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	<title>Emetofobia</title>
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	<description>Blog sull'emetofobia</description>
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		<title>Aspettative e giudizi</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 09:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[aspettative]]></category>
		<category><![CDATA[giudizi]]></category>

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Prima di diventare la compagna fissa del venerdì del Dott. House, pensavo di essere immune dai giudizi delle persone. Non sbagliavo.
Non sbagliavo perché (se il Dott. House leggesse, punterebbe i suoi occhi da sparo sul quel perché) non mi sono mai limitata per timore di essere giudicata strana o fuori dalle regole. Vedevo, e vedo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><script type="text/javascript"><!--
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</script></div><p><img class="alignleft" title="Balena" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/balena.jpg" alt="" width="150" height="101" />Prima di diventare la compagna fissa del venerdì del Dott. House, pensavo di essere immune dai giudizi delle persone. Non sbagliavo.<br />
Non sbagliavo perché (se il Dott. House leggesse, punterebbe i suoi occhi da sparo sul quel perché) non mi sono mai limitata per timore di essere giudicata strana o fuori dalle regole. Vedevo, e vedo gli sguardi della gente se indosso un cappello fuori dal comune o il mio fidato cipollino (orologio da taschino), ma ci sono abituata: non giudico loro né me. Ci mancherebbe.</p>
<p>Tuttavia mi sono sempre chiesta: perché allora<strong> non voglio vomitare</strong> davanti le persone? Se non è il giudizio, cos&#8217;è?<br />
Il Dott. House, che ne sa sempre cinque più di Suor Germana, mi ha fatto indirettamente ragionare su un altro punto di vista, o meglio, su un altro &#8220;sentimento&#8221;  che ci riguarda quando siamo a contatto con gli altri:<strong> l&#8217;aspettativa.</strong></p>
<p>Siamo così affaccendati dietro ai giudizi che non dedichiamo mai attenzione alle aspettative delle persone, anche se sconosciute.</p>
<p>Cosa si aspetta da me? Si aspetta che mi metta a ballare sul tavolo con una penna di piccione in testa urlando: &#8220;Chiamatemi Pocahontas&#8221;? O che non gli vomiti sulle scarpe?<br />
<span id="more-390"></span></p>
<p>Per sei settimane ho stampato su carta ciò che IO penso si aspettino gli altri da me e ciò che questo mi provoca.</p>
<p>Ve lo dico, ci sono rimasta di merda.</p>
<p>Non pensavo che io avessi così tanto timore per le aspettative degli altri nei miei confronti (o di ciò che io penso loro si aspettino).</p>
<p>Sono uscite fuori cose da concimare i campi della fobia per almeno 40 anni.</p>
<p>Quindi ho spostato il 70% della mia attenzione dal giudizio alle aspettative, e la cosa mi sta aiutando ad allontanare pensieri, sentimenti, reazioni fisiche e stati d&#8217;animo dall&#8217;orgia in cui prima razzolavano tutti insieme.</p>
<p>Ho capito che un&#8217; aspettativa che noi crediamo delusa fa molti più danni di uno shampoo solidale con i pidocchi.</p>
<p>E&#8217; incredibile come analizzare da soli sentimenti e quant&#8217; altro, chiamando in causa anche la semantica, possa far luce su cose che prima erano davanti a noi, grandi come l&#8217;utero di una balena incinta, ma del tutto invisibili ai nostri occhi e soprattutto alla nostra attenzione.</p>
<p>Wow, questo Dott House non ha deluso le mie aspettative. Ops. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Ho vomitato. Fragole. Oddio, perché non caviale?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 19:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[finalmente. Non è un tag]]></category>
		<category><![CDATA[Ho vomitato]]></category>
		<category><![CDATA[ma chissene...]]></category>

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		<description><![CDATA[


Non pensavo di arrivare a scrivere questo post così presto. Presto, presto è relativo se considero che dietro ci sono 9 anni di puro terrore nei confronti del vomito.
Data da ricordare. Pikadilly, tot anni, alle 16:40 del giorno 17 Giugno 2009, dopo 9 anni di emetofobia galoppante e mai un minuto passato con la testa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Fragola" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/fragola.jpg" alt="" width="150" height="124" />Non pensavo di arrivare a scrivere questo post così presto. Presto, presto è relativo se considero che dietro ci sono 9 anni di puro terrore nei confronti del vomito.</p>
<p>Data da ricordare. Pikadilly, tot anni, alle 16:40 del giorno 17 Giugno 2009, dopo 9 anni di emetofobia galoppante e mai un minuto passato con la testa nel wc a tirar fuori pranzi o cene, ha <strong>vomitato</strong>.<br />
Cosa? Fragole.</p>
<p>Oddio.</p>
<p>Fragole. Sì perché io le fragole le odio, e oggi ho un motivo in più per toglierle definitivamente dalla lista dei cibi commestibili. Fragole, perché fragole? Voglio dire, aspetto questo momento da quanto? nove? dieci anni? e che succede? Invece di mangiare caviale e vomitare caviale, mangio e vomito fragole, semplici, stupide, anonime fragole comprate alla Conad.</p>
