona, ognuno ha i suoi parametri per giudicare quando non ce l&#8217;ha fa più.</p>
<p>Ma passiamo al grafico:<img class="aligncenter" title="Livello marginale di sopportazione" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/dia.jpg" alt="" width="450" height="350" /></p>
<p>La<strong> linea A</strong> indica il livello teorico di sopportazione. Diciamocelo senza troppi vabbenismi: nessuno sopporta al 100% l&#8217;emetofobia, anche se è in forma lieve. Se così fosse, non ci sarebbe bisogno di chiamarla sopportazione né ci si troverebbe di fronte un problema.</p>
<p>La<strong> linea B</strong> indica il livello di sopportazione che oscilla. Sentiamo l&#8217;insopportabilità più intensamente quando ci si allontana dalla linea A. Ogni giorno abbiamo un grado variabile di sopportazione, un sali e scendi tra A e C.</p>
<p>La<strong> linea C</strong> indica il livello marginale di sopportazione. Superata la linea C la nostra sopportazione è a limite dell&#8217;esasperazione. Qui avvertiamo pesantemente il problema, ci rendiamo conto delle forti ripercussioni sulla nostra vita. In questa zona  incontriamo una biforazione: curarsi o lasciarsi andare aspettando che la linea B ritorni accanto il più possibile alla linea A.</p>
<p>Laddove il venditore deve capire il livello di insoddisfazione del cliente rispetto ad un prodotto, e in quali casi la linea B s&#8217;incrocia con la C, <strong>l&#8217;emetofobico dovrà capire, invece, in quali punti, o in seguito a quali episodi, pensieri, scenari immaginativi, la spezzata B incontra e supera la linea C.</strong></p>
<p>Questo è possibile solo dopo un&#8217;attenta osservazione di situazioni e pensieri che stuzzicano la paura o la pippa mentale, ovvero quegli elementi (pensieri, sensazioni, ecc.) che si presentano prima che la paura o la pippa abbiano luogo.<br />
<strong>Nel punto in cui B amoreggia con C fanno camping tutti quegli eventi attivanti ai quali non si fa caso se non quando ormai B è già andato oltre C.</strong></p>
<p>Una volta superata la linea C siamo in un sentiero di carboni ardenti, qualsiasi cosa facciamo per andare avanti sembra farci male, vogliamo solo tornare il più possibile verso la linea A, ben consapevoli che sopportare è un contentino rispetto a ciò che potremmo trovare cambiando &#8220;prodotto&#8221;, ovvero scegliendo di fare concretamente qualcosa affinché non ci sia più bisogno di parlare di &#8220;sopportare l&#8217;emetofobia&#8221;, ma di &#8220;uscita dall&#8217;emetofobia&#8221;.</p>
<p>Io ho scelto di non vivere zigzagando tra la linea A e la linea C, anche se mi rendo conto che il sollievo di tornare vicino alla linea A ha un&#8217;attrattiva paragonabile a quella di una sacher per un diabetico. Tuttavia,  la scelta sarebbe dettata dalla mia paura di non riuscire a superare l&#8217;emetofobia, paura che sto ampiamente abbandonando lungo il cammino.</p>
<p>E questo è quanto. Spero che la mia spiegazione sia stata abbastanza potabile.</p>
<p>Be&#8217;, in conclusione posso dire che mi piace combinare i princìpi del marketing all&#8217;emetofobia. Già mi ci vedo: tacco dodici e ventriquattrore nera, altro che ciavatte infradito e Pronto Legno Vivo Spray. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Il 7 Gennaio</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 17:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[comportamenti]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è una data storica. Non è il compleanno di qualcuno che conosco. Non è l&#8217;anniversario di questo blog. Non è nemmeno il giorno del mio arresto. Quando andavo a scuola, il 7 Gennaio significava solo una cosa: la fine delle vacanze. Mi ricordo che mio fratello, appena mi vedeva, rantolava questa frase:&#8221;Lo so, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Sette Gennaio" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/7.jpg" alt="" width="150" height="100" />Non è una data storica.<br />
Non è il compleanno di qualcuno che conosco.<br />
Non è l&#8217;anniversario di questo blog.<br />
