Il B.e.p. dell’emetofobico
Oggi mi sento molto Montezemolo. Senza soldi, però.
E’ da stamattina che parlo di grafici, di percentuali, di analisi swot e tutto quello che fa very marketing woman.
Ho ripreso in mano i miei libri sul tema e, mentre mi autoconvincevo di poter sistemare l’imprenditoria italiana con uno straccio da spolvero, ho incontrato un grafico che mi ha fatto pensare subito all’Emetofobia.
Si parla di B.e.p.
B.e.p non sta per Black Eyed Peas, bensì per Break Even Point (punto di pareggio). Attraverso l’analisi di spese e profitti, l’azdiena XY è in grado di stabilire le entrate e le perdite relative ad un determinato periodo. Il B.e.p. si ha quando profitti e spese vanno in pari, mostrando così che in quel determinato punto (periodo) l’azienda non ha né guadagnato né perso soldi.
Per dirla breve, prendo un gratta e vinci da due euro e vinco due euro: non ho né guadagnato né speso, ma ho avuto la possibilità sia di incrementare i miei guadagni (vincendo) sia di perdere i due euro puntati (spese).
E’ un metodo che può praticamente essere rapportato a tutto. E secondo voi, potevo perdere l’occasione di applicarlo anche all’emetofobia? Certo che no. Come quando utilizzai l’analisi Swot per chiarire ad House concetti che non sapevo spiegare altrimenti, ricevendo da lui un’occhiata stremata che voleva dire qualcosa tipo “mi denunceranno se l’appendo al muro?”
Ho adattato questo B.e.p. all’emetofobia in una maniera un po’ insolita, ovvero processando il livello marginale di sopportazione che l’emetofobico deve superare prima di decidersi a fare qualcosa.
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Il 7 Gennaio
Non è una data storica.
Non è il compleanno di qualcuno che conosco.
Non è l’anniversario di questo blog.
Non è nemmeno il giorno del mio arresto.
Quando andavo a scuola, il 7 Gennaio significava solo una cosa: la fine delle vacanze. Mi ricordo che mio fratello, appena mi vedeva, rantolava questa frase:”Lo so, è dura”.
Oggi, dopo 10 anni dall’ultima volta che ho poggiato le mie cotiche su sedie liceali, il 7 Gennaio si fa notare grazie ad un fenomeno del quale sono, per il secondo anno consecutivo, l’indiretta protagonista: l’aiutohopauramania.
L’aiutohopauramania è un fenomeno che interessa, bene o male, tutti quelli che hanno l’emetofobia a periodi alterni: da Settembre al 22 Dicembre sì, dal 23 Dicembre al 6 Gennaio no, dal 7 Gennaio al giorno prima il martedì grasso sì, martedì grasso no, dal giorno dopo martedì grasso al 7 Marzo sì, l’8 Marzo no (solo per le donne), dal 9 Marzo fino al giorno prima di pasqua sì, da pasqua a pasquetta no, dal giorno dopo pasquetta all’inizio delle vacanze estive sì, dalle vacanze estive fino alla fine delle vacanze, a Settembre, no. (Domeniche, compleanni, giorni festivi inframensili e santi patroni: no.)
Periodi alterni, dunque.
Per tutto il resto c’è l’emetofobia
Cena con amici: 30 euro, con poste pay, ma quella sera avevo un mal di stomaco…
Cornetto e cappuccino al bar: intollerante al latte. Capita.
Pranzo con i colleghi: 50 euro, pagano loro, ma i miei sono tutti online. Quindi niente.
Ricevimenti di nozze: azz, quel giorno ho la visita per la prostata…ma tu non hai la prostata!…vabbe’, mica t’ho detto la mia.
Feste di bambini: non ci vado per principio.
Gelato al parco: il latte mi gonfia pure se si traveste da gelato.
Sosta mangereccia all’autogrill: nonostante tutto, preferisco ancora il treno.
Cenone di natale: non festeggio il natale.
Cenone di capodanno: non ho il vestito adatto.
Cena della befana: lavoro.
Cena con parenti: quali?
Cena con fidanzato: …ma stiamocene a casa…eh? Paghiamo un metro di intestino al mese di affitto, perché uscire?
Panino al mare: no, perché se no poi non posso farmi il bagno.
Happy hour con amici: alcolici, no, passo.
Feste di compleanno: dopo i 25 anni non c’è proprio niente da festeggiare.
Una vita normale non ha prezzo.
Ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto c’è l’emetofobia.
Io devo, tu devi, egli deve
Ogni giorno ricevo e-mail e messaggi privati da persone che affermano più o meno la stessa cosa: “se raccontassi di questa mia paura, mi prenderebbero tutti per pazzo”.
