Una Pikadilly per casa

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (4)
27
Mar
2010

Oggi un amico mi ha chiesto chi ha partorito il mio nick. Nel raccontargli della mia gatta Pikadilly, non ho potuto fare a meno di pensare all’Emetofobia.

Perché Pikadilly, la micia, c’entra tanto con la mia Emetofobia.

Ho incontrato Pikadilly quando ancora era una gatta in edizione tascabile. Il colpo di fulmine avvenne nell’estate del 2002 e l’Emetofobia, che ancora per me era una pazzia senza nome, comandava un esercito di paure che mi facevano vivere i 19 anni da reclusa libera.

Mangiavo poco, disegnavo tanto. Volevo morire e sopravvivere per vedere la mia stessa morte.
Era luglio, mentre le mie coetanee se ne stavano in spiaggia o a limonare con qualche bel ragazzo, io stavo da mia zia a disegnare storie. Ad un certo punto arrivò mio fratello annunciando di aver trovato un micio morto sul marciapiede.

Lasciai le mie matite e corsi in strada, la catena della paura quel pomeriggio si concesse una licenza e mi permise di raggiungere il micio senza terrorizzarmi troppo.

Sulla scena del crimine trovai un cadavere di pochi centimetri, solo che respirava e muoveva la testa.
Non so dove andò a pescare la forza, visto com’era ridotto, ma riuscì a lanciare il suo segnale miagolando nella mia direzione.

Lo presi con cautela e, cercando di non frantumarlo, lo portai a casa.

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No Psicoanalisi, please

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (0)
23
Mar
2010

Nemmeno ho cominciato a scrivere questo post e già mi sta lì.
Comunque dovrò digerire questa muffa e scriverlo lo stesso.

Sia chiaro: io ringrazio tutti quelli che mi contattano attraverso mail, social e forum per mostrarmi la loro solidarietà, ma devo necessariamente precisare le motivazioni che mi hanno invitata ad aprire il blog e che tutt’oggi mi  spingono a portarlo avanti.

Informare.

Non sto cercando voci amiche o psicoanalisti improvvisati, ma solo di comunicare al mondo dei “normali” che c’è questa paura e che si chiama Emetofobia. Stop.

Il terapista ce l’ho, assomiglia a Tim Burton e lo chiamo House. ;)

Con questo non voglio offendere chi mi ha mandato messaggi di amicizia e di appoggio, ma credo sia d’obbligo evidenziare che il mio scopo non è farmi compatire o trovare qualcuno che mi ascolti, semplicemente perché a) con la compassione non ci risuolo nemmeno le scarpe, b) gli amici che ascoltano li ho.

E’ estremamente importante non concentrarsi sul messaggero, ma sul messaggio. ;)

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La debolezza

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (3)
21
Mar
2010

Credo che sia necessario parlarne.

Dopo un mio personalissimo censimento, ho constatato che tra gli emetofobici che hanno fatto outing su internet sono pochissimi gli individui che non mangiano niente né prima né durante l’uscita.

Io sono una di quelli.
Potevo non trasgredire anche in questo? :D

Be’, comunque mi fa piacere sapere che la razza degli affamati totali non è grassa come credevo, anche se devo ammettere che contare più componenti in questo gruppo avrebbe in qualche modo intensificato la comunicazione con il mondo dei “non-emetofobici”. La fame ne mette di sale sulla coda, credetemi.

E vabbe’.

Uno degli effetti collaterali della condizione di “affamato totale” è la persistente debolezza, debolezza che posso tranquillamente considerare come una sanguisuga: mentre lei ingrassa, tu ti senti come ti fossero stati aggiunti 50 anni a tutti i muscoli del corpo.

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A chi faccio gli Auguri?

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (9)
19
Mar
2010

Oggi è la festa del…dei padri.

Mi verrebbe da dire ecchissene, ma se scrivo questo post vuol dire che l’argomento non mi lascia tanto indifferente, e come potrebbe?
Sì, be’, mi manca una persona a cui dedicarli, questi auguri. Ma di certo non la persona che biologicamente dovrebbe riceverli da me.

Eh no.
Perché se esiste questo blog è anche grazie a lui, vorrei dire soprattutto a lui, ma sarei ingiusta…nei confronti degli altri, di quelli che per 26 anni si sono impegnati al massimo affinché la mia vita si riducesse ad un cumulo di paure da smistare e affrontare. Quindi, i ringraziamenti vanno un po’ a tutte queste persone, oltre che a lui.

A chi faccio gli auguri, quindi?

Ai padri degli altri. Come è sempre stato.
Auguri, Padri degli altri.

Auguri anche a quei padri felici di diventare o di essere padri.

Ma non a lui. Questo è sicuro.
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Siamo fatti così

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (2)
15
Mar
2010

Io lo dico sempre: ho una fortuna sfigata.