Non è nemmeno il giorno del mio arresto.</p>
<p>Quando andavo a scuola, il 7 Gennaio significava solo una cosa: la fine delle vacanze. Mi ricordo che mio fratello, appena mi vedeva, rantolava questa frase:&#8221;Lo so, è dura&#8221;.</p>
<p>Oggi, dopo 10 anni dall&#8217;ultima volta che ho poggiato le mie cotiche su sedie liceali, il 7 Gennaio si fa notare grazie ad un fenomeno del quale sono, per il secondo anno consecutivo, l&#8217;indiretta protagonista: <strong>l&#8217;aiutohopauramania.</strong></p>
<p>L&#8217;aiutohopauramania è un fenomeno che interessa, bene o male, tutti quelli che hanno l&#8217;emetofobia a periodi alterni: da Settembre al 22 Dicembre sì, dal 23 Dicembre al 6 Gennaio no, dal 7 Gennaio al giorno prima il martedì grasso sì, martedì grasso no, dal giorno dopo martedì grasso  al 7 Marzo sì, l&#8217;8 Marzo no (solo per le donne), dal 9 Marzo fino al giorno prima di pasqua sì, da pasqua a pasquetta no, dal giorno dopo pasquetta all&#8217;inizio delle vacanze estive sì, dalle vacanze estive fino alla fine delle vacanze, a Settembre, no. (Domeniche, compleanni, giorni festivi inframensili e santi patroni: no.)</p>
<p>Periodi alterni, dunque.</p>
<p><span id="more-858"></span>Periodi che non coincidono -per puro caso, eh!- con vacanze, vacanzette, gite fuori porta, natali, pasque, sdraio e ombrelloni.</p>
<p>E lo so, quando non si ha la responsabilità del lavoro e dello studio, è normale che l&#8217;emetofobia cali di intensità, perché ci sono meno doveri, meno improrogabilità e, diciamocelo, meno rompiture di palle; tuttavia, a questa bella e accomodante spiegazione si associa un comportamento che a me non sta per niente bene.</p>
<p>L&#8217;aiutohopauramania, appunto.</p>
<p>L&#8217;aiutohopauramania è il mandarmi, ad ogni morte di vacanza, mail e richieste d&#8217;aiuto riguardanti l&#8217;emetofobia e poi, ricevuta la mia risposta, non dare più segni di vita. Ploff, sparire come lo stipendio di un operaio.</p>
<p>Ciò  che mi ha portata a scrivere un post urticante come questo è l&#8217;aver letto cotanta idiota frase in una mail mandata da una ragazza alla fine di un periodo di corrispondenza, periodo  nel quale io rispondevo sempre a tutti i suoi rigurgiti emozionali e lei rispondeva quando si ricordava di averli, i rigurgiti emozionali:</p>
<p><strong>&#8220;Pika, non ti scrivo più perché io sono uscita dall&#8217;emetofobia e ho paura che riparlarne con te mi possa far tornare come prima. Io non voglio tornare come prima, adesso ho capito come controllare il vomito. Mi dispiace che tu ancora non sia riuscita a superarla, ma io non voglio tornare indietro. Adesso sto bene, anche se ho il terrore delle influenze intestinali&#8221;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">(Lo dico subito: io con lei, come con tutti quelli che mi scrivono, non mi sfogo e non mi sono sfogata mai, semplicemente perché mi rendo conto che farlo sarebbe solo uno scambio di urla tra sordi.)</span></p>
<p>La mia risposta: &#8220;curati, ma per bene&#8221;.</p>
<p>Questa è l&#8217;unica persona che ha avuto la faccia culoforme di dirmelo, gli altri, quelli che non si fanno sentire durante i periodi buoni e poi ritornano a scrivermi pm e mail in cui riversano la loro sciocca speranza di sentirsi dire ciò che vogliono sentire dire, no, quelli si mantengono caldi il letto, spariscono e poi, come se niente fosse, tornano e annullano tutto ciò che io ho già detto loro mesi prima, e cioè che se stanno così male devono chiedere aiuto ad un professionista da scegliere tra: psichiatra, psicologo, terapista, comportamentista, analista, commercialista, santone indiano, mago Otelma e Vanna Marchi.</p>
<p>Ecco le risposte più gettonate:</p>
<p>&#8220;Ho già visto tot psicologi ma non mi hanno saputo aiutare perché non conoscevano l&#8217;emetofobia&#8221;<br />
&#8220;Ho il terrore dei virus, ogni volta che qualcuno sta male non lo chiamo nemmeno al telefono per paura del contagio. Ma non ho bisogno dello psicologo&#8221;<br />
