Libri in sala d’aspetto
In piena era House, quando trascorrevo i suoi infregabili* ritardi nella sala d’aspetto dello studio, ero solita afffidare la mia sopravvivenza intellettuale ai libri.
Le alternative erano queste:
- Ascoltare pettegolezzi e tragedie delle segretarie (“Ma lo sai de Barbara? S’è fatta roscia. Pare ‘na rapa”; “Me so’ scordata de prenne er pane! Oddio, mo è ‘n casino!”).
- Dare involontariamente la mia disponibilità a sedare le micro rivolte dei bambini sciolti (House ha lo studio itinerante in un centro polivalente per nanetti).
- Giornali di gossip preistorici.
- Guide TV scadute.
- Giornalini immobiliari affetti da Superlativo Assoluto: “Illuminatissimo”, “Centralissimo”, “Ampissimo”, ecc. Prezzi compresi.
E la tristissima lettura da sala d’aspetto del medico: il poster sanitario-informativo, quello dove sono tutti sorridenti e rilassati mentre fanno le cose più dolorose e imbarazzanti (il vecchio e la sua prostata me li sogno la notte).
Roba da suicidarsi con la forza del pensiero.
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Il prossimo che mi dice “Ah, ma è solo una tua pippa mentale”, giuro che lo scuoio, lo scortico, lo depellizzo. A parole, ma lo faccio.
Lo so, non dovrei dare ascolto alle persone e alle sinfonie di idiozie che tirano fuori solo per dimostrare di saper parlare, però ogni tanto capita di avere i nervi in ebollizione e non è saggio gettarci altro sale sopra. Che è poi la principale occupazione di chi ama lanciare risposte come semi ai piccioni.
Alla fine devi anche ringraziare chi dispensa consigli non richiesti, perché nel loro piccolo, direi minuscolo, hanno provato a mostrarti una via. E non importa se ti hanno fatto perdere tempo, se alla fine della loro salvifica via c’è un burrone che arriva fino al centro della terra, devi ringraziarli lo stesso, perché in fondo potevano ignorarti. Insomma, l’unica cosa che ti resta da fare è somatizzare.
Somatizza somatizza somatizza, prima o poi qualcuno dall’otorino ce lo mandi.
Ok, lasciamo perdere, perché anche io ho suonato la canzone “No consigli, sì informazione” cento volte e sto cominciando ad annoiarmi.
Be’, che dire?
Dico che ho un bollettino medico simile ad una schedita del totocalcio.
Fegato-intestino x.
Stomaco-reni 1.
Ecc. ecc.
Lasciarsi liberi
A tutti è capitato almeno una volta di sentirsi strizzati in un involtino di decisioni da prendere, di soffocare in mezzo a scelte potenzialmente giuste e a quelle pregiudicate sbagliate. E di ritrovarsi alla fine sbranati dai dubbi, persi nel tempo che si è impiegati a scegliere, costantemente e irrimediabilmente seguiti da una domanda piccola ma letale: “Ho fatto la cosa giusta?”
Ebbene, pare che questo periodo mi si presenti una volta ogni tot tempo, come se entrassi in una sorta di calore che mi spinge ad accoppiarmi con la me più selvaggia e vedere insieme le strade da prendere. Non giuste, non sbagliate. Strade, decisioni.
Comincio a sbraitare dentro, poi passo una notte sentendomi tutti i mali del mondo, e ogni cosa si conclude con una giornata in cui prendo efferate decisioni su come guidare la bagnarola sulla quale mi sono trovata a navigare: la vita.
Eccolo, quel periodo è arrivato.
Sono giorni che il sangue mi ribolle, mando a fanlì tutto e tutti per rimanere sola, per deliberare ancora una volta, per decidere a chi far vincere il processo, se all’istinto o alla ragione, se sconvolgere tutto seguendo quello che VOGLIO fare o quello che DEVO fare, includendo in tutte le mie peregrinazioni mentali anche la fetta di torta da dare all’Emetofobia.
A differenza delle altre volte, a ‘sta botta ho dato incodizionatamente retta alla parte selvaggia, all’istintiva bestiaccia, a quella che sbava dicendo “Adesso mi sono rotta le palle, si fa come dico io”. E sapete una cosa? Una crisi emetofobica che stavo per avere ieri sera si è smorzata in pochi istanti, poof, svanita, adesso c’è-ora non c’è più. Ci sono rimasta di carciofo.
Quindi ho cominciato a pensare che lasciarmi libera potrebbbe essere una soluzione.
Obiettivi, informazione e propaganda
E’ lungo, però è importante perché chiarisce (ancora??????
) gli scopi di questo blog.
Non credo di riuscire a svegliarmi bene la mattina nell’illusione che essere amata sia automaticamente un motivo sufficiente per ritenermi utile su questa terra.
