Buon Compleanno

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (5)
2
May
2011

Se mi chiedete quanti occhi ha un essere umano, sono capace di rispondere “quattro”, ma se mi chiedete il giorno di una qualsiasi idiotissima ricorrenza, sono come un calendario Pirelli, piena di date e di c.: le azzecco tutte!! :D

E non potevo non ricordarmi questa, 2 Maggio del 2001: l’ultima pasta alla carbonara mangiata con la tranquillità di una persona “normale”.

Dieci anni a quest’ora ero nel letto a guardare la tv e non immaginavo che tra due orette la mia vita si sarebbe rivoltata su se stessa come un dinosauresco pedalino.

Sono passati dieci anni, dieci lunghi e montuosi anni cui ho dato le primavere probabilmente più belle dell’esistenza umana, così, per avere indietro un futuro che nonostate tutto vedo ancora molto dark. Quando dici “i buoni affari”!

E comunque, se mi chiedete qual è stata la cosa più difficile da sopportare in questi dieci anni di Emetofobia, rispondo “le persone”.

Raccontarla alle persone, farsi capire dalle persone, affrontare non solo il proprio problema, ma anche quello che genera negli altri, come se fosse quasi una rogna loro, è stato l’equivalente di quattro odissee, tre iliadi, cinque eneidi e almeno sette-otto prese della Bastiglia. Sono sopravvissuta, ma dentro conto molte vittime. :(

Forse potrei vivere tutta la mia vita con la vomitofobia, ma mai spiegandola alla gente, non tanto per l’incomprensione, non ho mai preteso tanto, quanto per la finta comprensione: i “Sì, ti capisco” a voce e i “No, non c’ho capito un cacchio” nei fatti.
E’ stata ed è dura soprattutto perché non chiedendo nulla a nessuno, e mostrando meno possibile il dolore da fame, porta il prossimo a pensare che va bene così, che nonostante quello che scrivo o dico, tutto è a sfavore della mia tesi perché cammino, perché rido e perché sono ironica, perché non sono ancora mai svenuta in pubblico e perché il mio peso non è di certo quello di una piuma. Automaticamente sto bene, non sembro né affamata né debole.

Eh, fame e debolezza, due parole che dieci anni fa a quest’ora non conoscevo tanto bene come oggi.
Le due fruste che mi hanno segnata, cambiata, cresciuta, quelle che nemmeno di fronte al dolore più grande sono riuscite a risultare piccole e insignificanti.
Due signore silenziose là fuori, ma che all’interno hanno armato una guerra atroce durata per dieci anni. E ancora non è finita.

Di certo oggi non festeggio nulla, sì, forse solo la forza che mi ha permesso di non nascondere mai né me né l’Emetofobia di fronte ad una società che si vergogna di tutto ma mai di essere così superficiale da credere che mostrare una paura o un disagio sia faccenda da persone deboli.

Sì, bisogna essere forti, non cadere mai, non perdere mai, non sbagliare mai, non essere brutti e non essere poveri, non avere macchie e non ammettere zone d’ombra; è doveroso invece essere sempre vincenti, arrivati, pronti a tutto, belli anche a costo di soffocare nel botox, pieni di soldi perché, si sa, una BMW dice sempre qualcosa in più e bla bla bla, tutte cose che a paragonarle ad un peto puzzerebbero il tirplo. Eppure in giro vedo tante di quelle persone velatamente depresse che mi chiedo come sia possibile pensare a questi traguardi come ai più salutari. Non vedo una felicità in fondo a questi tunnel, ma solo altre cose, altra roba, altri oggetti, altre personalità ritenute giuste. Ma da chi? Ah boh.

