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	<title>Emetofobia - Blog sull&#039;emetofobia - Paura di vomitare &#187; domande da emetofobico</title>
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	<description>Blog sull&#039;emetofobia</description>
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		<title>La risposta giusta</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 09:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[domande da emetofobico]]></category>
		<category><![CDATA[terpia psicologica]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni credono che avere un determinato tipo di sofferenza sia una sorta di specializzazione, qualcosa per cui tu ad un certo punto devi per forza conoscere la risposta a X domande &#8220;perché ne soffri da più tempo&#8221;. Così può capitare che entri in contatto con delle persone bisognose di una risposta. Una risposta immediata, risolutiva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Via" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/strada.jpg" alt="" width="174" height="116" />Alcuni credono che avere un determinato tipo di sofferenza sia una sorta di specializzazione, qualcosa per cui tu ad un certo punto devi per forza conoscere la risposta a X domande &#8220;perché ne soffri da più tempo&#8221;. Così può capitare che entri in contatto con delle persone bisognose di una risposta. Una risposta immediata, risolutiva, la famosa risposta magica che indubbiamente tu non hai.</p>
<p>Ed è una cosa molto strana perché tu rispondi semplicemente alla domanda &#8220;come affronti la fobia?&#8221; dicendo &#8220;be&#8217;, guarda, io vado da un terapista molto bravo, mi sta aiutando parecchio&#8221;, e ti ritrovi con una controrisposta che suona più o meno così:&#8221;ah, ma sai, io credo di non aver bisogno del terapista, in fondo non è che non mangio fuori come te, ho SOLO paura delle influenze intestinali e di rimanere da solo senza i miei quando sto male&#8221;.</p>
<p>Risposte che si mostrano in tutta la loro assurdità, aggiungerei.</p>
<p>Allora ti chiedi quale risposta sarebbe passata come buona e giusta. Ma non ne vieni a capo perché hai ingaggiato una lotta mentale con persone che in vita loro hanno sempre preso strade secondarie, quelle meno dolorose, quelle meno introspettive, quelle che alla fine ti crollano dietro mentre le stai percorrendo.</p>
<p><span id="more-749"></span>La cosa che ti fa riflettere è che tu sei disposto a rispondere subito, a portare la tua esperienza, a condividere i successi e gli insuccessi con loro. E loro? Non rispondono, semplicemente. Si rifanno vivi quando hanno di nuovo bisogno di te, sperando che questa volta avrai in serbo la risposta che non hai saputo dare nel primo atto della commedia.</p>
<p>Allora torni a chiederti: quanta vera sofferenza c&#8217;è in queste persone? Quanta voglia di superare il disagio c&#8217;è quando decidono che è venuto il momento di fare qualcosa? Ma soprattutto, quel qualcosa, ti chiedi, cos&#8217;è di preciso? Come se lo immaginano? Cosa si aspettano da quel qualcosa? Quanto sono pronti a mettersi in gioco per quel qualcosa?</p>
<p>La risposta arriva a passo di carica ed è tanto scontata quanto sconfortante:<strong> molti credono che la vita possa essere cambiata come un canale telvisivo, prendi il telecomando e schiacci finché non trovi un programma che ti piace.</strong></p>
<p>Mi dispiace, non è così semplice.</p>
<p>Se è vero che si riesce ad acquisire una certa esperienza dopo anni di sofferenza, be&#8217;, posso permettermi di dire che la risposta giusta non esiste, esistono solo tante vie più o meno praticabili, ma senza una base di maturità e consapevolezza si rischia di aspettare qualcosa che non arriverà mai.</p>
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		<title>Whyland: la città dei perché</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 18:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[domande da emetofobico]]></category>
		<category><![CDATA[perché ho l'emetofobia?]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché mi è venuta l&#8217;Emetofobia? Perché a me e non ad un altro? Perché proprio l&#8217;Emetofobia e non una paura meno pidocchiosa? Perché si ha paura di vomitare?