<p><span id="more-371"></span>E poi come? Dico io, ok, passi &#8211; ma nemmeno tanto &#8211; l&#8217;aver vomitato fragole, ma la colonna sonora dei Talk Talk era proprio necessaria? A quanto pare sì, mentre io e la tazza eravamo in atteggiamenti molti intimi, il mio vicino di casa ascoltava <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4IZyFHG9ZJI">Such a Shame dei Talk Talk.</a><br />
Non ci potevo credere, vomitavo fragole mentre dall&#8217;altra parte della strada un cretino con la nostalgia degli anni 80 mi obbligava ad ascoltare i Talk Talk. Per carità, quella canzone piace molto anche a me, ma non avrei mai immaginato che facesse da colonna sonora ad un evento così, così aspettato e inaspettato.</p>
<p>Insapettato, sì.<br />
Perché stamattina, mentre piegavo le mutandine multicolor che metto come nota di colore al mio vestire di bianco e nero, mi sono detta:&#8221; Ammazza, sono settimane che non ho crisi emetofobiche. Che il Dott House mi stia facendo bene? Sicuramente, evvai&#8221;.</p>
<p>Detto fatto.<br />
Tempo tre ore, dopo aver deciso che le fragole oggi non mi stavano sulle scatole, avvento mezzo piatto di fragolosa dolcezza e me lo bevo senza nemmeno masticare.</p>
<p>Tempo dieci minuti ero al bagno con lo stomaco ad un rave party, con le fragole che pogavano una contro l&#8217;altra e tutte contro tutte.<br />
&#8220;Non vomiterò&#8221; mi sono detta, &#8220;ho passato scrisi peggiori di questa e non ho mai vomitato, fra un po&#8217; mi passerà e mi mangerò l&#8217;ultimo Kinder Paradiso. Già.&#8221;.</p>
<p>Sì, come no.</p>
<p>Tempo altri dieci minuti di sofferenza tipo parto, trasloco dal bagno piccolo a quello grande perché avevo bisogno di aria. La pressione andava su e giù come sull&#8217;ottovolante, e il caldo mi faceva sudare anche le frattaglie.</p>
<p>Giusto il tempo di mettermi seduta, arriva la primissa scossa di conato, il primo in quasi dieci anni di emetofobia.<br />
&#8220;Oh mamma, sto per vomitare&#8221;.<br />
Every, Dio lo abbia in gloria , mi è stato vicino tutto il tempo, o meglio, vicino-lontano, perché gli ho ordinato di lasciarmi sola senza però andare via (doveva andare a lavoro). Quando ho avuto il primo conato, lui ha voltato la faccia per non vedere, ma non l&#8217;ho giudicato, anzi, l&#8217;ho capito, così l&#8217;ho mandato via. Ma sono sicura che se glielo avessi chiesto sarebbe rimasto e avrebbe assistito a tutta la scena, o se no avrebbe tirato al vicino un portasapone con tutto il sapone dentro. Quei Talk Talk ce li ho ancora nello stomaco!</p>
<p>Dopo qualche secondo arriva la scossa numero Due.<br />
E poi la terza.<br />
Niente, il vomito non arrivava, ma i conati erano talmente forti da farmi sentire dolore alla lingua.<br />
A quel punto ho deciso che il mio corpo non poteva più pagare per me, l&#8217;ho salutato e l&#8217;ho lasciato andare.<br />
Due minuti dopo, ero china sulla tazza a benedire la gabbietta del Wc net. Da blu a rossa senza nemmeno aspettare il tempo di posa.</p>
<p>In quel momento mi sono ripetuta di stare calma, ovviamente non a voce, ma mentalmente.<br />
Mi sono sentita reprimere il vomito,  ma ad un certo punto l&#8217;ho spinto fuori, purtroppo (o per fortuna?)  più di quello non usciva, quindi amen. L&#8217;ha deciso lui, io ero collaborativa. Che si sappia, in giro. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Non nego di aver avuto paura, ma paura di non essere all&#8217;altezza, di sbagliare, magari di morire strozzata dalle fragole, nel mio bagno ancora da pulire e con i Talk Talk come colonna sonora!! Che scena agghiacciante. Vedevo già i titoli:&#8221;Ragazza strangolata dalle fragole. I Talk Talk l&#8217;hanno accompagnata nei suoi ultimi istanti&#8221;.<br />
Meglio non pensarci.</p>
<p>Non sono morta, i Talk Talk dovranno trovarsi un&#8217;altra per farsi belli ai funerali. Dopo la seconda ondata di fragole, ho alzato la testa e ho detto: &#8220;Fragole. Tsk. Fragole&#8221;.</p>
<p>Sono rimasta al capezzale della tazza per due ore, alla fine mi sono addormentata per terra, esausta,con la mano sulla tavoletta, i talk talk ancora a fare il coro delle Grazie e una strana sorta di felicità inaspettata.<br />
Quando mi sono svegliata, lo stomaco era affamato, ma per stasera rimane a secco, così impara!</p>
<p>Conclusioni? Non ne ho idea. Vorrei svegliarmi, domani, e mangiare tranquillamente, ma non so se sarà così, a questo punto non voglio più pensare a quello che sarà, so solo che dopo nove lunghi anni non mi aspettavo di vomitare&#8230;NON FRAGOLE, ALMENO!! E NON CON SUCH A SHAME COME SOTTOFONDO AL POSTO DI FREAK DI GEORGE MICHAEL, PER LA MISERIA!!!</p>
<p>Alla fine, dopo aver mandato un sms a Re Julien (l&#8217;admin del forum sull&#8217;emetofobia), ho chiamato mia madre e le ho detto:</p>
<p>&#8220;Mamma, ho vomitato!!&#8221;<br />
E lei: &#8220;Mi fa piacere!&#8221;</p>
<p>Forse pure lei stava ascoltando i Talk Talk.</p>
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		<title>Le scelte giuste</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 15:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho partorito una scaletta delle scelte più importanti e fruttifere che ho fatto in questo ultimo anno:
