Rianimazione
Certe volte non riesco a ironizzare sulla relazione tra me e l’Emetofobia.
Lei mi ha strappato dalle mani i vent’anni, come se fossero giocattoli troppo pericolosi per me.
Non posso fare a meno di chiedermi dove sarei ora se io e lei non ci fossimo incontrate quel pomeriggio di Maggio.
Cosa sarei? Chi sarei? Avrei una laurea? Un’agenda piena di pranzi e cene di lavoro? Sarei la mocciosa che ho lasciato 9 anni fa insieme alla tranquillità di mangiare?
Quando queste domande battono i piedi per avere risposta, io mi sento profondamente responsabile, perché le ho generate io, in fondo. Non ho scelto l’Emetofobia, questo no, ma forse non sto facendo abbastanza per salutarla.
Sono così stanca di rianimare la mia vita.
Passano gli anni e comincio a rendermi conto di aver trascorso tutta l’esistenza cercando di farmi respirare. Mi chiedo se io abbia mai respirato, anche solo un secondo, senza cominciare a tossire e a sputare problemi ovunque.
Non lo so.
Vorrei solo dedicare alla vita un po’ del tempo che dedico cercando di riprendermela.
Forse quando morirò sarò orgogliosa di me o forse il mio letto sarà pieno di piccoli rimpianti che mi pizzicheranno la pelle impedendomi di morire serenamente.
Da piccola sognavo tutt’altro per me. In verità anche adesso, ma adesso il futuro mi spaventa.
Dovrò tornare ad ironizzare sulla relazione tra me e l’Emetofobia, se no rischio di mandarmi a fanculo. Ora non ho proprio la forza di sedare le risse intestine tra la me incazzata e la me rassegnata.
Solo adesso mi accorgo della presenza di foglie sulle dita degli alberi.
Anche gli alberi si rianimano ogni anno.
Non è un problema fisico?
Oggi è Pasqua, l’80% degli italiani starà glorificando il signore scofanando agnelli, lasagne e uova di cioccolata, l’altro 20% si divide in influenzati (eccomi eccomi), atei praticanti (ovvero coloro che considerano Natale e Pasqua due giorni normali), quelli che ancora devono capire come funziona la faccenda della fede (arieccomi), gli sfigati delle festività (ovvero coloro che “st’anno me la passo divertendomi” e poi sono costretti a lavorare) e seguaci di altre religioni. Amen.
Insomma, il mio regalo pasquale è rovinare la giornata a qualcuno scrivendo cose brutte e cattive.
Risata sadica di sottofondo, prego.
A parte gli scherzi, scelgo una festa mangereccia per affrontare un argomento poco simpatico, ma del quale è necessario parlare: i danni fisici provocati dall’Emetofobia.
L’Emetofobia è una patologia psicologica, si sa, quello che molti non sanno, però, è che a lungo andare può portare danni fisici ai quali porre rimedio è cosa lunga e dolorosa.
Non voglio spaventare nessuno, ma solo svegliare chi fa passare del tempo prima di affrontare la propria paura attraverso una terapia psicologica.
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Beata te
Alcune volte mi domando se siamo tutti prodotti finali dell’evoluzione della specie o se alcuni siano stati congelati da australopitechi e scongelati da italiani degli anni 2000.
Mi rifiuto categoricamente di ammettere l’esistenza di soggetti mentalmente sottosviluppati che, nonostante diplomi, lauree e supermegamaster riescono a dare risposte da scimmie antropomorfe.
“Purtroppo, a causa dell’emetofobia ho perso tanti kg in poco tempo.”
“Beata te, ma come hai fatto? Io non riesco a perderne nemmeo uno, e sì che vado in palestra.”
Sì, be’, è come andare da un senza tetto a dire: “Oh, beato te che stai sempre all’aria aperta”.
Credo di non potermi abituare a risposte del genere. No, decisamente non voglio, perché sono assurde, e la loro assurdità non va ignorata, va combattuta, spazzolata via, debellata come l’ebola.