Ecco, forse una delle più grandi furbate che la triade Emetofobia- fame-debolezza mi ha insegnato è stata quella di non accessoriare la mia personalità di cose, ma di sentire tutto l’indispensabile proprio qui, sotto la pelle, perché in fondo, là in fondo, ci si può anche arrivare a cavallo di una BMW, ma poi bisognerà lasciarla, anche solo perché nella bara non c’entra e nell’aldilà hanno risolto il problema trasporto installando delle cavigliere alate, quindi l’essere o non essere non è un problema se si è anche senza nulla. ;)

Soccombere sotto la pressione stronzosferica della moda o dell’arrivantismo (neologismo made in Pika) non è mai stata roba per me, nemmeno con la vomitofobia, ulteriore segno che la debolezza di carattere non te la innietta una paura: su questo ci metto le mani sul fuoco, ovviamente non prima di averle cosparse di diavolina, ché fa più presa. :D

Per dirla breve, tenetevi le vostre chiappe sode poggiate alle BMW, le gambe senza cellulite, non sgarrate con colori non approvati dalla moda e figliate pure con l’uomo che non deve chiedere mai, io mi tengo l’indipendenza e la libertà di scegliere chi essere, non cosa sembrare.

E allora Buon Compleanno, Emetofobia, cento di questi gior….ehm, ma anche no. :D

 

 



Questo Post è stato scritto da:
Pikadilly

Soffro di Emetofobia da quando avevo 17 anni. I primi 8 anni li ho passati credendomi pazza e fuori dal mondo, poi ho scoperto che la mia paura aveva un nome, uno di quelli seri, uno di quelli che non puoi dire "E' una pippa mentale". ;)

5 Commenti

  1. #1
    Commento di: Every
    Data: 02 May, 2011 Ore: 19:02

    Fru Fru ….posso testimoniare se vuoi ;)

  2. #2
    Commento di: Marina
    Data: 03 May, 2011 Ore: 11:19

    Pressione stronzosferica della moda… ok, solo questo ti vale il Nobel per la Fisica 2011 :) Geniale! Credo che tu abbia ragione anche quando parli dell’altro neologismo: l’arrivantismo. Questo può fare dei danni enormi ed è subdolo perché tutti possono caderci anche senza rendersene conto: spesso è la strada più semplice da percorrere, mentre essere se stessi è una gatta da pelare.
    Grazie del post Pika ;)

  3. #3
    Commento di: Sergio
    Data: 03 May, 2011 Ore: 21:11

    Magari, se le chiedete qual è stata la cosa più difficile da sopportare nei diciassette anni da persona “normale”, prima della sua fobia, vi risponderà “le persone”.

    Impossibile raccontarsi alle persone, farsi capire da loro, affrontare non solo i propri problemi, ma le reazioni che provocavano in loro.

    Intanto, la casa in Via Immagine di Sé, edificata sui tunnel di una metropolitana che a ogni passaggio si allontanava irrimediabilmente dalle aspettative degli altri, accumulava lesioni, sinché un giorno, a un’ora, senza alcun preavviso, crollò tra lo stupore attonito dei passanti, del fruttarolo e dell’edicolante.

    Dentro contò molte vittime. Francesca si era rivoltata come un enorme pedalino contro la pressione delle aspettative che non poteva e non avrebbe mai potuto soddisfare.

    E così oggi Francesca si racconta alle persone e tenta di farsi capire da loro; a volte ci riesce, ma, in dieci anni di strada in salita, è andata più in alto e sa che le aspettative più difficili da soddisfare non sono le loro, sono le sue.

    Ma per questo, datele tempo.

  4. #4
    Commento di: Cost
    Data: 07 May, 2011 Ore: 01:13

    Yeah, ma se ti dico tutti i compleanni che non ricordo li ricorderai tu per me allora? :D

  5. #5
    Commento di: Pikadilly
    Data: 15 May, 2011 Ore: 19:06

    @ Every
    Di che serve? :D

    @ Marina
    Ma grazie a te del sostegno e dei complimenti. Ovviamente…ti quoto e ti lovvo. :D :D

    @ Sergio
    Non so che dire, anche stavolta alzo le mani e mi inchino alla tua capacità d’osservazione e di argomentazione.

    Il resto lo sai. ;)

    @ Cost

    Eccerto. :D

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