Beata ignoranza

Scritto da: Pikadilly | In: Scemita | commenti Commenti (15)
30
May
2011

Lei: “Oh, ma come stai bene!! Sei dimagrita!”
Io: “Ehm…be’…sai…veramente…”
Lei: “Oh, ti leggo sempre, giuro. Ho i tuoi blog tutti salvati, è uno spasso leggerti, però non sapevo di quella malattia…”
Io: “Quale malattia?”
Lei: “Quella…dài, come si chiama, le hai dedicato pure quel blog…”
Io: “Ah, l’essere Civitavecchiese?”
Lei: “No, scema, dài, quella del v…” e mima il gesto di vomitare per non dire la parola, come se la rappresentazione con tanto di effetti sonori fosse l’alternativa meno violenta.
Io: “Non è una bestemmia, puoi dirla: è la paura di vomitare, si chiama Emetofobia. Ecco perché cammino praticamente a mezza altezza e sono dimagrita…”
Lei: “Ah…eh…epperò qualcosa di positivo c’è, no?”
Io: “Cosa?”
Lei: “Il fatto che tu sia dimagrita! Sai, con l’estate, la prova costume!”

E’ vero, questa cosa è proprio positiva: al mare ci andrò strisciando de panza come una foca, ma almeno avrò un ventre talmente piatto con cui poter realizzare il mio più grande sogno: piallare l’intera spiaggia e farla diventare una pista da bowling con tendenze da autodromo di Monza.

Mi invidieranno tutti, sicuro. -___-’

To be… or not to be…?

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (19)
15
May
2011

Prima di scrivere questo post (apocalisse), voglio scusarmi con chi ha commentato il precedente.
“Domani rispondo” è la mia tesi difensiva. Sapete quando vi siete bolliti per tutto il giorno e alla sera arrivate veramente scotti? Eh, ero scotta quando vi ho letto, mi sono detta “Domani do una bella risposta a tutti” e l’alzheimer ha fatto il resto. :(

In ogni caso voglio ringraziarvi perché con quei commenti fate crescere questo blog, me e soprattutto l’informazione. Se mi perdonate, vi mando a casa i peli della mia vicina di casa che piovono dal suo balcone quando si rapa le ascelle alla luce del sole e al disgusto di tutto il quartiere. :D

Ok, passiamo al post (apocalisse). :D

Nelle ultime settimane ho patito parecchio. Non per l’Emetofobia, o peggio, non solo per lei, ma anche perché pensavo che tra la parte sud del mio corpo e lo stomaco si fosse installato un inquilino. Sapete, uno di quelli che all’inizio sono grandi come un unghia di pidocchio e dopo diciotto anni vi superano in altezza e con gli amici vi chiamano  ”I rompipalle”? Eh quelli.

Ho sempre dichiarato con catramica convinzione che io non voglio nani. L’istinto materno non è stato aggiunto alla zuppa mentre mi cucinavano e sinceramente non me ne sono mai fatta un problema. Se ce l’hai ce l’hai, se non ce l’hai, i figli non li fai.
E’ logica in rima (Dio, Mr Spock sarebbe fiero di me!).

Poi però capita che anche quando prendi tutte le precauzioni del caso (leggi, da qui non passa manco un atomo) ma becchi il mese in cui il tuo corpo s’è messo in testa di farti uno scherzo per riderci su con gli amici ritardando le cose di quasi quindici giorni, la domanda te la fai: “Chi sta occupando abusivamente l’interno del mio utero?”

Una domanda che può avere solo tre possibili risposte:

1) Un alien.
2) Lo spirito Santo.
3) Un coso che finché è dentro ti munisce di due tette da pagina centrale di Playboy, poi quando esce si applica anima e stomaco per fartele diventare un girocollo con tendenze da cavigliera.

Io al massimo avrei accettato la prima, forse la seconda. Ah, per la seconda bisogna essere intonse? Ok, allora la prima. Un alien, che sbava sempre meno di un neonato, comunque.
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Buon Compleanno

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (5)
2
May
2011

Se mi chiedete quanti occhi ha un essere umano, sono capace di rispondere “quattro”, ma se mi chiedete il giorno di una qualsiasi idiotissima ricorrenza, sono come un calendario Pirelli, piena di date e di c.: le azzecco tutte!! :D

E non potevo non ricordarmi questa, 2 Maggio del 2001: l’ultima pasta alla carbonara mangiata con la tranquillità di una persona “normale”.