Non dico che dietro quella voglia di dimagrire non ci sia un disagio pari, se non di maggiore entità, a quello provato a causa dell’emetofobia, però, signori, a pochi starnuti dai trenta, credo sia necessario imparare ad ascoltare senza discriminare o ignorare volutamente gli avverbi come purtroppo, prendendo in esame solo il quarto di frase che fa più comodo per lamentarsi o delinearsi come vittime uniche della sciagurata lotta contro la cellulite.
O se porprio risulta impossibile l’ascolto consapevole, basta semplicemente non rendermi destinataria dei traumatici scenari immaginativi in cui la soggetta di turno cammina sulla spiaggia lasciando godzillifere impronte dove gli uomini, anch’essi cretinoandanti, cadono pensando a quanto sarebbe bello se tutte le donne fossero come Adriana Lima.
Queste tematiche da sitarello per donnette annoiate possono starmi lontana milardi di anni, insieme agli australopitechi moderni, ovviamente.
Non sono sola….
Ciao,mi chiamo Luce e ho 21 anni e da ben 12 soffro di “questa cosa”!!Non so dire come sia iniziato tutto ciò,so solo che ho una grande paura..Da un paio di mesi poi ho scoperto di non essere l’unica a soffrirne e in un certo senso mi sento sollevata:non mi considero più un alieno!!!
Oltre ad avere il terrore di vomitare,ho anche il terrore a vedere gli altri farlo:infatti scappo oppure ho bisogno di tapparmi le orecchie,di conseguenza non sarei in grado di assistere una persona che sta male in quel senso!Il panico,l’ansia,la paura,si manifestano sopratutto di sera,in particolare quando devo mettermi a letto..e alcune volte quando sono in mezzo alla gente,mi accerto più che altro ke gli altri stiano bene,ke nn abbiano nausea e disturbi simili,altimenti x me sarebbe la fine!!!Solo il mio ragazzo è a conoscenza di questa cosa,ho accenato qualcosa a una mia amica la quale mi ha riposto “MA NO,NON DEVI AVER PAURA,NN SUCCEDE MICA NIENTE,ANZI,DOPO STAI MEGLIO”…mi si è rivoltato lo stomaco a sentire tutto ciò!!!Nonostante questa paura,tengo a precisare che la mia alimentazione è del tutto normale,ad accezzione di alcuni cibi che proprio non riesco a mandare giù,come il purè o la cucina cinese..adoravo mangiare il purè ma una bella mattina di 2 anni fa sono andata a vomitarlo e da quel giorno non lo mangio più..xò ho la mania di controllare scrupolosamente che il cibo non sia avariato!!
Quando inizio a stare male tremo,sudo,se sono a letto non oso girarmi,resto per tutta la notte nella stessa posizione così il mio stomaco non subisce “traumi”!!!Ho bisogno che il mio ragazzo mi stia vicino,ho bisogno di sentirmi dire che andrà tutto bene,che non vomiterò…Se ho l’influenza x tutto il tempo nn tocco cibo,al massimo posso mangiare un pezzetto di pane e un sorsetto d’acqua e ho bisogno di tenere davanti al letto un secchio:”NON SI SA MAI DOVESSI VOMITARE”…non so perchè ma il secchio vicino mi fa stare tranquilla!evito il più possibile l’uso di medicinali:la prima cosa che faccio è leggere gli effetti collaterali e ahimè la parola vomito c’è sempre..certo,non è detto che si vomiti x forza però la mia testa dice che io vomiterò,e allora evito!Ho notato però che ogni qual volta che sto male,poi non vomito..il tutto parte dalla mia testa,dal mio cervellino,sono io che mi faccio venire il cosidetto mal di stomaco che poi mal di stomaco non è..eppure tutto ciò non mi fa vivere serenamente!quando arriva sera,partono i miei attacchi di panico,tachicardia,paura di deglutire..da circa 4 settimane non ho avuto nessun attacco,non riesco ancora a crederci di aver trascorso 4 settimane tranquillamente:ci tengo tanto a dirlo perchè ne sono felicissima!!!xò mi rendo conto allo stesso tempo che la paura non è passata affatto,molto presto ritornerà..e come al solito dovrò affrontarla nel peggiore dei modi..