Per me non è difficile capire i natali di questa paura, poiché, da quando ho aperto il blog su cui sto scrivendo, e da quando ho dichiarato apertamente di avere una relazione psicologica con uno psichiatra (al secolo Dr House), mi sono ritrovata a lottare contro silenzi e discorsi finto-premurosi partoriti da ex-amici che si sono allontanati dalla mia persona proprio perché avevano paura di farsi una brutta nomina, sia online che offline.
Gli stessi che tempestavano i loro profili, blog e social di frasi di stima per la morte della poetessa Alda Merini.
Quindi posso capire perfettamente cosa si prova quando ci si trova a dover combattere non solo per poter uscire dalle nostre paure, ma anche per difenderci da giudizi che spesso compromettono pesantemente la vita lavorativa e sociale di una persona.
Più vado avanti e più sono convinta che i giudizi, le critiche, le credenze che si rivolgono agli altri siano la dimostrazione di una mancanza di controllo sul proprio essere e sulla situazione stessa, allora si cerca di dominare la cosa ponendosi sopra le parti. Perché? Perché nel momento in cui ci si pone sopra le parti, ci si ritiene erroneamente immuni dall’influenza o dal potere che queste parti potrebbero avere su di noi, ma in verità abbiamo proprio paura che ci colpiscano senza avere la capacità di fermarle.
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L’emetofobia non fa notizia
Pochi giorni fa, passando davanti una vaschetta con pesci, mi è caduto il pezzettino di giornale che stavo masticando con le mani. Era un frammentino, qualcosa che degli occhi ittici avrebbero potuto scambiare per mangime.
Nessuno dei cinque pesci presenti nella vaschetta ha dato importanza al pezzo di giornale. E lì ho capito. Anche ai pesci l’informazione italiana non piace, va loro di traverso, la evitano. E fanno bene.
In Italia, la parola “informazione” ha un senso vario ed eventuale. Quando si fa riferimento all’informazione bisognerebbe tenere sempre a mente le parole “dipende” e “a seconda”.
Dipende da quanto fa vendere una notizia. Dipende a chi dà fastidio la notizia.
A seconda del partito che guida la penna che scrive. A seconda degli interessi personali di chi scrive.
Dipende da tante cose. A seconda di tante cose.
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Non ti ho abbandonato
Questo blog mi sta chiamando maledicendo ogni minuto me e la mia negligenza nei suoi confronti.
Nel rallegrarmi per la venuta di settembre non avevo calcolato che con lui sarebbe arrivato anche il lavoro, e se fino a ieri potevo sollazzarmi nel decidere cosa scrivere, ora devo assolutamente mettermi a lavorare.
C’è un Dr House che va pagato e un debito che fermenta ogni giorno di più. Non vorrei proprio ritrovarmi a uscire dall’emetofobia per entrare nel giro dei cravattari, con la conseguenza di non uscire più di casa non per paura di vomitare, ma di essere uccisa a legnate sulle gengive.
C’è da dire che ne sto accumulando di cose da scrivere, ma per ora sono sole bozze che galleggiano poco convinte da parte a parte del mio cervello, voglio dire, di spazio là dentro ce n’è in abbondanza, stanno comode. Loro.
Comunque sì, sono ancora emetofobica, o meglio, ho ancora l’emetofobia. Lo dico per rispondere ad una mail di una ragazza convinta della mia uscita dall’emetofobia: non vedeva nuovi post e allora ha pensato che ormai non avevo più nulla da dire in merito.
Anche se domani dovessi andare al ristorante e mangiare cinghiale e strage di mare, il blog non chiude. Questo blog non parla solo di emetofobia, ma di comportamenti umani che spesse volte sono più assurdi dell’emetofobia stessa. Insomma, ormai ho iniziato e non voglio assolutamente smettere.
V’è toccata.
Gruppo Emetofobia su Facebook
Con questo post vorrei segnalare a tutti il nuovissimo gruppo sull’Emetofobia nato su Facebook, il gruppo nasce dalla voglia di informare il mondo riguardo l’esistenza della paura di vomitare.
L’idea non è stata mia (dice:”figuramise”), ma di una ragazza che frequenta il forum sull’Emetofobia: Angelica.
(Io lo avrei chiamato subito “gruppo sulla vomitofobia” alienandomi definitivamente il buon senso. )
Grazie a questo gruppo potremo usufruire di Facebook per comunicare più facilmente con il mondo dei normovomici affinché si propali il verbo e l’Emetofobia faccia outing, per il bene del genere emetofobico che ancora si nasconde sotto le fratte per paura di essere preso per pazzo o per pippomane (“te fai troppe pippe mentali”).