&#8220;Non ho soldi[...] Ma lo sai che quest&#8217;anno vado alle Maldive?&#8221;<br />
&#8220;Ma tu non sai il nome di qualche antiemetico che funziona? Non mi ritare fuori la storia della psicoterapia perché lo sai che non c&#8217;è psicologo che possa curarmi&#8221;</p>
<p>Lo voglio dire qui, per non ripeterlo ogni volta tramite pm o mail: <strong>io non ho la pozione magica per uscire dall&#8217;emetofobia, chi ha la convinzione di potersene uscire dai propri problemi schiacciando il bottoncino rosso, eviti molto accuratamente di scrivermi. La mia risposta è sempre la stessa: <span style="text-decoration: underline;">terapia</span>. Punto. Non do altre risposte. Chi, invece, è animato dalla buona intenzione di parlare così, per puro sfogo, per scambiarsi punti di vista sull&#8217;emetofobia o sui rispettivi terapisti o per discutere dell&#8221;ultimo mascara con il motore a due tempi, ma anche di pigiamini con i coniglietti, ben venga. Io sono sempre disponibile a parlare di pigiamini con i coniglietti, di mascara a motore e di emetofobia.<br />
</strong></p>
<p><strong>Non me la sto tirando (anche perché me la potrei tirare se avessi superato l&#8217;emetofobia, ma ancora non è così e anche se fosse, non negerei mai una parola a chi mi scrive), sto solo preservando i miei già deperiti nervi della pazienza</strong>.  Ho messo a disposizione tutte le mie conoscenze sul tema emetofobia, ho condiviso i miei metodi e discusso sempre molto tranquillamente dei metodi degli altri, lasciando aperta ogni porta. Ma qui non si parla di emetofobia, qui si riparla, purtroppo, di carattere. <strong>Non è l&#8217;emetofobia a impedire ad una persona di essere corretta nei confronti di chi ha impiegato del tempo nel leggere e soprattutto nel rispondere adeguatamente a pm e mail.</strong></p>
<p><strong>Non è l&#8217;emetofobia, è, come già detto almeno un era geologica di volte, il carattere e la convinzione che ad alcune persone tutto è dovuto.<br />
</strong></p>
<p>Certe volte leggo dei racconti di individui che si domandano disperati &#8220;perché a me?&#8221;. Perché a te? Perché tu chi sei, a differenza del tuo vicino di casa, per non dover essere investito dai problemi della vita? Cosa porta un essere umano a ritenersi talmente intoccabile da chiedersi il perché determinate situazioni capitano a lui e non ad un altro? Ma soprattutto, cosa porta lo stesso essere umano a ritenere che chi ha esperienza di un dolore, e dimostra di volerne discutere, abbia il dovere morale di essere sempre disponibile, mentre lui, sommo ed eletto, nemmeno si prende la briga di concedere risposta?</p>
<p>Come ho detto, l&#8217;emetofobia non c&#8217;entra. E se l&#8217;emetofobia non c&#8217;entra, automaticamente io me ne tiro fuori, perché non è compito mio ricordare a persone maggiorenni e consapevoli che la vita non è quel cosino rettangolare che si chiama telecomando e che le soluzioni semplici le danno le cartomanti, non persone che, come me, ogni giorno cercano, nonostante tutto, di edulcorare la propria situazione a favore di una comunicazione non vittimistica, non negativa, non demotivante.</p>
<p>La cura, se così vogliamo chiamarla, c&#8217;è, ma è necessario dimenticare le vie semplici e considerare, anche solo per un minuto, che noi non siamo divini e gli altri plebei pezzenti, bensì siamo uomini con gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri, con le stesse probabilità del vicino di cadere in qualsiasi buco di fogna puzzolente e meschinamente nascosto dalla vita stessa. Nessuno ci deve niente se siamo noi a non voler accettare ciò che gli altri ci offrono.</p>
<p><strong>La mia &#8220;cura&#8221; risponde a: impegno (non solo mio, ma anche di chi mi sopporta ogni giorno), soldi, sofferenza e Dr House. Fine, non ho magheggi da consigliare.</strong></p>