Dieci anni a quest’ora ero nel letto a guardare la tv e non immaginavo che tra due orette la mia vita si sarebbe rivoltata su se stessa come un dinosauresco pedalino.

Sono passati dieci anni, dieci lunghi e montuosi anni cui ho dato le primavere probabilmente più belle dell’esistenza umana, così, per avere indietro un futuro che nonostate tutto vedo ancora molto dark. Quando dici “i buoni affari”!

E comunque, se mi chiedete qual è stata la cosa più difficile da sopportare in questi dieci anni di Emetofobia, rispondo “le persone”.

Raccontarla alle persone, farsi capire dalle persone, affrontare non solo il proprio problema, ma anche quello che genera negli altri, come se fosse quasi una rogna loro, è stato l’equivalente di quattro odissee, tre iliadi, cinque eneidi e almeno sette-otto prese della Bastiglia. Sono sopravvissuta, ma dentro conto molte vittime. :(
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Essere giovani

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (6)
20
Apr
2011

Oddio, il titolo fa tanto Massimo Ranieri, ma oggi canto Caterina Caselli: Perdono, perdono, perdonooooo!! :D

Per cosa? Perché ultimamente i miei post trasudano rogne e lagne, sono simpatici quanto una lisca di orata tra i denti e utili come un colpo della strega. E’ che sto attraversando un periodo altamente radioattivo e per evitare di stressare compagni (in verità uno solo se escludiamo Yoda :D ), amici e parenti, sbotto tutto sul blog, così chi legge legge, chi non legge è brutto e cattivo, ma soprattutto puzza! :D

Oggi ero acchiappettata sul mio moRtorino e  mentre facevo slalom tra i crateri stradali, pensavo a questi dieci anni di emetofobica vita: mi sono spaventata guardando il tempo che ho trascorso a bruciare la mia età nel caminetto dell’Emetofobia, anzi, della paura in generale. E anche se rischio di essere gambizzata dal Dr House, non posso fare a meno di chiedermi perché e dove mi sono persa esattamente. :(
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Domani

Scritto da: Pikadilly | In: Status | commenti Commenti (2)
12
Apr
2011

Non vorrei essere un’enorme palla che si sgonfia lagnandosi, ma tant’è, oggi sono piena di dubbi e sul naso porto almeno 14 paia di occhiali scuri che mi impediscono di vedere un futuro.

Ultimamente capita a tutti, lo so.
La crisi del lavoro, più del resto, si è impegnata a offuscare quello che un tempo dava speranza: il domani.
Anche il proverbio “Domani andrà meglio” non s’azzarda più a scommetterci, sul domani.

Io non solo non ci scommetto, ma se posso evito di pensarci.
Oggi non ho potuto, ho dovuto pensarci e non mi è piaciuto, come sempre in questi ultimi dieci anni.

Cosa farò domani non lo so, sicuramente dovrò, come oggi, tirarmi fuori da un altro pozzo di sconforto senza sapere se ci riuscirò, visto che sono le sette di sera e ancora sono appesa alla parete più scivolosa della fogna odierna. Sì, perché mentre sceglievo in quale pozzo dovevo infilarmi a compiangermi, sono scivolata in una fogna. Quando ti dice c…

Mi piacerebbe dire  “Domani avrò il mio bellissimo lavoro e la forza fisica, non dico di una ventottenne, ma almeno NON di ottuagenaria! Mia madre in una casa sana, mio fratello immerso nella realizzazione dei suoi sogni e il mio uomo felice per i nostri traguardi raggiunti”, ma so benissimo che non sarà così né domani né dopodomani. Perché? Perché oggi, il domani, lo vedo stracciato.

Il Dr House li chiamava “scenari immaginativi”, quelle immagini che si plasmano con le sensazioni del presente.
Ad esempio: se stai morendo dissanguata, non ce la fai ad immaginarti alle Seychelles, in infradito e pareo mentre passeggi al tramonto ascimmiata sul braccio di Jack Sparrow, al massimo ti immagini insaccata in una bara che ti sta corta, con i beccamorti attrezzati di motosega che misurano i centimetri di stinco da tagliare per pareggiarti con la cassa, e tutto questo mentre i tuoi familiari ti piangono con un lato della faccia e con l’altro si litigano la tua stanza, o nel mio caso, la piazza centrale del divano. Così funzionano gli scenari immaginativi quando si ha il morale dentro una cloaca: se stai male pensi male. :(

Quindi oggi non ce la faccio a guardare al futuro e sorridere sperando che quel finto positivismo si trasformi in una chiave per entrare in un domani in fiore.

