Lettera aperta all’Emetofobia

Postato il May 3, 2009 da: Pikadilly | Categoria: Emetofobia | Lascia un commento

Cara Emetofobia,
non ti stupire se introduco con “cara”, ci conosciamo da così tanto tempo che ho avuto la premura di non offendere i tuoi sottili sentimenti, anche perché, lo sappiamo, se t’incazzi tu poi mi tocca passare a me dalla cassa.

Se ti scrivo è per raccontarti la vita che avrei voluto e che grazie alla tua preziosa vicinanza non ho mai avuto, ma non credere che io per questo stia puntando il mio dito indice contro di te, no, io ti punto più che altro il medio, con simpatia, eh! ;)

Non c’è molto da dire sulla vita che poteva essere e che non è stata, potrei riassumere il tutto con un semplice aggettivetto che tu tanto aborri (sci?), “normale”.

Che vuol dire avere una vita normale?

Avere una vita normale vuol dire uscire con gli amici ; stare chini su un banco di scuola come penitenti sui ceci; avere un ragazzo, lasciarlo per un altro, laciare l’altro per il primo; andare in campeggio con le giovani marmotte per trovarsi poi fra i rovi a fare i ricci…; fare un viaggio e litigare con l’Alitalia perché ti ha perso la valigia con dentro tutti i più bei vestiti che ti eri portata dietro per la primissima fuga a Londra; mangiare al Mac rischiando l’ulcera perforante; lasciare gli altri vomitare in grazia di Dio; lavorare all’aria aperta, in mezzo alle persone, senza avere quella strana smania di infilarle in un forno crematorio perché loro riescono a mangiare fuori e tu no; vomitare dopo una sbronza preoccupandoti solo dei tappetini intonsi dell’auto o della camicetta di Benetton appena comprata e tragicamente marchiata di sostanze non identificabili più come cibo. Vomitare, già, vomitare, come è normale che sia quando si beve, quando si mangiano cozze riesumate dal frigo seguendo la legge del “è cibo, non si può buttare”, quando hai l’influenza intestinale e la tua camera muta di forma in una boccetta troppo cresciuta di Malagrotta Purfum.
Questo vuol dire per me normalità, vuol dire vomitare senza attribuire a quello che mi esce da dentro significati intrinsechi mischiati, non si sa come, alla cena,  provenienti da un’infanzia che ho finalmente decriptato, tradotto nella mia lingua di oggi, ma che forse non ho ancora ben capito..o forse semplicemente accettato.

Quante volte penso alla normalità paragonandola a Mina.  La normalità mi diventa tanto desiderata come un’apparizione di Mina, la vedo, raramente, poi mi accorgo che sono solo fotografie studiate, una raccolta delle pose più belle. Il resto rimane nascosto. Riflettendoci poi, mi chiedo se è la normalità a nascondersi ai miei occhi come fa Mina, o sono io che mi nascondo dalla normalità, diventando quindi io stessa Mina?

Ed ecco una domanda a cui non so rispondere. Mi giustifico dicendo che a me Mina non piace poi tanto.

Adesso sai cos’è per me la normalità…però…

Scrivendo questa lettera, mi sono resa conto che parlo di un argomento che credo di non conoscere. Ho elencato quello che secondo me è la normalità, quello che dovrebbe essere, quello che vorrei che fosse, però mi viene alla mente un pensiero simile ad una raffica di vento, che mi fa voltare per vedere non quello che c’è dietro di me, ma quello che è sempre stato davanti a me, mentre io ero troppo presa a girarmi per non guardarlo. E se la normalità fossi anche tu?

Se tu, Emetofobia, fossi una cosa normale? Se il tuo essere rara ti negasse il posto tra le poltrone del circolo della normalità? Se tu fossi venuta da me solo per dirmi che quello che vivevo era normale? Che la vita dura è normale anche se terribilmente inaccettabile?

Pensandola in questi termini, potrei vedere quel passato con gli occhi di chi ha sempre vissuto una vita normale, ma che l’esclusività delle esperienze passate fossero state delle pesanti ancore su cui io ho voluto vedere solo il fattore “immobilità” e non la possibilità di riavvolgere l’ancora e partire.

Per come la si guardi, tuttavia, noto che le domande che mi faccio, e a cui non so rispondere,vengono illuminate a giorno da un’instabilità, forse caratteriale, quella stessa che mi porta a stare sempre nel mezzo, a penzoloni tra quello che io considero normalità e la normalità stessa.

Forse questa è una lettera che io ho scritto troppi mesi prima di partire, come se volessi mettere un punto oggi per qualcosa che so, avverrà, ma non adesso.
In un libro ho letto che il lieto fine è solo il momento in cui decidiamo di interrompere il racconto della storia, e credo che questa lettera non sia quel punto che volevo mettere tra me e te, ma solo un appunto.

E quindi, continua….


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pikadillyNome? Francesca
Nick? Pikadilly
Età? Pervenuta per metà
Capelli? Castano andante
Occhi? verdi. Non fare quella faccia,è vero.
Ansie, paure...fobie? Emetofobia.
Cosa?: Emetofobia. Ok, parliamone.
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