Ho bisogno di qualcosa di più.
Di fare qualcosa di più.
Quando sono in fila al banco dei prosciutti e guardo stracchini e caciotte, in mezzo a donne che parlano per intere mezzore di bresaola in offerta, mi domando spesso: “A cosa servo?”
Poi penso a mia madre, a mio fratello, a Pikadilly, al Piko e al loro volermi bene. Mi soddisfa tutto ciò? No. Lo so, è brutto dirlo, ma non mi basta il loro amore per sentirmi soddisfatta. Posso dire che mi gonfia, ma non mi fa esplodere come vorrei.
Potrei esistere solo perché loro vogliono che io esista o perché la vita, nonostante tutto, mi piace o perché devo capire cosa ha l’Emetofobia da strillare tanto, o perché ho tutto un mondo qua dentro senza il quale per me non ci sarebbe motivo di respirare, sì, credo che potrei vivere anche con queste cose, perché sono grandi, galattiche, ma io ho sempre voluto coscientemente andare oltre, non fermarmi mai agli assodati, agli è così-va bene così-mi basta così. Leggi tutto
I 10 comandamenti
I dieci comandamenti secondo l’Emetofobia.
1. Non avrai altra fobia al di fuori di me… tranne quelle che mi hanno pagato per torturarti.
2. Non nominare il vomito invano… ci penso io a fartelo immaginare e nominare mentre mangi o sei in uno stato di grazia.
3. Ricordati di sacrificare le feste… e anche tutti i giorni della tua vita, finché psicanalista non ci separi.
4. Onora nausea e debolezza… pensa ai bambini dell’Africa.
5. Non uccidermi… in termini economici, ti coviene di più vivere con me o uccidermi andando da uno psicanalista che ti succhia ottanta euro per soli 45 minuti?
6. Non commettere atti impuri…mangiare in completa tranquillità è considerato un atto impuro e altamente offensivo nei miei confronti.
7. Non ruttare… è segno di digestione, e la digestione è mia nemica.
8. Non dire falsa testimonianza…non è colpa mia se tu non esci e ti diverti come tutti gli altri.
9. Non desiderare la vita altrui…ho centouno modi per farti passare la voglia di desiderare una vita.
10. Non rubare tempo alla nausea…perché passare un’ora senza una sana nauseetta?
Scritto dopo aver mangiato un intero piano di biscotti danesi al burro. In effetti sono un po’ provata.
Se vuoi aiutarmi
Questo è il centunesimo post. Festeggiamo tutti insieme con cotiche e brioschi?
Arrivata alla soglia dei cento post mi sono fatta una domanda marzulliana: tutte queste parole sono servite a qualcosa?
Mmmh. Vediamo.
A me sono servite per raccontare la mia personalissima e svergognatissima visione della signorina tirendoallegralavita Emetofobia.
Attraverso il blog sono riuscita a rendermela meno criptata, ho imparato ad osservarla, non solo a farmi spaventare da lei. Ho visto le sue luci e le sue ombre, in qualche modo anche i suoi pregi. Adesso so chi è e da dove viene, devo solo arrivare al momento del congedo.
Di soddisfazioni ne ho avute leggendo e-mail di ringraziamento di persone che non conoscevano la fobia, ma che erano bombardate da tutti quei pensieri sull’essere pazzi o anormali.
Altro motivo di gloria è vedere che se ne parla di più, anche se solo in rete.
Quindi posso dire che, sì, a qualcosa sono servite.
Ma non basta, voglio fare di più. ![]()
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La soluzione è Vanna Marchi
Sottotitolo: famise na sniffata de sale e passa la paura.
Oddio, no ragazzi, quando ho aperto il blog non pensavo di farmi tante risate, credevo di sbagliare ironizzando sul problema, ma non immaginavo assolutamente che tutto questo sarebbe diventato un teatrino dell’assurdo.
Si dice che il peggio non conosce limite, ma a quanto pare conosce benissimo il mio indirizzo di posta elettronica.
I fatti.
Qualche settimana fa, ho ricevuto una mail di una ragazza che diceva di non soffrire più di Emetofobia. Voleva raccontarmi come ne è uscita.
Bene, ho detto, magari potrebbe essere utile per il blog o per il forum.
Dopo qualche giorno mi arriva un’altra sua mail con almeno 398579202840048 parole. Se pensavate che i logorroici di mestiere fossero solo un mito, bene, sappiate che esistono.
Ho rischiato la piaga da decupito leggendo quella mail.
“Io ero come te, non mangiavo fuori…anche io non facevo questo o quello…bla bla bla”.
Circa a metà poema, arriva a spiegare la sua uscita trionfale dall’Emetofobia.






