Punto della situazione

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (2)
10
Mar
2011

Urka. L’ultima volta che ho aperto questo blog avevo ancora i denti da latte.
Dovrei essere più costante, qualcuno mi avrà data pure per “guarita”. :D

In verità ho passato le ultime settimane a smontare certezze e a mettere in dubbio tutto lo scibile della mia testa.
Ho fatto fruttare l’attacco di panico avuto davanti all’importantissima scelta del succo di frutta e mi sono impegnata a scartavetrare i trentottomila strati di doverizzazioni che velatamente attentavano e attentano alla mia tranquillità psicologica.

Senza House è come operarmi al cuore da sola, perché non so mai se mi sto aggiustando o se mi sto asportando via un ventricolo buono, però posso fare altro? Di certo non voglio lasciarmi andare come un pesce morto aspettando che i soldi escano dai rubinetti, però, chissà, se Babbo Natale riesce a far passare il suo enorme deretano in un camino senza intopparlo, non vedo perché un centone non riesca a risalire le tubature dell’acqua. Eh.

Comunque se sbaglio pago, amen, ma se aspetto brucio altri anni e rischio di trascinarmi l’Emetofobia nell’aldilà.
Ho altri programmi per il post mortem, voglio dire, se non sbuzzo nessuno e limito l’assunzione di Oreo, sono quasi sicura di avere un posto fisso nel limbo dei non battezzati, il che vuol dire party no stop e frequentazione coatta di Vip del calibro di Adamo, Cesare, Socrate, Omero, ao, mica stamo a parla’  de Enrico er macellaro!

Già mi ci vedo: io e Omero che mangiamo blini e rustici infernali mentre prendiamo per il culo Moccia. So funny!
No, è escluso! Non posso assolutamente andarci emetofobicante!
Quindi non voglio aspettare i centoni, devo continuare con gli strumenti che House mi ha lasciato in eredità prima della mia dipartita.

Comincio a vedere i primi cambiamenti, non posso darli per definitivi e non posso raccontarli per non eccitare la sfiga, però cerco il più possibile di godermeli. Sono impercettibili agli occhi degli altri, ma io li sento giocarmi dentro e desidero continuare ad alimentarli o almeno a tenerli in vita finché non rivedrò House.

E questo è quanto, spero di essere meno anemica nel prossimo post. ;)

(Eh sì, la gente più interessante sta proprio nel limbo dei non battezzati. Che vita oltretombale eccitante mi aspetta!)

Vi racconto la fame

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (8)
14
Feb
2011

“La fame è brutta.”
Lo abbiamo detto tutti almeno una volta nella vita, ma quanti di noi l’hanno effettivamente provata? Parlo della fame di settimane che finiscono per sembrare secoli, non del languorino tra il panino e la Fiesta.

Non lo so, be’, io ho assaggiato quella che arriva a cibarsi del cervello e voglio provare a spiegare cosa si vive quando lo stomaco diventa un verme che ti mangia da dentro.

Ho dimenticato quasi tutto di quel periodo, ma non la fame, perché una sensazione così non la scrosti via né dalla memoria né dal corpo, anche se di mezzo ci sono dieci lunghi anni.

La fame è come un leone che comincia a leccarti quando ancora sei vivo. La prima fase è sopportabile, lei se ne sta nello stomaco e lancia gridolini cui fai indubbiamente caso, ma non li lasci giocare con la tua lucidità. E’ quando dallo stomaco comincia a soffiare un vento di debolezza passando prima per le gambe e poi tornando su verso le braccia per arrivare poi al cervello, è lì che hai la sensazione di essere divorato e ignorare è impossibile.

E’ come se il cervello fosse la parte superiore di una clessidra e lo stomaco la parte inferiore, piano piano avverti una sorta di leggerezza pesante e hai la sensazione di vedere tutto il contenuto del cranio scivolare via dal collo della clessidra per arrivare allo stomaco senza mai saziarlo. Ripeto, senza mai saziarlo. (In questi anni l’ho sempre descritta come la sensazione dello stomaco che sbrana il cervello.)

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Io passione, tu ossessione

Scritto da: Pikadilly | In: Scemita | commenti Commenti (4)
3
Feb
2011

Ecco, vedete, tra le tante cose che mi fanno gonfiare i reni c’è questa: se una persona “normale” parla in continuazione di un film, di uno sport, di un attore (ecc.) è appassionato; se a parlare perpetuamente di un argomento X è una persona con un lieve disagio psicologico, kabooom, è ossessionato, o peggio, scambia la finzione per realtà.

No, fatemi capire come funziona ‘sta cosa.
Se io, persona fobiamunita, mi appassiono ad un arte, un film, un attore, un libro, uno scrittore, una qualsiasi cosa, sto alterando la mia realtà creandomi un universo in cui cancello i confini tra verità e immaginazione?

Cosa ho, una fobia chiamata Silvan che mi fa vivere nell’illusione?

E’ incredibile l’ignoranza che puntualmente orbita intorno a certi discorsi. E il marcio, la muffa, il catrame indigesto in tutto questo è che non ti basta una vita per dimostrare la tua capacità di discernimento, di dividere la fantasia dal reale, di essere consapevole che non esiste un Millenium Falcon o la Terra di Mezzo dove vivono simpatici e piedipelosi Hobbit, eppure niente!, nel momento in cui esprimi a più riprese la tua passione, analizzandola in vari aspetti che ti affascinano, condividendola perché pensi che possa piacere anche ad altri, diventi ossessionato e incapace di demarcare i confini tra realtà e fantasia.

E’ pazzesco!
Anzi no, è scemo.

