Scemita
Certe volte, quando mi capita di parlare con determinati individui, mi domando seriamente: ma questo ce fa o ce è?
La risposta è quasi sempre “ce è”. Purtroppo.
Io proporrei a chi di dovere di creare alcune persone con una sorta di etichetta dietro il collo, qualcosa che ci indichi se il prodotto con cui stiamo parlando è un agglomerato di scemenza o un cervello assolutamente adatto ad assorbire ciò che diciamo, elaborare l’informazione e formulare una risposta appropriata, o magari stare semplicemente in silenzio. Cheèmeglio.
Credo che si possa fare, no? Mettere un tagliando informativo, una bollino blu come la Chiquita. Così, tanto per esser certi di non parlare con delle cistifellee deambulanti.
Spero proprio di sì, perché non vorrei trovarmi di nuovo nella condizione di dover sentire racconti simili a quello che sto per presentare.
E a questo punto è doveroso puntualizzare che sconsiglio la lettura all’emetofobico troppo assorbente.
Incontro amica XYZ.
Si parla del più e del meno.
Ovviamente lei parla del più e del meno. Io ascolto subendo la moltiplicazione dei miei cosidetti e cercando la divisione dalla sua infernale incontinenza verbale.
Tra le varie cose, mi informa che lei non sapeva assolutamente del mio “problemino”.
Lo ha letto su Facebook e non vedeva l’ora di incontrami per chiedermi ragguagli.
Mentre cerco di spostare il focus della discussione su argomenti alla sua portata, ecco che arriva il raccontino “lo devi sentì, fa troppo ride…” Leggi tutto
La nausée
Parliamone.
Sì, di lei, della sensazione fisica più provata dagli emetofobici di tutto il mondo: la nausea.
L’argomento non è bellissimo, lo so, tuttavia credo che molti concorderanno con me nel ritenerla come l’inquilina onniciabattante-e-urlante del piano di sopra. Una rottura di blini 24h su 24, in pratica.
Ovviamente posso parlare solo della mia esperienza, ma sono sicura che quella dei miei “colleghi” non sia tanto diversa.
Ecco la colazione tipo.
La mattina mi sveglio ascoltando il cinguettio degli uccellini? NO, manco per niente. Mi sveglio a suon di contorcimenti esofagei. Cosa mai saranno? Ma è ovvio, sono le parole della nausea!
Mi alzo constatando subito la situazione: dove mi trovo, quanti anni ho, quanti anni mi devo togliere se mi dovessero chiedere quanti anni ho, se ho ancora i capelli in testa e dove è il bagno.
Sì, il bagno, perché potrebbe essere la stanza più visitata della casa, quindi conoscere perfettamente la sua ubicazione mi aiuterà nella possibile corsa ad ostacoli che farò dopo il primo temutissimo conato.
Cioè, uno dei primi pensieri che ho la mattina non riguarda il come fare i soldi o l’altezza dei tacchi da indossare per andare al colloquio del lavoro fighetto, no, riguarda il cesso!
E vabbe’.
Stabilito il piano d’azione della giornata, che consiste in “se mangio non esco…che faccio? Mangio o esco? Ok, mangio..”, mi trascino verso l’armadietto del cess.
Fatta la dovuta sveltina con il pettine, arriva il momento dello spazzolino e del dentifricio. Scatta la domanda dell’Io emetofobico: “il sapore del dentifricio non farà incazzare la nausea?”
Scatta la risposta dell’Io ancora sano di mente: “ricordi quando il dentista ti ha detto sadicamente che il vostro non era un addio, bensì un arrivederci?”
Ok. Scatta la lavata di denti.
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Il B.e.p. dell’emetofobico
Oggi mi sento molto Montezemolo. Senza soldi, però.
E’ da stamattina che parlo di grafici, di percentuali, di analisi swot e tutto quello che fa very marketing woman.
Ho ripreso in mano i miei libri sul tema e, mentre mi autoconvincevo di poter sistemare l’imprenditoria italiana con uno straccio da spolvero, ho incontrato un grafico che mi ha fatto pensare subito all’Emetofobia.
Si parla di B.e.p.
B.e.p non sta per Black Eyed Peas, bensì per Break Even Point (punto di pareggio). Attraverso l’analisi di spese e profitti, l’azdiena XY è in grado di stabilire le entrate e le perdite relative ad un determinato periodo. Il B.e.p. si ha quando profitti e spese vanno in pari, mostrando così che in quel determinato punto (periodo) l’azienda non ha né guadagnato né perso soldi.
Per dirla breve, prendo un gratta e vinci da due euro e vinco due euro: non ho né guadagnato né speso, ma ho avuto la possibilità sia di incrementare i miei guadagni (vincendo) sia di perdere i due euro puntati (spese).
E’ un metodo che può praticamente essere rapportato a tutto. E secondo voi, potevo perdere l’occasione di applicarlo anche all’emetofobia? Certo che no. Come quando utilizzai l’analisi Swot per chiarire ad House concetti che non sapevo spiegare altrimenti, ricevendo da lui un’occhiata stremata che voleva dire qualcosa tipo “mi denunceranno se l’appendo al muro?”
Ho adattato questo B.e.p. all’emetofobia in una maniera un po’ insolita, ovvero processando il livello marginale di sopportazione che l’emetofobico deve superare prima di decidersi a fare qualcosa.
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Pikadelliscamente corretta
Due giorni fa, il mio blog è stato investito da commenti biliosi riguardanti lo sfogo avuto dopo essermi resa conto di non poter più andare dal Dr House.
In quel post parlavo sostanzialmente di scelte e di riabilitazioni immeritate. Per quanto fosse uno sfogo dettato dal momento, non rimangio nulla di ciò che ho scritto, semplicemente perché io non sono politicamente corretta.