10. Chiudere un po&#8217; di siti e amicizie inutili. Entrambi mi portavano via tempo, denari e capelli.
9. Concedere il beneficio del dubbio alla 3. Già ti do 20 euro al mese, non pretendere la mia fedeltà.
8. Non modificare più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Frangetta" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/frangetta.jpg" alt="" width="185" height="129" />Ho partorito una scaletta delle scelte più importanti e fruttifere che ho fatto in questo ultimo anno:</p>
<p><strong>10</strong>. Chiudere un po&#8217; di siti e amicizie inutili. Entrambi mi portavano via tempo, denari e capelli.</p>
<p><strong>9</strong>. Concedere il beneficio del dubbio alla 3. Già ti do 20 euro al mese, non pretendere la mia fedeltà.</p>
<p><strong>8</strong>. Non modificare più siti altrui se questi altrui sono amici. Chiedere è lecito, modificare è cortesia. Ma chiedere a me di modificare mentre tu vai a mangiare è da stronzi.</p>
<p><strong>7</strong>. Investire un piccolo capitale su un cappello alla J.R Ewing. Un impero finanziario non si costruisce con un preservativo di lana che si fa chiamare copricapo.</p>
<p><strong>6</strong>. Non mangiare più Cioccolata, eccezion fatta per la Nutella. Non accetto che i miei brufoli nascano di loro sponte.</p>
<p><strong>5</strong>. Comprare Onizuka (Acer One). Avevo bisogno di andare dai clienti con le braccia ancora attaccate al mio corpo. Con buona pace di Tsuzuki (Hp portatile) che pesa 3 kg da fermo, 40 in movimento.</p>
<p><span id="more-352"></span><strong>4</strong>. Ampliare i generi delle mie letture. Almeno al bagno, posso leggere Cosmopolitan senza sentirmi superficiale?</p>
<p><strong>3</strong>. Andare via di casa. Ma rimanere comunque una mantenuta convinta.</p>
<p><strong>2</strong>. Andare dal Dott. House. Quando si dice: non mi accontento del dott. Terzilli, primario della mutua.</p>
<p><strong>1</strong>. (Ri)farmi la frangetta. Dopo anni di clandestinità, è stata ufficialmente legalizzata dalla moda e dal mio senso indecifrabile del bello.</p>
<p>A volte, una ragazza emetofobica deve saper dare un grado d&#8217;importanza alle proprie scelte <strong>senza concedere all&#8217;emetofobia il primato.</strong></p>
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		<title>I sillogismi dell&#8217;emetofobica disoccupata</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 23:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[trovare lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lavoro è importante. Non l&#8217;ho scoperto ora, lo so da sempre, o meglio, da quando &#8211; piccolissima- andavo a fare la spesa: al supermercato barattavo soldi per cibo mentre i miei coetanei barattavano He-Man per sbirciare sotto la gonna della Barbie o della padrona della Barbie. Quindi credo di quantificare l&#8217;importanza del lavoro soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Topo Gigio" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/topo_gigio.jpg" alt="" width="150" height="154" />Il lavoro è importante. Non l&#8217;ho scoperto ora, lo so da sempre, o meglio, da quando &#8211; piccolissima- andavo a fare la spesa: al supermercato barattavo soldi per cibo mentre i miei coetanei barattavano He-Man per sbirciare sotto la gonna della Barbie o della padrona della Barbie. Quindi credo di quantificare l&#8217;importanza del lavoro soprattutto ora che circola una moneta che chiamano euro, ma che io continuo ad identificare come il locatario che non si vuole schiodare dall&#8217;idea generale di economia che funziona.</p>
<p>Il lavoro è fondamentale per poter anche solo pensare di vivere da soli, anzi, di vivere e basta. Quindi mi chiedo:se si soffre di una fobia invalidante, che succede quando ci troviamo davanti un probabile datore di lavoro e lo informiamo del nostro problema?</p>
<p><span id="more-318"></span>Semplice, lui riguarda il curriculum vitae per trovare quell&#8217;unica virgoletta scritta male, quella particolarità di noi che non si adatta al lavoro, la malagrazietta che lo toglierebbe dall&#8217;impaccio, e se non la trova nel Cv arriva addirittura a sconsigliare quel tipo di lavoro per cui lui ci sta(va) assumendo! Questo è capitato a G., S. e Carla: lettrici del blog che mi hanno raccontato la loro esperienza.</p>
<p>Ma allora che fare quando si soffre di una fobia invalidante  socialmente considerata una pippa mentale? Quando si hanno difronte due strade &#8211; una delle quali prevede lo stare otto-nove ore senza mangiare, e l&#8217;altra 24 ore al giorno senza una lira &#8211; come ci si deve comportare?</p>
<p>Un&#8217;amica, dall&#8217;acume pari solo a quella di Topo Gigio, mi ha risposto: &#8220;Fai qualcosa per uscire dal tuo problema. Ti curi&#8221;.</p>
<p>Nell&#8217;incertezza di sputarle in un occhio o di scrivere il suo nome, cognome e numero di telefono nel bagno di qualche Autogrill, ho finito per non dire nulla e non fare nulla.</p>
<p>Mi curo. Già.</p>
<p>Ma se è possibile chiamare la porta d&#8217;uscita &#8220;cura&#8221;, allora dovremmo considerare l&#8217;emetofobia una malattia? E se la definiamo malattia, allora dovrebbe anche essere considerata come un vero problema, e non solo come una pippa mentale, no?</p>
<p>No, ovviamente.</p>
<p>Ripensando alla risposta di Topo Gigio, mi è venuta in mente una catena di ragionamenti che è chiamata Sillogismo*:</p>
<p>Il lavoro ti dà i soldi.<br />
Se non lavori non hai i soldi.<br />
Il Dott. House lavora come escavatore psicologico.<br />
Io ho un emetofobia invalidante e mi risulta difficile trovare lavoro.<br />
Io vado dal Dott. House per uscire dall&#8217;emetofobia.</p>
<p>Conclusione:<br />
Chi dà i soldi al Dott. House se io non lavoro a causa dell&#8217;emetofobia?</p>
<p>Bisognerebbe chiederlo a Topo Gigio, ma ho paura della risposta.</p>
<p>*Ho liberamente riadattato il concatenamento delle frasi, con buona pace di Aristotele.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Whyland: la città dei perché</title>
		<link>http://www.emetofobiaonline.com/emetofobia/la-citta-dei-perche.html</link>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 18:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[domande da emetofobico]]></category>
		<category><![CDATA[perché ho l'emetofobia?]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché mi è venuta l&#8217;Emetofobia? Perché a me e non ad un altro? Perché proprio l&#8217;Emetofobia e non una paura meno pidocchiosa? Perché si ha paura di vomitare?