<p>Quindi, a fine vacanze, quando ci si ricorda di avere l&#8217;emetofobia e magari anche di aver ricevuto risposta da qualcuno che si è dedicato ad una causa sua fino ad un certo punto, è necessario ricordare anche che l&#8217;emetofobia ha potere fino ad un certo punto. Può impedire di farci mangiare un panino tranquillamente, ma non ci impedisce di essere educati e, scusatemi, anche un po&#8217; riconoscenti. E&#8217; facile dare la colpa all&#8217;emetofobia, difficile è prendersi la responsabilità di azioni e comportamenti nei quali l&#8217;emetofobia poco c&#8217;entra.</p>
<p>Mi viene in mente una frase di Guareschi (scrittore del quale sono da sempre innamoratissima), pensiero riferito a tutt&#8217;altra situazione, sicuramente molto ma molto più drammatica rispetto a quella proposta in questo post, ma che riassume il concetto ampiamente distorto di dare e avere e di sentirsi in qualcosa in più rispetto agli altri, Guareschi scriveva:</p>
<p><strong>&#8220;Non val la pena di fare qualcosa per questa gente. Se gli regali qualcosa accampano subito dei diritti.&#8221;</strong></p>
<p>E posso dire solo che è proprio così.</p>
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		<title>Per tutto il resto c&#8217;è l&#8217;emetofobia</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[rinunce]]></category>

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		<description><![CDATA[Cena con amici: 30 euro, con poste pay, ma quella sera avevo un mal di stomaco&#8230; Cornetto e cappuccino al bar: intollerante al latte. Capita. Pranzo con i colleghi: 50 euro, pagano loro, ma i miei sono tutti online. Quindi niente. Ricevimenti di nozze: azz, quel giorno ho la visita per la prostata&#8230;ma tu non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cena con amici:</strong> 30 euro, con poste pay, ma quella sera avevo un mal di stomaco&#8230;<br />
<strong>Cornetto e cappuccino al bar:</strong> intollerante al latte. Capita.<br />
<strong>Pranzo con i colleghi:</strong> 50 euro, pagano loro, ma i miei sono tutti online. Quindi niente.<br />
<strong>Ricevimenti di nozze:</strong> azz, quel giorno ho la visita per la prostata&#8230;ma tu non hai la prostata!&#8230;vabbe&#8217;, mica t&#8217;ho detto la mia.<br />
<strong>Feste di bambini:</strong> non ci vado per principio.<br />
<strong>Gelato al parco:</strong> il latte mi gonfia pure se si traveste da gelato.<br />
<strong>Sosta mangereccia all&#8217;autogrill:</strong> nonostante tutto, preferisco ancora il treno.<br />
<strong>Cenone di natale:</strong> non festeggio il natale.<br />
<strong>Cenone di capodanno:</strong> non ho il vestito adatto.<br />
<strong>Cena della befana:</strong> lavoro.<br />
<strong>Cena con parenti:</strong> quali?<br />
<strong>Cena con fidanzato:</strong> &#8230;ma stiamocene a casa&#8230;eh? Paghiamo un metro di intestino al mese di affitto, perché uscire?<br />
<strong>Panino al mare:</strong> no, perché se no poi non posso farmi il bagno.<br />
<strong>Happy hour con amici:</strong> alcolici, no, passo.<br />
<strong>Feste di compleanno:</strong> dopo i 25 anni non c&#8217;è proprio niente da festeggiare.</p>
<p><strong>Una vita normale non ha prezzo.</strong></p>
<p>Ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto c&#8217;è l&#8217;emetofobia.</p>
<p> <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Io devo, tu devi, egli deve</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 11:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatri]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Tu si pazz" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/pazz.jpg" alt="" width="150" height="212" />Ogni giorno ricevo e-mail e messaggi privati da persone che affermano più o meno la stessa cosa: &#8220;se raccontassi di questa mia paura, mi prenderebbero tutti per pazzo&#8221;.</p>
<p>Per me non è difficile capire i natali di questa paura, poiché, da quando ho aperto il blog su cui sto scrivendo, e da quando ho dichiarato apertamente di avere una relazione psicologica con uno psichiatra (al secolo Dr House), mi sono ritrovata a lottare contro silenzi e discorsi finto-premurosi partoriti da ex-amici che si sono allontanati dalla mia persona proprio perché avevano paura di farsi una brutta nomina, sia online che offline.</p>
