Nonostante tutto
Postato il November 13, 2009 da: Pikadilly | Categoria: Emetofobia | 5 Commenti
Avevo scritto un altro post, in verità lo avevo anche pubblicato. Tempo cinque minuti l’ho cancellato, volutamente.
Parlavo delle difficoltà economiche che mi hanno portata a chiedere al Dr House uno sconto e la scrematura delle sedute. Qualcosa che mi ha umiliata profondamente, anche se lui è stato disponibile e attento a tutte le mie esigenze.
Ma se ho cancellato quel post vuol dire che non ne voglio parlare. Di soldi, intendo.
Oggi sono entrata nel forum sull’emetofobia e ho lasciato questo messaggio:
“Sto passando un periodo di vera miedda. Un periodo in cui sto portando alla luce tutto quello che la paura di vomitare aveva ben nascosto per dieci anni, forse 26.
Ma una cosa la so: sto morendo di paura, ma non sono triste e non mi sento una fallita.”
Ed è vero. Per la prima volta dopo anni, non mi dico “sei una fallita”, anche se all’apparenza io abbia più paure di prima.
C’è una cosa che non voglio fare mai più: la vittima.
Mi sto liberando delle doverizzazioni, dei “devo” e dei “dovrei”, del “non deve succedere” e dei “se succede vuol dire che”.
Ma è dura, durissima. Alle volte anche la stessa terapia diventa un dovere che mi scatena uno stato d’allerta e sensazione di perdita di controllo. Sensazioni che mi fanno stare male. Le due commari che insieme riescono a rovinarmi momenti e interi pomeriggi, a volte.
“Dopo 6 mesi di Dr House DOVREI saper gestire queste cose”
Perché? Mi domando. E lo so, i perché non servono, ma stavolta me ne concedo uno, un po’ come se fosse la tanto amata nocciola che io non posso più mangiare.
Perché? E’ forse scritto nel prontuario della perfetta paziente? Dopo sei mesi è assolutamente un dovere non avere più nessuna paura?
Sarebbe preferibile, ma non è così. Cosa dovrei fare? Eccolo, un altro dovrei. Se non facessi nulla e lasciassi andare quel dolore, forse sarebbe meglio. Se mi lasciassi spaventare senza giudicarmi, se mi permettessi di sentirmi male senza creare personalità surreali basate sul semplice atto di vomitare, sì, sarebbe decisamente meglio. Sarei libera.
E’ questo il mio problema. Non mi lascio andare, non mi permetto di stare male, di essere umana, di avere paura, di piangere, urlare, fare la pazza. Perché? Perché non voglio che questo mi marchi a vita. Per non farmi marchiare a vita, però, io la vita la sto dando al nulla. Be’, no, proprio al nulla no, anzi. Ne ho imparate di cose in questi dieci anni.
E una di queste è la consapevolezza che io non ho fallito, nonostante tutto.
La mia vita non è facile, ma è meglio di tante altre che sembrano vite normalissime.
Sono consapevole, forse troppo, forse troppo poco. Sicuramente spaventata, sicuramente mi sento debole e fragile, alle volte anche incapace.
Sì, mi sento così, ma non lo sono.
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Tags: vittimismo
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5 Responses to “Nonostante tutto”
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Nome? Francesca
Francesca…io non ti conosco bene e non voglio “leccarti il c***o” come si dice dalle mie parti,ma non credo proprio tu sia una fallita,anzi,credo ci siano molti falliti inconsapevoli di esserlo e il fatto che tu ti ponga la domanda vuol dire che assolutamente non lo sei.
E no,non sei debole,ma se anche lo fossi,che problema ci sarebbe???CHI SE NE FREGA!!!Perchè dobbiamo essere forti a tutti costi???e che cavolo!!!:D
6 mesi è uno standard??C’è chi ce la fa in 3 mesi,chi in 2 anni… non sei da meno se dopo sei mesi non ne sei del tutto fuori…In bocca al lupo comunque…
Buona giornata
Ciao Angelica,
infatti nel post dichiaro la mia liberazione dal concetto di fallita, e questo mi sta aiutando parecchio.
Grazie per il tuo commento e per le tue parole che non ho preso assolutamente come una leccata di c***.
“Il processo del’autocoscienza è percorso lungo delicato e i tempi dell’Io non coincidono necessariamente con i tempi dell’analisi. Ma se la direzione è quella giusta, il tempo è sempre galantuomo” (citazione)
Ci può volere anche più di un paio d’anni, non esiste scritto in nessun posto il tempo standard… io dopo 6 mesi di terapia mi sentivo pressappoco.. uhm.. identica a prima se non peggio…
Cara Francesca,
non ti conosco, ma mi sento in dovere di ringraziarti perchè ora, 14 novembre 2009, sono cosciente che quello che mi accade da almeno tre anni ha un nome. E io che pensavo di essere l’unica! Grazie, perchè appena finito di leggere il tuo blog, ho chiamato mia madre e le ho detto: “Leggi, è questo quello che ho.” Ed è la stessa cosa che farò con le mie amiche – che non capiscono i miei attacchi di panico quando pranziamo al bar – con il mio ragazzo e con tutti quelli che confondono questo mio malessere con un’altra bestia nera, l’anoressia.
Grazie Francesca. Verrò a trovarti spesso.
Un abbraccio.
Carlotta
@Margy
Sarei più libera se avessi un po’ di soldi da investire solo per il Dr House. Credo che sia questo il motivo per cui mi metto tanta fretta.
@Carlotta
Ciao Carlotta, sono felice di sapere che il mio blog ti abbia in qualche modo aiutata a capire.
La maggior parte pensa di essere l’unica a soffrire di questa fobia, ma non è così. Ci sono moltissime persone che ne soffrono e non lo sanno, pensano di essere pazze o sole.
Per questo ho aperto il blog.
Anche con me parlavano di anoressia, il perché è semplicissimo: l’anoressia e la bulimia sono le uniche patologie riconducibili al cibo conosciute ai più. Del resto non se ne parla. Se rifiuti il cibo, sei anoressica. Si parla solo di anoressia e bulimia, è perfettamente normale che le persone adattino tutto a quelle.
Ma sfonderemo anche questo muro di ignoranza, ne sono sicura.
Con il forum e il blog stiamo facendo proprio questo. Parlarne.
Sarai sempre la benvenuta qui.
Un abbraccio.