Viaggi: questi sconosciuti

In tempo di vacanze e di spiagge che profumano di Bilboa Carrot e panini con le cotiche, mi viene sempre una certa inquietudine.

Vivo sul mare, quindi tanti problemi su dove andare in vacanza non me li faccio. A dirla tutta, non me li sarei potuta fare comunque. I problemi su dove andare in vacanza li lascio A) a chi ha i soldi per andare in vacanza, B) a chi mangia fuori casa senza farsi prendere dalla sindrome dell’”oddio, mo vomito”.

Niente vacanze. Mai, mai nella vita.
C’è chi mi ha chiesto se fosse vero, se veramente io non sono mai andata in vacanza: è vero, tristemente vero.
E’ vero anche che odio profondamente la vita del turista, ma è anche vero che non ho scelta di fare o non fare la turista: niente vacanza, quindi niente vacanza da turista.

Purtroppo faccio parte di quella cerchia ristretta di persone che sono emetofobiche tutto l’anno e non solo quando c’è da andare a scuola o a lavorare, quindi anche in piene holidays ho i miei giramenti di fobia e non vado né a Capracotta né alle Hawaii ad agitare le chiappe insieme ai ballerini autoctoni.

E lo ammetto, mi manca questa possibilità di scelta.

Qualche tempo fa, dopo un’esternazione simile, mi vennero rivolte testuali parole: “il vero viaggio è quello che fai dentro te stessa”.

Mi sono sempre domandata una cosa: ma queste frasi da dove vengono tirate fuori, dalla “Psicologia secondo Giovanni Rana”?

Ok, il vero viaggio è quello che facciamo dentro noi stessi, ma allora perché proprio chi propina queste massime conosce tutti i tour operator della città?

Ma solo per chi sta male valgono le lezioni di vita?

Io il viaggio dentro me stessa lo sto facendo da 25 anni (…be’, diciamo da quando ho capito che non mi bastava infilare le dita nel naso per toccare il cervello), ora ho voglia di un viaggio vero.

Voglio fare tutte le cose che si fanno quando si è viaggiatori: arrivare al pelo all’areoporto; stare in fila senza bollette in mano, ma con un bel biglietto per qualche paese pieno di zanzare e cibi a base di insetti; salire in areo senza angolare le hostess chiedendo ripetutatemente se il sacchetto per il vomito è fatto con il tetra pak; dormire sull’aereo o ridere di quello al quale esplodono i nervi ogni volta che c’è un vuoto d’aria; perdere la valigia e non riuscire a parlare con le autorità del luogo perché si è partiti pensando che tutti parlassero italiano solo perché Roma “qualche” anno fa se la sonava e se la cantava su mezzo mondo; vivere una settimana girando per paesi e luoghi sconosciuti senza fermarsi ogni due secondi a salutare la vicina di casa, la sorella della vicina di casa, la madre della vicina di casa, la zia morta della vicina di casa; tornare in albergo e rubare le saponette sentendosi l’Arsenio Lupin della Mantovani; magari rubare anche qualche asciugamano perché se con la saponetta te ce lavi, con l’asciugamanto ti c’asciughi; comprare souvenir all’aereoporto per poi dire di averlo acquistato da qualche santone del posto; non spedire volutamente cartoline e poi arroccare la scusa del “avevo paura che non ti arrivasse”; tornare con venti tonalità in più di abbronzatura di quando si è partiti; stare due settimane a ubriacare gli amici con “sì, quando ero alle Hawaii” fino a che questi non ti ficcano la testa nel tipico portacenere hawaiano che avevi portato per quell’amica, sapendo benissimo che quell’amica non ha mai fumato in vita sua.

Mi basterebbe anche solo dire “sì, ci sono stata, era veramente bello” e non sempre e solo “mi sono allungata al massimo fino a Cameri in provincia di Novara” arrangiando una risata per renderlo divertente invece che patetico, come effettivamente è.

Lo so, ci sono persone che non possono permettersi di pensare a cose futili come i viaggi, ma stasera voglio essere futile anche io senza sentirmi in colpa per chi sta peggio, considerando che molto spesso chi sta meglio difficilmente si sente in colpa per me e per ciò che ho paura di non poter mai fare. Ed è giusto che sia così. La colpa non è di nessuno.

