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	<title>Emetofobia - Blog sull&#039;emetofobia - Paura di vomitare &#187; comprendere</title>
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		<title>Ascoltare non è difficile</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 19:09:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[ascoltare]]></category>
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		<description><![CDATA[Certe volte mi chiedo se le persone che ho davanti mi ascoltano o stanno solo aspettando il loro turno per parlare.
Ci metto pochi istanti a capire, mi basta ascoltare con gli occhi le urla del loro corpo.
Così smetto di parlare e aspetto. Non molto, a dir la verità. Perché non si prendono nemmeno il tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Ascoltare" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/ascoltare.jpg" alt="" width="150" height="163" />Certe volte mi chiedo se le persone che ho davanti mi ascoltano o stanno solo aspettando il loro turno per parlare.<br />
Ci metto pochi istanti a capire, mi basta ascoltare con gli occhi le urla del loro corpo.<br />
Così smetto di parlare e aspetto. Non molto, a dir la verità. Perché non si prendono nemmeno il tempo di elaborare le informazioni che ho inviato loro, che già hanno buttato sul piatto la risposta. Così, come una scala reale.</p>
<p>Ben sopporto le frasi di rito (&#8220;pippe mentali&#8221;, &#8220;ti passerà con il tempo&#8221;, &#8220;pensa ai bambini africani&#8221;, &#8220;al tempo mio mangiavamo pane e cipolla&#8221;, &#8220;sì, anche io ho paura dei ragni, ma mica smetto di uscire&#8221;, &#8220;hai capito il bastardo che ha fatto? Mi ha detto che stava male e invece era in giro con gli amici, ma mo me vendico, altro che&#8221;), ciò che non riesco più a sopportare è la &#8220;soluzione accomodante&#8221; spacciata per la grande risoluzione del problema.</p>
<p>Roba che farebbe sembrare Freud il consulente psicologico di Paperopoli.</p>
<p>Prima rispondevo a tono, ora aspetto che finiscano di parlare, ci rifletto su e non dico nient&#8217;altro. Perché? Perché la loro soluzione è talmente chiara e semplice che non lascia spazio a controrisposte.</p>
<p><strong>A: &#8220;Ho paura di vomitare, per questo evito di mangiare fuori. Se succede a casa, amen. Se succede fuori, oddio!!&#8221;<br />
B:  &#8220;Per superarla devi mangiare ed uscire&#8221;</strong><br />
<span id="more-791"></span></p>
<p>Fine. Problema risolto. Non c&#8217;è altro da fare. Chiaro, no? Semplice, no?<br />
<strong>Perché non c&#8217;ho pensato in questi dieci anni? Perché il Dr House continua a darmi appuntamenti settimanali? Oddio, si è innamorato, ecco perché!!!<br />
</strong></p>
<p>Il quadro è talmente perfetto che non lo si farebbe toccare nemmeno a mani leonardesche.<br />
Peccato che questo quadro è una crosta che nasconde questioni ben più complicate sotto.<br />
Una pennellata non basta per risolverle, o peggio, per cancellarle. Perché ci sono cose che non devono essere cancellate, ma solo accettate.</p>
<p>In questo anno e mezzo di socializzazione con altri fobici (non solo emetofobici, sia ben chiaro) mi è capitato spesso di sentire soluzioni più assurde degli stessi oggetti della fobia.</p>
<p>Soluzioni che sembravano più adatte a chi le generava piuttosto che a chi erano rivolte.</p>
<p>Ed è qui il punto. <strong>Queste soluzioni a chi servono? A me, emetofobica mentalmente instabile, o a te, persona mentalapparentemente stabile che riesce a stare in società senza strizzare ogni volta che vede un panino?</strong></p>
<p>E oggi, parlando con un&#8217;amica, mi sono resa conto che le soluzioni/spiegazioni che gli altri ci danno quando esponiamo un nostro problema sembrano tanto facili quanto adatte esclusivamente a chi le propina.</p>
<p>Pensiamoci.</p>
<p>Io sono una persona che non ha paura di vomitare. Tu sei una persona che ha paura di vomitare. Mi parli del tuo problema, problema che hai da anni. Cosa ti posso dire io? E&#8217; semplice. Ti dico la cosa che farei io se avessi la tua paura.<br />
Mi sto creando una soluzione semplice a qualcosa che io non conosco. E&#8217; un pacificatore psicologico. Dando a te una soluzione che tu non mi hai richiesto, sto in verità dando una soluzione a me, oggi, per un domani, nel caso  questa cosa dovesse &#8220;colpire&#8221;  me, altrimenti non avrei bisogno di darti una soluzione così tremendamente semplice che tu avrai pensato, immaginato, sognato, desiderato, sbavato per anni interi.</p>