Del politicamente corretto ne faccio straccio da spolvero.
Da quando ho cominciato a frequentare il forum sull’emetofobia ho sempre cercato di non cadere nella latrina delle generalizzazioni. Ho analizzato e riflettuto su tutto quello che dicevo perché mi rendevo conto di non parlare solo con due persone, ma con centinaia di menti possibilmente fertili che, nel cercare una “cura” alla loro emetofobia, potevano prendere ciò che scrivevo come verità assolute. Ho castrato commentatori del blog e utenti del forum sull’emetofobia, redarguendoli ogni volta che se ne uscivano con consigli, nomi di medicinali o terapie fai da te.
Non ho mai consigliato cure o metodi anti-vomito, non ho mai esplicitamente parlato di ciò che facevo con il Dr House, ho sempre dichiarato graniticamente che questo spazio non è un luogo per curarsi dall’emetofobia né per cercare soldati da far combattere nella lotta contro il nemico vomito, rendendo SEMPRE ben chiaro il concetto che la paura di vomitare non è un nemico, bensì un prezioso campanello d’allarme che va ascoltato, non zittito con farmaci autoprescritti e terapie da supermercato.
Eppure, nonostante tutto, non solo ho ricevuto un paio di mail che reputo a dir poco vergognose nelle quali mi si dice che questo blog dovrebbe chiudere perché infetta la mente di chi cerca una soluzione al problema, ma anche commenti volti a dimostrare una mia incapacità a considerare come “sofferenza” determinate realtà.
Con tutta la sincerità di questo mondo: andate. A. Fanculo.
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Incontro
Ciao a tutti, non sto a elencarmi i miei stati d’animo e la mia paura del vomitare e prendere l’influenza intestinale. Non stò a dirvi che questa sera mi sento malissimo perchè la ragazza che vive nell’appartamento sopra il mio credo abbia l’influenza intestinale perchè sento che tossisce e fa versi strani e dopo tira lo sciacquone. Non sto a dirvi che dormivo fino a poco fà con la bacinella di fianco al letto ogni notte, e che dire che l’ho tolta mi fa venire paura di potere stare male questa notte. Non stò a dirvi che evit i buffè. Non sto a dirvi che monitorizzo in continuazione la gente che mi sta intorno per paura che possa star male e attaccarmi l’influenza intestinale (una parte del cervello è sempre rivolta a quello). Non sto a dirvi che in questa stagione (l’inverno) esco meno che posso e vado meno che posso in luoghi affollati per paura di contagio. Non sto a dirvi che apro i bagni pubblici dalla parte alta della porta e non tocco mai niente nei luoghi comuni che penso possano portarmi malattie, o cerco di pensare a dove la gente li tocca per poi toccarli dalla parte meno usata. Non sto a dirvi di che ansia ho a pensare sempre che potrei star male. Non sto a dirvi di quanto mi incazzo ogni volta che non riesco ad aiutare un mio amico che sta male perchè son bloccato da questa fobia. Non sto a dirvi di che schifo di vita facciamo perchè lo sappiamo già, non scrivo e dimentico di scrivere miliardi di altre piccole cose e accorgimenti che tutti noi facciamo e abbiamo contro questo male che reputiamo l’INCUBO, l’INFERNO, la peggiore cosa che si possa pensare e che non augureremo nemmeno al peggior nemico per paura che farlo possa farcela venire a noi.
MA VI VOGLIO DIRE CHE FORSE SAREMO PAZZI O FORSE NO. MA CI SIAMO SIAMO NOI E ADESSO SAPPIAMO DI NON ESSERE I SOLI.
VORREI ORGANIZZARE UNA GIORNATA D’INCONTRO TRA NOI EMOTOFOBICI. Dite che sarà possibile? Fatemi sapere qualche parere. Secondo me potrebbe aiutarci creare una terapia di gruppo. Perchè di fatto questo è un problema serio, che ci fa star male, e una terapia di gruppo dove nessuno ti prende in giro ma ti capisce potrebbe aiutarci tantissimo e farci stare almeno più tranquilli anche se solo per il tempo delle sedute.
Grazie della lettura spero di non avervi annoiato.
Alessio da Asti
Aridatime House
Davanti una foto di Tim Burton: “assomiglia ad House!”
Davanti una ricevuta: “ah, pure House mi faceva le ricevute!”
Davanti una penna verde in cartoleria: “uh! La penna che usava House!”
Davanti la vetrina di un negozio cinese: “guarda, quel maglioncino ce l’aveva pure House!”
Davanti la vetrina di un ottico: “anche House portava gli occhiali, ma si vergognava a metterli…”
Davanti un SH 125 nero: “quello è uguale allo scooter di House!!”
Davanti una foto di Bruno Vespa:”anche House lo odiava!”
Davanti un negozio di divani:”questo divano ha lo stesso colore di quelli che c’erano nella sala d’aspetto di House!”
Davanti agli uomini senza capelli: “anche House aveva una pista da sci sulla testa…”
Davanti un perché:”House mimava un ghigno di dolore quando dicevo un perché…”
Davanti a Dr House Medical Division: “House non sei tu!! Vai via, impostore zoppicante!”
…sono ancora recuperabile…Aridatime House!!!
Si inizia
Da domani inizio la psicoterapia. Ero un po’ titubante sull’efficacia, ma leggendo che moltissimi di voi hanno ottenuto buoni risultati, la voglia di vincere questa stupida e maledetta fobia è sempre piu’ forte ….. ma quella volta non potevo essere fobica ai ragni o a qualche altro animale…..!!!!! propio a questo schifo mi ci dovevo “affezionare”!!!!!! vorrei propio sapere il perchè esiste questo tipo particolare di fobia……!!!!!!!