5 thoughts on “Viaggi: questi sconosciuti

  1. tt

    ti capisco benissimo a me tutte le volte che arrivano le vacanze è un tormento… ma non ci ho mai rinunciato cmunque… sto male le settimane prima perchè ho l’ansia di dover partire e sto malissimo in vacanza dove continuo a vomitare per giorni… di solito però verso la fine riesco a rilassarmi un pò, forse perchè so di dover tornare a casa, e sto un pò meglio… la prossima settimana partirò per 7 gg e so già che vomiterò come sto male adesso …ma non mi arrendo…

  2. Anna

    proprio in questo periodo sto cercando un posto che si trovi a non più di30km di distanza da casa mia che assomigli alle hawaii, o a santo domingo, o ai caraibi (ti dico solo che abito nella pianura padana) per organizzare una vacanzina nel periodo di novembre… questo a causa della stranominata emetofobia, che mi assilla da circa 16 anni (io ne ho 21…fa’ un po’ te…ne avevo 5 quand’è iniziata…) e che mi crea quelle che gli psicologi chiamano “ossessioni compulsive”…
    da circa un anno ho deciso di mettermi nelle mani di una psicologa, confidando nel suo aiuto ma…scaricandole un po’ il barile… nel senso che, da quando ho iniziato la “cura”, ho affidato a lei il compito di guarirmi credendo di poter aspettare che lei compiesse la magia… questo ha peggiorato la situazione, perchè ho cambiato il mio modo di lottare, ed ha accentuato ancor di più l’ansia e gli attacchi di panico… non serve che ti descriva (ti do del “tu”, non sei così avanti con l’età!!:)) tutti i disagi che mi crea questa malattia, poichè già li conoscerai… giorno dopo giorno mi chiedo quanto andrà avanti questa storia, se mai farò un bel viaggio tranquilla, se mai uscirò di casa dopo aver mangiato, se mai mangerò fuori casa, se mai mangerò tutto ciò che mi fa voglia, se mai spariranno tutte le mie ossessioni compulsive, se mai… avrò dei figli. E, se sì, se sarò in grado di crescerli “normalmente”. Giorno dopo giorno, però, quasi per “giustificarmi”, cerco anche i lati positivi di questa malattia…in poche parole, non sarei così se non avessi avuto questo problema… so che mi capisci, e questo è un pensiero molto piacevole… sapere che c’è qualcuno che sa cosa provo… il fatto è che continuo a chiedermi: riuscirò mai a vivere tranquillamente, e, soprattutto, riuscirò mai a far vivere serenamente chi mi cironda?

  3. Pikadilly

    Anna, ti capisco e come. ;)

    Tu stai ammettendo i tuoi errori e allo stesso tempo trovi nell’emetofobia dei lati positivi, questo sicuramente ti aiuterà a migliorare e a non lasciarti andare alla inconcludente lagna.

    Il compito di far vivere serenamente chi ti circonda non è tuo. Ognuno la felicità la trova da solo. Non è una tua responsabilità la serenità e il benessere degli altri, tu devi pensare a te, altrimenti rischi di crearti altri sensi di colpa che aumentano l’emetofobia.

    Con la ragione noi vogliamo, pretendiamo di andare a toccare corde che sono di proprietà dell’inconscio. Certo, lo dobbiamo fare per uscire dai problemi, ma prendiamo sempre la strada con le buche più profonde. La verità è che dobbiamo ascoltare di più le nostre sensazioni, ascoltare e osservare senza spiegarle con la ragione. Una volta che sapremo maneggiarle, l’emetofobia sarà sconfitta. ;)

    Anche io, a volte – e il post lo dimostra – mi dico che tutte quelle cose non le farò mai, ma poi mi rendo conto di stare male di più, di sentirmi più giù rispetto a quando invece penso che le farò una per una.

    Ricorda che non è una malattia, ma una fobia, se vuoi, una paura: risulterà meno terribile. ;)

    @tt

    Non partire con questo pensiero, magari poi starai male, ma almeno non ti sei rovinato il prevacanza. ;)

  4. Anna

    dopo aver letto ieri sera alcune parti del tuo blog, questa sera mi son decisa… ho avuto il coraggio di prendermi un po’ più alla leggera e sono uscita!! sono andata a fare il servizio in bar alla sagra del mio paese…ho cenato all’aria aperta nonostante un temporale da paura… E SONO STATA BENE! un piccolo passo è stato compiuto… ogni volta che ne faccio uno in avanti poi ne faccio altri dieci all’indietro, ma intanto l’ho fatto! sono stanca di vivere con questo problema, che, soprattutto ultimamente, mi impedisce di fare la maggior parte delle cose che desidero… intanto un piccolo passo l’ho compiuto… la strada è lunga, ma anche la Muraglia Cinese è stata costruita un mattone per volta! GRAZIE DI CUORE…

  5. Pikadilly

    Ciao Anna,
    non pensare ai dieci passi indietro, anzi, non contarli proprio. ;)

    Sei uscita e sei stata bene, questo è positivo e su questo ti devi concentrare. ;)

    Grazie a te per aver condiviso la tua esperienza. ;)

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