Queste domande, nel corso degli anni, sono entrate &#8211; senza bussare &#8211; nella parte del cervello abusata dai ragionamenti, quella parte in cui tutto deve categoricamente trovare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p>Perché mi è venuta l&#8217;<strong>Emetofobia</strong>? Perché a me e non ad un altro? Perché proprio l&#8217;<strong>Emetofobia</strong> e non una paura meno pidocchiosa? Perché si ha <strong>paura di vomitare</strong>?</p>
<p>Queste domande, nel corso degli anni, sono entrate &#8211; senza bussare &#8211; nella parte del cervello abusata dai ragionamenti, quella parte in cui tutto deve categoricamente trovare una spiegazione logica e commestibile.<br />
Io l&#8217;ho chiamata Whyland.</p>
<p>A Whyland vanno a finire tutti i pensieri rampicanti le cui spine sono una sfilza di &#8220;perché&#8221;.</p>
<p>In questo caso, però, i &#8220;perché&#8221; sono le case in cui i pensieri dimorano, e si dividono in tre gruppi:<br />
a) le casette finite<br />
b) le casette ancora da completare<br />
c) le casette distrutte da terremoti inaspettati (crescita, altri ragionamenti ecc ecc.)</p>
<p>Le casette del tipo A vengono assegnate alle questioni che hanno trovato un loro &#8220;perché  assodato&#8221;, indiscutibile: è così e basta.<br />
Es. Le borse della Benetton sono fantastiche perché sono fantastiche. Spiegazione più che logica.</p>
<p>Le casette del tipo B sono quelle occupate momentaneamente dalle questioni in attesa di un &#8220;perché&#8221;: il perché non lo so, ma prima o poi lo trovo.<br />
Es. Devo comprare QUELLA borsa della Benetton perché&#8230;</p>
<p>Le casette del tipo C , invece, sono crollate sopra le teste delle questioni ritenute finite, ovvero quelle dell &#8216; &#8220;ex perché assodato&#8221;.<br />
Es. Ho comprato queste quattro borse della Benetton perché potrebbero servirmi per quando vincerò l&#8217;Oscar, il Pulitzer, Il David e  il Nobel per la migliore cliente della Benetton.EH.</p>
<p>I miei &#8220;perchè&#8221; sono sempre stati dei nomadi: più andavo avanti e più mi rendevo conto che alcuni evolvevano a &#8220;perchè&#8221; assodati, altri crollavano inesorabilmente.</p>
<p><span id="more-285"></span>In queste due settimane, però,  ho pensato molto al ruolo dei &#8220;perché&#8221; nella mia vita. Fino a ieri mi sentivo intelligente perché &#8211; &#8220;eccolo&#8221; direbbe il mio Dott. House &#8211; sapevo dove si abbeverava la mie <strong>emetofobia</strong>, eppure vedevo che non succedeva nulla: lei era sempre lì, china, con la linguetta vibrante sull&#8217;acqua stagna mio passato. Sapevo i &#8220;perché&#8221;, ma non sapevo come usarli a mio vantaggio (citazione rubata da Skipper di Madagascar, rimasticata per questo trattato sui &#8220;perché&#8221;, nnr*).</p>
<p>Capire i &#8220;perché&#8221; è un pò come mettersi a studiare vocabili più desueti: lo faremmo  con la consapevolezza d&#8217;imparare qualcosa di &#8220;nuovo&#8221; e di utile, ma che non potremmo utilizzare parlando con le persone.<br />
Ecco, la mia <strong>Emetofobia</strong> nasce da un vocabolo andato a male, venuta fuori da uno, due, cento &#8220;perché&#8221; che non troveranno mai un lavoro nel percorso che sto facendo verso la &#8220;normalità&#8221;.</p>
<p>In verità, i miei &#8220;perché&#8221; sono sempre stati disoccupati: non ho fatto altro che mantenerli nelle casette gran lusso di Whyland. Facevano la bella vita grazie ai pensieri che io dedicavo loro, credendoli non solo assodati, ma anche insidpensabili per uscire dall&#8217;<strong>Emetofobia.</strong><br />
Ma lo so: non ho sbagliato in questo, non del tutto almeno.</p>
<p>Non li demonizzo, perché &#8211; &#8220;ce rifamo?&#8221;, direbbe sempre il mio Dott. House &#8211; infondo sono serviti a non lasciarmi sopraffare da atteggiamenti ritenuti da me il must del giusto nei confronti degli altri: capito il perché di alcune cose, ho potuto migliorare. E&#8217; come le malattine fisiche, individuato il perché, si passa alla cura.</p>
<p>Con la mia <strong>Emetofobia</strong>, però, non ha funzionato: capire i perché mi è servito a chiudere un capitolo dopo averlo accettato; ora ho bisogno dei &#8220;Come&#8221;, del Come raggiungere quello che gli emetofobici amano definire &#8220;normalità&#8221;.</p>
<p>Lo capirò.</p>
<p>Dopotutto, se sono riuscita a costruire un impero immobiliare sui &#8220;perché&#8221;, riuscirò anche a capire i come poter amministrare i cittadini onesti (i &#8220;perché&#8221; consolidati), quelli abusivi (i &#8220;perché&#8221; è del &#8220;cambio casa quando mi gira il&#8230;&#8221;) e quelli rimasti senza un tetto, che evidentemente si ritenevano tanto forti da rinunciare ad investire in un&#8217;assicurazione sulla casa.</p>
<p>Alla faccia di chi mi diceva che al massimo potevo aspirare a diventare il sindaco di Paperopoli. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>*nnr= Nota non richiesta</p>
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		<title>Dott. House Pikady division</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 21:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Qualcuno lo sa che hai questa fobia?&#8221;
&#8220;Lo vede questo?&#8221;
Annuisce.
