Non è così proprio per niente
Donna al supermercato: “Eh sì, non esco più con le amiche…ma che ci vuoi fare, il matrimonio è così.”
Ecco, dopo i volemisebene, i vabbenismi e gli ormai, è così è l’espressione che più odio universalmente, perché per me niente è così, tutto può essere diverso. Sempre. Comunque. In qualsiasi situazione. Ci deve essere un’alternativa, anche solo mentale.
Lo ammetto, a volte, guardando il futuro, vedo ancora l’emetofobia lisciarsi la mia vita con mani incartapecorite e lunghe unghie affilate, ma se credessi veramente che tutti gli sforzi che sto facendo per uscirne non servissero a nulla, mi arenerei sul divano e vaffanlì a tutto!
Ho davvero provato a farlo, a mollarmi sul divano aspettando che la famosa manna dal cielo scendesse ad aprirmi la porta d’uscita dall’emetofobia, senza il minimo sforzo da parte delle mie regali chiappe. Ho anche in qualche modo sperato che il pendolo di Poe si materializzasse sopra la mia testa per concludere tutta questa vita in modo molto teatrale, tuttavia non ce l’ho fatta, perché quello era solo un è così mascherato, e appena l’ho scoperto sono saltata giù dal divano e ho cominciato febbrilmente a fare qualcosa, qualsiasi cosa pur di non farmi mangiare dai vermi dell’è così.
Mi fa senso solo a scriverlo, è così.
Quando mia madre troneggiava su un letto del San Camillo (Roma), incontrai una vicina di casa che, con sforzo titanico, mi chiese come andavano le cose. Io avevo sedici anni e tutta la voglia di farle andare in qualche modo bene, anche se andavano di schifo.
Lei: “E’ dura, lo so, anche mia madre sta male, ma che ci vuoi fare, è così“.
A parte che lei aveva almeno quattrocento anni più di me, quindi, se la madre stava male, forse, dico forse, era anche un tantino normale, considerando oltretutto i 96 inverni sulle spalle della vecchia mamma, ma poi io qualcosa volevo farci, perché per me è così significava arrendersi anche se c’erano margini notevoli di miglioramento.
Adesso lo sento dalla bocca di alcuni emetofobici che si stanno arrendendo all’idea di convinvere a vita con nostra signora vomitofobia, perché è più facile dire è così che pensare ad un possibile ma anche no.
Ecco, io non voglio rimanere sul cavallo morto dell‘è così, ma saltare su quello del deve essere diverso da così, perché si può fare, perché anche in punto di morte io voglio credere che l’emetofobia non è la mia vita, è solo un tacco molto costoso infilato in mezzo a due sanpietrini.
Ogni giorno vengo a contatto con persone che, nonostante dichiarino di non aver nessun problema castrante come il mio, ragionano per è così.
Proprio ieri ho parlato con un tizio su un social, pareva dispiacersi per la mia emetofobia, anche se tutto faceva pensare ad un “Tu povera castrata, io invece libero e fringuello”, bene, nemmeno cinque secondi dopo mi ha fatto capire che il fringuello era stato ingabbiato dalla mentalità è così.
Maschio, 35 anni: “Ah, mi dispiace per il tuo problema. Intrappolata nella paura…non mi ci far pensare! [5 secondi dopo] Sì, sto cercando l’anima gemella, voglio sposarmi, perché la vita senza matrimonio e senza figli è completamente inutile. E’ così.”
Eh, è così. Rinunciare volontariamente alla propria libertà perché la credenza popolare ti dice che è così, no, non fa proprio per me, preferisco essere intrappolata nell’emetofobia, che, per come la si guardi, è una trappola a tempo. E’ così è una trappola a vita.
Questo Post è stato scritto da:
Pikadilly
2 Commenti
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Data: 30 May, 2010 Ore: 19:32
Sottoscrivo in pieno.
Data: 31 May, 2010 Ore: 12:54
Grazie, Vale.