Con l’incoscienza di poi
La primavera sta spacciando i suoi pollini in ogni dove. Me ne rendo conto quando sento la vicina di casa starnutire a mitraglietta.
In verità, anche gli alberi parlano di primavera, così non posso proprio fare a meno di ammetterlo: è di nuovo primavera.
E mentre la primavera sistema le sue faccende là fuori, io qua dentro me ne sto sprofondata nei lontani ricordi di adolescenza. Non è causale questo ritorno ai 15 anni. Forse, tra le faccende della primavera c’è anche il farmi spolverare immagini, suoni, parole e profumi del tempo che fu.
La primavera può essere così carogna? Credo di no. Probabilmente cerca solo di farmi capire che sulla schiena ho più anni passati a mangiare spensieratamente che quelli trascorsi a belligerare con l’Emetofobia.
Comunque sia, durante questa passeggiata infradolescenziale, non ho potuto fare a meno di soffermarmi sulla voce oltretombale della proffa di greco indirizzata verso il mio banco: “Devi studiare! Cosa farai da grande?”
Bella domanda.
Allora non sapevo nemmeno cosa significasse la parola “grande”. Sì, speravo che le mie tette prendessero una forma più da tetta adulta che da tetta allo stato embrionale, ma non mi sfiorava l’idea di diventare grande subito, così non ci pensavo e continuavo ad uscire con le mie amiche, a mangiare gelati sul lungo mare, a farmi dire di No dal ragazzetto di turno e tutte quelle cose che un adolescente di fine anni novanta faceva senza l’ausilio di internet e cellulari.
Ecco. Con il senno di poi mi dico che avrei potuto studiare, prendere dei bei voti ed essere l’orgoglio della classe, della mia famiglia e del mio “da grande”.
Con l’incoscienza di poi, invece, mi congratulo con la me di allora per aver vissuto senza lasciarsi spaventare dal futuro.
Mi rendo conto del messaggio che sto mandando. Perdonatemi, è l’incoscienza di poi che parla sopra la ragione e il buon senso di adesso. E quando queste due entrano in competizione, io non posso proprio fermarle.
In fondo, ammettiamolo, anche con il senno di poi non riesco a bacchettarmi per non aver passato pomeriggi interi china sui libri.
Perché? (Se il D House leggesse, mi decranierebbe per utilizzare il mio teschio come palla da polo.
)
Perché adesso, da “grande”, questi pomeriggi di primavera non posso passarli a mangiare gelati con le amiche sul lungo mare. I motivi sono vari ed eventuali, ma tra tutti quella che si fa notare di più è sempre lei: l’Emetofobia.
Così, per un gioco perverso del destino, quella screanzata adolescente che preferiva il sole di primavera ai libri ha salvato i ricordi della coscienziosa ed emetofobica 26enne che a quei ricordi ogni tanto si aggrappa e dai quali si lascia consolare.
Questo Post è stato scritto da:
Pikadilly
3 Commenti
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Data: 15 Apr, 2010 Ore: 14:35
sono “felice” per te… sempre per modo di dire perchè “felice” è una parola un po’ strana… lo dico perchè almeno tu “fortunatamente” fino ai 15 anni hai vissuto mangiando il gelato nei parchi con le amiche… io invece, soffrendo di emetofobia sin da quando ho memoria (i primi ricordi di questa risalgono ai 3-4 anni), non ho passato giorno della mia vira senza collegare qualsiasi cosa mi circondasse e qualsiasi pensiero alla nostra carissima paura di vomitare… Spesso mi chiedo cosa ricorderò della mia quando giungerò alla fine di essa…
Data: 16 Apr, 2010 Ore: 13:52
Sì, infatti io mi ritengo fortunata, anche se fino ai 15 anni non è che io abbia vissuto una vita da ragazzina normale.
Io credo che se fai di tutto per uscirne, ricorderai proprio questo: la tua forza.
Data: 20 Apr, 2010 Ore: 20:27
Bene. ieri sera il mio ragazzo mi ha lasciata dopo 3 anni e mezzo perchè non riusciva più ad affrontare con me il problema dell’emetofobia. Ecco. L’emetofobia mi ha portato via tutto sin da quando avevo 3-4 anni. Ora ha portato via l’unica certezza che avevo, la cosa più bella della mia vita, l’unico senso per andare avanti. Tutto spazzato via. Come un uragano…