&#8220;Ebbene, sono andata in giro con questo brufolo per tutta la mattina, tutti mi guardavano come se avessero intravisto Heidi che alzava la gonna davanti a Petar, a sud-ovest del pustolone&#8230;e mi creda, non c&#8217;è stata donna sana di mente che non abbia notato e schifato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Dott House" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/house.jpg" alt="" width="150" height="113" />&#8220;Qualcuno lo sa che hai questa fobia?&#8221;<br />
&#8220;Lo vede questo?&#8221;<br />
Annuisce.</p>
<p>&#8220;Ebbene, sono andata in giro con questo brufolo per tutta la mattina, tutti mi guardavano come se avessero intravisto Heidi che alzava la gonna davanti a Petar, a sud-ovest del pustolone&#8230;e mi creda, non c&#8217;è stata donna sana di mente che non abbia notato e schifato il mio viso. Nemmeno una vecchietta che aveva la pelle come uno sharpei è riuscita ad evitare la smorfia di repulsa. Quindi, se crede che far sapere che sono vomitofobica sia la cosa più imbarazzante che metto in giro, be, è evidente che ne avremo di cose divertenti da raccontarci&#8221;.</p>
<p>Ed è questo che avrei detto al Dott. House, se mi avesse chiesto ragguagli sul chi sa della mia emetofobia.</p>
<p><span id="more-254"></span>Parlare con lui mi ha rigenerato le idee e, contrariamente a ciò che implicitamente mi aspettavo,  non ha  fatto un mezzo accenno alla famosa magical-phrase che tutti i pazienti pretendono dal proprio dottore, quella che ti fa dire: &#8220;Ma io fino ad ora che ho fatto invece di pensare? Ho fatto sega dal cervello?&#8221;.</p>
<p>Per me essere lì, su quella sedia, davanti il mastro di chiavi del mio futuro, è stato come quando Frodo si trova ai piedi della barca degli elfi, e sa che deve andare con loro insieme a Bilbo. Una scelta difficile, ma che si doveva fare, che avrebbe fatto star bene lui e tutti gli amici. Menomale che io non sono Frodo, i brufoli li accetto, i piedi pelati NO!</p>
<p>L&#8217;incontro è durato fiscalmente 45 minuti, da quando sono emetofobica particante (ovvero che va da analisti/psicologi/cartomanti), ho imparato a calcolare i miei pensieri e a disporli per bene in modo da non sforare i canonici 45 minuti di seduta. Mi sono sempre chiesta: perchè non un&#8217;ora?<br />
Le risposte a questa profonda domanda sono state varie, eventuali e assurde, ovviamente.</p>
<p>Forse hanno bisogno di un quarto d&#8217; ora per riprendersi da tutte le cazzate che hanno sentito in seduta, forse nascondono un analista sotto la sedia, che li svuoti delle cazzate che hanno sentito in seduta, forse ridono delle cazzate che loro stessi hanno detto in seduta o forse chissà, è semplicemente una legge fisica come quella che ti impedisce di lasciar andare un brutto maglione o un uomo stronzo solo perchè un&#8217;altra l&#8217;ha puntato dopo che lo hai mollato. Non lo so.</p>
<p>In ogni caso, la mia seduta è durata 45 minuti, e sinceramente non l&#8217;avrei protratta oltre. Mi sono trovata davanti una persona che non aveva pronto un taccuino di consigli su &#8220;cosa devi o non devi fare&#8221;, nemmeno una alla quale interessavano i particolari rossi e neri della mia vita passata (tranne il mio brufolo, non interessarsi a lui equivaleva a mentire spudoratamente), avevo davanti qualcuno che si stava preparando a vedermi adesso, non un riflesso di ieri, ma un corpo e un&#8217;anima di ora. Porcamiseria quanto mi ha fatto bene sentirmi osservata in questi termini.</p>
<p>Ora devo far riposare i pensieri, oggi sono stati eccitati da proposte indecenti: se ti chiedessi di guardare questa cosa in questo modo, tu cosa vedi?</p>
<p>Si parlava di un sentimento, ma se si fosse accennato al brufolo avrei risposto così:</p>
<p>&#8220;A dottò, lei me lo pò fa pure vede da sta parte, ma come lo giri lo giri, io vedo sempre un brufolone che sta tentando di far crescere la sua prole sulla mia faccia&#8221;.</p>
<p>Purtroppo, anche se la psicologia è applicabile a tutto, un brufolo rimane sempre un brufolo, e se è enorme attira più sguardi increduli di Berlusconi che va pattinando in giro con la maglietta del Che.</p>
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		<title>Lettera aperta all&#8217;Emetofobia</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 11:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[normalità]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>

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		<description><![CDATA[Cara Emetofobia,
non ti stupire se introduco con &#8220;cara&#8221;, ci conosciamo da così tanto tempo che ho avuto la premura di non offendere i tuoi sottili sentimenti, anche perché, lo sappiamo, se t&#8217;incazzi tu poi mi tocca passare a me dalla cassa.
