La “cosa”, il Dr House e il Buon Anno

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (13)
13
Jan
2012

Va bene, lo ammetto: ho clamorosamente accannato l’augurio di Buon Anno perché mi state sullì, ecco, adesso l’ho detto. Ma non è vero. :D

Non l’ho dimenticato e non l’ho evitato per chissà quale filosofico motivo, non ho avuto semplicemente tempo e concentrazione. Mi capita spesso ultimamente, si chiama vecchiaia.
Gli auguri li ho scritti giù giù, no, più giù, ecco lì. Alla fine. :D

Questo post sarà lungo e per molti di voi anche indigesto, quindi non mi assumo nessuna responsabilità se addormentandovi sulla tastiera invierete foto compromettenti o email piene di parolacce al vostro capo.

Si comincia. :)

La Cosa

Nell’ultimo post ho accennato ad una “cosa”, non ci giro intorno e ve la lancio così, a bomba: il 26 Dicembre ho poggiato la prima pietra per spazzolare via l’Emetofobia dalla mia vita uscendo di casa dopo pranzo. Be’, in verità non proprio dopo dopo, diciamo dopo dopo dopo…va bene, dopo due ore. Per me è uguale perché non avevo digerito nemmeno l’acqua, quindi l’accendiamo.

Per il mondo dei “normali” o degli emetofobici che comunque mangiano tranquillamente fuori casa o prima di uscire non è nulla di che, per me invece sì, perché per dieci hanno ho aspettato la “cosa”. In verità non attendevo l’atto in sé, ma la motivazione, ecco, la motivazione per alzare le chiappe dalla stasi di questa ultima decade.
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Terapia Gratta e vinci

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (10)
27
May
2010

Dopo aver pubblicato questo post, probabilmente sparirò almeno fino alla prossima glaciazione, così, tanto per esser certi che la mia reputazione si rivergini per bene. :D

Stanotte, mentre cercavo di acchiappare il sonno, ho elaborato una sorta di piano strategico per potersi curare con un terapista (di Paperopoli, probabilmente) nonostante la sempreverde siccità finanziaria.

Il sistema è semplice, non richiede l’utilizzo di lombi e parti anatomiche poco battute dal sole, né pagamenti in natura (prodotti caseari o frutta e verdura scappata dalle casse dei banchi al mercato).

Si chiama “Terapia Gratta&Vinci”.
Si va dal proprio psicologo/psichiatra/santone di fiducia e si stipula una sorta di contratto tra le parti. A titolo d’esempio chiamerò le parti A e B: A sta per paziente, B sta per psicocologo/psichiatra/santone.

Funziona così: B elargisce sedute gratuite ad A, A si impegna a comprare un gratta e vinci da cinque euro ogni settimana, se ci sarà una vincita, di qualsiasi somma ed entità, si farà a mezzi, tranne quando la somma vinta corrisponde al totale delle sedute effettuate da B.

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Un anno fa, dieci anni fa

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (3)
15
May
2010

E’ strano quando ti ritrovi a camminare su una qualsiasi data dispersa nel calendario e ti accorgi di aver messo piede su un numero che tanto sconosciuto non è.

E succede anche quando quella data significa qualcosa, sei lì che festeggi o ti crucci per il ricordo di quel giorno di tanti anni fa, poi ti capita di sabotare il tuo stesso sguardo a favore di un foglietto, uno di quelli che non dovresti più avere, lo prendi, lo esamini, ed eccola di nuovo: la data.

Leggi cosa si porta sulle spalle, e non ci credi: è passato già un anno?

Oggi mi sono alzata consapevole di dover ricordare qualcosa di profondamente triste: dieci anni fa a quest’ora ero china sul pavimento del bagno a raccogliere il dolore di mia madre ( se trasformate la parola “dolore” con “vomito” è la stessa cosa, è quel che facevo).

Quel giorno non ero andata a scuola proprio perché lei stava male.
Mentre il buio sorvegliava la sua stanza, io me ne stavo a leggere La morte della bellezza (Patroni Griffi) nella stanza attigua alla camera. “Così la sento se chiama”, ho pensato.

Per me tutto era adolescente, la mia immaginazione non riusciva nemmeno a salire la scala delle responsabilità, aveva le gambe troppo corte.
Eppure quel giorno qualcosa cambiò e io non fui più piccola abbastanza da potermi affidare ad un “passerà” o alle braccia dei grandi.

Forse è stato lì che ho cominciato ad odiare gli adulti.
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Aridatije House!

