Pikadilly (la gatta) non è naturafobica

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (2)
22
Jul
2009

Prima di iniziare questo post, vorrei scusarmi con chi avrebbe voluto scrivere la propria storia nel blog e non ha potuto farlo. Colpa mia. Quando ho cambiato grafica ho mangiato (e digerito) un link importantissimo: quello per iscriversi al blog.
Ok, potete prendermi a craniate sul torace o farmi mangiare sotto minaccia una cofana di ostriche del sedicesimo secolo. Sarete giustificati.

(Un Grazie a Marta Lafinez per avermi involontariamente fatto notare la mancanza del link per la registrazione ;) )

Ok, passiamo al tema del giorno: la naturafobia.

In questi giorni sto leggendo un libro molto simpatico, si chiama “Alla ricerca delle coccole perdute” di Giulio Cesare Giacobbe.
L’ho fatto subito mio dopo aver letto proprio la parola “naturafobia”.

L’autore, che è anche uno psicologo, con questa parola si riferisce a quelle persone  che hanno denaturalizzato i propri animali, impedendo loro di comportarsi istintivamente (ovviamente non è riferito solo agli animali, anzi).

Esempio tipico: il gatto d’appartamento che si fa le unghie sul divano viene rimproverato per aver distrutto la tappezzeria. Il micio, costretto dall’uomo a vivere in un ambiente artificiale, ha solo seguito il suo istinto di farsi unghie, uno dei pochi istinti rimasti al gatto di città.

L’autore chiama queste persone “naturafobiche”.

Illuminazione.

Ciò mi ha fatto pensare a due cose:
1) All’emetofobia.
(Per chi ne sente il bisogno, tengo corsi per imparare ad applicare ogni minima cosa all’emetofobia. Titolo della seduta di oggi: quella volta che, tappando il tubetto di Sensodyne, ho capito che c’era una similitudine tra dentifrici che costano un occhio e l’emetofobia)
2) A Pikadilly, la mia gatta, della quale abbiamo un’ingloriosa diapositiva:

Perché mi ha fatto pensare all’emetofobia?
E’ semplice. Perché, pensando alla paura del vomito che è reazione naturale, mi sono sentita profondamente naturafobica.
Perché mi ha fatto pensare a Pikadilly?
Osservando quel gatto perennemente allo stato embrionale (che non risponde mai quando la chiamo Pikadilly, ma che si volta se la chiamo “putt****”), mi rendo conto che lei se ne sbatte. Sì, se ne sbatte di tutto.

Se ne sbatte dei tuoi sentimenti.
Se ne sbatte di guardare le scadenze degli alimenti.
Se ne sbatte se hai pagato la Purina un occhio e due falangi: se a lei non va, non va.
Se ne sbatte se sbadiglia in faccia a chi le sta parlando.
Se ne sbatte se stai lavorando quando lei ha voglia di saltarti addosso.
Se ne sbatte se pigia quel pulsantino della tastiera e ti manda all’aria due ore di lavoro.
Se ne sbatte se la sgridi per aver premuto proprio quel pulsante anonimo tra 105 pulsanti coloratissimi e pigiabilissimi.
Se ne sbatte se ti senti in colpa perché infondo lei che ne sa della difficile vita degli esseri umani e delle tastiere psichedeliche.
Se ne sbatte del vestito appena ritirato dalla lavanderia: se ha deciso che lì deve dormire, lì deve dormire.
Se ne sbatte delle pulci, delle zecche, della terra, di ogni tipo di violazione al codice igenico-sanitario internazionale: se vuole rotolarsi, si rotola e non si nega la briga di farsi vedere da te che sei ancora con il suo shampoo in mano e l’asciugamano con il quale l’hai appena resa presentabile dopo la doccina estiva.
Se ne sbatte di “scaricare” quando ha finito: una zampatina di terra basta e avanza, anzi, è pure troppa.

E poi…
Se ne sbatte se tu stai mangiando: quando a lei viene da vomitare, vomita! E lo fa davanti a te,  se ne sbatte se tu sei emetofobica/o, se ti fa schifo, se ti piace, se sei un manager, un allevatore di polli, un operaio, il dr Terzilli della mutua ecc ecc.

Ecco, lei non è naturafobica. Se lei deve vomitare, vomita. Se ne sbatte.

Mi sento profondamente toccata da questa mia naturafobia, dal considerare sbagliato vomitare in certe situazioni rispetto ad altre, e mi chiedo:

Quand’è che ho lasciato il mio istinto morire sotto i ferri del ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? del ciò che è accettabile e ciò che non lo è? del ciò che posso fare e ciò che non devo assolutamente fare?

Pikadilly mi passa davanti, mi guarda. Se ne sbatte.



Questo Post è stato scritto da:
Pikadilly

Soffro di Emetofobia da quando avevo 17 anni. I primi 8 anni li ho passati credendomi pazza e fuori dal mondo, poi ho scoperto che la mia paura aveva un nome, uno di quelli seri, uno di quelli che non puoi dire "E' una pippa mentale". ;)

2 Commenti

  1. #1
    Commento di: daniele_veggyver
    Data: 27 Mar, 2010 Ore: 18:28

    ohhhh, che bello, proprio questo volevo dirti in quei post privati che ti ho scritto su meemi…
    ….NOI ci FACCIAMO LE PARANOIE PER GLI ALTRI…da qui tutte le nostre paure…. se tu potessi stare qualche giorno a vivere come vuole natura…probabilmente le tue paure scomparirebbero!
    Bisogna uscire dagli schemi, bisogna tonare a capire che siamo e sareme sempre e solo animali anche noi e SBATTERCENE!
    Un bacio

  2. #2
    Commento di: Pikadilly
    Data: 27 Mar, 2010 Ore: 19:20

    Ciao Daniele, in meemi ho sbagliato a linkare il post, questo è vecchiotto abbastanza. Il link che volevo inserire è questo

    http://www.emetofobiaonline.com/stasus/una-pikadilly-per-casa.html

    Comunque, come ti ho detto in meemi, non basta una sola giornata di libertà mentale per far sparire una fobia radicata. Se fosse così semplice, non avrei passato dieci anni in questo modo. ;)

    La fobia è come una malattia fisica, deve scemare con il tempo e con le cure, non sparisce se si prende una pasticca, non sparisce se la evitiamo per un giorno. ;)

    Grazie del commento. ;)

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