Se ti scrivo è per raccontarti la vita che avrei voluto e che grazie alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Mina" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/mina.jpg" alt="" width="127" height="123" />Cara <strong>Emetofobia</strong>,<br />
non ti stupire se introduco con &#8220;cara&#8221;, ci conosciamo da così tanto tempo che ho avuto la premura di non offendere i tuoi sottili sentimenti, anche perché, lo sappiamo, se t&#8217;incazzi tu poi mi tocca passare a me dalla cassa.</p>
<p>Se ti scrivo è per raccontarti la vita che avrei voluto e che grazie alla tua preziosa vicinanza non ho mai avuto, ma non credere che io per questo stia puntando il mio dito indice contro di te, no, io ti punto più che altro il medio, con simpatia, eh! <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Non c&#8217;è molto da dire sulla vita che poteva essere e che non è stata, potrei riassumere il tutto con un semplice aggettivetto che tu tanto aborri (sci?), &#8220;normale&#8221;.</p>
<p>Che vuol dire avere una vita normale?</p>
<p>Avere una vita normale vuol dire uscire con gli amici ; stare chini su un banco di scuola come penitenti sui ceci; avere un ragazzo, lasciarlo per un altro, laciare l&#8217;altro per il primo; andare in campeggio con le giovani marmotte per trovarsi poi fra i rovi a fare i ricci&#8230;; fare un viaggio e litigare con l&#8217;Alitalia perché ti ha perso la valigia con dentro tutti i più bei vestiti che ti eri portata dietro per la primissima fuga a Londra; mangiare al Mac rischiando l&#8217;ulcera perforante; lasciare gli altri <strong>vomitare</strong> in grazia di Dio; lavorare all&#8217;aria aperta, in mezzo alle persone, senza avere quella strana smania di infilarle in un forno crematorio perché loro riescono a mangiare fuori e tu no; vomitare dopo una sbronza preoccupandoti solo dei tappetini intonsi dell&#8217;auto o della camicetta di Benetton appena comprata e tragicamente marchiata di sostanze non identificabili più come cibo. <strong>Vomitare</strong>, già, <strong>vomitare,</strong> come è normale che sia quando si beve, quando si mangiano cozze riesumate dal frigo seguendo la legge del &#8220;è cibo, non si può buttare&#8221;, quando hai l&#8217;influenza intestinale e la tua camera muta di forma in una boccetta troppo cresciuta di Malagrotta Purfum.<br />
<span id="more-238"></span>Questo vuol dire per me normalità, vuol dire <strong>vomitare</strong> senza attribuire a quello che mi esce da dentro significati intrinsechi mischiati, non si sa come, alla cena,  provenienti da un&#8217;infanzia che ho finalmente decriptato, tradotto nella mia lingua di oggi, ma che forse non ho ancora ben capito..o forse semplicemente accettato.</p>
<p>Quante volte penso alla normalità paragonandola a Mina.  La normalità mi diventa tanto desiderata come un&#8217;apparizione di Mina, la vedo, raramente, poi mi accorgo che sono solo fotografie studiate, una raccolta delle pose più belle. Il resto rimane nascosto. Riflettendoci poi, mi chiedo se è la normalità a nascondersi ai miei occhi come fa Mina, o sono io che mi nascondo dalla normalità, diventando quindi io stessa Mina?</p>
<p>Ed ecco una domanda a cui non so rispondere. Mi giustifico dicendo che a me Mina non piace poi tanto.</p>
<p>Adesso sai cos&#8217;è per me la normalità&#8230;però&#8230;</p>
<p>Scrivendo questa lettera, mi sono resa conto che parlo di un argomento che credo di non conoscere. Ho elencato quello che secondo me è la normalità, quello che dovrebbe essere, quello che vorrei che fosse, però mi viene alla mente un pensiero simile ad una raffica di vento, che mi fa voltare per vedere non quello che c&#8217;è dietro di me, ma quello che è sempre stato davanti a me, mentre io ero troppo presa a girarmi per non guardarlo. E se la normalità fossi anche tu?</p>
<p><strong>Se tu, Emetofobia, fossi una cosa normale? Se il tuo essere rara ti negasse il posto tra le poltrone del circolo della normalità? Se tu fossi venuta da me solo per dirmi che quello che vivevo era normale? Che la vita dura è normale anche se terribilmente inaccettabile?</strong></p>
<p>Pensandola in questi termini, potrei vedere quel passato con gli occhi di chi ha sempre vissuto una vita normale, ma che l&#8217;esclusività delle esperienze passate fossero state delle pesanti ancore su cui io ho voluto vedere solo il fattore &#8220;immobilità&#8221; e non la possibilità di riavvolgere l&#8217;ancora e partire.</p>
<p>Per come la si guardi, tuttavia, noto che le domande che mi faccio, e a cui non so rispondere,vengono illuminate a giorno da un&#8217;instabilità, forse caratteriale, quella stessa che mi porta a stare sempre nel mezzo, a penzoloni tra quello che io considero normalità e la normalità stessa.</p>
<p>Forse questa è una lettera che io ho scritto troppi mesi prima di partire, come se volessi mettere un punto oggi per qualcosa che so, avverrà, ma non adesso.<br />
<strong>In un libro ho letto che il lieto fine è solo il momento in cui decidiamo di interrompere il racconto della storia, e credo che questa lettera non sia quel punto che volevo mettere tra me e te, ma solo un appunto.</strong></p>
<p>E quindi, continua&#8230;.</p>
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		<title>Dal Dentista:Secondo dente, paragrafo ultimo&#8230;?</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 20:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[carie]]></category>
		<category><![CDATA[dentista]]></category>
		<category><![CDATA[estrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[queste tag non c'entrano niente lo so]]></category>

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		<description><![CDATA[I denti da strappare sono finiti&#8230;per ora&#8230;ma il denstista ha tenuto a precisare che non sarà oggi, non sarà domani nè dopodomani, ma prima o poi io e lui ci rincontreremo  e mi caverà qualche altra pozza di carie dalla bocca. Aiuto.