E comunque credo che i periodi fermi sul ciglio di una strada incompleta servano, ma ora non so a cosa. Forse domani lo saprò.

 

 

Istinto free

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (10)
4
Apr
2011

Sottotitolo: libera la bestia che in te.

Oddio, sembra lo slogan di una pubblicità anni ’80 o il classico titolo di un libro per depressi a vita.
Evvabbe’, passatemelo, l’argomento in fondo non si dissocia tanto dalle baccalate scritte in quei libri, l’unica differenza è che dopo aver letto questo post non vi si creerà intorno un’aura di santità, al massimo avrete finalmente un motivo per non leggermi più. :D

Be’, l’argomento si è capito: l’istinto, quella robina che ti fa correre più veloce di Bolt se ti trovi davanti un leone, un Godzilla o una qualsiasi suocera rompiballs. Ovviamente non è solo questo, spiegare cosa sia in realtà l’istinto non è facile, perché fa parte di quei retaggi animaleschi che ci trasciniamo da quando penzolavamo dagli alberi e litigavamo con i vicini di ramo per una banana.

Il mio fedelissimo dizionario mignon lo spiega cosi:
Disposizione naturale, impulso.

Definizione stitica, ma sostanzialmente esatta.

Con il tempo, l’essere umano ha sentito l’esigenza di tradurre la parola “istinto” con la meno animala parola “cuore”, molto probabilmente spaventato dall’idea di essere anche lui una bestia con degli impulsi naturali.

Che sei matto?Noi siamo macchine con una coscienza, abbiamo smesso di strapparci la pelle per una poco costosa banana. Eh.
Già, solo che adesso lo facciamo per il petrolio, per la iolanda e per una svariata gamma di banane travestite da altro.

Abbiamo tradotto la parola, abbiamo perso la pelliccia, i canini e la coda di dietro si sono rattrappiti, ma la sostanza non cambia: siamo bestie istintive che però tentano di smorzare l’istinto. Riuscendoci tanto quanto io riesco a risolvere un’equazione matematica senza farmi saltare tutte le sinapsi, aggiungerei. :D
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Il potere…

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (5)
23
Mar
2011

“Ah, no, guarda, IO non dico niente a nessuno perché se no do agli altri il potere su di me!

Fin da quando ho inizializzato il blog (oggi mi piace il verbo inizializzare, l’ho usato anche stamattina per dire che ero sveglia: “Mi sono inizializzata…”), il terrore di coloro che mi vogliono bene (o fingono alla grande di volermene) è quello del presunto potere che ho messo nelle mani del mio prossimo dopo il coming out.

Il potere non è nient’altro che il rischio di essere presa per pazza o comunque di non essere ascoltata in nessuna sede di dibattito, dando oltretutto agli altri la possibilità di manovrarmi come vogliono, sbattendomi in faccia, o per meglio dire, ricattandomi con la mia stessa paura: l’Emetofobia.  (Già immagino la scena: “O fai come dico io o dico a tutti che hai l’Emetofobia!” e io: “Ommioddio! Ah…ma…già lo sanno tutti…” :D .)

Praticamente, dichiarando al mondo che ho l’Emetofobia, tutte le mie cellule hanno firmato un contratto senza ritorno in cui chiunque encefalogramma piatto di questa terra ha il diritto di:

- giudicarmi idonea o meno a prendere decisioni importanti
- rastrellarmi via il diritto di parola
- discutere tutto quello che dico
-  agire su di me o sui miei comportamenti come meglio crede, senza vedersi arrivare un cazzotto in pieno muso o un vaffa interpuntivo che metta fine a qualsiasi tipo di rapporto con presunto essere monocellulare

Si può dire che esplicitare una qualche tipo di fobia equivale a mostrarsi incapaci di intendere e soprattutto di volere, deboli, discutibili, indifesi e manovrabili.
Sono sconveniente se rido di questa cosa fino a farmi uscire la milza a tranci dalla schiena?
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