Aspettative e giudizi
Prima di diventare la compagna fissa del venerdì del Dott. House, pensavo di essere immune dai giudizi delle persone. Non sbagliavo.
Non sbagliavo perché (se il Dott. House leggesse, punterebbe i suoi occhi da sparo sul quel perché) non mi sono mai limitata per timore di essere giudicata strana o fuori dalle regole. Vedevo, e vedo gli sguardi della gente se indosso un cappello fuori dal comune o il mio fidato cipollino (orologio da taschino), ma ci sono abituata: non giudico loro né me. Ci mancherebbe.
Tuttavia mi sono sempre chiesta: perché allora non voglio vomitare davanti le persone? Se non è il giudizio, cos’è?
Il Dott. House, che ne sa sempre cinque più di Suor Germana, mi ha fatto indirettamente ragionare su un altro punto di vista, o meglio, su un altro “sentimento” che ci riguarda quando siamo a contatto con gli altri: l’aspettativa.
Siamo così affaccendati dietro ai giudizi che non dedichiamo mai attenzione alle aspettative delle persone, anche se sconosciute.
Cosa si aspetta da me? Si aspetta che mi metta a ballare sul tavolo con una penna di piccione in testa urlando: “Chiamatemi Pocahontas”? O che non gli vomiti sulle scarpe?
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