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (3)
20
Apr
2010

Colla

Every: “Perché questa colla non incolla?”
Pika: “Per lo stesso principio per cui con lo stipendio non arrivi alla fine del mese.”
Every: “Non vedo il nesso.”
Pika: “Nemmeno io, ma se la colla non incolla e lo stipendio non basta, perché io dovrei essere logica? Prenditela con la colla e lo stipendio!”
Every: “Qual è il numero di House?”

Al telefono con genitrice

Mamma: “Sì?”
Pika: “Quando diventiamo ricchi?”
Mamma: “Mi hai chiamato solo per chiedermi questo?”
Pika: “No, anche per sapere quando facciamo i soldi.”
Mamma: “Quand’è che devi vedere House?”

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Aridatime House 2

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (8)
13
Mar
2010

Conto i mesi.
Conto le settimane.
Conto i giorni.
Momenti conto pure le ore e i minuti che sono passati dall’ultimo incontro con House.

Che stress, anche se devo ammettere di non passarmela così male. Pensavo di assistere ad una regressione dell’emetofobia, e invece mi sento in qualche modo meglio. Sono meno…sono più… Ok, non lo so spiegare, sono cambiamenti impercettibili dall’esterno, ma dentro qualche placca si è spostata, ci sono movimenti tellurici che mi stanno facendo vivere la pausa di riflessione da House meno drammatica di quanto mi aspettassi. :D

Niente polpettoni polacchi o scene da fondo di manicomio, almeno fino a questo momento. Però lo devo amettere: House mi manca.
Come curivendolo, intendo.

Quell’oretta con lui era una sorta di premio per il mio cervello. Avete presente  quando i cani rotolano su se stessi e il padrone li premia? Eh, io ero così. Per tutta la settimana rotolavo su me stessa e alla fine House mi dava il biscottino. (Ehm…sì, mi rendo conto che detta in questo modo la faccenda potrebbe essere fraintesa…)

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Aridatime House

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (0)
11
Feb
2010

Davanti una foto di Tim Burton: “assomiglia ad House!”
Davanti una ricevuta: “ah, pure House mi faceva le ricevute!”
Davanti  una penna verde in cartoleria: “uh! La penna che usava House!”
Davanti la vetrina di un negozio cinese: “guarda, quel maglioncino ce l’aveva pure House!”
Davanti la vetrina di un ottico: “anche House portava gli occhiali, ma si vergognava a metterli…”
Davanti un SH 125 nero: “quello è uguale allo scooter di House!!”
Davanti una foto di Bruno Vespa:”anche House lo odiava!”
Davanti un negozio di divani:”questo divano ha lo stesso colore di quelli che c’erano nella sala d’aspetto di House!”
Davanti agli uomini senza capelli: “anche House aveva una pista da sci sulla testa…”
Davanti un perché:”House mimava un ghigno di dolore quando dicevo un perché…”
Davanti a Dr House Medical Division: “House non sei tu!! Vai via, impostore zoppicante!”

…sono ancora recuperabile…Aridatime House!!! :D

Con un House in meno

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (5)
2
Feb
2010

Venerdì ho salutato House.
Come sono riuscita a non trasformare lo studio in una vasca di lacrime non lo so. Ma tant’è, alla fine sono riuscita ad uscire sulle mie gambe.
Certo, lui non mi ha aiutata. Poteva fare qualcosa per dimostrarmi che non gliene fregava niente della mia dipartita terapistica, che, anzi, per lui era un sollievo non avermi più tra gli appuntamenti del venerdì. Invece no, mi ha esplicitamente mostrato di esserne dispiaciuto e amareggiato.

Quando vieni tranquillamente e felicemente abbandonato da chi ti ha messo al mondo, ti aspetti che nessuno si dispiaccia se ad un certo punto sei tu a toglierti di torno. E’ più facile preventivare un’espressione sbiadita, magari anche uno sbadiglio, che due occhi pieni di di interrogativi riguardo una decisione così inaspettata e fuori da ogni logica.

Mi ha strappato dalle mani la mia vincente arma del “tanto lo sapevo che non gliene fregava niente di me”, quella che mi proteggeva la mucosa emotiva da delusioni e scoramenti. Nessuna aspettativa, nessun dolore.

Quella di lasciarlo è stata una “scelta” che non mi sta facendo per niente bene, non ho ancora metabolizzato la cosa: ho come la sensazione che sia stato tutto uno scherzo. Sono in attesa di vedere uscire un omino intransitivo che mi dice “sei su scherzi a parte” e tutti che battono le mani, io che rido e piango di commozione mentre do dei simpatici schiaffetti ai complici dello scherzo.
Ma più mi guardo intorno e più mi rendo conto che non c’è nessun omino intransitivo con il cartello, nessuno batte le mani e io non rido, ma piango di rabbia mentre mi è più chiara la verità:

ho proprio lasciato il Dr House, venerdì.

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