Stamattina, mentre saltavo di canale in canale, mi sono imbattuta in “Siamo fatti così”, quella serie di cartoni animati educativi in cui vengono spiegate le funzioni del corpo umano.
“Uh, che bello”, mi sono detta, “ora me la guardo, poi comincio a lavorare”.

Corro in cucina a prendere cibarie e succo di frutta, mi rifiondo in camera – ormai completamente riprogrammata in modalità cinquenne-, mi accomodo sul letto disegnandomi intorno un fortino di schifezze, ed eccomi pronta per  questo inaspettato revival…

Un bambino pallido come lo stracchino si tiene una mano sullo stomaco e l’altra sulla bocca, mentre la voce fuori campo minaccia:

“Attenzione, se si mangia troppo c’è il rischio di vomitare!”

Se non è culo questo.

Credevo di essere la sola, e invece!

Scritto da: PiccolaPuffa | In: La tua storia | commenti Commenti (2)
14
Mar
2010

Ciao ragazzi, sono nuova…ho da poco compiuto 20 anni e mi sono accorta da 3 annetti di essere afflitta da questa cosa, anche se non ci facevo troppo caso. Onestamente non ricordo qual’è stato il fattore scatenante. La mia paura più grande è quella di rimettere in pubblico. Molte volte mi succede di essere in macchina e sentire questa specie di nodo in gola che inizia a salirmi, fino a diventare nausea, da lì cominciò ad agitarmi e tremare, deglutire velocemente, ma passa dopo che prendo un po’ d’aria o quando so di essere nei pressi di casa. Fino poco tempo fa avevo paura di mangiare qualcosa in compagnia, proprio lo stomaco mi si chiudeva e non riuscivo a mangiare. Ora sono molto più rilassata e tranquilla quando mangio fuori, però mi fa sentire tranquilla il fatto di sapere dove sia il bagno. Questa cosa però mi capita soprattutto fuori con gli amici del mio ragazzo, che infine sono anche miei amici da ben 2 anni…eppure quando sono sola con il mio ragazzo, con i miei familiari, amici che conosco da sempre e a casa mia, questo problema non si pone.  Mangio tutto quello che voglio SEMPRE, senza preoccuparmi di cosa potrebbe farmi stare male o cosa, ma molto spesso mi si presenta questo nodo in gola e da lì…panico, soprattutto quando sono fuori appunto. Se però c’è poca gente, mi sento quasi al sicuro, e mi sento tranquilla. Ma quando un posto comincia ad essere troppo affollato, li comincio ad agitarmi parecchio. Non ne ho mai parlato con nessuno e sono sollevata a vedere che questa “fobia” non ce l’ho solo io! Non credo onestamente sia degenerata, in quanto non mi infastidisce vedere gente rimettere (ho perso mia mamma da poco e ho una sorella più piccola, dunque quando papà lavora e lei magari ha l’influenza, me ne occupo io di lei senza troppi problemi e non mi da fastidio), però vorrei solo vivermela più serenamente soprattutto quando sono fuori. Nel senso, non pensare subito al peggio sapendo dov’è il bagno in ristorante o se c’è un angolino nascosto…vorrei semplicemente che questa fobia passasse, anche se so che mi ci vorrà un po’ per metabolizzarla, dato che questa cosa sono 3 annetti che ce l’ho. Però mi fa piacere aver potuto constatare che comunque non sono sola! All’inizio credevo di essere pazza, che dovevo imparare a controllare il mio corpo sennò avrebbe sempre vinto lui, invece adesso che ne ho parlato mi sento ”serena” a vedere che c’è altra gente come me!

Aridatime House 2

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (8)
13
Mar
2010

Conto i mesi.
Conto le settimane.
Conto i giorni.
Momenti conto pure le ore e i minuti che sono passati dall’ultimo incontro con House.

Che stress, anche se devo ammettere di non passarmela così male. Pensavo di assistere ad una regressione dell’emetofobia, e invece mi sento in qualche modo meglio. Sono meno…sono più… Ok, non lo so spiegare, sono cambiamenti impercettibili dall’esterno, ma dentro qualche placca si è spostata, ci sono movimenti tellurici che mi stanno facendo vivere la pausa di riflessione da House meno drammatica di quanto mi aspettassi. :D

Niente polpettoni polacchi o scene da fondo di manicomio, almeno fino a questo momento. Però lo devo amettere: House mi manca.
Come curivendolo, intendo.

Quell’oretta con lui era una sorta di premio per il mio cervello. Avete presente  quando i cani rotolano su se stessi e il padrone li premia? Eh, io ero così. Per tutta la settimana rotolavo su me stessa e alla fine House mi dava il biscottino. (Ehm…sì, mi rendo conto che detta in questo modo la faccenda potrebbe essere fraintesa…)

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