La debolezza

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (3)
21
Mar
2010

Credo che sia necessario parlarne.

Dopo un mio personalissimo censimento, ho constatato che tra gli emetofobici che hanno fatto outing su internet sono pochissimi gli individui che non mangiano niente né prima né durante l’uscita.

Io sono una di quelli.
Potevo non trasgredire anche in questo? :D

Be’, comunque mi fa piacere sapere che la razza degli affamati totali non è grassa come credevo, anche se devo ammettere che contare più componenti in questo gruppo avrebbe in qualche modo intensificato la comunicazione con il mondo dei “non-emetofobici”. La fame ne mette di sale sulla coda, credetemi.

E vabbe’.

Uno degli effetti collaterali della condizione di “affamato totale” è la persistente debolezza, debolezza che posso tranquillamente considerare come una sanguisuga: mentre lei ingrassa, tu ti senti come ti fossero stati aggiunti 50 anni a tutti i muscoli del corpo.

La debolezza ti corteggia fino a quando non le dài tutte le attenzioni che pretende. Se non lo fai, ti riporta a casa trascinandoti come un sacco della spazzatura.

Sono abituata ad andare a piedi, ho abitato per 25 anni in periferia, su una collinetta a qualche km dalla città, ormai sulla via di casa mia avevo una sorta di Walk of fame dove al posto delle stelle c’erano le impronte con sopra il mio nome, quindi camminare tanto non è mai stato uno sforzo per me.
Nonostante questo, da qualche mese, non riesco a fare più di dieci minuti di camminata senza essere subito conquistata da debolezza e stanchezza.

Vengo catapultata dal tapis roulant al treppiedi nel giro di pochi minuti. Mi accorgo di rallentare quando le vecchiette mi sorpassano urlando: “Ao, stai a bloccà er marciapiede, moviteee, ché non c’avemo tempo da buttà dietro a te!!”
All’improvviso, il negozio che era a due passi da casa sembra lontano chilometri, il sacchetto della spesa con due ceriole e una confezione di cotton fioc pesa come se fosse pieno di cadaveri.

E’ terribile. E’ svilente.

Sono una ventiseienne con le forze di un’ottuagenaria. Pure lo stracchino è più resistente di me.

Questo mi fa incazzare. Di brutto.
Sopportare la fame è qualcosa che si può fare. Ci sono abituata, se questo condominio dovesse cadermi in testa senza però uccidermi, io riuscirei a sopravvivere priva di acqua e cibo per un bel po’. Ma la debolezza, quella è qualcosa che mi rende impotente anche di fronte un bambino di due ore. La debolezza mi sta diventando più insopportabile della nausea. Io che giocavo a pallavolo e che quando schiacciavo riuscivo a fare male anche ad un ragazzo. Io che saltavo dagli alberi come una scimmia arboricola. Io che passavo i doposcuola a menare le mani con i maschi che facevano piangere le amiche. Cosa è rimasto di tutta quella forza?

Anche se House si incazzerebbe sapendo che me lo sto domandando, mi chiedo perché.
Perché questa debolezza non vale mai come giustificazione quando si nega un’uscita con gli amici o una qualsiasi attività che preveda lo stare più di tot ore fuori casa?

Perché, per come la si guardi, nessuno mi costringe a non mangiare prima di uscire. Nessuno tranne me e i miei paralizzanti timori. Ovviamente.

Far capire che anche con l’emetofobia si rischia qualcosa di più di una cena con gli amici è cosa assai difficile.

Tuttavia, nei miei chirurgici censimenti, ho notato una cosa che mi ha spaventato, ma anche piacevolmente sorpreso: la forza di volontà dei miei colleghi (tutti, anche quelli che mangiano fuori) è generalmente ad un livello inferiore di quanto mi aspettassi.

Il 60% vuole uscire dall’emetofobia, ma non si adopera per conseguire il diploma di ex-emetofobico. Vivono alla giornata, basandosi su quanti centimetri di sedere si sono ritrovati scoperti al momento del risveglio.

Questo permette loro di vivere giornate di indomita spenzieratezza e altre sotto venti metri di terra putrefatta dalla paura, aspettando che l’emetofobia se ne vada con lo stesso carretto sul quale è venuta.

Voglio dire, io non riuscirei mai a concepirla così. Io voglio superarla e sto arando il mio cervello da parte a parte per riuscire a scofanarmi una peperonata fuori casa senza dovermi domandare quanto tempo ci vorrà prima che io e lei ci rivedremo. Ho puntato tutto sulla porta d’uscita, non c’è niente da aspettare, niente da vedere, niente da sperare seduta staticamente sul divano. Voglio muovermi affinché io non debba mai più dire “8 ore di lavoro non posso permettermele” o “guarda, stasera no, non ce la faccio proprio a stare in piedi”.

Alla fine ho capito una cosa: la debolezza mi può portare via la forza fisica, ma quella mentale non è riuscita ancora nemmeno a vederla. Sì, ho vissuto momenti in cui pensavo di non farcela, e quanti me ne aspettano ancora, ma non ho intenzione di rischiare tutto il mio futuro decomponendomi lentamente sperando che qualcosa cambi da sola.

In questo mi sento io la sanguisuga avida.



Questo Post è stato scritto da:
Pikadilly

Soffro di Emetofobia da quando avevo 17 anni. I primi 8 anni li ho passati credendomi pazza e fuori dal mondo, poi ho scoperto che la mia paura aveva un nome, uno di quelli seri, uno di quelli che non puoi dire "E' una pippa mentale". ;)

3 Commenti

  1. #1
    Commento di: Nimue
    Data: 22 Mar, 2010 Ore: 18:07

    Pika, sono ammessi i non emetofobici qui? Parlo di persone che, come la sottoscritta, nemmeno con molta fantasia avrebbe immagnare qualcosa dell’emetofobia, se non imbattendosi nel tuo blog.

    Non mi aspetto di poter far miracoli ma c’è sicuramente una mossa più giusta di un’altra, o almeno meno sbagliata, per cercare di aiutare e stare accanto ad una persona emetofobica.

    È concesso un aiuto anche a noi? :-)

  2. #2
    Commento di: Pikadilly
    Data: 22 Mar, 2010 Ore: 18:31

    Come ti ho detto su Fb, tu hai fatto, tempo indietro, una cosa che io ho apprezzato non tanto, tantissimo: divulgare il verbo quando ancora il blog era mignon.

    Hai dedicato uno spazio sul tuo profilo aiutando così la comunicazione. Cosa che, credimi, nessuno del “giro” che entrambe conosciamo ha fatto.
    Questo è l’aiuto che alla fine chiede ogni emetofobico che lotta non solo per sé, ma anche per far conoscere l’emetofobia al mondo.

    Non soldi, non pacche sulle spalle, ma che se ne parli. ;)

    Quindi credo che tu possa passare a ritirare il tuo attestato di partecipazione. ;)

    :D

  3. #3
    Commento di: Nimue
    Data: 22 Mar, 2010 Ore: 19:12

    :)

    Adesso che mi dici così capisco che avrei potuto far di più ma, a questo punto, forse conta solo continuare a far qualcosa. A leggerti, a capire, a comprendere i balzi della mente e dello stomaco, sperando che il respiro si faccia sempre più regolare per chi vive questa paura.

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