Non ho mai fatto terapia perchè non me lo posso permettere economicamente..non so come funziona la terapia e sono tanto curiosa di sapere se gli strizzacervelli risolvono questo nostro problema..ovviamente ci vuole anche tanta forza di volontà da parte nostra!!!
bene,vorrei dire tante,tantissime altre cose ma va bene così,mi sento già meglio ora che ho detto queste cose e sopratutto sono più “tranquilla” a vedere che non sono l’unica pazza!!!
ringrazio francesca x avermi permesso di parlare,x me è davvero tanto…mi appresto ad andare a letto e x fortuna anche stasera sono tranquilla,posso dire di stare bene!!!!
Una Pikadilly per casa
O
ggi un amico mi ha chiesto chi ha partorito il mio nick. Nel raccontargli della mia gatta Pikadilly, non ho potuto fare a meno di pensare all’Emetofobia.
Perché Pikadilly, la micia, c’entra tanto con la mia Emetofobia.
Ho incontrato Pikadilly quando ancora era una gatta in edizione tascabile. Il colpo di fulmine avvenne nell’estate del 2002 e l’Emetofobia, che ancora per me era una pazzia senza nome, comandava un esercito di paure che mi facevano vivere i 19 anni da reclusa libera.
Mangiavo poco, disegnavo tanto. Volevo morire e sopravvivere per vedere la mia stessa morte.
Era luglio, mentre le mie coetanee se ne stavano in spiaggia o a limonare con qualche bel ragazzo, io stavo da mia zia a disegnare storie. Ad un certo punto arrivò mio fratello annunciando di aver trovato un micio morto sul marciapiede.
Lasciai le mie matite e corsi in strada, la catena della paura quel pomeriggio si concesse una licenza e mi permise di raggiungere il micio senza terrorizzarmi troppo.
Sulla scena del crimine trovai un cadavere di pochi centimetri, solo che respirava e muoveva la testa.
Non so dove andò a pescare la forza, visto com’era ridotto, ma riuscì a lanciare il suo segnale miagolando nella mia direzione.
Lo presi con cautela e, cercando di non frantumarlo, lo portai a casa.
No Psicoanalisi, please
Nemmeno ho cominciato a scrivere questo post e già mi sta lì.
Comunque dovrò digerire questa muffa e scriverlo lo stesso.
Sia chiaro: io ringrazio tutti quelli che mi contattano attraverso mail, social e forum per mostrarmi la loro solidarietà, ma devo necessariamente precisare le motivazioni che mi hanno invitata ad aprire il blog e che tutt’oggi mi spingono a portarlo avanti.
Informare.
Non sto cercando voci amiche o psicoanalisti improvvisati, ma solo di comunicare al mondo dei “normali” che c’è questa paura e che si chiama Emetofobia. Stop.
Il terapista ce l’ho, assomiglia a Tim Burton e lo chiamo House.
Con questo non voglio offendere chi mi ha mandato messaggi di amicizia e di appoggio, ma credo sia d’obbligo evidenziare che il mio scopo non è farmi compatire o trovare qualcuno che mi ascolti, semplicemente perché a) con la compassione non ci risuolo nemmeno le scarpe, b) gli amici che ascoltano li ho.
E’ estremamente importante non concentrarsi sul messaggero, ma sul messaggio.
La debolezza
Credo che sia necessario parlarne.
Dopo un mio personalissimo censimento, ho constatato che tra gli emetofobici che hanno fatto outing su internet sono pochissimi gli individui che non mangiano niente né prima né durante l’uscita.
Io sono una di quelli.
Potevo non trasgredire anche in questo?
Be’, comunque mi fa piacere sapere che la razza degli affamati totali non è grassa come credevo, anche se devo ammettere che contare più componenti in questo gruppo avrebbe in qualche modo intensificato la comunicazione con il mondo dei “non-emetofobici”. La fame ne mette di sale sulla coda, credetemi.
E vabbe’.
Uno degli effetti collaterali della condizione di “affamato totale” è la persistente debolezza, debolezza che posso tranquillamente considerare come una sanguisuga: mentre lei ingrassa, tu ti senti come ti fossero stati aggiunti 50 anni a tutti i muscoli del corpo.