Va bene, oggi ho tolto anche l&#8217;altro dente del giudizio, ve lo dico subito: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Dentista" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/dentista_capitolo_due.jpg" alt="" width="100" height="118" />I denti da strappare sono finiti&#8230;per ora&#8230;ma il denstista ha tenuto a precisare che non sarà oggi, non sarà domani nè dopodomani, ma prima o poi io e lui ci rincontreremo  e mi caverà qualche altra pozza di carie dalla bocca. Aiuto.</p>
<p>Va bene, oggi ho tolto anche l&#8217;altro dente del giudizio, ve lo dico subito: scacazzavo di paura (mi si perdoni il francesismo).  E&#8217; una settimana che la notte dormo male (per altre questioni) e se dormo faccio sogni tremendi, stanotte  ho sperato di non dormire o di fare sogni talmente brutti da stordirmi i pensieri e invece no, ho dormito come se mi fossi imbottita di dormolin. Perchè quando ho bisogno della mia parte più stronza lei si mette a fare la stronza?</p>
<p>Alla fine mi sono convinta che non avevo scuse valide (ho pensato anche di inventarmi che lo scioglimento dei Pooh mi aveva toccato troppo nel profondo e che vivere normalmente era un oltraggio alla loro memoria&#8230;ma poi mi è stato detto che non si sono sciolti e allora&#8230;), ho messo il mio vestito da campeggio cittadino e sono uscita. Ovviamente accompagnata, se no il dentista manco lo pagavo&#8230;eh già&#8230;</p>
<p><span id="more-212"></span>Come ogni volta che devo fare una cosa del genere paralizzo i pensieri su tutto il male che fare quella cosa mi comporterà&#8230; Ho pensato a tutto: al crick crick nel cervello, al distacco dal dente che mi sono mandata giù per metà insieme ad una fetta di salame ungherese alle sei di mattina in piena estate, al fatto di muovere la testa come se avessi un defibrillatore infilato nella calotta cranica&#8230;e quindi allungare la seduta, fino ad arrivare all&#8217;immagine che <strong>meno</strong> mi ha impensierito: vomitare sulle mani del boia con la mascherina da medico.</p>
<p>Appena ha aperto la porta mi sono immaginata la tragedia greca che avrei fatto se fossi evasa dallo studio&#8230;così sono entrata, col cacchio che ci rinunciavo! Lo so, pare che sto parlando di una vacanza a Rio&#8230; <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Vabbe,  mi sono seduta e quando mi ha fatto l&#8217;anestesia me ne sono mandata giù un litro, ammazza che schifo&#8230; risultato: mi si è addormentata mezza laringe e <strong>non ho pensato</strong> &#8220;oddio mo vomito l&#8217;anestesia&#8221;, no, ho preso il bicchiere d&#8217;acqua e glu glu&#8230; finchè ho potuto, visto che il dentista me lo ha estirpato dalle mani (sto dentista c&#8217;ha la mania di togliermi le cose di mano, di bocca&#8230;.ma tu guarda).</p>
<p>Mentre aspettavamo l&#8217;effetto dell&#8217;anestesia abbiamo parlato un pò di <strong>emetofobia</strong> e di come mi da fastidio fare la paziente poco paziente, di quella volta che ho fatto la gastroscopia anticipando al dottore che poteva infilarmi in bocca c&#8217;ho che voleva perchè ero pronta a tutto e  di quando poi mi sono resa conto che quello che avevo detto  aveva interpretazioni varie, eventuali e terribilmente sconcertanti se dette da una diciassettenne ad un uomo di tre quarti d&#8217;età.  Bei tempi quelli, parlavo come una discarica senza sentirmi una discarica. Dopo il momento di OMG, per rassicurarmi mi ha detto che togliere un dente è l&#8217;operazione più semplice considerando il tempo di apertura della bocca ed eventuali conati.</p>
<p>&#8220;Con ciò che mi sta dicendo?&#8221;<br />
&#8220;Che se vuoi ricostruirti  il dente davanti non puoi nemmeno mandar giù la saliva mentre opero&#8221;<br />
&#8220;Ops&#8230;&#8221;</p>
<p>Tre settimane fa:</p>
<p>&#8220;Che bello, fra un mese il mio dentino rotto tornerà come prima di saltarmi fuori dalla bocca 15 anni fa, sìsìsìsì, potrò sorridere nelle foto, andrò anche sulla copertina di Cosmopolitan a pubblicizzare dentifricio agli ioni d&#8217;argento! Sì, sarà così, stavolta nessuno mi ferma dal farmelo rimontare&#8230;niente e nessuno, NIENTEENESSUNO,CAPITO?&#8221;</p>
<p>Oggi:</p>
<p>&#8220;Ehm&#8230;dopotutto i denti è meglio averli sani,no? Giusto? Sì, giusto&#8230;ehm&#8221;<br />
L&#8217;anestesia fa effetto in pochi minuti, chiudo gli occhi e Crack! Tira di quà, squarcia di là, sventra questa parte di bocca, smonta il dente davanti a quello da togliere, facciamoci un giro sul molare e un altro sul premolare e poi strappiamo via quello che non serve&#8230;basta poco che ce vo?</p>
<p>Stavolta sono stata brava, sono stata ferma e paziente e nel giro di due secondi non avevo più nè dente nè paura del dentista&#8230;fino a che non ha cominciato a parlare di pulizia dei denti&#8230;.e su quello che mi deve infilare in bocca quando me la farà&#8230;</p>
<p>Adesso ne sono convinta: il mio dentista è un sadico che ha capito di avere ill potere di diventare il mio peggior incubo e fa di tutto per riuscirci.</p>
<p>&#8220;Mi sta creando degli incubi&#8221; Gli ho detto.<br />
Sorride. &#8220;E&#8217; il mio mestiere &#8221; pensava, lo so che lo pensava.</p>
<p>Quando sono uscita ho riflettutto sul tutto mentre compravo un libro e pensavo che per farmi morire di paura si è preso duecento euro, cosa l&#8217;emetofobia riesce a fare tranquillamente aggratis.</p>
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		<title>Ci psico(de)vitalizziamo dal dentista</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 19:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; un fatto. Lui&#8230;lui  la conosce.
