Per paura e basta
Sto camminando intorno a questo blog. Ogni tanto cerco di scrivere qualcosa, poi d’impulso cestino tutto.
“Tanto non mi capiranno”, mi dico, “Tanto non riesco a farmi capire”, correggo.
No, non dai “normali”, dagli altri, dai miei “colleghi” di emetorogna. Ogni giorno li ascolto e li leggo, eppure sono così lontana, lontana dalle loro paure, che poi sono anche le mie, dalle loro vite, che non sembrano minimamente somigliare alla mia.
Non riesco a raccontarli come vorrebbero, non riesco a supportarli, non riesco ad acchiapparli, non riesco ad interessarli, riesco solo a scavare buche profonde cui far cadere anche i minimi punti in comune, perché pure in questo contesto, apparentemente alla mia portata, mi vedo quasi come un’infiltrata.
Da dove parlo? Da che punto del percorso sto scrivendo? Dall’uscita? Dall’entrata? Nessuna delle due: sto in mezzo tra due parti dello stesso campo, come è sempre stato in tutti i casi della mia vita. In mezzo, troppo avanti per chi ha conosciuto l’Emetofobia da poco, troppo indietro per chi ne è uscito, odiosamente logica e pignola per chi brucia nel nucleo del problema e si concede raggi di irrazionalità.
Sempre un secondo fuori. Diversa perché diverso è il modo di far girare il mio mondo, meccanico, programmato.
Dovrei spegnere le macchine e lasciarlo ballare da solo, come vuole la natura, perché la natura sa da sempre come far girare i pianeti. Forse riuscirei a sentirmi un mondo tra gli altri, diversi nella composizione, ma simili almeno per forma e rotazione.
E non mi stupisco se ogni tanto mi becco a desiderare di provare una paura priva di ragionamenti. Così, per paura. Per paura e basta.