Queste domande, nel corso degli anni, sono entrate &#8211; senza bussare &#8211; nella parte del cervello abusata dai ragionamenti, quella parte in cui tutto deve categoricamente trovare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché mi è venuta l&#8217;<strong>Emetofobia</strong>? Perché a me e non ad un altro? Perché proprio l&#8217;<strong>Emetofobia</strong> e non una paura meno pidocchiosa? Perché si ha <strong>paura di vomitare</strong>?</p>
<p>Queste domande, nel corso degli anni, sono entrate &#8211; senza bussare &#8211; nella parte del cervello abusata dai ragionamenti, quella parte in cui tutto deve categoricamente trovare una spiegazione logica e commestibile.<br />
Io l&#8217;ho chiamata Whyland.</p>
<p>A Whyland vanno a finire tutti i pensieri rampicanti le cui spine sono una sfilza di &#8220;perché&#8221;.</p>
<p>In questo caso, però, i &#8220;perché&#8221; sono le case in cui i pensieri dimorano, e si dividono in tre gruppi:<br />
a) le casette finite<br />
b) le casette ancora da completare<br />
c) le casette distrutte da terremoti inaspettati (crescita, altri ragionamenti ecc ecc.)</p>
<p>Le casette del tipo A vengono assegnate alle questioni che hanno trovato un loro &#8220;perché  assodato&#8221;, indiscutibile: è così e basta.<br />
Es. Le borse della Benetton sono fantastiche perché sono fantastiche. Spiegazione più che logica.</p>
<p>Le casette del tipo B sono quelle occupate momentaneamente dalle questioni in attesa di un &#8220;perché&#8221;: il perché non lo so, ma prima o poi lo trovo.<br />
Es. Devo comprare QUELLA borsa della Benetton perché&#8230;</p>
<p>Le casette del tipo C , invece, sono crollate sopra le teste delle questioni ritenute finite, ovvero quelle dell &#8216; &#8220;ex perché assodato&#8221;.<br />
Es. Ho comprato queste quattro borse della Benetton perché potrebbero servirmi per quando vincerò l&#8217;Oscar, il Pulitzer, Il David e  il Nobel per la migliore cliente della Benetton.EH.</p>
<p>I miei &#8220;perchè&#8221; sono sempre stati dei nomadi: più andavo avanti e più mi rendevo conto che alcuni evolvevano a &#8220;perchè&#8221; assodati, altri crollavano inesorabilmente.</p>
<p><span id="more-285"></span>In queste due settimane, però,  ho pensato molto al ruolo dei &#8220;perché&#8221; nella mia vita. Fino a ieri mi sentivo intelligente perché &#8211; &#8220;eccolo&#8221; direbbe il mio Dott. House &#8211; sapevo dove si abbeverava la mie <strong>emetofobia</strong>, eppure vedevo che non succedeva nulla: lei era sempre lì, china, con la linguetta vibrante sull&#8217;acqua stagna mio passato. Sapevo i &#8220;perché&#8221;, ma non sapevo come usarli a mio vantaggio (citazione rubata da Skipper di Madagascar, rimasticata per questo trattato sui &#8220;perché&#8221;, nnr*).</p>
<p>Capire i &#8220;perché&#8221; è un pò come mettersi a studiare vocabili più desueti: lo faremmo  con la consapevolezza d&#8217;imparare qualcosa di &#8220;nuovo&#8221; e di utile, ma che non potremmo utilizzare parlando con le persone.<br />
Ecco, la mia <strong>Emetofobia</strong> nasce da un vocabolo andato a male, venuta fuori da uno, due, cento &#8220;perché&#8221; che non troveranno mai un lavoro nel percorso che sto facendo verso la &#8220;normalità&#8221;.</p>
<p>In verità, i miei &#8220;perché&#8221; sono sempre stati disoccupati: non ho fatto altro che mantenerli nelle casette gran lusso di Whyland. Facevano la bella vita grazie ai pensieri che io dedicavo loro, credendoli non solo assodati, ma anche insidpensabili per uscire dall&#8217;<strong>Emetofobia.</strong><br />
Ma lo so: non ho sbagliato in questo, non del tutto almeno.</p>
<p>Non li demonizzo, perché &#8211; &#8220;ce rifamo?&#8221;, direbbe sempre il mio Dott. House &#8211; infondo sono serviti a non lasciarmi sopraffare da atteggiamenti ritenuti da me il must del giusto nei confronti degli altri: capito il perché di alcune cose, ho potuto migliorare. E&#8217; come le malattine fisiche, individuato il perché, si passa alla cura.</p>
<p>Con la mia <strong>Emetofobia</strong>, però, non ha funzionato: capire i perché mi è servito a chiudere un capitolo dopo averlo accettato; ora ho bisogno dei &#8220;Come&#8221;, del Come raggiungere quello che gli emetofobici amano definire &#8220;normalità&#8221;.</p>
<p>Lo capirò.</p>
<p>Dopotutto, se sono riuscita a costruire un impero immobiliare sui &#8220;perché&#8221;, riuscirò anche a capire i come poter amministrare i cittadini onesti (i &#8220;perché&#8221; consolidati), quelli abusivi (i &#8220;perché&#8221; è del &#8220;cambio casa quando mi gira il&#8230;&#8221;) e quelli rimasti senza un tetto, che evidentemente si ritenevano tanto forti da rinunciare ad investire in un&#8217;assicurazione sulla casa.</p>
<p>Alla faccia di chi mi diceva che al massimo potevo aspirare a diventare il sindaco di Paperopoli. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>*nnr= Nota non richiesta</p>
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