<p><strong>Gli stessi che tempestavano i loro profili, blog e social di frasi di stima per la morte della poetessa Alda Merini.</strong></p>
<p><strong>Quindi posso capire perfettamente cosa si prova quando ci si trova a dover combattere non solo per poter uscire dalle nostre paure, ma anche per difenderci da giudizi che spesso compromettono pesantemente la vita lavorativa e sociale di una persona.<br />
</strong></p>
<p>Più vado avanti e più sono convinta che i giudizi, le critiche, le credenze che si rivolgono agli altri siano la dimostrazione di una mancanza di controllo sul proprio essere e sulla situazione stessa, allora si cerca di dominare la cosa ponendosi sopra le parti. Perché? Perché nel momento in cui ci si pone sopra le parti, ci si ritiene erroneamente immuni dall&#8217;influenza o dal potere che queste parti potrebbero avere su di noi, ma in verità abbiamo proprio paura che ci colpiscano senza avere la capacità di fermarle.<br />
<span id="more-767"></span></p>
<p>Le critiche, i giudizi, le prese per il culo rispettano tutte una sorta di regolamento che ci autoimponiamo da quando siamo marmocchi. Chi esce fuori da questo assolutistico regolamento, viene preso per pazzo o strano.</p>
<p>Basta pochissimo per essere considerati pazzi.<br />
Proviamo ad andare al supermercato alle dieci di mattina, prendiamo una confezione di preservativi e un pacco di pannolini per neonati. Osserviamo le reazioni delle persone.<br />
Ci sentiremo a disagio perchè moltissimi ci punteranno, anche solo con la coda dell&#8217;occhio, alla ricerca di un&#8217;altra prova che palesasse in loro l&#8217;idea di una nostra presunta pazzia o stranezza. Il linguaggio del corpo parlerebbe per loro.</p>
<p>Il disagio, però, non proviene dall&#8217;altro, ma da noi. Proviamo disagio perché incosapevolmente anche noi riteniamo ciò che stiamo facendo &#8220;fuori dalla regola&#8221;, altrimenti non ne sentiremmo nemmeno gli occhi degli altri addosso.<br />
La storia ce lo insegna ogni giorno. Se prima una donna con i pantaloni era tabù, oggi è considerato normale.</p>
<p>Se ci abituassero fin da piccoli a pensare che avere paura è naturale invece che da &#8220;deboli&#8221;, non sentiremmo la necessità di preservarci sani e forti agli occhi degli altri. Invece no, veniamo addestrati a non aver paura, ci indottrinano sul fatto che avere paura è inutile, ci dicono &#8220;non devi aver paura&#8221;. Ci raccontano storie in cui chi ha paura è lo sfigato e l&#8217;eroe, invece, è quello che combatte fino alla fine e non si arrende solo perché ha paura, anzi, l&#8217;eroe non ha paura. Ci dicono che si DEVE aver coraggio perché se no la società ci schiaccia, così cresciamo con l&#8217;idea che avere paura è sbagliato, che non si deve aver paura, che chi ha paura è perso, fallito, sfigato. Ed eccolo, il problema principe:</p>
<p><strong>il dovere. Il dovere di essere in un modo che non si è. Il dovere di&#8230;perché se no&#8230;<br />
</strong></p>
<p>Devo, devi, deve, dobbiamo, dovete, devono. Dovrei, dovresti, dovremmo, dovreste, dovrebbero.</p>
<p><strong>Le doverizzazioni. </strong></p>
<p>Pensiamoci bene. Quante volte al giorno ci viene detto o diciamo &#8220;dovresti, dovrei, devo, devi&#8221;? Una marea di volte.</p>
<p>Ma questo regolamento su come si DEVE vivere chi lo ha inventato?</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p>Nessuno.</p>
<p>Chi ha scritto che NON SI DEVE aver paura del vomito?</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p>Nessuno.</p>
<p><strong>Sono solo regole</strong>. La regola dice: &#8220;il vomito è naturale e inevitabile, quindi NON DEVI averne paura, altrimenti sei pazzo&#8221;.</p>
<p>E la stessa regola ci induce ad avere paura più di ciò che pensano gli altri e non di come ci sentiamo noi quando stiamo male o a quante cose rinunciamo a causa della paura. Ci concentriamo su ciò che facciamo mancare agli altri (uscite, cene fuori, viaggi) e non su ciò che a noi manca, senza considerare minimamente che quella doverizzazione ci causa paura sulla paura.</p>