<p>Nella sua semplicità, quella soluzione va bene per chi non ha paura, ma non per chi invece vive la paura. Quindi, &#8217;sta soluzione è per me o per te? E&#8217; ovvio, per me, persona non fobica.</p>
<p>Semplice, no?</p>
<p>Poi ci sono quelli che cercano di aiutare perché si sentono impotenti, ma il loro modo di approcciarsi alla fobia è talmente palese che non hanno bisogno di dare soluzioni vocali.<br />
Semplicemente perché ti aiutano sul piano pratico, materiale. Ti mostrano che hanno capito e ti aiutano a pagare il Dr House di turno perché tu proprio non ce la fai visto che non hai un lavoro grazie anche alla fobia;  ti offrono una casa accogliente e tranquilla in cui poter pensare solo ed esclusivamente alla soluzione più adatta a te e non a loro;  non ti chiedono come stai ogni cinque minuti quando ti senti male, solo per sincerarsi che non diventerai un problema per loro; aspettano tutti i tuoi tempi; ti cucinano cibi che sanno non essere nocivi per te&#8230;o semplicemente ti ascoltano senza dare soluzioni.</p>
<p>Così, in silenzio.</p>
<p>Alzano le mani, ammettono la loro impotenza e ti offrono un momento, un loro momento, un momento che è più prezioso di mille soluzioni del cazzo volte solo ed esclusivamente a mettere il cuore in pace a chi le vomita.</p>
<p>Ed è così che preferisco essere aiutata. In silenzio.</p>
<p>Ascoltare non è difficile.</p>
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		<title>Alle volte parlare fa più male che tacere</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 17:26:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[capire]]></category>
		<category><![CDATA[comprendere]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; capitato a tutti di sentirsi dire &#8220;se non ne parli non supererai mai il tuo problema&#8221;, poi ne parli e ti ritrovi a doverlo spiegare alle stesse persone venti, trenta, cento volte sapendo che tanto non si sforzano nemmeno di capire che tu NON odi il cibo. Qualche post più in là io stessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; capitato a tutti di sentirsi dire &#8220;se non ne parli non supererai mai il tuo problema&#8221;, poi ne parli e ti ritrovi a doverlo spiegare alle stesse persone venti, trenta, cento volte sapendo che tanto non si sforzano nemmeno di capire che tu NON odi il cibo. Qualche post più in là io stessa ho detto che siamo noi, eh sì, a dover comprendere che non tutti possono capire fino in fondo la questione <strong>emetofobia</strong>, semplicemente perchè inconsciamente allontanano uno spauracchio al quale è difficile credere, però mi rendo anche conto che da parte di chi soffre di questa fobia la comprensione ad un certo punto si esaurisce e nascono reticenze che allontanano le persone.</p>
<p><span id="more-118"></span>Mi chiedo fino a che punto parlarne con gli amici o anche con i parenti può essere fruttuoso? Tacere sarebbe da stupidi, ma sperare in una totale comprensione è da sciocchi. Non mi si fraintenda, per quanto possibile le persone che ci amano capiscono il nostro problema, il punto sono le persone che non ce la fanno, ed è più forte di loro stesse. Allora, come comportarsi con queste persone? Semplice. Dire mezze verità, dosare la verità fino a quando è possibile, essere anche un pò discreti, non è detto che se una persona ha una fobia o una malattia il mondo ne deve essere informato, è un utopia, secondo me, quella che vede le persone guarire se parlano del proprio problema, molti non ci arrivano a capire, e tentare di ammorbidire la pillola è solo un ulteriore disagio per chi sta male. O sbaglio?</p>
<p>L&#8217;emetofobia per fortuna è solo una fobia, dico &#8220;per fortuna&#8221; e &#8220;solo&#8221; perchè mi rendo conto delle sciagure che ho intorno e posso davvero ritenermi fortunata ad avere questa fobia e non malattie più gravi (cosa che purtroppo la fobia non può escludere), ma per ora è andata così e mi sento meglio.</p>
<p>Quindi l&#8217;unica sacrosanta regola che alle volte vale anche per chi soffre di <strong>emetofobia</strong> è il silenzio. Non tutti sono capaci di capire, non tutti vogliono capire, e mettersi lì a convincere i sassi di essere panna è inutile e stressante. Bisogna essere un pò empatici, oltre che emetofobici, comprendere chi può e chi no, solo così troveremo custodi del nostro &#8220;problema&#8221; degni di accogliere i nostri sentimenti e le nostre paure e di trasformarle in sicurezze. Le bandiere lasciamole per quando gioca l&#8217;Italia. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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