E&#8217; un fatto. Io non ci credo.
E&#8217; un fatto. Credici perchè la conosce.
E&#8217; un fatto. M&#8217;ha cavato un dente e conosce l&#8217;emetofobia. 

Tutto quello che  speravo di vivere fino a un mese fa era: avere una casa alle Hawaii, vedere Jhonny Depp nella mia vasca da bagno trastullarsi come una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Dentista" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/dentista.jpg" alt="" width="100" height="118" />E&#8217; un fatto. Lui&#8230;lui  la conosce.<br />
E&#8217; un fatto. Io non ci credo.<br />
E&#8217; un fatto. Credici perchè la conosce.<br />
E&#8217; un fatto. M&#8217;ha cavato un dente e conosce l&#8217;<strong>emetofobia. </strong><strong><br />
</strong></p>
<p>Tutto quello che  speravo di vivere fino a un mese fa era: avere una casa alle Hawaii, vedere Jhonny Depp nella mia vasca da bagno trastullarsi come una paperella di gomma, sperando che di gommoso non avesse proprio nulla&#8230;e che qualcuno con il pedigree  di Dott.re or Dott.ssa come anticamera del nome, conoscesse l&#8217;<strong>emetofobia.</strong></p>
<p>E&#8217; un fatto. Il mio dentista conosce l&#8217;<strong>emetofobia</strong>. La mia psicologa No. Capita&#8230;capita?</p>
<p>Ok, passi che giovedì dovrò tornarci per farmi estirpare un altro dente del giudizio che, preciso,  io avrei tenuto volentieri lì, ma lui dice che non mi fa bene, e se lo dice lui che è dentista voglio crederci, lui le cose le sa, pure troppe&#8230;ciò che non riesco a far passare è che il mio dentista, oltre ad avere 15 anni da 15 anni, conosce l&#8217;<strong>emetofobia</strong> e mi tiene lezione di <strong>emetofobia</strong> mentre mi sventra l&#8217;arcata superiore destra e mi dilania mezza faccia.</p>
<p>Ditemelo, che mi sono persa quando ho deciso di farmi gli sciacqui con la vodka?</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Blog vecchio, grafica nuova.Evvai.</title>
		<link>http://www.emetofobiaonline.com/news-dal-blog/blog-vecchio-grafica-nuovaevvai.html</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 17:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[News dal blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.emetofobiaonline.com/?p=177</guid>
		<description><![CDATA[Sgrunt, è da un decennio che non scrivo su questo blog, troppo presa a farmi massaggiare la mente dal divano e farmela riempire da libri e tv, imprecando l&#8217;altissimo perchè ero convinta che la telecom avesse fatto un patto con la concorrenza, privandomi volontariamente di connessione&#8230;e poi arriva lui, l&#8217;ultimo di un centinaio di tecnici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p>Sgrunt, è da un decennio che non scrivo su questo blog, troppo presa a farmi massaggiare la mente dal divano e farmela riempire da libri e tv, imprecando l&#8217;altissimo perchè ero convinta che la telecom avesse fatto un patto con la concorrenza, privandomi volontariamente di connessione&#8230;e poi arriva lui, l&#8217;ultimo di un centinaio di tecnici che attacca due fili e&#8230;si volaaaaa!! E&#8217; apparso come San Pietro sulla porta del campetto da calcio in cui Fantozzi giocava con Filini e gli altri dell&#8217;ufficio sinistri. Così, ho approfittato della nuova degna connessione per poter aggiornare blog e siti che erano rimasti alle relase del secolo scorso, tra cui questo.</p>
<p><span id="more-177"></span></p>
<p>Ma questo aveva bisogno di un ritocco pesante, la grafica di prima era talmente retrò che grondava morte da tutti i pori, e così gli ho dato una cazzuolata di colore e un pò di grafica stile ufficio del fioraio, ed eccolo quì, nuovo, fresco, vivo.</p>
<p>Ho cambiato anche la frase sotto il nome del sito, non che io non creda che infondo all&#8217;<strong>emetofobia</strong> non ci sia vita, diciamo che credo che la vita c&#8217;è anche durante l&#8217;<strong>emetofobia</strong> e che sono partita con un idea e ora mi ritrovo a rinnovare anche quella.</p>
<p>Sono cambiate tante cose, ma sono sempre emetofobica e non che la cosa possa essere portata come un vanto, però sono sempre più convinta che questa<strong> emetofobia</strong> non sia più un deterrente, ma per una piccola percentuale, un valore aggiunto. Perchè? Perchè adesso non la considero &#8220;colei che venne per ricordarmi che sono una merda&#8221;, ma come la sirena del mio Io che si è incazzata con me perchè non l&#8217;ascoltavo. Ma prima di diventare un guro dell&#8217;Io, devo pensarci bene, perchè devo ancora trovare la colla per collegare i tremila cartellini che ho appiccicati sulle pareti del cervello, prima che si brucino facendo diventare la mia scatola cranica un forno crematorio, meglio che io smetta di parlare di loro. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ritornando al blog.<br />
Nuova grafica per la primavera che è entrata in un modo un pò drammatico per tutti ( e non c&#8217;è bisogno che specifico visto che non intendo fare come milioni di bloggher finti solidali che hanno utilizzato la catastrofe in un una scala per raggiungere le vette dei motori di ricerca e della popolarità. Ho già ampiamente parlato in altre sedi di questo dramma che ha colpito anche membri della mia famiglia visto le origini abruzzesi) e che si preannuncia difficile e piena di sorprese piacevoli e non, nell&#8217;immaginario comune la primavera vuol dire rinascita, così l&#8217;ho voluta celebrare con questa nuova veste.</p>
<p>Buona primavera a tutti!!! <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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