<p>Sarebbe preferibile, invece, dirsi: &#8220;mi piacerebbe non avere paura di vomitare, ma visto che ce l&#8217;ho, cercherò di superarla senza sentirmi pazza o fuori di testa&#8221; oppure &#8220;sarebbe preferibile che gli altri non mi considerassero pazza, ma se così fosse, posso vivere benissimo lo stesso&#8221;.</p>
<p><strong>Cominciando a vedere la paura come una possibilità, e non come una catastrofe, riusciremmo a liberarci dal dovere di essere perfetti e senza macchie, smosciando la paura stessa.<br />
</strong></p>
<p>La regola che ho deciso di seguire io è una sola: permettermi di avere paura e prendermi la briga di raccontarlo al mondo, <strong>perché se il mondo si vuole illudere che la pazza sono io che ammetto e accetto la mia paura, e non lui che la nega e non l&#8217;accetta, be&#8217;, credetemi, chi continuerà a girare facendosi molto male non sarò io, ma lui.</strong></p>
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		<title>L&#8217;emetofobia non fa notizia</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 09:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa, passando davanti una vaschetta con pesci, mi è caduto il pezzettino di giornale che stavo masticando con le mani. Era un frammentino, qualcosa che degli occhi ittici avrebbero potuto scambiare per mangime. Nessuno dei cinque pesci presenti nella vaschetta ha dato importanza al pezzo di giornale. E lì ho capito. Anche ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pochi giorni fa, passando davanti una vaschetta con pesci, mi è caduto il pezzettino di giornale che stavo masticando con le mani. Era un frammentino, qualcosa che degli occhi ittici avrebbero potuto scambiare per mangime.</p>
<p>Nessuno dei cinque pesci presenti nella vaschetta ha dato importanza al pezzo di giornale. E lì ho capito. Anche ai pesci l&#8217;informazione italiana non piace, va loro di traverso, la evitano. E fanno bene.</p>
<p>In Italia, la parola &#8220;informazione&#8221; ha un senso vario ed eventuale. Quando si fa riferimento all&#8217;informazione bisognerebbe tenere sempre a mente le parole &#8220;dipende&#8221; e &#8220;a seconda&#8221;.</p>
<p>Dipende da quanto fa vendere una notizia. Dipende a chi dà fastidio la notizia.</p>
<p>A seconda del partito che guida la penna che scrive. A seconda degli interessi personali di chi scrive.</p>
<p>Dipende da tante cose. A seconda di tante cose.<br />
<span id="more-739"></span></p>
<p>Voglio sapere quali &#8220;dipende&#8221; e quali &#8220;a seconda&#8221; riescono ad oscurare ancora l&#8217;informazione riguardante l&#8217;emetofobia, nei principali giornali e trasmissioni tv che si occupano di psicologia e salute.</p>
<p>Mi domando perché su you tube girano tantissimi video di servizi giornalistici che parlano di emetofobia, ma nemmeno uno è italiano.</p>
<p>Quanto dobbiamo esporci -parlo per me come per tutti gli altri che stanno facendo informazione &#8211; prima che ci sia data la possibilità di sentir parlare di un problema che ha rovinato parecchie vite?</p>
<p><strong>Quale culo dobbiamo baciare per sentir parlare di emetofobia in qualche buco di telegiornale o giornale?</strong></p>
<p>In rete si cerca costantemente di tapparci la bocca perché non siamo &#8220;scienziati&#8221;, fuori non ne possiamo parlare perché il rischio è quello di essere presi per pazzi, dentro casa no,  perché se no la famiglia si agita, su giornali e telegiornali no perché l&#8217;emetofobia non è modaiola.</p>
<p>Che dobbiamo fare?<br />
A quale starletta dobbiamo appellarci affinché se ne parli?<br />
Quale giornale dobbiamo corrompere?<br />
Quanti metri di lingua dobbiamo impiegare per conquistare due frasi su un mezzo di informazione &#8220;accreditato&#8221;?</p>
<p>Che significato ha l&#8217;informazione se informare vuol dire solo parlare di ciò che va più di moda?</p>
<p>Informare. Sinonimo: vendere.</p>
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