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La conversione

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (7)
25
Jan
2011

Quello che sto attraversando è uno dei tornadi interiori più “distruttivi” della mia vita.
Nemmeno quando (soprav)vivevo con un pacchetto di pavesini al giorno avevo così tante convinzioni scoperchiate, sicurezze sradicate e stati d’animo che cambiano continuamente senso di rotazione.

Ieri ero al supermercato, mentre operavo una delle scelte più difficili da quando bazzico il banco dei succhi di frutta (prendere il succo alla pesca buono, ma che costa un arto, o alla quello alla pera che fa schifo, ma costa poco?), sono stata investita da un vero e inconfondibile attacco di panico che si è manifestato con una nausea da manuale e con giramenti di testa al limite dello svenimento.

E per la prima volta non ho avuto paura di vomitare, ma di perdere il contatto con la realtà.

Ho arraffato il succo di frutta alla pesca e ho rombato verso la cassa cercando di respirare meno cinghialmente possibile e di mantenere un comportamento civile, sì, insomma, cercando di non fare la palla da bowling in mezzo all’intasamento di carrelli e casalinghe.

Alla cassa ho avuto il secondo scossone, ma sono riuscita a rimanere in piedi.
Sono tornata a casa con la spesa per la settimana fatta a metà e una convinzione: l’Emetofobia si sta trasformando in qualche altra cosa.

Il che era prevedibile e logico, in un certo senso, semplicemente perché non ho ancora abbandonato la signora “Controllo tutto”.
Non riesco a lasciarmi libera completamente. Mi torturo ogni minuto, anche quando sono sola, affinché la mia parte deprecabile (o qella che io considero tale) non venga fuori. L’ho fatto per 27 anni sacrificando amicizie, parentela, amori, passioni, diplomi, lauree, momenti della vita che non torneranno pur di controllare quella parte di me che reputo inaccettabile e colpevole per l’abbandono primordiale da parte dell’essere che mi ha generato e poi ha marinato la paternità.

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Le me post Emetofobia

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (5)
17
Jan
2011

Più vedo l’Emetofobia diventare trasparente e più me lo chiedo: chi sarà la me post-emetofobica?

La prima volta che questa domanda mi è saltata in braccio, momenti appiadino una vecchietta sulle strisce. Sì, perché io le domande sulla mia vita le formulo o in bagno o sul motorino, operando involontariamente nei seguente modi:

- passare interminabili ore ipnotizzata dalla carta da chiappe
- giocare a bowling stradale con i nonni di qualcuno

(Che nessuno scriva il mio epitaffio traendo spunto da queste due cose!!!)

Dal giorno che la domanda ALFA si è installata nel mio hard disk neuronico non ho più smesso di cercare la risposta. La stessa che si renderà visibile solo quando ci sarà una me post-emetofobica, quindi non adesso.

E intanto i dubbi si sfamano con le mie sicurezze, lasciandomi bucce di paura sparse dappertutto.

Il timore più quotato è quello di scoprire un essere vuoto, o peggio, un buco nero nascosto per dieci lunghi anni dietro il sipario chiamato Emetofobia.

E’ come se tutto questo fosse un teatro.
Ci sono io-spettatrice attiva (nel senso che non sto qui a menarmi le mani, ma sto facendo qualcosa per accorciare i tempi di inzio spettacolo), l’Emetofobia-sipario chiuso e il sospettato buco nero (la me libera dall’Emetofobia) sul palco nascosto dal sipario.

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Sconti di fine anno

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (6)
29
Dec
2010

I conti non mi piacciono perché dopo il conto c’è sempre il pagamento, e anche quest’anno arrivo al 31 Dicembre con le tasche piene di buchi neri finaziari. Non ho voglia di iniziare il 2011 con i debiti.

Una cosa però dovrò farla prima dei titoli di coda: mantenere i buoni propositi del 2010.
I buoni propositi sono come i compiti delle vacanze, te li trascini fino all’ultimo giorno e preghi che il tempo si fermi almeno di un altro secolo.

I “farò…” del 2010 erano questi:

- uscire dall’Emetofobia
- diventare ricca
- essere più sociale
- domare la matematica
- santificare…sacrificare il sabato alle pulizie
- portare la pace nel mondo
- dire alla mia vicina di casa che se sposta ancora i mobili alle tre di notte, io le cambio la disposizione degli organi interni
- lavorare di più
- dormire di meno
- essere più buona con gli idioti

E l’ultimo, quello più doloroso:
- resistere alla forza di gravità del divano.

Non ho fatto niente di tutto ciò, ma c’è sempre tempo, in fondo mancano ancora due giorni. No? :D

In ogni caso dovrò pensare ai nuovi propositi per il 2011.
Cosa potrei fare di moralmente buono nei prossimi 36e qualcosa giorni?

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Di tornadi e auguri

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (8)
23
Dec
2010

Quest’anno l’autunno ha concentrato tre mesi in uno: settembreottobrenovembre.
O forse sono io che ho trascurato i contatti con il calendario? Non lo so, ma mi dicono che  siamo già alla vigilia di Natale nonostante io abbia la forte sensazione che il mio ventisettesimo e ottobrissimo compleanno sia ancora mooooooolto lontano.

Sì, me ne rendo conto, sto entrando in quella fase dell’ evoluzione in cui allontare le date dei compleanni è quasi istintivo.

Non festeggio il Natale, tuttavia, da buona approfittatrice di altrui festività, vado in vacanza.
Dove?
Ma è ovvio, sul divano. :D

In questi ultimi mesi ho avuto dei sconvolgimenti interni che mi stanno portando a scelte altamente rischiose, ma che probabilmente salveranno quel poco di futuro che ancora riesco a vedere in mezzo alla polvere lasciata da dieci anni di Emetofobia e 27 di intrerpretazioni scottanti della vita.

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