Don’t wait

In Italy, la psicoterapia è ancora una maldicenza.

“Uh, ma hai sentito della trippona del terzo piano? Va dallo strizzacervelli!!”
“Ma che daVero?”
“Essì, io l’ho sempre detto che era ‘na pazza!”
“Pure io!”

Su un settimanale abbastanza famoso – e abbastanza idiota – ho letto un editoriale in cui il direttore afferma, con brada stupidità, che la nostra generazione andrebbe dallo psicologo alla prima lacrima.

Immancabile il return to the past, quello tipico di chi, incapace di spiegarsi un fenomeno, srotola il papiro dei tempi suoi, quando non c’era internet, non c’era Facebook, non c’erano i Pokemon e bla bla bla, ma stranamente non include mai nella lista i giornaletti sui quali scrive, dove la prima regola per essere vincenti esige una taglia 40 e un viso under 20 forever and ever. 

Demonizzazione psicoterapia: completata.
Lavaggio di mani per togliere ogni traccia di responsabilità: pure.

In effetti ha ragione: siamo proprio dei rammolliti, non sappiamo più sopportare il dolore dell’anima e corriamo subito a farcelo togliere. Mi faccio talmente schifo per aver ingaggiato il Dr House che non ho più il coraggio di guardare in faccia il Winnie The Pooh acchiappettato sul mio comodino, lui non avrebbe mai fatto una cosa così terribile.

Mi domando se questi si siano mai interrogati sull’utilità di far star bene i singoli per migliorare la vita della comunità. Ovviamente no. Non c’arrivano, sono troppo concentrati a lasciare il dito puntato 24h su 24. E’ ‘na fatica mica da ridere. 

Se crepi ti stimo

Il problema vive e prospera soprattutto nella nostra cultura, da sempre orgogliosa della sua capacità di sopravvivere al dolore dell’anima: se stai male e sopporti, sei da stimare; se stai male e lo fai presente, ma allo stesso tempo cerchi con ogni mezzo lecito di stare meglio, sei una pastafrolla, un viziato, uno che non si accontenta e non pensa mai a chi sta peggio e non ha niente.

Ecco, è questo il monito: accontentarsi del dolore anche quando c’è possibilità di debellarlo, perché nel pacchetto “Volontà di stare meglio” sono inclusi: egoismo, egocentrismo e menefreghismo, il tutto adagiato su un letto di immaturità.

Intanto i talebani del dolore perché sì, mentre spettegolano sulle scale o fanno i predicozzi dalle pagine di riviste simil-Cioè per trentenni, si tengono la fiasca di vino a portata di mano, altrimenti non riuscirebbero ad arrivare a sera senza aver pensato almeno una volta al suicidio.

Psicoterapeuta: male.
Fiasca di vino: bene.

Non ho un magazzino pieno di cetottini nasali, non prendo antibiotici per una febbre appena accennata, non scappo dalle situazioni stressogene, il dolore lo so sopportare a piccole e grandi intensità, lo so accettare e, guarda caso, anche farlo fruttare, ma porca miseria, nemmeno voglio stare male tutta la vita, condannandomi ad un’esistenza di rogne perché al mondo c’è chi sta peggio o perché si suppone che sopportare faccia rima conessere stimati. Chissenefrega della stima!

L’eroe si dimette

C’è questo mito dell’eroe che non chiede mai aiuto a niente e a nessuno, perché non sta bene, perché deve farcela da solo, perché se poi rimane senza medico cosa fa? Poi poi poi, e il presente intanto affonda e senza nemmeno capire da chi o da cosa viene tirato giù, mentre con un aiuto esterno, e di certo con una percentuale di alcool pari allo zero, magari la risposta si trova prima del poi.

Avete paura di vomitare? Ogni volta che qualcuno si gratta la pancia vi impanicate pensando al virus? Quel pezzo di pizza mangiato con gli amici si sta trasformando in un cinghiale con polenta e peperoni straconditi mangiati all’Oktoberfest? Non riuscite a svolgere nessuna delle attività che prima facevate senza pensarci? Volete assolutamente, totalmente, insindacabilmente riprendervi l’esistenza ed essere felici ma proprio non ci riuscite da soli pure se avete provato di tutto?

Psicoterapia!

Perché da soli si può anche riuscire, ma quanto tempo ci vuole? E poi serve davvero fare gli eroi buttando al macero anni e anni solo per scrivere sul curriculum ce l’ho fatta da solo? Qualche tempo fa pensavo di sì, poi ho visto l’Emetofobia fregarsene dei miei eroismi e prendersi secoli di vita che avrei potuto passare in viaggio, all’università, con gli amici e un pezzo di pizza sul muretto.

Ho chiesto aiuto e l’ho detto a tutti, hanno parlato, mi hanno lasciata sola, mi hanno evitata, ma oggi rifarei quella scelta al 200%, perché mentre io davo una passata di swiffer alla mia anima, quelli dalla favella facile friggevano la loro in “Devo essere così, devo fare così se no non valgo niente, devo essere vincente, magro, bello, non cadere mai!!!”, ecc. ecc., e ora me li ritrovo avvinazzati per chiedere di uscire ad una persona amata, al colloquio per un nuovo posto di lavoro, al banco del supermercato alle dieci della mattina, o peggio, li leggo preoccuparsi di cosa pensa la gente, li vedo vestirsi come detta la moda perché se no sei matto, ti ridono dietro, li vedo incapaci di piazzare un NO pure al cane, li vedo, li vedo tremolanti quando camminano, come se nemmeno la terra sotto i loro piedi fosse sicura.
E io come quelli non ci volevo e non ci voglio diventare.

Chiedere aiuto non è sintomo di debolezza, la debolezza è lasciare entrare le stronzate da “eroi” e subirne le conseguenze a breve e lungo termine, o magari farsi una flebo di alcool mentre si celebra la propria capacità di affrontare le situazioni di stress da soli.

Lo psicoterapeuta non è il mago Otelma, ma di certo non è nemmeno un’opzione scartabile a priori per preconcetti che sapevano di vecchio già nel 1800.

Don’t wait

Non aspettate, se avete la possibilità economica non cancellate la voce “Psicoterapia” dalla lista. Cercate uno psicoterapeuta che vi vesta bene, che vi faccia dire “Questo è quello giusto”: non fermatevi al primo stronzo, al secondo, al terzo, cercatelo bene, perché il tempo passato a cercare è sempre meno di quello passato a programmare una vita che tutto sommato lo è solo a metà.

E le vicine di casa? E il premio pulitzer de noi artri? E la gente?

Completate la frase: S_   F_TT _ _O! :D

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2 thoughts on “Don’t wait

  1. Sergio

    Compatiamo chi si lasci marcire i denti in bocca, sopportando il dolore, pur di non andare dal dentista.

    Critichiamo chi rimandi l’acquisto della casa di trent’anni, per farcela da solo, pur di non andare in banca a chiedere un mutuo.

    Sappiamo di aver bisogno di tutti, per amicizia o per costruire una vita, per un consiglio o un confronto, perché un altro ci insegni o anche solo per vendere e comprare qualcosa.

    Perché non dovremmo aver bisogno di un terapeuta?

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